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Eugenio BENETAZZO – Aspettando le monetine di un secondo Hotel Raphael: dopo Craxi, Berlusconi

15-08-2011

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C’è stata solo una volta da quando l’Italia è diventata una Repubblica che abbiamo dimostrato al mondo di avere carattere, senso di appartenenza allo Stato, coraggio e buon senso: era il 30 aprile del 1993 quando davanti all’Hotel Raphael di Roma migliaia e migliaia di persone proclamarono la dipartita di Bettino Craxi sotto una pioggia di monetine ed al tempo stesso la fine, non solo di un governo, ma anche di un sistema di governo. Con molta presunzione Silvio Berlusconi farà la la stessa fine. In queste ultime due settimane il nostro paese è stato preso di mira da un’elite finanziaria e bancaria che non ci vuol molto a identificare. La nostra nazione nonostante le continue rassicurazioni di personalità istituzionali e del mondo accademico è sempre più diretta verso un binario morto che si chiama scenario argentino. L’incompetenza di chi sta al governo e di chi sta all’opposizione, unita ai recenti scandali politici trasmettono un clima di disagio, sofferenza e di inquietudine come mai visto prima.

Per la prima volta sento anche sostenitori del centrodestra denigrare contro il ridicolo gioco di forza cui i vari leader politici ci obbligano a vedere quotidianamente. Lo stallo del paese non ha precedenti storici, proprio adesso allora si pone l’esigenza di un altro Hotel Raphael, con la consapevolezza che non può essere una classe politica di settantenni, che ha portato al baratro l’intero paese, quella ad avere la soluzione per un exit strategy realmente efficace. Purtroppo è arrivato il momento della medicina amara, molto amata, il malato è moribondo, pertanto solo con un’azione fuori dal coro e fuori dagli schemi sarà possibile la guarigione. Quest’ultima dovrà passare necessariamente attraverso una politica di austerity sociale che la maggior parte di noi neanche riesce ad immaginare: ingenti tagli indiscriminati alla spesa pubblica, aumento dell’età pensionabile, patrimoniale sulla prima casa, aumento dell’imposizione indiretta, fine a ricoveri ed esigenze ospedaliere di cortesia (basta con la TAC al dito mignolo) ed infine inasprimento del controllo ed accertamento tributario.

Il mio pensiero personale augurio è che possa emergere in qualche modo nei prossimi semestri un Cameron italiano, un primo ministro quarantenne, trasversale ed eclettico, che attui quanto prima il ridimensionamento ed il costo del protezionismo sociale sfrenato che ha portato questo paese in cancrena finanziaria. Da un altro punto di vista temo l’insediarsi di un governo tecnico, auspicio invece delle mani forti che stanno attaccando con i loro capitali il nostro mercato obbligazionario. Per loro il piano da attuare è abbastanza intuibile, visto che con i recenti referendum sono venute meno grandi opportunità imprenditoriali di investimento in Italia su svariati settori: allora per ripicca o come diversivo dovranno mettere in atto una nuova fase di saccheggio di Stato per rifarsi dei mancati introiti sfumati.

La medicina, ammesso che possa essere chiamata così, del nuovo ed ipotetico primo ministro italiano, imposto con pressione dall’establishment bancaria ed industriale d’Europa, sarà quindi la privatizzazione di numerose risorse del nostro paese.  La strada è dinanzi a noi è piuttosto ben delineata, gli esiti piuttosto certe, le conseguenze assolutamente lampanti: non è pensabile che da questo punto di vista la stampa nazionale prenda posizione o provveda a dare significativa visibilità a questo tipo di rischio, le rispettive redazioni non fanno altro che rispettare quanto dai loro padroni viene definito a tavolino. In Argentina, il popolo, quando venne proposto il piano di salvataggio da parte del Fondo Monetario Internazionale si riversò letteralmente nelle strade e nelle piazze alla voce di “el pueblo no se va”. Così è accaduto recentemente anche in Grecia, che si è vista proporre la stessa cura: vedremo anche da noi gli italiani che prenderanno randello e rastrello e si riverseranno nelle piazze rivendicando un nuovo paese?

Error: Impossibile creare la directory /ha/web/web/domani.arcoiris.tv/www/sito/uploads/2017/06. Verifica che la directory madre sia scrivibile dal server!Eugenio Benetazzo è il più autorevole saggista economico fuori dal coro in Italia, conosciuto ormai come il Beppe Grillo dell'economia e il Marco Travaglio dei mercati finanziari per il suo modo con cui racconta lo scenario macroeconomico contemporaneo. Laureato in economia aziendale, operatore di borsa indipendente e gestore di patrimoni, vive e lavora tra l'Italia e Malta. I suoi seminari sulle dinamiche del risparmio gestito e sulle opportunità di investimento convogliano migliaia di persone. Le sue opinioni appaiono sempre più spesso sulla stampa finanziaria di settore ed è un personaggio cult nei palinsesti televisivi delle emittenti indipendenti. La sua figura è balzata agli onori delle cronache per aver previsto con largo anticipo la crisi del 2008/2009 con un saggio scritto nel 2006 ("Duri e puri", Macro Edizioni) e un ciclo di show finanziari itineranti in tutta Italia dal titolo "BlekGek: preparati al peggio". Nel 2009 ha pubblicato il pamphlet "Banca rotta" incentrato sulle conseguenze economiche della crisi dei mutui subprime, sulla base del quale è stato organizzato anche il tour dello spettacolo "Funny money: quello che non sapevi". Ricopre la carica di Presidente in Deltoro Holding, la prima e unica spa nata dall'aggregazione di centinai di piccoli investitori e risparmiatori del Nord Italia.
 

Commenti

  1. Francesco Giancane

    Bettino Craxi, nel bene e nel male, ha ammodernato alcuni tratti importanti del sistema economico italiano.
    Questo il mio giudizio, ovviamente da semplice cittadino e profano osservatore delle cose. Come tale, davanti alla sua scienza, di certo può scomparire.
    Ma al di là di ogni giudizio fatico ad associare il linciaggio vero o figurato a “carattere, senso di appartenenza allo Stato, coraggio e buon senso”.

    Cordiali saluti.

  2. Giuliano Lorenzetti

    Sono molto d’accordo con la prima parte dell’articolo.
    La stessa classe politica che ha portato al baratro l’intero paese (which has screwed an entire country per dirla con ‘l’Economist’) non può essere quella che ora individua una soddisfacente exit strategy.
    Per quanto riguarda la ‘privatizzazione di numerose risorse del nostro paese’ ho qualche dubbio.
    Che io sappia fu privatizzata Telecom che passò da da ‘monopolio pubblico’ a ‘monopolio privato’ è infatti sono aumentati i disservizi mentre la telefonia in Italia rimane una delle più care de’Europa.
    Furono date le autostrade in concessione a Benetton ma qnche qui ci dobbiamo chiedere se in che cosa è migliorato il serfvizio.
    Privatizzare si ma con criterio e solo se eisistono elementi di vera concorrenza.
    E più che altro liberalizzare a partire dalle farmacie.

  3. Luisa Memore

    da venti anni in Val Susa si sperimenta la democrazia partecipata.. peccato che pochi lo sappiano (l’informazione a tal riguardo è volutamente distorta dai padroni del vapore). Il referendum sull’acqua e sul nucleare ha dimostrato che più della metà degli italiani ragiona ancora. Solo che siamo (per fortuna) un popolo pacifico e abbiamo ancora troppo da perdere in una rivolta violenta. Tirare troppo la corda potrebbe far emergere la protesta peggiore.

  4. Remo Putti

    no comment sono le solite cose

  5. Giancarlo Brizzante

    Io quel 30 aprile 1993 mi sono vergognato di vedere comunisti e fascisti uniti a lanciare monetine protetti dalle transenne. Se fossero stati lasciati più liberi di agire non sarebbe mancata qualche bomba. Perchè sono fatti così:non concepiscono la dialettica democratica, che per loro è aria fritta. Per loro è assurdo che ci sia chi pensa che l’Italia è diventata un paese meno straccione di tanti paesi che sono stati costretti a marciare sotto le bandiere nere e le bandiere rosse.

  6. Federico Alinovi

    S’inganna: la rovina finanziaria dei questo Paese non e’ certo dovuta ai costi esagerati di uno Stato Sociale di cui non e’ rimasto piu’ molto, ma dall’assenza di qualsiasi programmazione e dai clientelismi che vedono le risorse economiche puntualmente spese male ed a vantaggio dei soliti noti e degli amici degli amici.

  7. Bruno Dal Toso

    Ma per piacere…
    Accipicchia, da che pulpito: quello di un sacerdote di questa economia fasulla !!!
    “Personaggio cult dei palinsesti televisivi”, mammamia quale onore !
    Senta, se per caso non l’ha scritto da se’, dia retta: cambi agente !

  8. Mauro Matteucci

    Purtroppo credo che al popolo italiano rimangano solo le macerie non solo economiche, ma soprattutto morali. Le furberie spacciate per quasi vent’anni come “savoir faire” sono finite in un disastro, del quale ci accorgeremo solo a poco a poco: per questo non si vedono – o se ne vedono pochissime – persone scendere in piazza, soprattutto per rivendicare un futuro, forse distrutto per sempre, ai propri figli.

  9. antoni alferi

    Forse sono troppo vecchio,ma ricordo le difficolta’dei miei genitori nel comprarmi un paio di scarpe a causa delle nazionalizzazioni,ma tutto questo fervore nel privatizzare o liberarizzare e’ veramente da coglioni.La spesa pubblica e’ il volano per far ripartire l’economia.I mercanti furono scacciati dal tempio,noi ora li dobbiamo scacciare dalle nostre vite,dal futuro dei nostri figli.Ladri e affamatori in conbutta con politici cialtroni vogliono farci credere che sia piu’ giusto rinunciare alla sanita’,all’istruzione,al lavoro giustamente retribuito,alla pensione,ai nostri diritti,per pagare yacht,ville,puttane e altro monnezzaio a questi ladroni.Devono essere processati per crimini contro l’umanita’,messin in carcere o fatti lavorare nei campi aridi per 25 ore al giorno,per capire cosa vuol dire spaccarsi la shiena.Non si devono pagare i debiti pubblici perche’ il loro benessere puo’ aspettare i nosti bisogni NO!