La Lettera

Per ripulire la democrazia inquinata i ragazzi hanno bisogno di un giornale libero

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Domani chiude, addio

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Teatro bene comune per il palcoscenico di dopodomani

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Teatro Municipal - Foto di Elton Melo

“Non si può bluffare se c’è una civiltà teatrale, ed il teatro è una grande forza civile, il teatro toglie la vigliaccheria del vivere, toglie la paura del diverso, dell’altro, dell’ignoto, della vita, della morte”. Parole di Leo …

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Il governo Berlusconi non è riuscito a cancellare l’articolo 18, ci riuscirà la ministra Fornero?

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Roma 23 marzo 2002: l'ex segretario Cgil Sergio Cofferati al Circo Massimo

Il governo Monti ha perso il primo round con Susanna Camusso che fa la guardia alla civiltà del lavoro, fondamento dell’Europa Unita. Sono 10 anni che è morto Marco Biagi, giuslavorista ucciso dalle Br. Si sentiva minacciato, chiedeva la scorta: lo Scajola allora ministro ha commentato la sua morte, “era un rompicoglioni”. Rinasce l’odio di quei giorni? Risponde Cesare Melloni, …

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“Si diventa vecchi quando si accettano le cose senza ribellarsi”, amarezza di Dorfles nell’Italia addormentata dalle sciocchezze Tv

Ci salverà la bellezza? Ci salverà la cultura? Ma chi glielo va a dire agli operai in sciopero all’Asinara…

24-05-2010

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Ho l’innamoramento facile e in questo momento, domani chissà, sono innamorata di Piero Dorfles dopo aver scoperto casualmente di avere in comune un nonno, il mio, ingegnere navale, un padre, il suo, ingegnere navale nella stessa città Trieste e ci siamo sentiti subito Stevenson. Faro compreso. Non si nasce per caso a Trieste la città più intellettualmente inquieta d’Italia (qui visse insegnando inglese James Joyce e nella città tutto si chiama come lui dai caffè alle locande dimenticando quasi il suo figlio legittimo Italo Svevo) se da lì sono partiti oltre a zio Gillo, Leo Castelli il più grande gallerista del mondo e Leonor Fini e Bobi Bazlen e Giorgio Strelher e naturalmente l’allora ventiquattrenne Piero Dorfles, mentre Claudio Magris è rimasto testardemente attaccato ai tavolini del caffè San Marco.

Piero Dorfles è noto e non occorrerebbe nemmeno ricordarlo per l’unico programma di vera cultura della Rai “Per un pugno di libri” con un pubblico giovane e pulito e colto ben lontano dalla gioventù fasulla di certi programmi che non vogliamo nemmeno nominare e proprio per questo a rischio perenne di chiusura. Abbiamo letto con attenzione il suo ultimo libro: “Il ritorno del dinosauro” (Garzanti) in cui Dorfles sembra vigilare con il suo sguardo un po’ crudele e un po’ maligno e un po’ compassionevole il mondo che lo circonda e che ci circonda che è la televisione orrmai parte integrante della nostra vita e, senza che noi ce ne accorgessimo, ci ha fatto divenare non solo supini teleutenti, ma poveri disgraziati da plagiare bombardati da una pubblicità che ci ordina: compra e consuma.

E ci svela una cosa anche questa supinamente accettata da noi “disgraziati”: non importa nei programmi televisivi né quello che si dice né che a dirlo sia una persona speciale (l’intellettuale onesto annoia) l’importante è che la gente lo riconosca subito: per questo vediamo “opinionisti” correre da uno studio televisivo all’altro dicendo tutte le banalità che la gente vuol sentirsi dire e vediamo psichiatri che invece di essere in ospedale sono costantemente in tv e docenti universitari sparare cazzate per non parlare del male al cuore di vedere Marco Pannella da Barbara D’Urso a spiegare perché è bisessuale. Quando mai avranno il tempo di leggere un libro questi personaggi? Ah saperlo.

Dice tante cose il nostro autore: ci avverte che si diventa definitivamente vecchi quando si accettano supinamente le cose senza ribellarsi e ci illumina su un concetto che nessun critco letterario ci aveva mai detto: se agli inizi del Novecento Joyce e Kafka non avessero scritto qualcosa che andava completamente fuori dagli schemi del romanzo ottocentesco, il romanzo sarebbe definitivamente morto e se Pasolini non avesse girato Uccellacci e uccellini il nostro cinema non avrebbe mai saputo che c’era qualcosa di diverso oltre alla commedia all’italiana.

La tesi di questo libro che elogia la modernità del cellulare e del computer (il povero Dino Campana oggi non avrebbe dovuto riscrivere a mano i Canti orfici…) è che la crisi non è politica (ma dai… Piero) ma culturale. Ci fa notare che i tg vengono confezionati in modo da colpire il lato emotivo dell’utente “basta una chiassosa effervescenza, la sostanza è secondaria” ci dice citando De Mauro oppure chiedendo un parere a un “esperto” e subito dopo il parere opposto così da non prendere alcuna posizione. Crudele anche il giudizio sui direttori dei tg e dei giornali: prima pensano a che cosa diranno i membri più influenti del governo poi i capitani di industria poi gli editori. E il pubblico? Non conta nulla.

Insomma, dice Raffaele la Capria: ci salverà la bellezza; ci salverà la cultura, gli risponde Dorfles: ma chi glielo va a dire agli operai all’Asinara?

Margherita Smeraldi, veneziana, famiglia sefardita originaria di Salonicco, il nonno è stato il più importante presidente dei cantieri di Trieste e Monfalcone e il bisnonno materno il fondatore e proprietario de "Il Gazzettino". Ha lavorato per molti anni in un'agenzia giornalistica romana per approdare, felice, tra le braccia intelligenti di Domani/Arcoiris
 

Commenti

  1. luigi tufano

    articolo con un incipit di gran classe :quei gentiluomini triestini evocati con rapidi tratti e sopratutto con amore balzano dalle righe austeri , autorevoli , ma addolciti da questo tenero ricordo . e forse a questa malinconia (che tanto si addice peraltro alla città in questione )è legata quella not azione tutta femminile dell’innamoramento .
    E termina con un altra notazione graffiante , che riguarda l’aspra e difficile coesistenza tra la vita intellettuale ( la cultura ) e la sofferenza quotidiana del vivere ( la lotta ,operaia e non solo, per la sopravvivenza ) . Quanto alle notazioni sul potere deviante della televisione , siamo tutti d’accordo ; meno sulla natura culturale della crisi. molto bene ,sig.ra SMERALDI

  2. Alfonso Auriemma

    chi glielo va a dire agli operai ? Con questa chiusa desolata ed ironica Margherita Smeraldi mette in rilievo, impietosamente, la frattura esistente tra il mondo degli intellettuali e la realtà vera del paese. Un paese che in questo momento soffre ed arranca ma di questi patimenti loro, privilegiati scrittori e giornalisti, nulla sanno. E nulla , forse, vogliono sapere. Si occupano di ben altro, loro…..

  3. gino spadon

    Siccome mi fido del gusto, della sensibilità e dell’intelligenza della “lettrice” Smeraldi mi riprometto di leggere subito l’opera di Piero Dorfles, un autore di cui (“hélas”!) conosco ben poco. L’argomento è ghiotto e l’analisi che ne fa la Sneraldi, cosi viva nella sua sinteticità, è fatta apposta per risvegliare curiosità e interesse.

  4. margherita smeraldi

    grazie di cuore a tutti i miei intelligenti lettori. spero che Piero Dorfles ci legga

  5. Cosimo Gualtieri

    Aprrezzo molto gli articoli di Margherita Smeraldi questo però ha una chiusura che non mi convince in pieno. Io do più ragione a La Capria che non a Dorfles. Se nella classe dirigente, nella borghesia, anche nel mondo operaio ci fosse più cultura e attenzione per la bellezza forse il mondo sarebbe migliore. Un’utopia? Ne abbiamo avute anche di recenti e talvolta pericolose per lo strascico di sangue che c’è stato dopo. Io sono un impiegato alla Italo Svevo prima maniera. Sono in contatto telefonico con centinaia di persone per lavoro. Per alcuni mi sa la lettura o l’arte o la musica è qualcosa di irrilevante. E si percepisce dalla maleducazione di fondo che si respira nei loro imperativi. Forse per questi ultimi non è troppo difficile considerare gli operai dell’Asinara semplici pedine, proprio perché manca in loro il germe della bellezza e della cultura.

  6. Cosimo Gualtieri

    Aprrezzo molto gli articoli di Margherita Smeraldi questo però ha una chiusura che non mi convince in pieno. Io do più ragione a La Capria che non a Dorfles. Se nella classe dirigente, nella borghesia, anche nel mondo operaio ci fosse più cultura e attenzione per la bellezza forse il mondo sarebbe migliore. Un\’utopia? Ne abbiamo avute anche di recenti e talvolta pericolose per lo strascico di sangue che c\’è stato dopo. Io sono un impiegato alla Italo Svevo prima maniera. Sono in contatto telefonico con centinaia di persone per lavoro. Per alcuni mi sa la lettura o l\’arte o la musica è qualcosa di irrilevante. E si percepisce dalla maleducazione di fondo che si respira nei loro imperativi. Forse per questi ultimi non è troppo difficile considerare gli operai dell\’Asinara semplici pedine, proprio perché manca in loro il germe della bellezza e della cultura.

  7. margherita smeraldi

    mio carissimo Cosimo, sai ho pensato che mentre loro, i due intellettuali finissimi, vivono la loro ricca vita nei loro palazzi e nelle loro case immagino lussuose questi poveri operai vivono isolati all’Asinara senza che questo dramma tocchi il cuore né di la Capria né di Dorfles zio e nipote. io sono profondamente colpita che mai dico mai la Capria si sia occupato della classe operaia se non per chiamarla ” plebe “… fai tu….. grazie mille dell’attenzione con la quale mi leggi.

  8. Cosimo Gualtieri

    Cara Margherita,
    un intellettuale che cosa può fare concretamente? E’ troppo facile mettersi l’animo in pace e pensare: ci deve pensare l’intellettuale a sanare le ingiustizie (o un sacerdote che fa sempre il suo effetto). Io nei romanzi di La Capria trovo una critica al mondo borghese e aristocratico e il rispetto per il lettore plebeo – come sono anch’io. Altri intellettuali che cosa fanno concretamente per gli operai dell’Asinara? Ai quali potessi manderei personalmente un aiuto economico. Ma serve a qualcosa? Non è da rivedere tutto il nostro sistema economico e smettere di additare quello sì (Gad Lerner) quello no (La Capria) quella sì (La Melandri) quella no (La Carlucci)?

  9. margherita smeraldi

    caro Cosimo se gli intellettuali non servissero a nulla : Pasolini avrebbe parlato al nulla… mai mi sono accorta che la Capria abbia criticato la borghesia anza ha parlato solo di quella, da Napoli da Roma e da Capri… e io ho sempre avvertito una forma di snobismo insopportabile un abbraccio

  10. Cosimo Gualtieri

    Ha parlato di borghesia ma mica è tutto rose e fiori. L’ha criticata in maniera molto lucida. Un esempio? Ne L’amorosa inchiesta parla di una aristocratica che pensa che il mare forza 9 (faccio per dire) non potrà essere pericoloso per lei che è nell’imbarcazione con servitù e un calice di gin o come si chiama. In Ferito a morte il fratello dell’io narrante passa mesi nelle navi di lusso dei miliardari a fare una sorta di “giocoliere di corte” con secoli di ritardo… Sono molti i libri che parlano del mondo operaio secondo lei? E Pasolini: che cos’è per Pasolini il mondo operaio? Non ha anche lui, se si vuole, una visione molto borghese nel parlare degli operai? Per me il vero intellettuale è chi non ha paura di sporcarsi le mani. Ma non per scena. Io voglio molto bene a La Capria. Non penso che per la cultura italiana sia il male maggiore. Voglio bene anche a lei Margherita. E soprattutto vorrei sentire una voce nuova in un intellettuale di 20 anni. Una voce che per una sorta di effetto domino ci faccia riconsiderare tutto. Anche il futuro migliore per gli operai dell’Asinara!

  11. margherita smeraldi

    caro Cosimo, Pasolini veniva da Casarsa, non era affatto uno snob come La Capria era una persona umile sensibile e intelligentissima, non dimenticare quando difese i poliziotti figli del popolo. la Capria : mi riesce molto oscura la tua dichiarazione che gli vuoi bene: nel senso : lo conosci ? lo frequenti ? ecco perchè bisognerebbe conoscere il mondo dei 4 intellettuali romani che fanno la fortuna e la sfortuna degli altri scrittori… per giudicare e credimi : so quello che dico.

  12. Cosimo Gualtieri

    Non lo conosco personalmente, ma da lettore sono entrato in sintonia con lui. Gli ho mandato tramite il quotidiano che leggo una lettera e mi ha risposto senza spocchia. Tutt\’atro. Ci siamo scritti altre volte. Tutto qui.
    Di Pasolini: ma non le sembra che usasse \"il popolo\" anche per finalità velatamente razzistiche? So di un viaggio in India con Moravia e la Maraini e l’uso sessuale di giovani uomini. Non mi sembra qualcosa che un intellettuale deve fare. E non sono bacchettone.

  13. margherita smeraldi

    ecco oggi Claudio Magris : non ci salverà certamente la poesia….

  14. margherita smeraldi

    eccone un altro : Daverio : ci salverà la cultura

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