La Lettera

Basaglia non è solo un reality tv

di Maurizio Chierici

Franco Basaglia é il ricordo dell’ Italia che voleva trasformare la società non dimenticando nessuno. Neanche i matti. “ Bisogna chiamarli matti se li trattiamo come mattiâ€. Ha ispirato la legge 180 che chiude gli istituti lager dove il 70 per cento degli ospiti veniva sepolto a vita senza essere davvero ammalatio. Un colpo di rabbia o disperazione; un colpo … continua »

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“A Cuba ci si sente amorevolmente prigionieriâ€

di Paolo Collo

WENDY GUERRA, TUTTI SE NE VANNO, trad. di Antonella Ciabatti, Le Lettere

“Un viaggio istruttivo, che arricchisce†l’ha definito lo scrittore Eduardo Mendoza. Ma Todos se van, della giovane cubana Wendy Guerra (L’Avana, 1970) e con cui ha vinto il Premio Bruguera, è sicuramente qualcosa di più. Scritto in forma di diario – “mi sento a mio agio … continua »

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La Lettera

ITALIA-ISRAELE (1) – Berlusconi non ha visto il muro

di Raniero La Valle

Con mezzo governo Berlusconi è andato in Israele per fare affari e per promettere che non ne farà più col nemico iraniano. Diligentemente è andato a visitare il museo della Shoah, scrivendo un’apposita frase che attesta il suo orrore per quella ignominia. Poi dall’hotel King David dove con il suo seguito occupava una “suite regale” con altre 170 stanze e … continua »

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ITALIA-ISRAELE (2) – B. allarga l’Europa: Gheddafi, Turchia, adesso Gerusalemme

di Giancarla Codrignani

Le patacche del nostro governo fanno ridere le cancellerie del mondo. D’accordo sul massacro di Gaza (e abbraccia Peres); che vergogna la “shoah†di Gaza (e abbraccia i palestinesi): stesso giorno, tre ore dopo… Iran avvertito: l’Italia annulla gli investimenti petroliferi. Ma l’Eni fa sapere: investimenti confermati


“Il nostro migliore amico”, disse di Berlusconi il premier … continua »

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Noir argentino: il picciotto alla ricerca del cugino desaparecido

di Federica Albini

Juan Damonte, Ciao papà, Elliot, 2009

«L’originalità di “Ciao papà” non si limita al piano linguistico: se sono ormai numerosi, infatti, gli scrittori che hanno affrontato, anche in chiave poliziesca e noir, gli anni bui della dittatura argentina, nessuno che io sappia ha scelto il singolare punto di vista di un malavitoso disincantato e cinico, per … continua »

La Lettera

Trinità pro immunità: tre leggi per salvare a tutti i costi Berlusconi

di Norberto Lenzi

Stravolta la proprietà delle parole. Si insiste sul “lodo Alfano” quando la parola “lodo” è il termine tecnico di una decisione arbitrale, non un provvedimento legislativo. Arbitrale, appunto: “Ma non si è mai visto un arbitro che sposta continuamente i pali quando una squadra sta per prendere un golâ€


Dopo il processo breve ed il legittimo … continua »

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L’Italia degli onorevoli: affari, cachemire e soldi

di Paolo Collo

Probabilmente non ci si deve più stupire, né indignare nel vedere lo spettacolo che il nostro bel Paese – socialmente e politicamente – ci offre. In realtà siamo i figli della più volgare dittatura (di destra) che l’Europa abbia conosciuto, e ne paghiamo ancora le conseguenze (o forse ci sguazziamo dentro tutti quanti).

Non l’austera, oscurantista e baciapile … continua »

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Un vecchio ippocastano nasconde il nido di Anna Frank

di Gianna e Roberto Denti

Dagli 8 anni

Roberto Innocenti, Rosa Bianca

La Margherita Edizioni

Pagg. 28 € 15,00

In questo lungo racconto testo e illustrazioni raggiungono livelli di grande emozione. E’ la storia di una bambina europea durante gli ultimi due anni dell’ultima guerra mondiale: una tragedia vissuta in prima persona che lascia il ricordo di una straordinaria esperienza.
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La Lettera

Legge elettorale, nelle mani dei “capetti”: che senso ha votare?

di Tana de Zulueta

Non c’è dubbio, parlare di riforma elettorale di questi giorni suona démodé. O forse è semplicemente stanchezza. Dopo due referendum elettorali (più uno fallito) e due riforme in meno di vent’anni, ci ritroviamo con il peggio di due sistemi e un Parlamento caduto in disistima. Tutti concordano, i parlamentari sono troppi, vanno pagati meno. L’unica riforma su cui tutti sono … continua »

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Il Nobel di Obama riapre la speranza negli USA e nel mondo

26-10-2009

di Raniero La Valle

Il premio Nobel per la pace non è infallibile. Anzi molte volte ha preso delle autentiche cantonate (come la scelta di Kissinger, di Begin…) ma questa volta, finendo inopinatamente nella casa bianca di Obama, non ha sbagliato. E invece è nato un putiferio: perché proprio Obama, che finora ha fatto solo grandi discorsi senza realizzare niente? Perché Obama, che non si è ancora ritirato dall’Iraq, che non ha persuaso Israele, non ha messo a posto l’Iran, non sa che pesci pigliare in Afghanistan? Perché Obama, che ancora non è riuscito a chiudere Guantanamo? Perché Obama che ha spaventato le assicurazioni senza ancora riuscire a dare l’assistenza medica agli americani poveri? Perché Obama, che del premio non ha alcun bisogno, mentre molto ne avrebbero bisogno un dissidente cinese in lotta per la democrazia, o un militante per i diritti umani braccato dal potere?

È la prima volta, che io sappia, che si critica il Nobel non per quello che il premiato ha fatto, ma per quello che vorrebbe fare ma ancora non ha fatto; e si critica non perché il premio non se lo meriti, ma perché non gli serve; e perché il premiato non sta all’opposizione, ma sta al potere.

In realtà le critiche al Nobel per Obama sembrano ancora in cerca di motivazioni, ma una cosa la dicono chiaramente già subito: che dopo il coro di osanna al “primo presidente nero degli Stati Uniti†(sventolato come prova che essi sono una vera democrazia, che sono un modello di convivenza razziale, che sono un faro per tutti i popoli e che “non possiamo non dirci americaniâ€), a molti Obama è caduto dal cuore, e proprio perché questi ammiratori delusi sono attaccati agli Stati Uniti di ieri, così muscolosi e “identitari†in nome di tutto l’Occidente, e temono gli Stati Uniti che vorrebbe fare Obama oggi: pacifici, internazionalisti e interreligiosi.

Intanto molte critiche sono infondate. Riguardo all’Iraq quello che conta non è l’immediatezza del ritiro delle truppe d’invasione, ma il fatto che gli Stati Uniti rinuncino, come ha annunciato Obama, a mantenervi basi militari permanenti. E ben si sa che col pretesto di Saddam Hussein, l’avanzamento dell’insediamento militare americano nel mondo arabo e verso l’Estremo Oriente, è stata la vera ragione (più che il petrolio) della seconda guerra contro l’Iraq. Per Guantanamo il Senato americano ha approvato in questi giorni una legge che stabilendo di giudicare negli Stati Uniti i prigionieri che non possono essere rilasciati, permetterà la chiusura di quel lager. Quanto alla lotta per il servizio sanitario nazionale, essa procede lentamente affrontando l’offensiva ideologica scatenata contro il presidente, accusato di essere “socialistaâ€, ma non si è fermata. Con Israele effettivamente va male: ma lì sappiamo che c’è ben poco da fare senza un mutamento profondo di quello Stato, che gode di un grande potere sull’America, e davvero ha in mano il destino di Obama.

Ora è proprio perché il presidente americano vuol rendere pacifica, internazionalista e interreligiosa non una piccola ONLUS, ma la maggiore potenza militare ed economica del mondo, che merita il Nobel. Può darsi che non ci riuscirà, perché moltissimi nemici ed alleati si metteranno di traverso (altrimenti non sarebbero stati così corrivi e funzionali all’America di Bush); ma l’averlo deciso, aver vinto su questa linea una campagna elettorale, averlo proclamato nei punti topici del mondo, dal Cairo ad Accra all’Europa all’ONU, e aver avviato delle politiche che tendono a realizzare l’obiettivo di un mondo unito, pluralistico, senza armi nucleari e non violento, è il più alto servizio che si potesse fare alla pace; e meno male che quelli del Nobel se ne sono accorti e hanno voluto premiare non un uomo ma una politica, la cui finalità è tutta nel futuro, per attuare la quale ci vorrà più di una generazione e che perciò ha bisogno di tutto l’appoggio possibile, ivi compreso il Nobel per la pace.

Quando Giovanni XXIII, un mese prima di morire, ricevette il premio Balzan per la pace, aveva appena finito di scrivere l’enciclica “Pacem in terris†e aveva aperto il Concilio; la “Pacem in terris†era il manifesto di un mondo nuovo, e il Concilio era l’anticipazione di un’umanità ricomposta in unità, riconciliata con se stessa e con Dio. Ancora oggi quel programma giovanneo è ben lungi dall’essere attuato, anzi si è andati perfino indietro rispetto a quel mondo, a quell’umanità e a quella Chiesa che i segni dei tempi di allora facevano intravedere come possibili: ma nessuno potrebbe dire per questo che quel premio per la pace fosse sbagliato o che papa Giovanni non se lo fosse meritato.

Raniero La Valle ha diretto, a soli 30 anni, L’Avvenire d’Italia, il più importante giornale cattolico nel quale ha seguito e raccontato le novità e le aperture del Concilio Vaticano II. Se ne va dopo il Concilio (1967) quando inizia la normalizzazione che emargina le tendenze progressiste del cardinale Lercaro. La Valle gira il mondo per la Rai, reportages e documentari, sempre impegnato sui temi della pace: Vietnam, Cambogia, America Latina. Con Linda Bimbi scrive un libro straordinario, vita e assassinio di Marianela Garcia Villas (“Marianela e i suoi fratelliâ€), avvocato salvadoregno che provava a tutelare i diritti umani violati dalle squadre della morte. Prima al mondo, aveva denunciato le bombe al fosforo, regalo del governo Reagan alla dittatura militare: bruciavano i contadini che pretendevano una normale giustizia sociale. Nel 1976 La Valle entra in parlamento con Sinistra Indipendente; si occupa della riforma della legge sull’obiezione di coscienza. Altri libri “Dalla parte di Abeleâ€, “Pacem in Terris, l’enciclica della liberazioneâ€, “Prima che l’anno finiscaâ€, “Agonia e vocazione dell’Occidenteâ€. Nel 2008 ha pubblicato “Se questo è un Dioâ€. Nel 2008 è stato promotore del “Manifesto per la sinistra cristiana†nel quale propone il rilancio della partecipazione politica e dei valori del patto costituzionale del ’48 e la critica della democrazia maggioritaria.

11 Commenti

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  1. 11
    Giuseppina Giacomazzi

    Grazie, caro Raniero La Valle della chiarezza con la quale hai esposto le problematiche della politica di Obama. Mi ha aiutato a superare alcuni dubbi. Oggi nutro purtroppo poche speranze per l\’Italia; mi auguro tuttavia che la sinistra unita sia in grado di proporre progetti reali, concreti, risolutivi dei problemi e delle difficoltà economiche che stritolano la vita e uccidono le speranze di un futuro migliore per tutti gli italiani non ricchi.

  2. 10

    Mi sembra una analisi molto intelligente e che dà un contributo a capire cosa sta facendo Obama per l’America e per il mondo, e capire vuol dire anche condividere i valori che stanno dietro i discorsi e le azioni. Obama, secondo me, sta facendo molto, ma non si può cambiare tutto in pochi mesi: i poteri forti (leggi economici) non si piegano e orientano verso la pace la giustizia sociale dall’oggi al domani, ci vogliono anni e non basta 1 solo uomo: ci vuole consenso internazionale agli alti livelli e una opinione pubblica che voglia davvero cambiare: ben venga quindi il premio Nobel a Obama per sostenerlo e farlo continuare sulla via della pace!

  3. 9
    vincenzo zamboni

    apprezzare il cambiamento americano con la defenestrazione del neonazista bush sostituito da obama bin barak è un conto; dedurne per obama il nobel per la pace è francamente insensato e propagandistico.

  4. 8

    I sogni muovono il mondo, se si smetterà di sognare e ci si adagerà sempre nel razionale e statico pessimismo non potremo mai sperare di costruire nulla…grazie perciò per queste riflessioni.

  5. 7
    piersabatino deola

    Raniero La Valle sogna e racconta balle.

  6. 6

    Grazie a Raniero per aver acceso una luce di speranza. Prego lo Spirito Santo perchè invii un Obama al nostro tormentato Consiglio Europeo.

  7. 5

    Ottimo articolo ed ottime riflessioni! Grazie.

  8. 4

    Ottimo articolo ed ottima riflessione. Grazie!

  9. 3

    ottimo articolo ed ottime riflessioni. Grazie!

  10. 2
    Giancarlo Garoia

    “Premiare non un uomo ma una politica, la cui finalità è tutta nel futuro…”
    Sinistra italiana, se ci sei dì qualcosa!

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