La Lettera

Per ripulire la democrazia inquinata i ragazzi hanno bisogno di un giornale libero

di

È abbastanza frequente che editori della carta stampata chiudano i loro giornali. Anche a me è capitato quando dirigevo “L’Avvenire d’Italia”, e oggi si annuncia una vera e propria epidemia a causa della decisione del governo di togliere i fondi all’editoria giornalistica. Ma che chiuda Domani di Arcoiris Tv, che è un giornale on line, è una notizia …

La Lettera

Domani chiude, addio

di

L’ironia di Jacques Prévert, poeta del surrealismo, versi e canzoni nei bistrot di Parigi, accompagna la decadenza della casa reale: Luigi Primo, Luigi Secondo, Luigi Terzo… Luigi XVI al quale la rivoluzione taglia la testa: “Che dinastia è mai questa se i sovrani non sanno contare fino a 17″. Un po’ la storia di Domani: non riesce a contare fino …

Libri e arte » Teatro »

Teatro bene comune per il palcoscenico di dopodomani

di

Teatro Municipal - Foto di Elton Melo

“Non si può bluffare se c’è una civiltà teatrale, ed il teatro è una grande forza civile, il teatro toglie la vigliaccheria del vivere, toglie la paura del diverso, dell’altro, dell’ignoto, della vita, della morte”. Parole di Leo …

Inchieste » Quali riforme? »

Il governo Berlusconi non è riuscito a cancellare l’articolo 18, ci riuscirà la ministra Fornero?

di

Roma 23 marzo 2002: l'ex segretario Cgil Sergio Cofferati al Circo Massimo

Il governo Monti ha perso il primo round con Susanna Camusso che fa la guardia alla civiltà del lavoro, fondamento dell’Europa Unita. Sono 10 anni che è morto Marco Biagi, giuslavorista ucciso dalle Br. Si sentiva minacciato, chiedeva la scorta: lo Scajola allora ministro ha commentato la sua morte, “era un rompicoglioni”. Rinasce l’odio di quei giorni? Risponde Cesare Melloni, …

Inchieste » Teologia »

Confessione di un prete spretato

22-02-2010

di

Ho lasciato il ministero dieci mesi fa. Dio è diventato un estraneo che mi sta vicino. Celibato? La Chiesa dovrebbe rendere libero ciò che è obbligatorio. Istruzione deficitaria nei seminari. Si parla poco di sessualità”


Ho lasciato il ministero presbiterale nella Chiesa cattolica apostolica romana circa dieci mesi fa. Dal profondo di un’opportuna crisi di identità è emersa incontrollabile la domanda decisiva: qual è la mia funzione nella storia? (…). Sono una sorgente di dubbi, sempre più lancinanti. Non ho molti assoluti da preservare, poiché ho smarrito sicurezze che non avrei mai immaginato di perdere. Mi sono sentito tradito da me stesso e dai migliori sogni che ho coltivato. Quasi senza più direzione, oso chiedermi: a cosa servo in questo universo pieno di miserie e contraddizioni, molte delle quali risiedono nel mio povero cuore? (…). Confesso di sentirmi distante da Dio. Egli è diventato un estraneo che mi sta vicino. È una presenza inevitabile, dopo tanti anni di preghiere, canti, liturgie, omelie e riflessioni. Ho la convinzione che sia Lui la felicità suprema. Ma ci appare solo attraverso dei lampi, come riflessi intermittenti di lucidità, senza mai definirsi pienamente in un concetto nitido e distinto. Chi è Dio? È il fondamento dell’essere, un fondamento personale, semplice e infinito, unico, immutabile ed eterno. È quello che mi dice la ragione, educata alla freddezza dell’argomentazione scolastica. E le prove dell’esistenza di Dio? Quanto rigore e abilità nell’analisi deduttiva! Motore immobile, causa prima, essere sussistente in sé, perfezione suprema, intelligenza ordinatrice… (…).

Ma la ragione non si ferma e non esita a interrogarsi (…). Perché pensare che Dio non vuole il male ma lo permette? Qual è la differenza, per un essere che è onnipotente e onnisciente, tra il permettere un male – che teoricamente potrebbe evitare – ed esserne responsabile? Per me, è molto più coerente affermare: Dio non vuole, né permette, né tollera alcun male, in quanto è Amore e soltanto Amore. (…). La risposta è nell’inevitabilità di un mondo infettato dal male, a causa della sua radicale limitazione e imperfezione. La vita è così, e io l’ho sperimentato oltre misura. Se Dio crea l’universo, non può che dare esistenza ad essere carenti, tendenti a una perfezione mai raggiungibile per diritto proprio. Se creasse un mondo senza male, starebbe creando se stesso. L’unica “colpa” che si potrebbe imputare al Creatore è quella di aver creato il mondo, sapendo della radicale imperfezione e vulnerabilità al male implicite nel processo. Con il teologo gallego Andrés Torres Queiruga mi domando: vale la pena che il mondo esista malgrado il male? La fede cristiana risponde positivamente, indicando un piano di Dio orientato completamente alla nostra salvezza (…).

E cosa dire della preghiera di petizione? (…). Questo altro piano si rivela nella domanda: quali sono i criteri di Dio nel rispondere alle nostre preghiere? Ho vissuto già l’esperienza del mancato ascolto da parte di Dio. Una cosa banale, si potrebbe dire, ma che ha cambiato la mia vita e mi ha condotto a mettere in discussione profondamente la mia relazione con il sacro. Sarebbe realmente gratuito l’a-more di un Dio che ci aiuta solamente se glielo chiediamo, a volte con sacrifici estremi? E perché aiuta gli uni e non gli altri? In fin dei conti, non si può negare l’”inefficacia” di certe preghiere, come quelle che rivolgiamo nella preghiera dei fedeli, nella santa messa, supplicando per i bambini affamati, per la fine della violenza e per l’onestà dei politici. L’esperienza mi ha mostrato che molta gente prega, e prega con fede – chi sono io per negarlo? – ma non ottiene un ritorno e addirittura muore senza risposta. Il nostro Dio fa favoritismi? (…).

Ho tentato di trovare dei motivi per le scelte divine, ma nulla mi ha convinto. Si dice che la sofferenza è un apprendistato, che è la salvezza in fin dei conti quello che conta, e poco importa se qualcuno debba passare per un dolore momentaneo. Si dice anche che Dio scrive dritto su righe storte. Tutto questo mi sa di machiavellico. Non combina con il mio concetto di Dio. S. Tommaso d’Aquino arriva a dire che la pazienza dei martiri non esisterebbe senza la persecuzione dei tiranni. (… ) La provvidenza divina, per me, si identifica con il nostro agire in cerca del bene. Nel bene che pratichiamo. Dio-Amore opera nel mondo e ci spinge a trasformarlo. Quanto a un’eventuale intervento di Dio nella storia, un miracolo, non ho soluzione. (…).

Ancora prego, anche rischiando di alimentare, con questo atteggiamento, l’immagine di un Dio che può aiutare, ma che, per qualche motivo sconosciuto, non vuole o non può in quel momento. Questo Dio io lo rifiuto con veemenza. Il mio Dio vuole solo il mio bene e fa di tutto per conseguirlo. Se gli rivolgo suppliche per me, per mia moglie, per mio figlio e per i bambini affamati dell’Africa, tento di concepirlo in un’altra sfera di valori, che trascende i miei migliori criteri di bontà, solidarietà, comunione, salute e pace. I valori di Dio sarebbero gli stessi, ma trascendentalizzati, forse purificati da interessi immediati e, senza dubbio, ricoperti dal segreto. Sarebbero i valori dell’Amore, che opera senza scelte, salva senza privilegi e cura senza ragioni, perlomeno le nostre ragioni.

Ho parlato troppo di Dio. Sembro arrivato al punto in cui, come direbbe Wittgenstein, è necessario tacere rispetto a ciò di cui non si può più parlare. Parliamo, allora, della Chiesa: di essa c’è molto da dire. Non ho risentimento nei confronti della Chiesa. Al suo interno, ho imparato a orientare la mia esistenza secondo principi basilari, i pochi ancora assoluti nel mio timido universo discorsivo. Il cristianesimo mi ha mostrato come le circostanze siano meri dettagli, in quanto l’essenziale è l’amore. (…). La Chiesa non è solo santa né può esserlo. Peccatori abitano in questa casa, rendendola sempre bisognosa di purificazione, per usare un’espressione del Vaticano II. Inoltre, vi sono cose nella Chiesa che attestano non solo mancanza di fede e di carità, ma anche mancanza di intelligenza. Non mi riferisco alla capacità intellettuale di chicchessia, bensì alla stupidità di certi schemi teorici e disciplinari. Sono norme e proibizioni estranee alle reali esigenze del popolo, senza alcun nesso con l’attuale paradigma di civiltà in ciò che ha di positivo e liberatore. Canonizzazione di metodi naturali di programmazione familiare e demonizzazione di quelli artificiali, condanna del divorzio, anche in casi di adulterio, e quasi tutta la predicazione della morale sessuale cattolica sono affette da un immobilismo che si spiega solo con il desiderio, forse inconsapevole, di dominare più facilmente le coscienze. (…).

E il tema del celibato? Non è il più importante, ma ha occupato uno spazio considerevole nelle mie ultime divagazioni. (…). Senza essere dogma di fede, la vita celibataria dei preti è stata, nel corso della storia dell’Occidente, l’ideale della vita relazionale del clero, con le defezioni e gli scandali noti a tutti. È ora di cambiare! (…). Non si chiede altro che di rendere libero ciò che oggi è obbligatorio (…). La Chiesa guadagnerebbe in qualità nel caso potesse contare su presbiteri sposati, padri di famiglia, con l’esperienza necessaria ad orientare coppie e consigliarle nell’esperienza dei figli, oltre al fatto che si renderebbe l’ambito del sacro qualcosa di ben più “familiare” nelle nostre comunità (…). Ho sempre considerato la formazione sacerdotale piuttosto deficitaria in campo umano-affettivo. Nei seminari si parla poco di sessualità, lo stesso celibato è affrontato in maniera superficiale (…). È una deficienza strutturale, derivante, in gran parte, dall’insicurezza dell’istituzione di fronte alle novità della psicologia, della sessuologia e della stessa etica sessuale.

Il mio allontanamento dal ministero non è avvenuto all’improvviso. Mi sentivo realizzato nelle mie attività pastorali. Le predicazioni, le conferenze, i vari articoli catechetici, gli incontri di formazione con i laici, i sacramenti, tutto questo mi rallegrava. Ho sempre avuto, però, problemi con il celibato. Ho fatto la promessa ancora giovane e oggi sento il peso di una decisione sbagliata. È stata una decisione cosciente e libera: non ho subito alcuna pressione. So che la consapevolezza non implica sempre maturità e, a volte, c’è troppa precipitazione. (…). Il mio progetto di vita celibataria è fallito. Ho cambiato vita e opzione fondamentale. Non mi pento assolutamente, poiché ho scoperto dimensioni nuove dell’esistenza, come il fascino di sentirmi genitore. La mia compagna è stata un fascio di luce nel mio cammino, insegnandomi, più di quanto abbia fatto qualunque libro, a sperimentare le gioie del mondo in maniera assertiva e coerente, senza le dissimulazioni e le scappatoie di una vita doppia che oggi mi disgusta. Penso a tanti colleghi ancora presi da tale duplicità, dolorosamente divisi tra una passione e un ideale. Entrambi legittimi, ma irriconciliabili nella disciplina ecclesiastica. Rendere opzionale il celibato non eliminerebbe tutte le vicissitudini dell’esistenza sacerdotale, frequentemente segnata da dubbi e rotture, ma valorizzerebbe il carisma in ciò che esprime di più bello: la pura libertà di fronte a qualunque imposizione stabilita.

Se mi dessero la possibilità di tornare al ministero, sposato e con figli, non so se lo farei. Mi auguro sinceramente che il dispositivo canonico del celibato obbligatorio sia revocato, per quanto creda che non vivrò abbastanza per vederlo. Molte altre riforme devono essere realizzate nella Chiesa. In attesa che avvengano, cerco di custodire il bene che ho imparato a realizzare e di fare la mia parte nella costruzione di un mondo migliore. Prima, ispirato da un’ecclesiologia alla Karl Rahner, credevo nella mediazione istituzionale della religione come qualcosa di antropologicamente necessario, considerando la natura sociale dell’essere umano anche nella sua relazione con il sacro. Oggi questo è un altro principio non più così assoluto per me. (…). Ovviamente, considero la condivisione della fede e dell’amore nelle diverse comunità cristiane un elemento importante per la spiritualità. Le Chiese sono strumenti fondamentali per la promozione integrale dell’uomo e della donna. Non riusciamo ad amare Dio da soli, in quanto non possiamo amarci gli uni gli altri senza la presenza del prossimo. Tuttavia, abbiamo bisogno di relativizzare l’istituzionalizzazione della fede, soprattutto nei suoi aspetti di centralismo e dominazione. Siamo capaci di organizzarci per amare Dio e i fratelli senza doverci strutturare in maniera tanto rigida e burocratica. (…) Posso intravedere ora la mia funzione storica. Non lo so con certezza matematica, ma mi viene, quasi senza volerlo, un’intuizione che esprime la bellezza e l’insistenza della vita. E da cui costruire una risposta: sto qui per amare, per fare del bene, e questo mi basta. È una consolazione e un grande fastidio conoscere questa missione.

Tarcisio Bràulio Gonçalves, abbandonato il ministero, insegna sociologia all’università di Brasilia.

 

Commenti

  1. domenico boiocchi

    Un’anima alla ricerca della verità è comunque un’anima in pena: l’Ordine e il Matrimonio sono due sacramenti pesantissimi ed è soprattutto nella coerenza del nostro comportamento che possiamo considerarci figli di Dio e da Lui amati.
    Auguri e stima per non aver scelto la facile strada di una vita doppia.

  2. domenico boiocchi

    Un\’anima alla ricerca della verità è comunque un\’anima in pena: l\’Ordine e il Matrimonio sono due sacramenti pesantissimi ed è soprattutto nella coerenza del nostro comportamento che possiamo considerarci figli di Dio e da Lui amati.
    Auguri e stima per non aver scelto la facile strada di una vita doppia.

  3. Giuseppina Giacomazzi

    Esprimo tutta la stima per avere scelto la coerenza e aver rifiutato una vita divisa. Non solo i sacerdoti hanno la mente attraversata da questi pensieri. Anche io vorrei una chiesa diversa e più vicina alle reali esigenze delle persone. Ho provato e provo il silenzio di Dio. Non ho risolto gli innumerevoli dubbi che mi dilaniano, ma credo che la risposta stia nello sforzo di amare il nostro prossimo e di non abbandonare la speranza. Io dico che la fede spesso mi manca, e che più che una credente sono una sperante. Auguri sinceri per perseverare nella strada scelta.

  4. Tommaso Mazzoni

    Ci ho provato più volte anch’io, a chiarirmi le idee, ma sempre con risultati ultranebulosi.
    Piacerebbe anche a me di ottenere maggiori lumi, carissimo e serio Professor Gonçalves.
    Qui, in questo importante spazio che ci ospita, vi si può trovare un mio link: è quello relativo alla mia Pagina Web (o URL). Fra tutti i miei libri pubblicati online, l’invito è quello di cercare, e di lèggere (gratis e legalmente), almeno i capitoli 9068 Credevo e 9086 Dio.
    Per Suo orientamento, Le dico che io sono un laico, sposato, e con un figlio.
    Un mio modesto parere, che mi auguro possa almeno tranquillizzarlo un po’: penso che Lei, Professore, in cuor Suo sia ancóra un religioso, ma che non riesce a trovare compiutamente le ragioni dei perché, per i quali ha sentito di dover fare questo passo: ovvero tornare indietro (secondo il Suo intimo pensiero) perché non si sentiva più di vivere all’interno di una realtà che, non considerandola più come tale, non la sentiva più Sua. E perciò l’ha ripudiata. Ma quella, comunque, se ne stava lì – statica, secondo il Suo personale punto di vista – e perciò l’ha lasciata lì. Per questo, il passo, il distacco (da un punto di vista prettamente “meccanico”) l’ha compiuto quasi automaticamente Lei stesso. Se ci pensiamo bene, la natura ci ha fatti così: in un contrasto fra esseri, quando il primo è superiore (l’Essere incomprensibile), ci arrendiamo, o si scappa via.
    Il passo, per Lei, ritengo sia stato lungamente meditato e assai doloroso, lo si avverte dalle Sue parole, ma lo ha dovuto fare. Perché non potrà mai sentirsi un mentitore verso se stesso e verso gli altri: il Suo, è stato una decisione di pura lealtà. E prima di tutto, lealtà con se stesso.
    Per questo, più sopra, l’ho chiamata “carissimo e serio”: “carissimo”, perché le persone rette sono a me care; “serio” perché ha dimostrato di esserlo.
    In qualsiasi cosa l’uomo possa credere, non potrà levare mai il classico ragno dal buco. Un esempio? Se l’uomo non crede in un ente superiore, non ci crede e basta; ma se crede (in un Dio), col suo (il nostro) limitato cervello non lo ha potuto e non lo può concepire, perché un Essere Superiore non può essere racchiuso, compreso – da com-pre(he)ndére, contenere in sé, appunto – in una mente così minuscola, nonostante che alcuni si diano una gran bòria.
    Purtroppo, per tali ordini di grandezze, in tasca, nessuno può avere soluzioni certe: c’è stato tutt’al più concesso, su materie così ardue, la capacità di speculare, di indagare. Non altro.
    Almeno secondo me, Professore, ragioni per riflettere, certo, ce ne sono a iosa, ma non ravviso, in detta materia (o in detto spirito, se taluno preferisse esprimersi così), ragioni tali da doversi affliggere.
    Le sono umanamente vicino e Le porgo, ora, il mio saluto più cordiale.
    E stia sereno! Tommaso Mazzoni.

  5. Tommaso Mazzoni

    Ci ho provato più volte anch\’io, a chiarirmi le idee, ma sempre con risultati ultranebulosi.
    Piacerebbe anche a me di ottenere maggiori lumi, carissimo e serio Professor Gonçalves.
    Qui, in questo importante spazio che ci ospita, vi si può trovare un mio link: è quello relativo alla mia Pagina Web (o URL). Fra tutti i miei libri pubblicati online, l\’invito è quello di cercare, e di lèggere (gratis e legalmente), almeno i capitoli 9068 Credevo e 9086 Dio.
    Per Suo orientamento, Le dico che io sono un laico, sposato, e con un figlio.
    Un mio modesto parere, che mi auguro possa almeno tranquillizzarlo un po’: penso che Lei, Professore, in cuor Suo sia ancóra un religioso, ma che non riesce a trovare compiutamente le ragioni dei perché, per i quali ha sentito di dover fare questo passo: ovvero tornare indietro (secondo il Suo intimo pensiero) perché non si sentiva più di vivere all’interno di una realtà che, non considerandola più come tale, non la sentiva più Sua. E perciò l\’ha ripudiata. Ma quella, comunque, se ne stava lì – statica, secondo il Suo personale punto di vista – e perciò l\’ha lasciata lì. Per questo, il passo, il distacco (da un punto di vista prettamente \"meccanico\") l\’ha compiuto quasi automaticamente Lei stesso. Se ci pensiamo bene, la natura ci ha fatti così: in un contrasto fra esseri, quando il primo è superiore (l\’Essere incomprensibile), ci arrendiamo, o si scappa via.
    Il passo, per Lei, ritengo sia stato lungamente meditato e assai doloroso, lo si avverte dalle Sue parole, ma lo ha dovuto fare. Perché non potrà mai sentirsi un mentitore verso se stesso e verso gli altri: il Suo, è stato una decisione di pura lealtà. E prima di tutto, lealtà con se stesso.
    Per questo, più sopra, l’ho chiamata “carissimo e serio”: “carissimo”, perché le persone rette sono a me care; “serio” perché ha dimostrato di esserlo.
    In qualsiasi cosa l’uomo possa credere, non potrà levare mai il classico ragno dal buco. Un esempio? Se l’uomo non crede in un ente superiore, non ci crede e basta; ma se crede (in un Dio), col suo (il nostro) limitato cervello non lo ha potuto e non lo può concepire, perché un Essere Superiore non può essere racchiuso, compreso – da com-pre(he)ndére, contenere in sé, appunto – in una mente così minuscola, nonostante che alcuni si diano una gran bòria.
    Purtroppo, per tali ordini di grandezze, in tasca, nessuno può avere soluzioni certe: c’è stato tutt\’al più concesso, su materie così ardue, la capacità di speculare, di indagare. Non altro.
    Almeno secondo me, Professore, ragioni per riflettere, certo, ce ne sono a iosa, ma non ravviso, in detta materia (o in detto spirito, se taluno preferisse esprimersi così), ragioni tali da doversi affliggere.
    Le sono umanamente vicino e Le porgo, ora, il mio saluto più cordiale.
    E stia sereno! Tommaso Mazzoni d.p.r.o.

  6. guido

    è fantastico, leggere le vostre lettere, dove si ammira il sentimento, che se è vero e sincero, credo che per tutti noi sia unico ed uguale.
    Come diceva un signore ormai defunto, durante le interminabili e noiose prediche, diceva che : Dio è grande ed infinito ed è anche dentro tutti noi.
    e….si anche da bimbo mi tormentavo con queste verità, perchè è vero che c’è non vi pare?? è anche in tutti noi, se no cosè che alle volte ci spinge a resistere, a cambiare, a scappare alle ingiustizie, a pregare di essere sempre forti ed umili, a non approfittare ed a cercare di comprendere, anche quando sai che ti stanno facendo del male, ma non puoi farci nulla.
    Penso che se comunque esistiamo, indpendentemente dalle nostre condizioni, anche se in frammenti l’entità c’è, e la sua simbiosi con altri senzienti, quì, virtuali non può che rallegrarci no? La condivisione comunque unisce, anche i piccoli frammenti di ognuno di noi, ed una coscenza comune almeno vivrà sempre, almeno spero!!!!!!!!!

  7. Domenico Falconieri

    “quasi tutta la predicazione della morale sessuale cattolica sono affette da un immobilismo che si spiega solo con il desiderio, forse inconsapevole, di dominare più facilmente le coscienze”
    Tutto il problema è lì, nel controllo. Ciò che, purtroppo, domina il mondo, le nostre vite, è la paura e chi ha potere ne ha massima nel temere di perderlo. Così inventa sistemi di oppressione e dominazione, instillando altrettanta paura in chi è sottomesso. La Chiesa, in questo, è stata maestra fin dalla sua nascita e lei ne è stata una vittima, almeno finché ne ha fatto direttamente parte. Oggi sente il suo Dio vicino in modo diverso, forse più libero e, quindi, sereno? Buon per lei, almeno avrà meglio compreso quale sia la realtà, finora travisata dai dogmi e dalle imposizioni di potere e solo di quello. Io, da non credente, non ho di questi problemi, pur interrogandomi in continuazione, ma vivo con infinito fastidio l’onnipresente oppressione di un’istituziione, per me solo politica ed economica, che m’impone una visione della vita e conseguenti leggi che assolutamente non condivido e non accetto, ma che sono troppo spesso parte integrante di uno stato, di una nazione nella quale vivo. Ammiro, comunque, l’illuminazione, questa sì vera, d’essersi scrollato di dosso quei regolamenti, dogmi ed imposizioni che avevano falsato la sua vita religiosa. Goda sempre più della sua vita matrimoniale, con la fantastica (questa si) compagna che ha trovato lungo il suo cammino ed ancor più della gioia paterna, possibilità che le sarebbero state negate per sempre s’avesse continuato a subire una vita imposta.

  8. Lara Dalessandri

    Non sono mai stata una brava cattolica,gli studi seguiti (Filosofia,Sociologia Storia)hanno sicuramente influenzato la mia formazione;andavo a Messa,facevo la Comunione,ma i dubbi sono sempre stati tanti:se Dio esiste perchè pagano sempre i poveri,perchè,come la storia ci ha dimostrato,la Chiesaè diventata ed è più un’istituzione politica che religiosa;perchè in nome di Dio ci sono state le Crociate,le conversioni forzate degli Indios,perchè tanto sfarzo nelle cerimonie religiose e nel vivere nei palazzi Vaticani,dove più che l’amore si fa a gara per fare carriera;perchè schierarsi politicamente con certi personaggi corrotti,ladri,divorziati oappoggiare regimi dittatoriali? Gesù Cristo,S.francesco hanno dato ben altri esempi! poi ,vedo la perfezione del mondo che ci circonda, dell’universo e non credo che tutto si è creato dalla materia per evoluzione.Ho tanti dubbi,paura di quello che ci aspetta dopo la morte.Sono divorziata,sola con una figlia a cui ho insegnato alcuni valori,ma non ho saputo darle la fede;un altro figlio è andato via sbattendomi in faccia solo gli errori fatti,sono cinque anni che non lo vedo ed ho un gran peso,che aumenta ogni giorno di più invecchiando. E’ vero ho commesso tanti errori,ho preso tante batoste,molte meritate,altre no,sono stanca e profondamente depressa,vorrei trova un pò di pace. Entro in chiesa,faccio una preghiera,ma non riesco più ad andare a Messa. Ammiro i preti di frontiera,quelli che si battono per i poveri nelle missioni e per gli emarginati in Italia,malvisti dalle alte gerarchie.Perchè si predica bene e non si fa nulla per tanti che vivono nelle strade? Ho letto Vaticano S.p.A.,ma conoscevo già molte cose,pensare alle speculazioni,agl’investimenti,mi sembra pazzesco,quando tanto denaro,ben speso,aiuterebbe i poveri di mezzo mondo. Sono favorevole al matrimonio dei sacerdoti,ci sarebbero meno scandali e preti migliori. Vorrei uscire da questo buio,ma non ci riesco.

  9. florestana piccoli sfredda

    Sento la sofferenza e l’inquieta ricerca di Tarcisio, trovo coraggiosa e coerente la sua scelta, condivido tutte le sue critiche all’attuale apparato ecclesiastico Cattolico, con i suoi divieti che si mascherano di ambiguità…ma una sua affermazione non posso accettare: Dio non può essere considerato “un estraneo”. Nonostante tutte le incomprensibili (a noi) realtà spirituali che ci sfuggono: ancor più, nonostante dogmi e dottrine elaborati dalle Chiese.”DIO E’ SPIRITO E VERITA’” (cfr. Giov. 4, 22-24), “DIO E’ AMORE” (I Giov.4): in Lui riponiamo la nostra speranza, accettando il mistero. Ogni altra elucubrazione mi sembra inutile.
    Con fraterna simpatia nel Signore Risorto, Florestana Piccoli Sfredda – Valdese.

  10. roberto ruffo

    Ho letto con molto interesse questa lettera, insieme ai commenti. Sono ateo, e ho una visione totalmente laica della vita, conquistata dopo decenni di domande e riflessioni. Potrebbe risultare facile la tentazione, quindi, di una critica socio-antropologica e storica dell’istituzione della Chiesa cattolica, leggendo i pensieri dell’ex prete Tarcisio. Ma in essi emerge un ‘umanità e un’elaborazione del problema molto profondi, che travalicano la questione “istituzionale” per abbracciare l’essenza umana più vera. Un conto infatti è l’aspetto Chiesa intesa come gerarchia, istituzioni, ordinamenti, regole, dogmi. Da questo punto di vista dico solo che l’immobilismo da molti citato, è una delle cause delle attuali storture di questa religione. Dall’altra vi è la carne e le emozioni vere dei singoli. Li, si gioca il vero senso della vita per ognuno di noi.
    Faccio tanti auguri a Tarcisio per il suo nuovo corso della vita, augurandogli tutte quelle felicità che prima non trovava.

  11. stefano fumagalli

    forse semplicemente viviamo di “miti” e di “idelismi”, forse occorre semplicemente accettare di essere estremamente poveri, che la Santità non è un punto di partenza ma un punto di arrivo guadagnato arrancando, che il dono di sè non vale meno se proveniente da un mendicante contraddittorio e conflittuale piuttosto che da un serafino innocente e luminoso.

  12. stefano fumagalli

    forse semplicemente viviamo di “miti” e di “idelismi”, forse occorre semplicemente accettare di essere estremamente poveri, che la Santità non è un punto di partenza ma un punto di arrivo guadagnato arrancando, che il dono di sè non vale meno se proveniente da un mendicante contraddittorio e conflittuale piuttosto che da un serafino innocente e luminoso… e questo credo sia il prete un mendicante dalla mani infinitamente grandi, dimentico di sè, teso al dono di sè, anche se dolorosamente vissuto nel lacerante e quotidiano impatto con la propria miseria.