La Lettera

Per ripulire la democrazia inquinata i ragazzi hanno bisogno di un giornale libero

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È abbastanza frequente che editori della carta stampata chiudano i loro giornali. Anche a me è capitato quando dirigevo “L’Avvenire d’Italia”, e oggi si annuncia una vera e propria epidemia a causa della decisione del governo di togliere i fondi all’editoria giornalistica. Ma che chiuda Domani di Arcoiris Tv, che è un giornale on line, è una notizia …

La Lettera

Domani chiude, addio

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L’ironia di Jacques Prévert, poeta del surrealismo, versi e canzoni nei bistrot di Parigi, accompagna la decadenza della casa reale: Luigi Primo, Luigi Secondo, Luigi Terzo… Luigi XVI al quale la rivoluzione taglia la testa: “Che dinastia è mai questa se i sovrani non sanno contare fino a 17″. Un po’ la storia di Domani: non riesce a contare fino …

Libri e arte » Teatro »

Teatro bene comune per il palcoscenico di dopodomani

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Teatro Municipal - Foto di Elton Melo

“Non si può bluffare se c’è una civiltà teatrale, ed il teatro è una grande forza civile, il teatro toglie la vigliaccheria del vivere, toglie la paura del diverso, dell’altro, dell’ignoto, della vita, della morte”. Parole di Leo …

Inchieste » Quali riforme? »

Il governo Berlusconi non è riuscito a cancellare l’articolo 18, ci riuscirà la ministra Fornero?

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Roma 23 marzo 2002: l'ex segretario Cgil Sergio Cofferati al Circo Massimo

Il governo Monti ha perso il primo round con Susanna Camusso che fa la guardia alla civiltà del lavoro, fondamento dell’Europa Unita. Sono 10 anni che è morto Marco Biagi, giuslavorista ucciso dalle Br. Si sentiva minacciato, chiedeva la scorta: lo Scajola allora ministro ha commentato la sua morte, “era un rompicoglioni”. Rinasce l’odio di quei giorni? Risponde Cesare Melloni, …

Società » Italia »

Un dossier sconvolgente. Siamo sicuri di essere un paese che - tanto a destra quanto a sinistra - rispetta le regole e distribuisce certezze agli elettori? Sono queste le certezze? Ecco l'elenco degli indagati, dei condannati e dei loro familiari candidati alle amministrative 2010 in Calabria

Indagati e familiari dei boss si candidano a governare la Calabria

26-03-2010

di

Per leggere la descrizione di ogni candidato, si clicchi sul nome corrispondente nell’elenco che segue:

Candidati presidente alla Regione Calabria

Candidati


Agazio Loiero, presidente uscente

Presidente della Regione Calabria col centrosinistra. Ricandidato. Ex deputato democristiano nel 1987 e nel 1992, non eletto nelle file del Ppi nel 1994, quindi passato nel centrodestra col Ccd, eletto senatore con la Casa delle Libertà nel 1996, trasvolato poi nell’Upr di Cossiga,quindi nell’Udeur di Mastella ed infine riciclatosi nel centrosinistra con la Margherita. Espulso dalla Margherita, ha fondato il “Partito democratico meridionale” per poi aderire al Partito democratico.

Il 24 febbraio 2004 viene arrestato il manager dell’ospedale “Pugliese-Ciaccio” di Catanzaro, Carmelo D’Alessandro, con l’accusa di corruzione, turbativa d’asta e truffa in relazione ad una gara d’appalto relativa al servizio di pulizia e disinfestazione all’interno dell’azienda ospedaliera catanzarese.

Il 27 febbraio 2004 Il Quotidiano della Calabria titola “Intercettazioni shock”. Tra le tante telefonate agli atti dell’inchiesta, viene infatti pubblicata quella in cui la moglie di Loiero indica al manager D’Alessandro le persone da assumere nell’impresa di pulizia che si era aggiudicata l’appalto incriminato. Naturalmente saltando selezioni, concorsi e procedure.

Loiero, il giorno dopo la pubblicazione delle intercettazioni shock, in una lettera al Quotidiano confermò tutto, ma si scusò dicendo che le persone “segnalate” da lui e dalla moglie non erano comunque dei parenti…

Agazio Loiero è un affezionato frequentatore delle cronache giudiziarie.Alla vigilia delle elezioni politiche dell’ aprile 1992, l’allora procuratore di Palmi Agostino Cordova ed il pm di Locri Nicola Gratteri (attuale pm della Dda di Reggio) che indagavano sui rapporti fra massoneria deviata, ‘ndrangheta e politica, fanno perquisire le abitazioni di alcuni boss della Piana di Gioia Tauro e della Locride. Si scopre così che i boss posseggono santini, fac-simili e vario materiale elettorale di 20 dei 34 parlamentari eletti in Calabria.Fra questi 20 c’era pure Agazio Loiero.

Nel 1994 la Procura antimafia di Reggio Calabria ottiene il rinvio a giudizio di Loiero per concorso esterno in associazione mafiosa, insieme a quello di un centinaio di esponenti del clan Piromalli-Molè di Gioia Tauro (processo “Tirreno”). Loiero – secondo l’accusa- avrebbe offerto:

in campo politico-istituzionale, ove poteva operare nella sua veste di deputato, favori, raccomandazioni e vantaggi economici nel settore delle opere pubbliche finanziate dallo Stato o da altri enti pubblici che interessavano l’associazione mafiosa, in cambio anche dell’appoggio in occasione delle competizioni elettorali.

Fra l’altro, il pm antimafia Roberto Pennisi sostenne che Loiero si era incontrato col mafioso Salvatore Filippone (uomo del clan Piromalli e condannato poi a 20 anni di carcere) per contrattare i voti delle cosche di Gioia Tauro.A casa del mafioso Salvatore Filippone, infatti, i carabinieri trovarono migliaia di fac-simili elettorali di Agazio Loiero. Anche il killer pentito del clan Piromalli-Molè, Annunziato Raso di Rosarno, confermò in aula di aver raccolto voti per Loiero perchè così ordinatogli dai suoi capi: i boss Piromalli e Molè.

Il 25 novembre 1997, però, Loiero è stato assolto. È stato lo stesso pm a chiedere l’assoluzione, sostenendo, in merito al tentativo del clan Piromalli, di:

impadronirsi del senatore Loiero per utilizzarlo per i propri fini connessi alla costruzione della centrale Enel di Gioia Tauro non era andato a buon fine, visto che Loiero alla fine a quella centrale si era opposto.

Nel frattempo, Loiero finisce sotto processo a Roma. Con esiti molto meno fortunati.Il processo si è concluso con la prescrizione per reato commesso. Loiero era imputato del reato di abuso d’ufficio con vantaggi patrimoniali per aver ottenuto illegittimamente, fra il 1991 ed il 1992, dal Servizio Segreto Civile due “segretarie in appalto”, Anna Maria Santaniello e Anna Maria Ferrante, che però Loiero utilizzava (spesate e stipendiate, ovviamente, dallo stesso Sisde) per battere a macchina e classificare il suo enorme schedario di richieste di raccomandazioni. Le stesse segretarie hanno raccontato la vicenda con profusione di particolari. In qualità di ministro (prima dei Beni Culturali, poi degli Affari Regionali), Loiero è riuscito a rimandare le udienze decine e decine di volte, adducendo impedimenti di servizio istituzionale: un antesignano del “metodo Berlusconi”.

Il 20 luglio del 2000, nell’udienza che doveva essere dedicata alla requisitoria del pm Bruno, ci fu l’ennesimo rinvio di ben quattro mesi. Ma, nel frattempo, nel settembre del 2000, è arrivata la salvifica e tanto attesa prescrizione.

(Si veda su questo il libro “Berlusconia: ultimo atto”, di G.Serra, M. Ottanelli, M. Sedda, D. De Jong e “La Repubblica delle Banane” di Peter Gomez e Marco Travaglio, Editori Riuniti)


Giuseppe Scopelliti, sindaco di centrodestra di Reggio Calabria

Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla Magistratura, è un uomo onesto. No! La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali.
(Paolo Borsellino)

Il sindaco di Reggio Calabria Scopelliti ha di recente ammesso, in un interrogatorio dinanzi al pm della Dda di Reggio Giuseppe Lombardo, di conoscere ed aver frequentato Antonino Fiume, killer della potente cosca De Stefano.

Conosco Giuseppe Scopelliti, in quanto ho appoggiato politicamente lo stesso.

È la frase pronunciata dal pentito Nino Fiume, l’ex killer dei De Stefano che aveva dichiarato in aula di aver sostenuto il sindaco nelle varie campagne elettorali. Scopelliti, interrogato dal pm ha dichiarato:

Conosco Fiume. Come tutti i ragazzi di questa città, negli anni ottanta frequentavo l’unica discoteca che c’era a Reggio, il Papirus. Era un gruppo ampio ma sempre circoscritto. Ci si conosceva un pò tutti. È stata una frequentazione estiva e casuale. Lo ricordo perché era tra quei ragazzi con cui ci si salutava e si scambiava qualche battuta. Non c’è stata nessuna frequentazione. Attraverso i giornali ho appreso che lui era vicino ai De Stefano e che era legato alla figlia di Paolo De Stefano. Mai parlato di politica con Fiume. Ho appreso dai giornali che faceva campagna elettorale per me.

A detta di Scopelliti, quindi, i suoi rapporti con Fiume si sarebbero fermati agli anni ’80 quando erano circoscritti alla discoteca. E se da una parte ha sostenuto di non aver mai discusso con Fiume di politica, dall’altra ha affermato che, «probabilmente, è stato uno di quelli che diceva di votarmi». Come avrebbe fatto Fiume a comunicare il suo sostegno a Scopelliti se non lo ha mai visto in epoche successive alle serate del Papirus? È la domanda con cui il pm Lombardo ha sottolineato la contraddittorietà del discorso di Scopelliti che si è limitato a rispondere:

L’ho incontrato per caso in discoteca. Pino Scaramuzzino lo conosco per gli stessi motivi di Fiume con la differenza che lui è un operatore turistico della città. È il proprietario dell’Oasi. Qualche volta ho parlato di politica con Scaramuzzino nel 1995-1996. Credo siamo amici, li ho visti soltanto nella circostanza del locale.

VI CONVINCONO LE DICHIARAZIONI CONTRADDITTORIE DI SCOPELLITI? A me no. Come avrebbe fatto Fiume a comunicare il suo sostegno a Scopelliti se non lo ha mai visto in epoche successive alle serate del Papirus? È la domanda con cui il pm Lombardo ha sottolineato la contraddittorietà del discorso di Scopelliti che si è limitato a rispondere:

L’ho incontrato per caso in discoteca. Pino Scaramuzzino lo conosco per gli stessi motivi di Fiume con la differenza che lui è un operatore turistico della città. È il proprietario dell’Oasi. Qualche volta ho parlato di politica con Scaramuzzino nel 1995-1996. Credo siamo amici, li ho visti soltanto nella circostanza del locale.

VI CONVINCONO LE DICHIARAZIONI CONTRADDITTORIE DI SCOPELLITI? A me no. Come avrebbe fatto Fiume a comunicare il suo sostegno a Scopelliti se non lo ha mai visto in epoche successive alla serata del Papirus? È la domanda con cui il pm Lombardo ha sottolineato la contraddittorietà del discorso di Scopelliti che si è limitato a rispondere:

L’ho incontrato per caso in discoteca. Pino Scaramuzzino lo conosco per gli stessi motivi di Fiume con la differenza che lui è un operatore turistico della città. È il proprietario dell’Oasi. Qualche volta ho parlato di politica con Scaramuzzino nel 1995-1996. Credo siamo amici, li ho visti soltanto nella circostanza del locale».

(Su questo si veda “Gazzetta del Sud”, “Calabria Ora” e “Il Quotidiano” del 25 novembre 2009)

Scopelliti, inoltre, quale sindaco di Reggio Calabria, è stato condannato nel novembre 2009 dalla Corte dei Conti a risarcire l’erario per 1.300.000 euro, in solido con un tecnico comunale, per via di una ex fabbrica per la lavorazione degli agrumi, “Italcitrus”, che il Comune di Reggio Calabria ha acquistato per 2.500.000 euro al fine di trasformarla in un centro di produzione della Rai. La Corte dei Conti ha accertato che il prezzo di acquisto era doppio rispetto ad una precedente valutazione realizzata dal Tribunale di Reggio Calabria in un altro procedimento.

Scopelliti, inoltre, nel novembre scorso, è stato rinviato a giudizio dal gip di Reggio Kate Tassone per:

occupazione abusiva di spazio demaniale e violazione del codice della navigazione, avendo Scopelliti fatto sorgere a meno di trenta metri dalla battigia quattro gazebo sul lungomare di Reggio. I gazebo in questione sarebbero stati costruiti senza i necessari pareri degli uffici competenti. Il mancato nulla osta del demanio marittimo aveva fatto sì, nel 2006, a tre giorni dalla consegna, che i lavori fossero fermati dalla Capitaneria di porto su richiesta del gip. Da allora il Comune di Reggio Calabria si era disinteressato della loro rimozione e aveva difeso i gazebo.

(Si veda su questo “Gazzetta del Sud” del 15 ottobre 2009)

Infine, per il 13 aprile prossimo è prevista la requisitoria del Pm nel processo che vede Scopelliti e il suo assessore comunale Caridi accusati omissione di atti d’ufficio per non avere posto in essere adeguate azioni di programmazione, controllo e vigilanza in ordine allo smaltimento del percolato originato da una discarica. Secondo l’accusa, Scopelliti e Caridi non avrebbero provveduto alla bonifica e messa in sicurezza della discarica, vero pericolo per la città di Reggio Calabria a causa della presenza di rifiuti pericolosi e per l’ingente percolato (il liquido prodotto dalla sedimentazione dei rifiuti organici) mai smaltito. Sempre per l’accusa, la situazione appariva ancora più grave per la presenza nelle vicinanze della discarica di una scuola elementare.

(Si veda “Gazzetta del Sud” del 14 marzo 2008 e “Calabria Ora” del 24 febbraio 2010)


Carlo Guccione (lista PD in appoggio a Loiero)

Già segretario regionale dei Ds, assunto nei ranghi della Regione attraverso il celebre e vergognoso “Concorsone regionale”. Il fratello di Carlo Guccione, di nome Fabrizio e consigliere comunale dei Ds a Rende sino al 2001, è invece stato definitivamente condannato ad 1 anno e 4 mesi per estorsione nell’ambito dell’inchiesta “Twister” condotta nel 2004 dai carabinieri e dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro contro un’organizzazione che gestiva un vasto giro di usura a Cosenza ed aveva creato, in alleanza con la ‘ndrangheta, una vera e propria economia parallela. Secondo la Dda di Catanzaro e la Procura di Cosenza e poi la sentenza definitiva, Fabrizio Guccione (all’epoca arrestato) avrebbe preteso da un commercialista e dal presidente di una cooperativa il pagamento di una mazzetta da 300 milioni di lire a titolo di “ringraziamento” per aver favorito la vendita di un terreno. La somma sarebbe servita a garantire anche futuri ulteriori affari. Per ottenere il pagamento, Fabrizio Guccione si presentò allo studio del commercialista in compagnia del pluripregiudicato, e personaggio vicino alla ‘ndrangheta, Marcello Mazza. Quest’ultimo minacciò il commercialista di pagare subito Fabrizio Guccione. Preoccupati dell’intervento di Mazza, il commercialista-parte offesa e l’imprenditore colluso con la ‘ndrangheta Domenico Vulcano chiesero quindi un incontro urgente con Franco Presta, altro boss della ‘ndrangheta cosentina. Presta intervenne e al commercialista venne imposto di pagare la mazzetta. Non a Gruccione questa volta, ma direttamente ai boss di Cosenza Franco Presta, Carmine Chirillo e Carmine Pezzulli.

(Si veda per l’intera vicenda “Gazzetta del Sud” del 12 marzo 2008, “Gazzetta del Sud” e “Il Quotidiano della Calabria” del 7 marzo 2009 e “Gazzetta del Sud” del 9 marzo 2004 edizione di Cosenza)


Nicola Adamo (lista PD in appoggio a Loiero)

Vicepresidente della giunta Loiero e già segretario regionale dei Ds. Rinviato a giudizio il 3 marzo 2010 per il reato di corruzione nell’ambito dell’inchiesta “Why Not”. Secondo l’accusa, Nicola Adamo avrebbe ottenuto denaro dall’imprenditore e presidente della Despar Antonino Gatto (anch’egli rinviato a giudizio), in occasione delle elezioni regionali del 2005. Nell’ambito della stessa inchiesta, Nicola Adamo è stato rinviato a giudizio anche per alcuni presunti casi di abuso d’ufficio. Il processo inizierà il 9 giugno.

(Si veda “Gazzetta del Sud”, “Il Quotidiano della Calabria” e “Calabria Ora” del 3 marzo 2010)

Nicola Adamo è stato inoltre condannato dalla Corte di Conti al pagamento dei danni erariali per uno spostamento illegittimo di una dipendente regionale all’epoca in cui lo stesso Adamo rivestiva la carica di assessore al Personale nella giunta Rodhio. (Su questo si veda Gazzetta del Sud 21 maggio 2003).

Tramite il famoso e vergognoso “Concorsone regionale”, Nicola Adamo ha sistemato alla Regione: Adriana Lucchetta,già telefonista della Federazione Ds di Cosenza e poi collaboratrice dello stesso Adamo; Nicola Gargano, ex consigliere regionale Ds; Giuseppe Marcucci, ex segretario provinciale Ds di Catanzaro; l’ex segretario provinciale Ds di Cosenza Carlo Guccione, poi segretario regionale dei Ds al posto dello stesso Nicola Adamo.

Ed ancora: Nicola Adamo è indagato nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Paola relativa ad investimenti nel settore della produzione dell’ energia eolica realizzati nella zona dell’alto Tirreno cosentino. I reati ipotizzati vanno dall’abuso d’ufficio alla corruzione.

(Si veda “Il Quotidiano della Calabria” del 12 novembre 2007)

Enza Bruno Bossio, moglie di Nicola Adamo, è stata invece rinviata a giudizio dal gup di Lecce per truffa e falso ideologico: come commissaria ministeriale avrebbe stilato una relazione falsa in favore di un’azienda pugliese che ha poi ricevuto i fondi dalla legge 488.

(Si veda “Ansa” e “Il Quotidiano della Calabria” del 17 febbraio 2008)

Infine, Nicola Adamo ed Enza Bruno Bossio sono indagati per «bancarotta semplice e fraudolenta» nell’ambito del fallimento della società “Tesi”, azienda cosentina per lungo tempo impegnata nella fornitura di servizi informatici. Gli atti sono stati trasferiti per competenza territoriale dalla procura di Catanzaro a quella di Cosenza.

(Su questo si veda “Gazzetta del Sud” 1 dicembre 2009)


Stefania Covello (lista PD in appoggio a Loiero)

Consigliere regionale uscente ma soprattutto figlia di Franco Covello, nominato da Loiero presidente del Comitato per il dissesto idrogeologico in Calabria, ex senatore democristiano, poi amministratore unico delle Ferrovie della Calabria con Forza Italia, infine trasvolato nella Margherita e quindi nel Pd. Franco Covello è indagato per corruzione dalla Procura di Firenze nell’ambito dell’inchiesta sullo scandalo degli appalti gestiti dalla Protezione civile e gli affari sporchi del dopo-terremoto in Abbruzzo.

Fra le tantissime telefonate di Covello con Balducci (arrestato), una chiama in causa anche Loiero. Covello dice infatti nelle telefonate intercettate con Balducci:

ti volevo dire… siccome io sono con il Presidente della Regione Calabria… verso le 12,30… se puoi memorizzare… ti chiamo e te lo passo… gliel’ho detto per la figliola… okay?… ti abbraccio». Balducci acconsente: «Come no?… va benissimo… va bene, va bene». Annotano gli investigatori: «Parrebbe quindi che, in una cornice di scambio di favori, Covello intenda richiedere a Balducci un favore per la figlia del presidente della Regione Calabria Loiero».

(Si veda “La Stampa” del 16 febbraio 2010)


Giovanni Battista Genova (lista PD in appoggio a Loiero)

Ex sindaco di Corigliano, indagato per abuso d’ufficio nella vicenda riguardante un concorso per 5 posti di ufficiale nella Polizia municipale di Corigliano. Un caso riaperto dal gip del Tribunale di Rossano Federica Colucci. La vicenda esplose nel novembre del 2007 quando al Comune di Corigliano ed alla Procura della Repubblica di Rossano arrivarono dei plichi sigillati con sopra scritto: “aprire alla fine del concorso”. Nei plichi c’erano i nomi dei vincitori del concorso e gli stessi plichi risultavano essere depositati in Procura già nel febbraio del 2006.Seguirono vari esposti che contestarono l’illegittimità del concorso e i sequestri di documenti operati dalla Guardia di Finanza nelle stanze del Comune di Corigliano. Il gip ha disposto la riapertura delle indagini «a fronte di illegittimità documentali» e per via della testimonianza di un denunciante che ad avviso del magistrato:

non solo ha reso dichiarazioni chiare, logiche e precise, ma ha fornito un riscontro estrinseco ed ha depositato il nome dei vincitori del concorso quando ancora non tutte le prove erano espletate, ed ha preannunciato che i vincitori sarebbero stati 6 e non 5 perché la partecipante C.C., già indicata come vincitrice, sarebbe andata via per altro ente. Tutte circostanze che si sono poi esattamente verificate.

(Sulla vicenda si veda “La Gazzetta del Sud” del 17, 18 e 19 dicembre 2008)


Mario Maiolo (lista PD in appoggio a Loiero)

Assessore regionale uscente. Indagato dalla Procura di Catanzaro in un’inchiesta sulle attività della società “Tesi”. Società mista pubblica-privata operante nel settore informatico ed ambientale, la cui gestione ha visto coinvolti, trasversalmente, esponenti del centrosinistra e del centrodestra. Ad erogare i finanziamenti, sulla gestione dei quali vengono ipotizzati vari illeciti, sono stati l’Unione europea, lo Stato e la Regione Calabria, che figurano nell’inchiesta come parti lese.

(Si veda “Gazzetta del Sud” 16 dicembre 2008, “Il Quotidiano della Calabria” del 16 dicembre 2008)


Salvatore Pirillo (lista PD in appoggio a Loiero)

Segretario del Pd di Amantea, assunto nei ranghi della Regione con la celebre e vergognosa leggina numero 25 (“Concorsone regionale”) che ha permesso la chiamata diretta, come portaborse, di figli, cognati, fratelli e parenti dei consiglieri regionali e quindi la loro successiva stabilizzazione senza lo straccio di un concorso pubblico.

(Su questo si veda “Il Corriere della Sera” del 18 ottobre 2002 e del 7 ottobre 2005 a firma di Gian Antonio Stella)

Salvatore Pirillo è inoltre figlio di Mario Pirillo, attuale eurodeputato del Pd ed un passato da assessore regionale al Bilancio sia con giunte di centrodestra che di centrosinistra. Mario Pirillo è passato dalle fila della Dc al Ppi, poi al Cdu, quindi all’Udeur, poi nella Margherita sino alla sua espulsione da tale partito e l’adesione al Pdm di Loiero. Infine, l’eurodeputato si è accasato nel Pd. Mario Pirillo, al centro da anni di varie inchieste giudiziarie, passa anche alla storia per essere stato l’unico assessore regionale italiano, con delega alla Caccia, ad essere stato diffidato dalla Lav (Lega antivivisezione) per aver approvato un calendario venatorio fuori legge che anticipa la caccia in Calabria al 1 Settembre (unica Regione d’Italia). Celebri anche le annuali e puntuali censure della Corte dei Conti calabrese all’indirizzo dei bilanci regionali disastrosi, ed all’insegna dello sperpero, varati da Mario Pirillo nei suoi tanti anni trascorsi alla guida dell’assessorato regionale al Bilancio (la Regione Calabria in 30 anni non ha mai consegnato un bilancio in regola coi tempi e i modi fissati dalla legge).


Sandro Principe (lista PD in appoggio a Loiero)

+++ Aggiornamento del 10 giugno 2010: l’avvocato Franco Sammarco, in merito alla posizione di Sandro Principe, precisa che la posizione del suo cliente è stata chiarita attraverso “l’avvenuta archiviazione della iniziativa giudiziaria in danno dell’On. Principe”. Per maggiori informazioni si veda qui +++

Ex assessore regionale della giunta Loiero, ex sindaco di Rende, ex sottosegretario al Lavoro.

I suoi fac-simili ed il suo materiale elettorale vennero trovati nelle abitazioni di centinaia di mafiosi della Piana di Gioia Tauro e della Locride durante il famoso “blitz delle preferenze”, scattato alla vigilia delle elezioni politiche dell’aprile 1992. Il blitz era stato ordinato dall’allora procuratore di Palmi Agostino Cordova e dall’allora pm di Locri Nicola Gratteri. Per ben due volte Cordova ed il suo sostituto Francesco Neri (attuale sostituto Pg a Reggio Calabria) chiesero l’autorizzazione a procedere nei confronti dell’allora sottosegretario al Lavoro Sandro Principe. L’autorizzazione venne però negata dalla Giunta delle autorizzazioni a procedere della Camera dei deputati (relatore il massone Alfredo Biondi, ex Pli, poi passato alla storia per il decreto “salvaladri” varato come ministro della Giustizia del primo Governo Berlusconi. Biondi è anche un pregiudicato per frode fiscale). Alla massoneria sarebbero stati legati da sempre sia Sandro Principe che suo padre Francesco (detto “Cecchino”), deceduto da qualche anno. Nei giorni in cui la Giunta della Camera doveva decidere l’autorizzazione a procedere per concorso in associazione mafiosa nei confronti di Sandro Principe, suo padre Cecchino si trasferì a Roma dove – secondo l’ex presidente della Commissione parlamentare antimafia Francesco Forgione ed il giornalista Paolo Mondani – lo si poteva facilmente vedere passeggiare in Transatlantico a braccetto con Forlani e Misasi. Nella richiesta del procuratore Cordova avanzata nei confronti di Sandro Principe c’era di tutto. Dalla campagna elettorale fatta per Sandro Principe da mafiosi e pregiudicati della Piana di Gioia Tauro (dai boss Versace di Polistena agli Avignone di Taurianova, a molti altri), sino agli incontri di Sandro Principe ( fotografati dai carabinieri di Rosarno) col boss mafioso Marcello Pesce nella saletta riservata del bar “Crystall” di Rosarno. Agli atti anche le lettere di raccomandazione inviate da Sandro Principe all’allora sottosegretario alla Difesa socialista al fine di far ottenere l’esonero dal servizio militare al pregiudicato di Rosarno Galatà (fratellastro del boss Marcello Pesce). Secondo i magistrati Agostino Cordova e Francesco Neri, tale ultimo favore fu chiesto a Sandro Principe dall’allora consigliere comunale socialista di Rosarno La Ruffa, pregiudicato e cognato degli stessi Pesce.Un atto assolutamente illegittimo visto che Galatà era stato dichiarato idoneo al servizio miltare.

Agli atti della richiesta di autorizzazione avanzata dalla Procura di Palmi contro Sandro Principe, anche la testimonianza dell’ex ministro Giacomo Mancini, non rieletto in quelle elezioni politiche del 1992 per via della sua ferma opposizione alla costruzione della centrale Enel a Gioia Tauro. Mancini dichiarò a Cordova che la mafia della Piana di Gioia Tauro votò all’epoca per Sandro Principe, Paolo Romeo, Sisinio Zito e Saverio Zavettieri. Contro Sandro Principe, infine, anche la testimonianza dell’ex sindaco comunista di Rosarno Giuseppe Lavorato che spiegò ai magistrati come per formare all’epoca la giunta di sinistra a Rosarno (che vedeva esclusa la Dc), lui stesso dovette trattare direttamente con Sandro Principe, al quale chiese l’esclusione dalla sua giunta di persone in odore di mafia. Come dire: Sandro Principe disponeva direttamente del Psi di Rosarno ed era perfettamente a conoscenza dei legami con la ‘ndrangheta dei suoi membri.

(Per tali episodi si veda il libro “Oltre la cupola” di Francesco Forgione e Paolo Mondani, Rizzoli editore)


Rosario Mirabelli (Autonomia e Diritti, lista ispirata da Loiero)

Già capogruppo di Alleanza Nazionale nel Consiglio comunale di Rende, ex consigliere provinciale, poi trasvolato nell’Udeur e nel centrosinistra per le elezioni regionali del 2005, poi candidato a sindaco di Rende nel 2006 con una lista civica e quindi ora nel centrosinistra con “Autonomia e diritti” e con Loiero.


Gilberto Raffo (Autonomia e Diritti, lista ispirata da Loiero)

Attuale consigliere provinciale di Cosenza, già presidente del Nuovo Psi di De Michelis (centrodestra), poi trasvolato nel centrosinistra con l’Udeur, ora in “Autonomia e diritti”.


Natale Zanfini (Autonomia e Diritti, lista ispirata da Loiero)

Ex consigliere provinciale eletto con l’Udc, poi passato all’Italia di Mezzo e quindi trasvolato nel centrosinistra e nel Pd.


Ugo Piscitelli (lista Slega la Calabria)

Sindaco di Mendicino, indagato e di nuovo sotto processo dopo che l’ 8 gennaio 2008 la sesta sezione della Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza con cui, a marzo del 2007, i giudici d’Appello lo avevano assolto. L’accusa di abuso d’ufficio riguarda una concessione edilizia.. In primo grado, Piscitelli era stato condannato ad otto mesi. In Appello era arrivata l’assoluzione ma la Cassazione ha poi deciso per un nuovo processo d’Appello annullando la precedente assoluzione.

(Si veda “Gazzetta del Sud” del 27 maggio 2008)

Per altra vicenda giudiziaria la Corte dei Conti aveva disposto il sequestro conservativo dello stipendio e dell’indennità del sindaco Ugo Piscitelli, pignorandone le retribuzioni. La magistratura contabile contesta infatti ad Ugo Piscitelli di aver cagionato danni erariali nell’ambito della vertenza relativa alla costruzione del ponte “Avis”.

(si veda “Gazzetta del Sud” del 10 febbraio 2000)


Antonino Tramonte (Federazione Sinistra)

Ex sindaco di Saracena, prescritto dal Tribunale di Castrovillari per i reati di abuso e falso, commessi tra il ’92 e il ’94. Nel 1994 per tale vicenda giudiziaria Antonino Tramonte era finito agli arresti domiciliari. Tramonte era accusato di aver falsamente attestato che alcuni fabbricati ricadevano al di fuori del perimetro urbano di Saracena, così esentando i proprietari dalla procedura di condono edilizio.

(Si veda “Gazzetta del Sud” del 21 febbraio 2001)


Cosimo Mario Salvati (lista Alleanza per la Calabria)

Ex sindaco di San Lorenzo del Vallo, condannato dalla Corte dei Conti per aver provocato un danno erariale di oltre 60 milioni di vecchie lire attraverso l’illecita corresponsione di emolumenti a Luigi Zagarese, fratello dell’allora assessore comunale Oreste Zagarese:

per inesistenti prestazioni di custodia – riferisce la sentenza – relative al castello di San Lorenzo del Vallo.

I fatti relativi al “falso custode” risalgono al 30 novembre 2001, con l’approvazione di un’apposita delibera. Accertato che la permanenza di Luigi Zagarese all’interno del castello configurava un’occupazione abusiva piuttosto che un servizio di custodia, la Corte dei Conti avviò un’istruttoria. Giungendo fino alla condanna. Gli amministratori, secondo i giudici contabili, avrebbero elargito:

una vera e propria regalìa all’occupante abusivo dell’immobile, che peraltro non ha mai esercitato alcuna vigilanza. La tesi del rapporto di custodia – aggiunge la sentenza – oltre che smentita dalle relazioni dell’Ufficio tecnico comunale di San Lorenzo del Vallo, appare incompatibile con il rapporto di servizio che legava Luigi Zagarese all’ex Esac presso il frigomacello di Rende, dove l’uomo si recava quotidianamente tra il 5 ottobre 1982 e il 1 aprile 1998.

(Per la vicenda e la condanna si veda “Gazzetta del Sud” 8 novembre 2007)


Michelangelo Spataro (lista Alleanza per la Calabria)

Ex amministratore di FinCalabra, ex Ccd, poi ex segretario cittadino del Cdu, quindi capogruppo al consiglio comunale di Cosenza con l’Udeur, poi nel Pd, infine passato all’Api. È stato rinviato a giudizio lo scorso 2 marzo nell’ambito dell’inchiesta “Why Not”. Dovrà comparire dinanzi al Tribunale di Catanzaro il prossimo 9 giugno.

(Si veda “Il Quotidiano della Calabria”, “Gazzetta del Sud” e “Calabria Ora” del 3 marzo 2010)

Michelangelo Spataro è indagato inoltre per bancarotta semplice e fraudolenta in un’inchiesta sulle attività della società “Tesi”. Società mista pubblica-privata operante nel settore informatico ed ambientale, la cui gestione ha visto coinvolti, trasversalmente, esponenti del centrosinistra e del centrodestra. Ad erogare i finanziamenti, sulla gestione dei quali vengono ipotizzati vari illeciti, sono stati l’Unione europea, lo Stato e la Regione Calabria, che figurano nell’inchiesta come parti lese. Gli atti sono stati trasferiti per competenza territoriale dalla Procura di Catanzaro a quella di Cosenza.

(Su questo si veda “Gazzetta del Sud” 1 dicembre 2009)


Diego Tommasi (lista Alleanza per la Calabria)

Ex assessore regionale all’Ambiente nella giunta Loiero, indagato dalla Procura di Crotone insieme ad altre 16 persone (fra gli altri l’ex ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro, l’ex sottosegretario alle Attività produttive Pino Galati di Lamezia, l’ex presidente della Regione Calabria Giuseppe Chiaravalloti, un giudice del Tar di Catanzaro, ecc.) nell’inchiesta condotta dal pm Pierpaolo Bruni sui finanziamenti pubblici erogati per la realizzazione di una centrale per la produzione di energia elettrica a turbogas nel comune di Scandale, nel crotonese.

Diego Tommasi è indagato per tentata concussione in concorso con Alfonso Pecoraro Scanio, Egidio Pastore e Antonio Principe. La richiesta di denaro sarebbe servita, secondo la Procura, ad «assicurare il buon esito del progetto di realizzazione di una centrale elettrica a cura della “Crotone power development”». Nel dettaglio Pastore e Principe, tramite Francesco Trebisonda (che non è indagato, ma ha subito una perquisizione), avrebbero richiesto al procuratore legale della società Antonio Argentino il pagamento di una somma per consulenze fittizie da affidare formalmente a «società riconducibili a Diego Tommasi e Pecoraro Scanio». Una richiesta alla quale Argentino disse No.L’inchiesta, ribattezzata “Energopoli” parla anche di tangenti che sarebbero state versate per ottenere le autorizzazioni a realizzare altri tre impianti a Crotone, Rizziconi e in Molise.

(Si veda “Gazzetta del Sud”, “Corriere della Sera”, “Il Quotidiano della Calabria” del 13, 14 e 15 luglio 2009)


Pino Gentile (lista PDL)

Indagato per il fallimento della società “Tesi”, azienda cosentina per lungo tempo impegnata nella fornitura di servizi informatici. Il 30 novembre 2009 il gup di Catanzaro Abigail Mellace, davanti alla quale si stava svolgendo l’udienza preliminare sui presunti gravi illeciti nella gestione dei fondi pubblici destinati alla Calabria, ha deciso il trasferimento di tutti gli atti al Tribunale di Cosenza, competente territorialmente. Pino Gentile è indagato per bancarotta semplice e fraudolenta.

(Si veda “Gazzetta del Sud” 1 dicembre 2009)

Pino Gentile, unitamente al fratello Antonio (senatore), è stato chiamato in causa da diversi pentiti della ‘ndrangheta cosentina in molti processi. In particolare, il senatore Antonio Gentile è stato accusato di aver avuto l’appoggio elettorale della ‘ndrangheta alle politiche del 1992 (correva per il Psi). Anche l’ex sindaco di Cosenza Giacomo Mancini ha dichiarato che nel 1992 Antonio Gentile era scortato da un “nutrito stuolo di personaggi molto noti alla giustizia”.

Pino Gentile, attuale consigliere regionale, è stato sindaco di Cosenza, consigliere ed assessore regionale, indifferentemente con giunte di centrosinistra e centrodestra. Prima di approdare a Forza Italia ha militato nel Psi e poi nel Pri.

Per capire il trentennale potere clientelare ed affaristico coltivato dai fratelli Gentile basta considerare le seguenti assunzioni effettuate dai due fratelli, negli anni, a favore di propri strettissimi congiunti. Alla Camera di Commercio di Cosenza viene bandito un concorso per 12 posti. Fra i vincitori troviamo: Claudio Gentile, fratello di Antonio e Pino Gentile, e Massimiliano Manna, nipote dei Gentile. Alla “PromoCosenza” e alla Calab (società entrambe collegate alla Camera di Commercio di Cosenza) viene assunta a tempo determinato Daniela Gentile, nipote di Antonio e Pino Gentile. Ed ancora: l’Asl di Cosenza bandisce un concorso per 35 assistenti amministrativi e fra i vincitori risultano: Gentile Anna Rosa, Gentile Antonella, Gentile Katia, Gentile Manuela e Gentile Barbara, tutte figlie e nipoti dei potenti e “trasparentissimi” fratelli Gentile. Nella società “Sviluppo Italia Calabria” è stato invece sistemato Sandro Mazzuca, nipote di Pino Gentile.

Pino Gentile è infine imputato a Lamezia Terme per truffa, falso e abuso d’ufficio insieme all’ex presidente della giunta regionale Giuseppe Chiaravalloti per avere firmato con alcuni dirigenti dell’ente un accordo di programma per il finanziamento di circa 4,2 milioni destinato alla costruzione del Grand Hotel Marechiaro a Gizzeria.

(Su questo si veda “Il Quotidiano della Calabria” e “Gazzetta del Sud” del 16 marzo 2010)


Gianpaolo Chiappetta (lista PDL)

Nella società “Sviluppo Italia Calabria”, azienda famosa per aver scialacquato miliardi di vecchie lire in operazioni fallimentari, è riuscito a far assumere a tempo indeterminato e per chiamata diretta la propria nipote Giovanna Campanaro. Un caso, quello di Sviluppo Italia Calabria e delle sue assunzioni clientelari, che ha fatto gridare allo scandalo l’intera Italia e di cui si è fatto interprete Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera in un articolo dal titolo esemplare: “Sviluppo Parenti”.

(Su questo si veda pure “La Provincia Cosentina” del 25 ottobre 2007)


Franco Morelli (lista PDL)

Ex Dc, ex capo di Gabinetto di Chiaravalloti, legatissimo all’Opus Dei, consigliere regionale uscente di Alleanza Nazionale, famoso anche per essere stato immortalato dalle telecamere di “Annozero” mentre abbracciava e baciava il consigliere regionale Domenico Crea (questi poi arrestato) con la celebre frase:

Crea è compare del mio compare.

Nell’ambito dell’inchiesta Why not, Franco Morelli è stato rinviato a giudizio e dovrà comparire dinanzi al Tribunale di Catanzaro il 9 giugno prossimo nella qualità di ex dirigente generale del Dipartimento Obiettivi strategici della Regione. A Franco Morelli viene contestata, in concorso con Antonio Saladino e Giuseppe Lillo, l’adozione di atti amministrativi non rispondenti all’interesse generale. In altro filone di Why Not, Franco Morelli è invece indagato per truffa dalla Procura di Paola.

(Si veda “Gazzetta del Sud”, “Il Quotidiano della Calabria”, “Calabria Ora” del 3 marzo 2010)

Infine, Franco Morelli è indagato per «bancarotta semplice e fraudolenta» nell’ambito del fallimento della società “Tesi”, azienda cosentina per lungo tempo impegnata nella fornitura di servizi informatici. Gli atti sono stati trasferiti per competenza territoriale dalla procura di Catanzaro a quella di Cosenza.

(Su questo si veda Gazzetta del Sud 1 dicembre 2009)


Ennio Morrone (lista PDL)

Consigliere regionale uscente ex Udeur, indagato dal 2003 dalla Dda di Catanzaro in un’inchiesta sulla penetrazione della ‘ndrangheta nei lavori della Salerno-Reggio Calabria. Rinviato a giudizio nell’ambito dell’inchiesta Why Not”, dovrà comparire dinanzi al Tribunale di Catanzaro il 9 giugno prossimo.

(Si veda “Gazzetta del Sud”, “Il Quotidiano della Calabria” e “Calabria Ora” del 3 marzo 2010)


Luciano Neri (lista PDL)

Coordinatore del Pdl di Montalto Uffugo. Il gup di Salerno ha trasmesso gli atti riguardanti la sua posizione alla Procura di Catanzaro per competenza territoriale. Luciano Neri è indagato nell’ambito dell’inchiesta condotta dalla Dda di Salerno, e denominata “Dinasty – Do ut Des”, per il reato di falso in atto pubblico per aver fatto parte della Commissione regionale che avrebbe falsamente attestato la regolarità delle pratiche presentate dalla società “Il Melograno Village”. Società che così, grazie a tale falsa attestazione, incassò i finanziamenti regionali per la realizzazione di un villaggio turistico a Parghelia. Socia occulta del “Melograno village” sarebbe stata il giudice di Vibo Valentia Patrizia Pasquin, arrestata nell’operazione “Dinasty – Do ut Des” ed attualmente sotto processo a Salerno.


Antonio Pizzini (lista PDL)

Consigliere regionale uscente, già distintosi come sindaco di Paola negli anni ’80 per aver lasciato le casse del Comune con un dissesto finanziario di oltre 15 miliardi di vecchie lire.

Leo Battaglia (lista UDEUR-PRI-Nuovo PSI)

Consigliere comunale di Castrovillari del Nuovo Psi. Il 5 gennaio scorso non ha trovato di meglio che scrivere a tutti gli organi di informazione ed al sindaco di Castrovillari Franco Blaiotta per proporre l’intitolazione del Villaggio scolastico e della scuola elementare di Castrovillari alla memoria del tangentista e pluripregiudicato per corruzione Bettino Craxi.


Sergio Stancato (lista UDEUR-PRI-Nuovo PSI)

Arrestato il 7 maggio 1998 perché da assessore regionale all’ Ambiente avrebbe intascato una mazzetta da un miliardo di vecchie lire da alcuni imprenditori interessati ad ottenere gli appalti per il disinquinamento acustico e atmosferico in Calabria .In carcere finì all’epoca pure il segretario di Stancato. Politicamente Sergio Stancato ha iniziato nel Ccd, poi è passato nel Patto Segni, quindi nell’Upr di Cossiga. Rieletto consigliere regionale nel 2005 col centrodestra ed il Nuovo Psi, è subito ripassato nel centrosinistra con l’Udeur per poi approdare nuovamente nel centrodestra.Il processo a Stancato, fra rimpalli di competenze territoriali tra Catanzaro e Paola, è finito in prescrizione.

(Si veda “Gazzetta del Sud” 8 Maggio 1998)


Vincenzo Cesareo (lista UDEUR-PRI-Nuovo PSI)

Ex consigliere comunale e coordinatore cittadino di Forza Italia a Cetraro. Ex consigliere regionale con Forza Italia. È cognato del boss della ‘ndrangheta Franco Muto di Cetraro, noto anche come “il re del pesce”. Vincenzo Cesareo, passato poi nel centrosinistra, non è stato ricandidato alle regionali del 2005 per via di alcune sue telefonate intercettate col cognato e boss Franco Muto, finite agli atti del processo antimafia “Azymuth”.

Nell’ambito di tale operazione, condotta dalla Dda di Catanzaro, sono rimasti coinvolti anche Roberto, Patrizia e Carmen Cesareo, quest’ultima sorella di Vincenzo. Alle politiche del 2006, Vincenzo Cesareo è stato candidato alla Camera dei deputati, quale capolista in Calabria, per la “Lega Nord-Mpa”. Ora ci riprova alla Regione nel “Psi-Socialisti Uniti”di Saverio Zavettieri, a sostegno del candidato alla presidenza per il centrodestra Giuseppe Scopelliti.


Giuditta De Santis (lista UDEUR-PRI-Nuovo PSI)

Vicesegretaria del Pd di Rende, consigliere comunale di Rende, trasvolata dal Pd al Nuovo Psi, passando così dal centrosinistra al centrodestra.


Tommaso Signorelli (lista UDEUR-PRI-Nuovo PSI)

Ex vicesindaco di Amantea, ex assessore comunale nelle ultime 3 giunte in quota al Partito democratico, tratto in arresto nel dicembre del 2007 nel corso della maxioperazione antimafia “Nepetia” condotta dalla Dda di Catanzaro contro 39 persone accusate, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso, spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, turbativa d’asta e altri reati minori. Sino al 7 settembre 2009 Signorelli è stato detenuto agli arresti domiciliari. Il Consiglio comunale di Amantea è stato nel frattempo sciolto per infiltrazioni mafiose. Il processo “Nepetia” è in corso al Tribunale di Paola.

Nel frattempo, Tommaso Signorelli ha lasciato il Pd per rifugiarsi nei “Socialisti Uniti” di Saverio Zavettieri. Secondo l’accusa della Dda di Catanzaro, il clan del boss Tommaso Gentile di Amantea (già condannato a 20 anni di carcere con il rito abbreviato nell’ambito della stessa inchiesta) avrebbe sostenuto elettoralmente Signorelli nelle consultazioni comunali di Amantea del 2004 e del 2006:

terrorizzando ed influenzando la popolazione di Amantea – scrive la Dda – con vari atti intimidatori a colpi di arma da fuoco.

Signorelli è accusato di essere stato il politico di riferimento del clan Gentile-Africano dal 2004 al 2007 e di aver favorito il sodalizio mafioso nell’acquisizione di appalti e servizi pubblici, in particolare nella gestione del porto di Amantea e nell’aggiudicazione dei lavori di manutenzione dell’imboccatura, nonché per qualsiasi altra necessità dei singoli sodali.


Nicodemo Filippelli (Autonomia e Diritti, lista ispirata da Loiero)

Ex Udeur e Mpa, già sindaco di Cirò Marina. Nella veste di assessore provinciale di Catanzaro (quando ancora Crotone non era stata elevata a Provincia) si è salvato grazie alla prescrizione in un procedimento penale relativo ad una truffa da 900 milioni nel c.d. “scandalo Cif”, cioè quello di un immobile ceduto a titolo gratuito al Centro Italiano Femminile e da questi dato in locazione alla Provincia di Catanzaro. Il Cif, secondo la Procura di Catanzaro, era un ente privo di personalità giuridica e quindi non avrebbe potuto acquistare l’immobile, nè pretendere i canoni di locazione dalla Provincia di Catanzaro.


Pasquale Senatore (candidati liste centrodestra in appoggio a Scopelliti, Provincia di Crotone – PDL)

Sindaco di Crotone dal 1997 al 2005, consigliere regionale uscente. Nei suoi confronti il pm di Crotone Pierpaolo Bruni ha chiesto il rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta “Black Mountains” relativa all’illecito utilizzo delle scorie industriali della Pertusola nei lavori di riempimento di piazzali, banchine, parcheggi e cortili di edifici pubblici e privati nella città di Crotone, Cutro ed Isola Capo Rizzuto.

Un disastro ambientale per il quale il pm di Crotone Bruni contesta all’ex sindaco Pasquale Senatore di non aver preso le opportune misure dopo le comunicazioni nel 2004 da parte della Procura della Repubblica in relazione alla presenza di materiali tossici nel sottosuolo della città. Sottosuolo dove, secondo la Procura, sono sepolte 350 tonnellate di scorie industriali considerate dai consulenti dei magistrati nocive per la salute. Le scorie sarebbero composte da minerali velenosi come l’arsenico, miscelati nel cosiddetto conglomerato idraulico catalizzato (Cic), ceduto da Pertusola Sud ad alcune ditte edili che lo hanno poi utilizzato come sottofondo nella realizzazione di parcheggi e piazzali. Pasquale Senatore, unitamente ad altri 44 indagati, dovrà comparire dinanzi al gup di Crotone il prossimo 11 maggio.

(Si veda “Gazzetta del Sud” e “Il Quotidiano della Calabria” del 24 settembre 2009 e del 9 marzo 2010)

Pasquale Senatore, infine, è stato anche fra i più convinti sostenitori del mega-progetto di “Europaradiso”, investimento miliardario che le inchieste della magistratura hanno dimostrato essere solo un grande affare per la mafia.


Raffaele Martino (lista Scopelliti Presidente)

Indicato, sostenuto e messo in lista da Dionisio Gallo, consigliere regionale uscente dell’Udc, ex assessore regionale alla Forestazione e non ricandidato perché condannato a 2 anni in Appello per corruzione e voto di scambio nel processo “Puma”.

(Si veda “Gazzetta del Sud” del 29 settembre 2009 e “Il Crotonese” del 29 settembre 2009)

Dionisio Gallo è stato infine rinviato a giudizio anche nell’inchiesta “Why Not” e dovrà comparire dinanzi al Tribunale di Catanzaro il prossimo 7 giugno.

(Si veda su questo “Gazzetta del Sud” e “Il Quotidiano della Calabria” del 3 marzo 2010)


Francesco Pugliano (lista Scopelliti Presidente)

Ex assessore provinciale, sostenuto dal consigliere regionale uscente Enzo Sculco della Margherita il quale, in un lungo documento pubblicato da tutti gli organi di informazione locali, ha spiegato che in questa tornata elettorale sosterrà Scopelliti e il Pdl.
Enzo Sculco, sospeso dal Consiglio regionale, è stato condannato ad 1 anno e 3 mesi per truffa e falso dal Tribunale di Crotone in relazione ad una vicenda di due corsi fantasma (intascati 288 milioni di vecchie lire), che risale al 2001/2002, quando Sculco era amministratore dello “Ial Calabria”.

(Si veda “Gazzetta del Sud” e “Il Quotidiano della Calabria” del 28 febbraio 2009)

Sculco è stato poi condannato in altro processo a 7 anni, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, per corruzione, frode nelle pubbliche forniture, truffa e tentata truffa (Sculco all’epoca dei fatti era vicepresidente della Provincia di Crotone).

(Si veda su questo “Gazzetta del Sud” e “Il Quotidiano della Calabria” del 3 febbraio 2007)


Domenico Rizza (lista Scopelliti Presidente)

Ex consigliere ed assessore regionale. Definitivamente condannato dalla Corte dei Conti perché nel 2003, quale vicepresidente del Consiglio regionale, ha autorizzato con soldi pubblici (spesi oltre 25mila euro) i regali di Natale (47 penne Mont Blanc e borse in pelle “Nazzareno Gabrielli”) per tutti i consiglieri regionali. Per la Corte dei Conti sono stati così soddisfatti interessi meramente privati con soldi pubblici.

(Si veda “Gazzetta del Sud” del 26 ottobre 2005, “Gazzetta del Sud” del 16 novembre 2005 e “Il Quotidiano della Calabria” del 28 gennaio 2006)

Nella società “Sviluppo Italia Calabria”, azienda famosa per aver scialacquato miliardi di vecchie lire in operazioni fallimentari, Domenico Rizza è riuscito a far assumere a tempo indeterminato e per chiamata diretta la propria figlia Olga Rizza. Un caso, quello di “Sviluppo Italia Calabria” e delle sue assunzioni clientelari, che ha fatto gridare allo scandalo l’intera Italia e di cui si è fatto interprete Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera in un articolo dal titolo esemplare: “Sviluppo Parenti”.

(Su questo si veda pure “La Provincia Cosentina” del 25 ottobre 2007)


Luigi Siciliani (lista Socialisti Uniti-PSI)

Imprenditore dell’agro-alimentare di Cirò, ex presidente provinciale di Confindustria, poi presidente della Camera di Commercio di Crotone. È stato arrestato (ai domiciliari) dalla Guardia di finanza per associazione a delinquere finalizzata alle false comunicazioni sociali, alla bancarotta fraudolenta e alla truffa, in relazione al crack (40 milioni di euro) dell’azienda agroalimentare “La Giara”, attiva nel settore oleario.

Tra le persone che hanno subito la bancarotta fraudolenta contestata a Luigi Siciliani, anche Samaritana Rattazzi, nipote di Gianni Agnelli. La figlia di Susanna Agnelli e di Umberto Rattazzi era infatti socia della società “La Giara” cui erano collegate altre due società, “Tradizioni di Calabria” e “Tradizioni italiane”, che sarebbero state oggetto da parte della persone arrestate di finti versamenti per l’aumento del capitale sociale. Tali artifizi, secondo la Guardia di finanza sarebbero stati posti in essere per ingannare i soci sottoscrittori, tra i quali Samaritana Rattazzi, anche attraverso la simulazione di contratti e false fatturazioni per far credere ai soci che si trattasse di una distribuzione di utili. Le perdite del gruppo “La Giara” iniziarono ad accumularsi dal 1995, ma Luigi Siciliani ha avuto la capacità di portarsele dietro fino al 2000. Samaritana Rattizzi diventò socia e presidente del consiglio d’ amministrazione della “Giara”. La nipote di Gianni Agnelli firmò le fideiussioni che l’ imprenditore Luigi Siciliani doveva consegnare alle banche per ottenere i finanziamenti senza far apparire le aziende erano in perdita per 25 miliardi di lire di perdite. In quegli anni la Giara forniva infatti “la Rinascente”, che appartiene al gruppo Agnelli. Luigi Siciliani S’ inventò così una holding per coprire gli ammanchi della “Giara”.

(Si veda su questo “La Repubblica” e “Il Corriere della Sera” del 24 maggio 2006, “Gazzetta del sud” e “Il Quotidiano della Calabria” del 23 maggio 2006)

Luigi Siciliani è stato rinviato a giudizio il 7 febbraio 2008 dal gup di Crotone. Il processo è ancora in corso.

(Si veda “Gazzetta del Sud” 8 febbraio 2008)


Paolo Abramo (Autonomia e Diritti, lista ispirata da Loiero)

Presidente Camera della di Commercio di Catanzaro, fratello di Sergio Abramo, cioè del candidato alla presidenza della Regione Calabria nel 2005 con il centrodestra e contro Loiero. Paolo Abramo è indagato in un’inchiesta in cui, a vario titolo, vengono contestati ad una serie di indagati i reati di abuso di ufficio, truffa, turbata libertà degli incanti, falsità ideologica e materiale, malversazione ai danni dello Stato, frode nelle pubbliche forniture, corruzione. Secondo le indagini, tra il 2002 e il 2003, la Schillacium Spa, società mista pubblico-privata che gestisce la raccolta dei rifiuti nel comprensorio del Soveratese, sarebbe stata favorita nell’aggiudicazione del servizio di raccolta a Soverato.

(Si veda “Gazzetta del Sud” del 29 maggio 2008, www.soveratoweb.com, www.guardavalle.net)


Piero Aiello (lista PDL)

Ex Ccd, già assessore regionale con Chiaravalloti presidente. Piero Aiello è stato il presentatore ufficiale, all’atto dell’iscrizione a Forza Italia a Lamezia Terme, di Giovanni Cannizzaro, ritenuto esponente di spicco delle cosche e finito in carcere con l’ accusa di aver ucciso il fratello della fidanzata, Nino Torcasio, capo dell’omonima cosca, e ferito il fratello Pasquale (Torcasio) in un agguato compiuto il giorno prima della bomba contro la villa della senatrice di Forza Italia Ida D’ Ippolito (il 30 marzo 2002).

Secondo gli accertamenti delle forze dell’ ordine, alcuni personaggi ritenuti esponenti dei clan lametini dei Giampà, Torcasio, Iannazzo, Cerra, Pagliuso, risultavano iscritti alla sezione di Forza Italia di Lamezia Terme. L’elenco completo di iscritti e presentatori è stato poi sequestrato dalla polizia di Catanzaro su disposizione del pm Annalisa Marzano. L’indagine venne avviata all’ indomani del ritrovamento di un ordigno esplosivo davanti alla villa della senatrice di Forza Italia Ida D’Ippolito (30 marzo 2002) . Nell’elenco sequestrato dalla polizia comparirebbero almeno sei persone ritenute vicine ai clan di Lamezia Terme, una della quali presentata, come detto, da Piero Aiello.

(Si veda “Corriere della Sera” del 31 agosto 2002, “Il Quotidiano della Calabria” del 30 agosto 2002)


Raffaele Mancini (lista PDL)

Ex sindaco di Soverato. È indagato in un’inchiesta in cui, a vario titolo, vengono contestati ad una serie di indagati i reati di abuso di ufficio, truffa, turbata libertà degli incanti, falsità ideologica e materiale, malversazione ai danni dello Stato, frode nelle pubbliche forniture, corruzione. Raffaele Mancini, secondo la Procura di Catanzaro, avrebbe utilizzato le offerte delle altre ditte, che dovevano rimanere segrete, per consentire alla “Schillacium Spa” di presentare un’offerta più vantaggiosa, predisponendo anche una sorta di pre-gara. Secondo le indagini, tra il 2002 e il 2003 la Schillacium Spa, società mista pubblico-privata che gestisce la raccolta dei rifiuti nel comprensorio del Soveratese, sarebbe stata favorita nell’aggiudicazione del servizio di raccolta a Soverato.

Secondo le accuse, gli amministratori del Comune di Soverato avrebbero violato la legge sull’adozione di procedure ad evidenza pubblica per l’affidamento di appalti e servizi pubblici.

(Si veda “Gazzetta del Sud” 29 maggio 2008)


Domenico Tallini (lista PDL)

Consigliere regionale uscente. Un tempo idolo dei picchiatori fascisti, poi passato armi, bagagli e manganello con Forza Italia. Nel 2005 è passato nel centrosinistra con l’Udeur. Ora è ripassato nel Pdl.


Francesco Pilieci (lista UDC)

Ex consigliere regionale condannato definitivamente dalla Corte dei Conti perché, quale membro dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale della Calabria, ha autorizzato con soldi pubblici (spesi oltre 25mila euro) i regali di Natale (47 penne Mont Blanc e borse in pelle “Nazzareno Gabrielli) per tutti i consiglieri regionali nell’anno 2003. Per la Corte dei Conti sono stati così soddisfatti interessi meramente privati con soldi pubblici.

(Si veda “Gazzetta del Sud” del 26 ottobre 2005, “Gazzetta del Sud” del 16 novembre 2005 e “Il Quotidiano” del 28 gennaio 2006)


Vito Bordino (lista UDC)<

Vice segretario regionale dell’Udc, segretario provinciale Udc di Catanzaro. A suo carico è in corso il processo d’Appello. Bordino, impiegato dell’ex Genio civile, è accusato di aver attestato falsamente nel registro protocollo che la comunicazione di inizio lavori relativa alla costruzione di una casa era avvenuta in epoca antecedente a quella effettiva. L’inchiesta in questione aveva portato, il 27 maggio del 2003, all’arresto dell’ingegnere capo del Comune di Catanzaro.

(Si veda “Gazzetta del sud” del 20 novembre 2009)


Pasqualino Ruberto (lista Noi Sud)

Commissario provinciale dell’Mpa, consigliere provinciale a Catanzaro, ex assessore provinciale all’Ambiente, già commissario di Forza Italia a Lamezia Terme. Era assessore alle Finanze nella giunta guidata dal sindaco Scaramozzino quando, nel 2002, l’amministrazione e il Consiglio comunale di Lamezia Terme vennero sciolti per infiltrazioni mafiose.


Pietro Giamborino (candidati centrosinistra in appoggio a Loiero, Provincia di Vibo Valentia – lista PD)

Consigliere regionale uscente. Il collaboratore di giustizia Domenico Cricelli il 12 maggio del 2006 ha raccontato di cene ed incontri fra Pietro Giamborino e l’imprenditore Domenico Liso, quest’ultimo intenzionato ad incamerare fiumi di denaro con la costruzione del nuovo ospedale di Vibo e finito per questo sotto processo per corruzione, associazione a delinquere, falso e truffa. Secondo il collaboratore di giustizia, alla cena avrebbero preso parte lui stesso, Pietro Giamborino, l’allora parlamentare dell’Udc Michele Ranieli, Domenico Liso, il giudice Patrizia Pasquin (poi arrestata per corruzione in altro procedimento) ed altri imprenditori.

Pietro Giamborino è stato inoltre indagato nel 2005 per associazione a delinquere di stampo mafioso nell’ambito dell’operazione “Rima” contro la potente cosca mafiosa dei Fiarè di San Gregorio d’Ippona. Il 31 marzo del 1994, Pietro Giamborino è stato invece deferito dalla Squadra Mobile di Catanzaro per associazione mafiosa unitamente ai boss Francesco, Diego, Antonio e Giuseppe Mancuso di Limbadi ed ai Fiarè di San Gregorio d’Ippona.

Unitamente a Pietro Giamborino, nell’occasione, è stato anche deferito Giovanni Giamborino, cugino del consigliere Pietro e pluripregiudicato per usura, armi e truffa ed arrestato da ultimo nell’operazione “Rima”. La Squadra Mobile di Catanzaro su Pietro Giamborino ha scritto che:

forte delle cariche politiche nel tempo rivestite, recitava un proprio ruolo nell’organizzazione mafiosa.

Nell’inchiesta “Rima”, secondo la Dda di Catanzaro, le intercettazioni svelano il sostegno dei clan mafiosi a Pietro Giamborino in occasione delle competizioni elettorali, oltre alla partecipazione dello stesso Giamborino ad una cena col boss Rosario Fiarè. Altro cugino del consigliere Pietro Giamborino, tale Michele Giamborino, vanta numerosi precedenti penali per usura, detenzione illegale di armi e munizioni ed ha scontato diversi anni di carcere.

(Si vedano “Gazzetta del sud” e “Il Quotidiano della Calabria” del 12 luglio 2005 e “Il Quotidiano della Calabria” del 13 luglio 2005)


Gaetano Ottavio Bruni (candidati centrosinistra in appoggio a Loiero, Provincia di Vibo Balentia – lista PD)

Ex presidente della Provincia di Vibo Valentia. Bruni è indagato dall’ottobre 2009 dalla Procura di Vibo per la disastrosa alluvione del 3 luglio 2006 che causò 3 morti e danni per migliaia di euro. A Bruni vengono contestati i reati di inondazione, danno colposo ed omissione di atti d’ufficio:

perché in violazione delle norme di attuazione e misura di salvaguardia allegate al Piano stralcio per l’assetto idrogeologico della Regione Calabria, quale Presidente della Provincia ha omesso di procedere alla designazione del funzionario responsabile della realizzazione e programmazione delle opere volte alla rimozione delle criticità individuate dal Pai in relazione all’attraversamento stradale posto sul torrente Sant’Anna, in corrispondenza del nuovo tracciato della ex Statale 522, ceduto alla Provincia il 3 ottobre 2001.

Tale omissione, secondo l’accusa, avrebbe determinato l’inondazione del complesso turistico Lido degli Aranci di Bivona e delle zone limitrofe.

(Si veda su questo “Il Quotidiano della Calabria”, “Gazzetta del Sud” e “Calabria Ora” del 9 ottobre 2009)

Gaetano Ottavio Bruni, ex sottosegretario di Loiero, lasciò la giunta regionale nel luglio del 2008 a seguito dello scandalo che travolse la figlia Francesca, trovata di notte nell’appartamento in cui si nascondeva il latitante della ‘ndrangheta Francesco Fortuna di Sant’Onofrio, fidanzato della ragazza e ritenuto elemento di primissimo piano della feroce cosca dei Bonavota di Sant’Onofrio. Nel rifugio, oltre a Francesco Fortuna e Francesca Bruni, la polizia ha trovato, nascoste in un’intercapedine dell’abitazione, un vero arsenale composto da fucili automatici, revolver, numerose munizioni ed un lampeggiante in uso alle forze dell’ordine. La figlia di Bruni è stata denunciata a piede libero per favoreggiamento personale, mentre il fidanzato Francesco Fortuna è stato condannato ad 8 anni per associazione mafiosa e detenzione illegale di armi e munizioni.

(Si veda su questo agenzia “Ansa” del 24 luglio 2008, “Il Quotidiano della Calabria” e “Calabria Ora” del 25 luglio 2008, “Corriere della Sera” del 26 luglio 2008, corriere.it del 26 luglio 2008, “La Repubblica” del 26 luglio 2008, calabriareport.it del 26 luglio 2008, “Gazzetta del Sud”, “Il Quotidiano della Calabria” e “Calabria Ora” del 29 maggio 2009)

Gaetano Ottavio Bruni, ad un anno dalle dimissioni e dallo scandalo che ha travolto la figlia ed il suo fidanzato, è stato nominato nell’ottobre 2009, come nulla fosse, capo di Gabinetto di Agazio Loiero.

Gaetano Ottavio Bruni è infine indagato, quale ex Presidente della Provincia di Vibo Valentia, per il reato di abuso d’ufficio unitamente all’attuale presidente della Provincia di Vibo Francesco De Nisi ed al direttore generale dello stesso ente. L’accusa della Procura di Vibo nei loro confronti è quella di aver conferito con un incarico fiduciario le funzioni di segretario della Provincia ad Ulderico Petrolo, pur in carenza dei requisiti di legge.

(Si veda su questo “Calabria Ora” del 14 gennaio 2010)


Lidio Vallone (candidati centrosinistra in appoggio a Loiero, Provincia di Vibo Valentia – lista PD)

Ex segretario provinciale dello Sdi di Vibo Valentia, già assessore provinciale di Vibo Valentia. Lidio Vallone faceva parte del Consiglio comunale di Briatico (Vv) sciolto nel 2003 per gravi infiltrazioni mafiose. All’indomani dell’ arresto del consigliere comunale di Briatico Fausto Arena, accusato di aver costituito in associazione con Leo Morabito di Africo (Rc) una ‘ndrina all’interno dell’ Università di Messina con conseguente compravendita di esami, minacce ai professori, vendita per 20 milioni di lire delle risposte ai quiz di preselezione a Medicina, oltre a spaccio di droga e possesso di armi, l’allora consigliere comunale Lidio Vallone si affrettò ad esprimere piena e convinta solidarietà in Consiglio Comunale di Briatico (convocato per la surroga del consigliere arrestato) al suo collega Fausto Arena. Da queste manifestazioni di solidarietà di Lidio Vallone all’arrestato Fausto scattarono le indagini dei carabinieri che indussero il Prefetto di Vibo Valentia a sciogliere il Consiglio comunale di Briatico per gravi infiltrazioni mafiose. Il consigliere Fausto Arena, invece, al termine dei processi è stato condannato a Messina a 5 anni e 6 mesi. Nella relazione di scioglimento del Consiglio comunale il Ministero degli interni sottolineò la presenza, quali assessori e consiglieri comunali a Briatico, dei boss locali Accorinti e Bonavita, soggetti iscritti al partito socialista di cui Lidio Vallone è il leader provinciale.

Da ex assessore alla Provincia di Catanzaro, Lidio Vallone si è salvato grazie alla prescrizione in un procedimento penale relativo ad una truffa da 900 milioni nel cosidetto “scandalo “Cif”, un immobile ceduto a titolo gratuito al Centro Italiano Femminile e da questi dato in locazione alla Provincia di Catanzaro. Il Cif, secondo la Procura di Catanzaro, era un ente privo di personalità giuridica e non avrebbe quindi potuto acquistare l’immobile, nè pretendere i canoni di locazione dalla Provincia di Catanzaro.

(Si veda “Gazzetta del sud” del 27 e 28 dicembre 2000 e “Corriere della Sera” del 19 ottobre 2000)


Raffaele Greco (lista Slega la Calabria)

Imprenditore, sotto processo per concorso in truffa ai danni dello Stato, falsità ideologica e materiale, nell’ambito di una maxioperazione condotta dalla Guardia di finanza sui finanziamenti derivanti dalla legge 488 e dal Patto territoriale generalista.

(Si veda “Il Quotidiano della Calabria” e “Gazzetta del Sud” del 23 ottobre 2008, 1 maggio 2009, 23 giugno 2009, 24 giugno 2009, 16 dicembre 2009)


Nicola Crupi (liste centrodestra in appoggio a Scopelliti, provincia di Vibo Valentia – PDL)

Consigliere provinciale. Il collaboratore di giustizia Gaetano Albanese, ritenuto dai magistrati fra i più attendibili in Calabria, nell’ambito dell’operazione antimafia “Piano Verde” ha accusato Nicola Crupi di aver goduto dell’appoggio elettorale delle cosche di Gioia Tauro dei Molè e delle cosche di Acquaro e Dinami. Tali dichiarazioni sono state riprese dai magistrati della Dda di Reggio Calabria per contestare alle cosche l’inquinamento mafioso della vita politica. Ecco quanto riporta la “Gazzetta del Sud” del 15 marzo 1999:

Era accaduto che nelle elezioni provinciali di Vibo Valentia le cosche locali avevano ritenuto di appoggiare un candidato del Ccd, ma, racconta il collaboratore di giustizia, «accadde che la mancata preventiva pattuizione con il clan Albanese dell’appoggio al Carteri, rese necessaria da parte mia una rapida retromarcia. I Molè mandarono a dire con Peppino ed Antonio Gallace e con Salvatore Germanò, di appoggiare alle elezioni provinciali Nicola Crupi, candidato di Forza Italia del collegio Acquaro-Dinami. I tre giunsero a casa mia a bordo di una jeep di colore blu e mi dissero che erano stati convocati da Mommo Molè in persona, allora già latitante da lunga data. Non mi furono spiegate – conclude il collaboratore – le ragioni che determinarono i Molè ad appoggiare Crupi, tuttavia mi dissero che «non si voleva Carteri più tra i piedi e che l’unico referente politico doveva essere Crupi.


Nazzareno Salerno (liste centrodestra in appoggio a Scopelliti, Provincia di Vibo Valentia – PDL)

Ex sindaco di Serra San Bruno. In tale veste è stato chiamato in causa da un imprenditore e testimone di giustizia nell’ambito del procedimento “Mangusta”. L’imprenditore ha raccontato ai magistrati della Dda di Catanzaro di essere stato costretto dalla cosca Vallelunga a realizzare gratis a Serra San Bruno una cappella cimiteriale. Gli stessi boss Vallelunga avrebbero detto all’imprenditore che al Comune di Serra San Bruno per la licenza se la sarebbero visti loro e che il sindaco Nazzareno Salerno doveva essere sollecito ai loro voleri così come era stato pronto a chiedere loro il sostegno elettorale in occasione delle elezioni.

(Si veda “Gazzetta del Sud” del 16 aprile 1999)


Francescantonio Stillitani (lista UDC)

Imprenditore e vice presidente del Consiglio regionale, consigliere regionale uscente, indagato nell’operazione “Crash” della Procura della Repubblica di Vibo Valentia per abusivismo edilizio. La Guardia di Finanza gli ha sequestrato un immobile da adibire a centro commerciale del valore di oltre 4 milioni di euro. L’area di 13mila metri quadrati sulla quale insiste il fabbricato oggetto del sequestro è posta frontalmente allo svincolo autostradale della A3, uscita Pizzo. Le indagini della polizia giudiziaria hanno evidenziato una serie di gravi violazioni di tipo urbanistico con forti rischi idrogeologici. È stato riscontrato, fra l’altro, che l’area d’interesse è stata oggetto di consistenti opere di sbancamento non autorizzate che hanno modificato profondamente l’originaria morfologia del territorio. L’intera lottizzazione, secondo gli inquirenti, ha modificato il precario equilibrio del territorio di riferimento, di per sé già caratterizzato da rischio idrogeologico. Il fabbricato si trova a valle della diga di Monte Marrello sul fiume Angitola, in posizione ad alto rischio idraulico. L’area interessata è posizionata a pochi chilometri dal Comune di Maierato, centro di recente interessato da un vasto movimento franoso.

(Si veda “Ansa”, “Agi”, “AdnKronos” del 25 febbraio 2010 e “Gazzetta del Sud”, “Il Quotidiano della Calabria”, “Calabria Ora”, “Il Messaggero”, “L’Unità” ed altri organi di informazione del 26 febbraio 2010)

Continui riferimenti a Stillitani ed ai suoi legami con le cosche Mancuso di Limbadi ed Anello di Filadelfia sono contenuti nelle inchieste della Dda di Catanzaro denominate “Odissea” del settembre 2006 e “Uova di drago” dell’ottobre 2007. Nel villaggio “Garden Resort ” di proprietà del consigliere regionale Stillitani ha prestato servizio per tanti anni, con la qualifica di “guardiano”, tale Francesco Michienzi, poi passato fra le fila dei collaboratori di giustizia e condannato a diversi anni di carcere per gravi reati di mafia. Il pentito Michienzi ha rilasciato ai magistrati dichiarazioni anche su Stillitani nell’ambito dell’operazione “Uova di drago”.

I consiglieri comunali di Pizzo Calabro, comune nel quale Stillitani è consigliere comunale, dopo aver letto sulla stampa delle vicende in cui sarebbe stato interessato Stillitani in compagnia di boss del clan Mancuso, presentarono un’interrogazione per conoscere:

quali legami ci siano fra le società di Stillitani e dei suoi familiari con ambienti malavitosi, nell’ambito del progetto Infratur.

Su tale progetto sono in corso indagini della Dda di Catanzaro.


Salvatore Bulzomì (lista UDC)

Consigliere comunale a Vibo Valentia. Il suo nome salta fuori nell’ambito dell’ attività investigativa svolta dalla Squadra Mobile presso la Questura di Vibo Valentia (procedimento n. 711/06). Il consigliere sarebbe stato invitato da un esponente della clan Lo Bianco a partecipare alla festa di compleanno della figlia in compagnia, fra gli altri, del boss della cosca Carmelo Lo Bianco. Scrive la Squadra Mobile:

Pochi giorni prima (il 6.6.2006), sempre all’Hotel 501, si era svolta un’altra festa, questa volta per i diciotto anni della figlia di Rubino Domenico (e nipote di Franco Barba), con numerosi invitati fra cui anche Carmelo Lo Bianco cl.’45.Ciò è comprovato dalle diverse conversazioni tenute dal Rubino in concomitanza della ricorrenza (conversazione del 5.6.2006). Mimmo Rubino fa il nome di alcuni invitati al suo accompagnatore: Massimo con la fidanzata, l’architetto, Salvatore Bulzomì, quelli di Sant’Onofrio, il ragioniere, lo zio Carmelo.

Domenico Rubino è stato condannato nell’ambito di tale procedimento a 4 anni ed 8 mesi per associazione mafiosa. Il boss Carmelo Lo Bianco a 10 anni.

(Si veda “Gazzetta del Sud”, “Il Quotidiano della Calabria”, “Calabria Ora” del 20 luglio 2008)


Maria Grazia Pianura (lista UDC)

Moglie di Pasquale Farfaglia, ex sindaco di San Gregorio d’Ippona il cui Consiglio comunale e la cui amministrazione sono state sciolte nel 2007 per gravissime infiltrazioni mafiose. Lo stesso Pasquale Farfaglia è stato indagato nell’operazione antimafia “Rima” ed indicato dalla Squadra Mobile di Catanzaro e dai magistrati antimafia della Dda di Catanzaro come soggetto vicino alla cosca Fiarè, consorteria mafiosa che ne avrebbe sostenuto l’elezione a sindaco.


Domenico D’Amico (lista Noi Sud con Scopelliti)

Quale ex sindaco del Comune di San Calogero è stato condannato con sentenza definitiva a 6 mesi per abuso d’ufficio con vantaggi patrimoniali per aver fatto approvare una variante al Piano regolatore generale con la quale ha favorito le abitazioni abusive dei propri familiari.

(Sulla condanna si veda “Il Quotidiano della Calabria” del 17 aprile 2004)


Alessandro Nicolò (candidati a sostegno di Scopelliti, Provincia di Reggio Calabria – PDL)

Consigliere regionale uscente, ex assessore alla Provincia di Reggio Calabria, ex coordinatore provinciale di Forza Italia di Reggio Calabria. Il padre di Alessandro, di nome Pietro, è scomparso nel gennaio del 2004 per lupara bianca ed era ritenuto dagli inquirenti un capomafia. Secondo l’ordinanza di custodia cautelare del Gip di Reggio Calabria, Concettina Garreffa, emessa nell’ambito dell’operazione antimafia “Testamento” contro gli affiliati alla potente cosca Libri, la scomparsa di Pietro Nicolò sarebbe legata a contrasti sorti all’interno del clan.

Stante quanto riferito dai collaboratori di giustizia Paolo Iannò e Giovanbattista Fracapane – scrive il Gip – gli omicidi verificatisi dal 2000 ad oggi nelle zone di competenza della cosca Libri sono dovuti ad una risoluzione di contrasti sorti in seno all’ associazione. In tale ottica – prosegue – vanno letti i recenti omicidi verificatisi nella zona d’influenza della consorteria criminale oggetto d’ indagine. In particolare Pietro Nicolò, padre di Alessandro Nicolò, ex assessore alla Provincia di Reggio Calabria e già coordinatore provinciale di Forza Italia, aveva posizione verticistica nell’ ambito della cosca essendo “capo del locale Spirito Santo” ed era entrato in contrasto con il boss Domenico Libri per questioni legate proprio al “controllo delle zone d’influenza”.

Pietro Nicolò era stato processato e assolto per associazione mafiosa alla fine degli anni Novanta. Per i pentiti faceva parte del raggruppamento guidato dai De Stefano.

All’indomani della scomparsa di Pietro Nicolò, il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Scopelliti, alla Gazzetta del Sud che gli chiedeva se Nicolò ed un altro scomparso, Antonino Marabito, fossero stati uccisi dalla ‘ndrangheta, rispose: «Non mi sembra elegante in questo momento formulare supposizioni o peggio illazioni». Il responsabile giustizia del suo partito, l’avvocato Antonino Aloi, invece, dichiarò: «Sembra proprio lupara bianca».

(Si veda “Ansa” del 20 Luglio 2007 ore 20:51, “Gazzetta del Sud” del 21 luglio 2007 e “Gazzetta del” Sud del 27 febbraio 2004 e del 4 marzo 2004)


Giovanni Nucera (candidati a sostegno di Scopelliti, Provincia di Reggio Calabria – PDL)

Consigliere regionale uscente proveniente dall’Udc. Col celebre e vergognoso “concorsone regionale ” che ha fatto il giro dei mass-media locali e nazionali, Nucera si è sistemato la nipote Grazia Suraci e il suo segretario particolare Vincenzo Leotta, già consigliere comunale del Cdu di Reggio Calabria.

(Si veda “Corriere della Sera” del 18 ottobre 2002 e del 7 ottobre 2005)


Gesuele Vilasi (candidati a sostegno di Scopelliti, Provincia di Reggio Calabria – PDL)

Consigliere regionale uscente, distintosi in questa consiliatura per essere stato l’unico consigliere regionale su 36 presenti a votare contro la legge “anti-parentopoli” che il Consiglio regionale è stata costretta a votare sull’onda degli scandali sollevati dalla stampa locale e nazionale per l’assunzione nei ranghi della Regione, senza alcun concorso, di stretti parenti dei consiglieri regionali. Il consigliere Vilasi di Forza Italia, intervenendo, ha affermato in aula che:

si tratta di un testo anticostituzionale che non può essere condiviso.

Vilasi era stato arrestato nel 1992 nella Tangentopoli reggina, ma era poi stato assolto.


Cosimo Cherubino (candidati a sostegno di Scopelliti, Provincia di Reggio Calabria – PDL)

Consigliere regionale uscente, eletto nel 2005 nel centrosinistra (Sdi), è trasvolato ora nelle fila del Pdl. Già arrestato e processato per mafia insieme al potente clan Commisso di Siderno. Assolto, ma nella sentenza di assoluzione vengono sottolineati i suoi provati rapporti e la sua frequentazione con uomini della ‘ndrangheta. Tra il 1995 ed il 1999, infatti, Cosimo Cherubino è stato prima fermato in auto e poi più volte segnalato dalle forze dell’ordine in compagnia di pregiudicati, uno dei quali in passato, secondo i rapporti degli investigatori, si sarebbe dato da fare per la sua campagna elettorale. In altre intercettazioni uomini della ‘ndrangheta sostengono di aver incontrato Cherubino assieme al boss di Siderno Antonio Commisso, il quale si sarebbe mosso per portare voti a Cherubino.

(Su questo si veda “L’Espresso” del 3 Novembre 2005 pag. 37, articolo di Peter Gomez e Marco Lillo)


Rocco Biasi (candidati a sostegno di Scopelliti, Provincia di Reggio Calabria – PDL)

Ex sindaco di Taurianova il cui Consiglio comunale e la cui amministrazione è stata mandata a casa dal Ministro degli Interni per gravi infiltrazioni mafiose.


Antonio Caridi (candidati a sostegno di Scopelliti, Provincia di Reggio Calabria – PDL)

Ex Udc, ora Pdl, assessore alle Politiche ambientali del Comune di Reggio, rinviato a giudizio a marzo del 2008 dal gup di Reggio Calabria Daniele Cappuccio nel procedimento penale inerente la gestione della discarica di “Longhi Bovetto”. Insieme all’assessore Caridi è stato rinviato a giudizio anche il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Scopelliti.I due dovranno rispondere di omissione di atti d’ufficio per non avere posto in essere adeguate azioni di programmazione, controllo e vigilanza in ordine allo smaltimento del percolato originato da una discarica. Secondo l’accusa, Caridi e Scopelliti non avrebbero provveduto alla bonifica e messa in sicurezza della discarica, vero pericolo per la città di Reggio a causa della presenza di rifiuti pericolosi e per l’ingente percolato (il liquido prodotto dalla sedimentazione dei rifiuti organici) mai smaltito. Sempre per l’accusa, la situazione appariva ancora più grave per la presenza nelle vicinanze della discarica di una scuola elementare. Per il prossimo 13 aprile è prevista la requisitoria del pubblico ministero Sara Ombra e, quindi, la sentenza.

(Si veda “Gazzetta del Sud” del 14 marzo 2008 e “Calabria Ora” del 24 febbraio 2010)


Luigi Fedele (candidati a sostegno di Scopelliti, Provincia di Reggio Calabria – PDL)

Quale ex presidente del Consiglio regionale della Calabria dal 2000 al 2005, è stato definitivamente condannato dalla Corte dei Conti a risarcire l’erario per aver inserito l’acquisto di gadget natalizi da distribuire ai consiglieri regionali (47 penne “Montblanc” e agende firmate) tra le spese di rappresentanza dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale per la “modica” somma di 25 mila euro.

Nel 2001 tutti i consiglieri regionali calabresi vararono a notte fonda una leggina, la numero 25, con la quale stabilirono le regole per un “concorsone”.In pratica riservarono solo a coloro che già godevano di un rapporto di lavoro con i gruppi consiliari, e quindi ai figli, ai portaborse ed ai parenti degli stessi consiglieri regionali, la possibilità di partecipare a tale “selezione”. Una vicenda che ha destato scalpore anche fra i quotidiani nazionali. Luigi Fedele ha fatto così assumere nei ranghi della Regione la propria moglie, il proprio fratello Giovanni, già sindaco di Sant’Eufemia d’Aspromonte, ed il proprio cognato Antonio Luppino. Intervistato su tale scandalo dalla trasmissione “Le Iene”, Fedele si giustificò:

Ora mio fratello, che poverino non ha potuto studiare, può tutelare i miei interessi in Regione…

Ma per capire come Luigi Fedele abbia gestito i fondi destinati alla Presidenza del Consiglio regionale durante la sua presidenza, basta considerare le spese. A parlare sono gli atti. Ben 104mila euro per la “partita del cuore a Reggio”; 619 mila euro per la “Serata dei Miracoli” su Raiuno. Quindi i viaggi all’estero di Luigi Fedele (con delegazione al seguito): 267 mila euro per il Columbus day; 56 mila euro per viaggio e soggiorno in Australia.

Ed ancora: nel 2001 Luigi Fedele spende 56 mila euro per gli scambi di auguri di Natale, dona alla “Fondazione Rotella”, oltre ad un salone per una mostra, altri 170mila euro. Quindi un patrocinio “morale” di 13 mila euro alla manifestazione “Sposissima 2002″ in collegamento con “L’Italia in diretta” su Raduno e 10.300 euro per una festa. Poi 450 mila euro per pagare 15 consulenti personali che ha nominato per decreto, e 5 mila euro per la sagra estiva di Sant’Eufemia di cui era Sindaco il fratello, nonostante la legge regionale n. 853 del 1983 vieti l’erogazione di tali tipi di contributi.Infine, spese pazze anche per i biglietti (e soggiorni) aerei per la tratta Reggio-Roma-Milano con una media di oltre 12 mila euro al mese.

Nella società “Sviluppo Italia Calabria”, azienda famosa per aver scialacquato miliardi di vecchie lire in operazioni fallimentari, Luigi Fedele è riuscito a far assumere a tempo indeterminato e per chiamata diretta la propria cugina Rita Fedele.

Un caso, quello di “Sviluppo Italia Calabria” e delle sue assunzioni clientelari, che ha fatto gridare allo scandalo l’Italia intera e di cui si è fatto interprete Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera in un articolo dal titolo esemplare: “Sviluppo Parenti”.

(Su questo si veda pure “La Provincia Cosentina” del 25 ottobre 2007)


Candeloro Imbalzano (lista Scopelliti Presidente)

Assessore comunale a Reggio alle Attività produttive. L’1 aprile del 2003 il pentito Paolo Iannò, braccio-destro del superboss Pasquale Condello, depone nel processo “Comitato d’affari”, nato dal filone principale sulla Tangentopoli reggina e che vede alla sbarra politici, imprenditori e capicosca. Rispondendo alle domande del pm Mollace, il pentito ha spiegato di aver dato con la sua famiglia il suo sostegno elettorale a Candeloro Imbalzano.

Tutti i miei congiunti – ha dichiarato Iannò – hanno avuto a che fare con la ‘ndrangheta. Mio nonno Francesco comandava il “locale” di Catona e aveva rapporti con le famiglie Lo Giudice, Rogolino, Surace. Mio zio Paolo Suraci era responsabile del “locale” di Gallico, mio zio Francesco di quello di Condera». Una parte consistente dell’esame viene poi dedicata ai rapporti con la politica: «Ho sempre militato nel vecchio partito socialista, mio zio Paolo era amico del dott. Marino, il direttore del manicomio. Attraverso lui conobbi Nicola Argirò, l’ex presidente delle case popolari. Poi conobbi Giovanni Palamara (ex assessore regionale) e Giovanni Sculli dell’ ex Iacp. L’ultima volta il sostegno l’abbiamo dato a Candeloro Imbalzano (assessore comunale di Reggio, ndr).

(Su questo si veda “Gazzetta del Sud” del 2 aprile 2003)


Michele Raso (lista Scopelliti Presidente)

Assessore comunale di Reggio Calabria al patrimonio edilizio, ex Udeur. Attraverso il celebre e vergognoso “Concorsone regionale” ha fatto assumere nei ranghi della Regione il proprio figlio Raffaele.

(Si veda “Corriere della Sera” del 7 ottobre 2005, servizio di Gian Antonio Stella)


Giuseppe Pezzimenti (lista UDEUR-PRI-Nuovo PSI)

Ex consigliere regionale con la Lista “Liberal Sgarbi”, attuale vicesindaco di Gerace in quota Udeur, già sindaco e assessore di Gerace.È medico all’Asl n. 9 di Locri, Azienda sanitaria sciolta per infiltrazioni mafiose. La relazione della Commissione di accesso all’Azienda sanitaria numero 9 di Locri (Prefettura di Reggio Calabria 25 marzo 2006), su Giuseppe Pezzimenti scrive che:

nelle date del 20.03.2001, 20.09.2001, 5.10.2001, 3.11.2001, 28.02.2002, 28.06.2002, 21.10.2002, 3.06.2004, 20.02.2005, 5.12.2005 e 9.12.2005 i carabinieri di Gerace (RC) lo hanno sottoposto a controllo unitamente a:

  • VALENTE Bruno, nato a Gerace (RC) in data 6.09.1945 con numerosi precedenti tra cui: denunciato il 6.01.1979 dai carabinieri di Reggio Calabria per reati contro l’amministrazione della giustizia, scarcerato il 28.09.1981 in relazione all’accusa di associazione per delinquere, condannato il 10.01.1984 dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria per porto abusivo e detenzione di armi, in data 18.07.1988 gli viene revocato l’obbligo di soggiorno a Cherasco (Cuneo), il 27.07.1988 viene segnalato per la misura della sorveglianza speciale ed in data 17.05.2002 viene nuovamente proposta l’applicazione della misura dell’obbligo di soggiorno. Dalla disamina degli “atti d’ufficio”, lo stesso risulta essere gravato da vicende giudiziarie per tentato omicidio, violazione della normativa sulle armi ed associazione per delinquere di stampo mafioso. È ritenuto “vicino” alla cosca mafiosa dei “CATALDO” di Locri.
  • In data 14.02.2005 Giuseppe Pezzimenti viene controllato dal Commissariato di polizia di Gioia Tauro (RC) in compagnia di:FURFARO Arcangelo nato a Taurianova il 24.05.1969, con numerosi precedenti tra cui condannato il 12.02.1987 per guida senza patente, porto abusivo e detenzione di armi e rapina e scarcerato il 28.07.1999 in reazione ad una condanna per truffa.
  • In data 20.03.2001 Giuseppe Pezzimenti viene controllato dai carabinieri di Gerace in compagnia del già citato VALENTE Bruno nonché di:MULTARI Antonio, nato a Gerace (RC) il 4.10.1962, iscritto nel Registro notizie di reato della Procura di Reggio Calabria il 4.05.1999 per reati contro la pubblica amministrazione e denunciato il 13.11.2003 da CP Locri (RC) per “aver falsamente attestato il proprio stato lavorativo e reddituale al fine di ottenere l’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria (artt. 640- 483 c.p. e 76 dpr 445/00).

(Si veda relazione commissione di accesso Asl di Locri e “L’Espresso” del 23 novembre 2009)


Pasquale Tripodi (lista UDC)

Assessore regionale uscente. Ex sindaco Dc di Bova Marina, poi Psdi, ora Udeur. Col celebre e vergognoso Concorsone regionale ha sistemato le proprie cugine:Vincenza Caccamo, Irene Sgrò e Serena Sgrò.Per tale vicenda delle assunzioni delle cugine, Pasquale Tripodi è stato anche sbeffeggiato dalla trasmissione “Le Iene”. Nel numero del 3 Novembre 2005 del Settimanale “L’Espresso”, in un reportage richiamato già dalla Prima Pagina col titolo “Onorevoli Padrini” a firma dei giornalisti Peter Gomez e Marco Lillo, su Pasquale Tripodi è scritto:

Sino al 9 luglio scorso Tripodi si faceva vedere spessissimo assieme a un geometra disoccupato di Montebello Ionico, tale Fortunato Laface di 37 anni,che pur non essendo stipendiato dalla Regione, tutti consideravano un suo collaboratore. Poi Laface è stato arrestato.Lo hanno fermato in macchina (una Bmw) con una 7,65 con matricola abrasa, silenziatore e munizioni, più un’altra pistola calibro 6,35 con munizioni.Sotto il sedile dell’auto nascondeva una calzamaglia nera. A casa gli hanno trovato un fucile a canne mozze col numero di matricola cancellato, un revolver cal.16, una bomba a mano perfettamente efficiente,munizioni di vario calibro e altri gingilli simili.A Montebello Ionico l’Udeur ha preso 810 voti alle scorse regionali, e 510 erano per Tripodi.

Secondo quanto ha riferito la Polizia al momento dell’arresto, Laface, pur incensurato, era da tempo sottoposto ad indagini perchè avrebbe avuto rapporti di frequentazione con persone riconducibili alla criminalità organizzata reggina.

Da ultimo, il nuovo collaboratore di giustizia Cosimo Virgiglio di Rosarno ha spiegato ai magistrati della Dda di Reggio Calabria che Pasquale Tripodi sarebbe stato il referente politico del potente clan Molè di Gioia Tauro e sarebbe stato eletto consigliere regionale grazie al determinante appoggio della cosca. Il defunto boss Rocco Molè, secondo il collaboratore di giustizia, avrebbe avuto rapporti diretti con Pasquale Tripodi, al quale il boss si sarebbe rivolto per nominare una persona vicina alla cosca al vertice dell’Autorità portuale di Gioia Tauro.

(Su questo si veda “Gazzetta del Sud”, “Il Quotidiano della Calabria” e “Calabria Ora” del 10 marzo 2010)


Paolo Mallamaci (lista UDC)

Ex segretario provinciale dell’Udeur di Reggio Calabria col centrosinistra, ora segretario provinciale Udc ed alleato col centrodestra.


Mario Mazza (lista UDC)

Sindaco Gioiosa Ionica. Il 1 aprile 1992 la Procura di Palmi e quella di Locri, rappresentate da Agostino Cordova e Nicola Gratteri, ordinarono centinaia di perquisizioni a casa di pregiudicati e mafiosi. A pacchi i carabinieri trovarono lungo la fascia ionica (Locri e Siderno) i fac-simili elettorali dell’avvocato penalista Mario Mazza, all’epoca candidato con il Psi. I boss Commisso di Siderno quando videro arrivare i carabinieri a casa, in piena notte, chiamarono subito il loro avvocato Mario Mazza per farlo assistere alla perquisizione. Mazza vide così sequestrare dai carabinieri, sotto i suoi occhi, centinaia di fac-simili e santini elettorali con il suo nome e la sua faccia.

(Per tale episodio si veda “La Gazzetta del Sud” del 2 aprile 1992 e il libro “Oltre la Cupola” di Paolo Mondani e Francesco Forgione, edito dalla Rizzoli)


Carmelo Vitalone (lista UDC)

Nel 2000 candidato alle regionali con Rinnovamento Italiano (centrosinistra). Nel 2005 ricandidato col centrosinistra alle regionali con “Uniti per la Calabria” (centrosinistra). Poi saltato nell’Mpa, quindi nell’Udc e col centrodestra.


Mario Candido (lista Socialisti Uniti-PSI)

Consigliere comunale di Stilo nel 2000 col Cdu. Poi trasvolato nel Nuovo Psi.


Giovanni Calogero (lista Noi Sud)

Sindaco nel 2000 di Rizziconi quando la sua amministrazione ed il suo Consiglio comunale vennero sciolti per infiltrazione mafiose. Nell’amministrazione guidata da Giovanni Calogero, uno degli assessori era Pasquale Inzitari, arrestato e considerato la mente imprenditoriale della costruzione del centro commerciale “Il Porto degli Ulivi” di Rizziconi e condannato il 18 settembre 2009 a 7 anni e 4 mesi per concorso esterno in associazione mafiosa (il cognato di Inziatari, Nino Princi, genero del boss Domenico Rugolo di Castellace, è invece saltato in aria con un’autobomba a Gioia Tauro nel maggio del 2008, mentre il figlio di Inzitari è stato ucciso il 6 dicembre 2009). Pasquale Inzitari rivestiva la carica di vicesindaco di Rizziconi nella giunta capeggiata da Giovanni Calogero.quando, nel  marzo del 2001, vennero approvate le due famigerate delibere che permisero di mutare la destinazione di uso dei terreni, appartenenti ai boss Crea di Rizziconi, da agricoli a industriali. Appena in tempo perché il consiglio comunale venne poi sciolto per infiltrazioni mafiose.


Sebastiano Giorgi (lista Noi Sud)

Già sindaco di San Luca. Medico in servizio nella Asl di Locri. Dalla relazione della Commissione di accesso sull’Azienda sanitaria numero 9 di Locri – Prefettura di Reggio Calabria (25 marzo 2006), su Sebastiano Giorni emerge che il 25.05.2004, è stato controllato dalla stazione carabinieri di San Luca (Rc) in compagnia dell’omonimo Giorgi Sebastiano, nato il 10.10.61, segnalato per reati contro la pubblica amministrazione, falso, associazione per delinquere di stampo mafioso; il 13/11/2001, è stato controllato in compagnia di: Violi Francesco, nato il 12/06/64, segnalato per reati contro la pubblica amministrazione e falso; il 17/02/2001, è stato controllato in compagnia di: Ficara Sebastiano, nato il 21/01/54, già segnalato.

(Si veda relazione commissione di accesso Asl di Locri e “L’Espresso” del 23 novembre 2009)


Giuseppe Bova (candidati a sostegno di Loiero, Provincia di Reggio Calabria – lista PD)

Presidente del Consiglio regionale uscente. Nel 2003 Giuseppe Bova era vicepresidente del Consiglio regionale, e quindi membro dell’Ufficio di Presidenza, allorquando a spese dei contribuenti calabresi e con soldi prelevati dal fondo destinato alle spese di rappresentanza del Consiglio regionale, regalò 47 borse in pelle “Nazzareno Gabrieli” e penne Montblanc a tutti i consiglieri regionali per una spesa di oltre 25mila euro… Il tutto come regalo di Natale. Per tale regalie, il 27 gennaio 2006 la Corte dei Conti, con sentenza n. 109, ha condannato Giuseppe Bova ed i consiglieri Antonio Borrello, Domenico Rizza, Franco Pilieci e Luigi Fedele a risarcire l’erario, scrivendo in sentenza che:

l’imputazione a carico del bilancio pubblico di spese dirette a soddisfare interessi meramente privati degli amministratori non risponde ai criteri di efficacia, efficienza e soprattutto di legalità dell’azione amministrativa. Si tratta di responsabilità giuridica stricto-sensu, rigorosamente accertata in tutti i suoi elementi costitutivi.

(Per tale condanna si veda “Il Quotidiano della Calabria” del 28 gennaio 2006)

Giuseppe Bova, da presidente del Consiglio regionale è inoltre riuscito ad inserire ben 14 persone nella propria struttura della presidenza, per una spesa complessiva di 586 mila euro. Il solo autista di Bova, invece, è stipendiato con 29mila euro annui.


Demetrio Battaglia (candidati a sostegno di Loiero, Provincia di Reggio Calabria – lista PD)

Segretario provinciale della Confartigianato, consigliere regionale, presidente della seconda commissione del consiglio regionale. Demetrio Battaglia ha un curriculum tutto da raccontare. Suo padre ha ricevuto la misura di prevenzione per mafia, mentre lui stesso figurava nel decreto di scioglimento del Comune di Reggio per le infiltrazioni della criminalità organizzata nel 1992. Il colonnello Angiolo Pellegrini, già collaboratore del giudice Borsellino ed uno dei maggiori investigatori antimafia al mondo, poi capo della Dia di Reggio Calabria, in un’ aula di Tribunale a Reggio ha ricordato:

Nel 1989 Giorgio De Stefano ha sostenuto l’elezione dell’avvocato Demetrio Battaglia.

Sono passati 21 anni e Giorgio De Stefano, mente dell’omonimo clan mafioso, è stato arrestato e condannato, mentre Battaglia si ricandida al Consiglio regionale.

(Per tale vicenda si veda Peter Gomez e Marco Lillo su “L’Espresso” del 28 ottobre 2005)


Demetrio Naccari Carlizzi (candidati a sostegno di Loiero, Provincia di Reggio Calabria – lista PD)

Assessore regionale uscente ed ex sindaco e vicesindaco di Reggio Calabria. Denunciato dai carabinieri del Ros del colonnello Valerio Giardina, insieme ad altri 370 amministratori e politici della provincia di Reggio Calabria, per i ritardi e le presunte omissioni nell’assegnazione dei beni confiscati ai mafiosi.

(Si veda “L’Unità” del 21 agosto 2008 e “Calabria Ora” del 22 e 23 agosto 2008)


Luciano Racco (candidati a sostegno di Loiero, Provincia di Reggio Calabria – lista PD)

Eletto consigliere regionale col centrodestra nel 2005 ed ora trasvolato nel centrosinistra. Il suo nome spunta fuori nell’ambito delle intercettazioni sui boss Costa di Siderno. Il boss Tommaso Costa ha fornito per gli inquirenti il proprio sostegno elettorale a Luciano Racco in occasione delle Europee del 2004 che vedevano Racco candidato nella lista “Socialisti Uniti” della circoscrizione meridionale. Tutte le intercettazioni sono depositate nel processo “Lettera Morta” contro il clan Costa ed in quelle per l’uccisione del giovane commerciante di Siderno Gianluca Congiusta. L’appoggio elettorale del clan Costa a Luciano Racco è stato anche confermato in aula, il 10 ottobre del 2008, dal maresciallo Giacomo Mazzoleni della compagnia dei carabinieri di Soverato, che ha ricostruito davanti alla Corte gli interessi “politici” di Tommaso Costa alle europee del 2004.

Agli atti del processo (n. 3594/04 RGIP) è depositata anche una lettera di Tommaso Costa indirizzata ai propri familiari con l’invito a votare Luciano Racco. Nel corso della 18esima udienza del processo sono poi emersi incontri diretti fra Giuseppe Curciarello (accusato di associazione mafiosa e vicino ai Costa) e Luciano Racco. Il maresciallo Mazzoleni ha spiegato come il boss Costa scrisse delle lettere il 14 aprile del 2004 alla cognata Annunziata Docosola residente il Puglia e come la cosca Costa avesse deciso di:

presentare un nostro amico che oltre che in Calabria è candidato pure a Bari e Foggia.

Quindi il boss Tommaso Costa chiese l’appoggio di tutti gli “amici” di Bari:

affinché – scrisse nella lettera – questo amico venga eletto al Consiglio d’Europa e bisogna raccogliere più voti possibili…

Altra lettera, Tommaso Costa la mandò al fidato Curciarello scrivendogli che “Luciano” gli interessava personalmente. Nelle lettere si parla pure dell’interessamento di Luciano Racco a far avere lo stipendio alla moglie di Tommaso Costa che lavorava al centro commerciale “Le Gru” , dove il proprietario è proprio Luciano Racco. Il boss Tommaso Costa sostiene infine in altre lettere che Luciano Racco gli chiese aiuto elettorale.Il boss, in occasione delle Europee del 2004, inviò così il nipote Francesco Costa a Bari per seguire direttamente le operazioni di raccolta dei voti in favore di Racco. Luciano Racco ottenne alle Europee 12.650 preferenze, dietro però Gianni De Michelis e per questo non venne eletto.

(Si veda su questo “Gazzetta del Sud” del 2 e dell’11 ottobre 2008 e verbale 18esima udienza del proc. 3594/04)


Sergio Laganà (candidati a sostegno di Poiero, Provincia di Reggio Calabria – lista PD)

Avvocato di Maria Grazia Laganà (vedova Fortugno). Sergio Laganà è stato consulente della Regione Calabria (Decreto del Presidente della Regione 6.7.2005 n° 163; Delibera della Giunta Regionale 27.06.2005 n° 608) per soli 6 mesi (fra giugno e dicembre 2005). Tale consulenza è stata pagata con 27mila euro (poco meno di 24mila euro netti).

Sergio Laganà è figlio di Guido, ex assessore regionale, arrestato due volte e per oltre un ventennio consigliere regionale democristiano legato, insieme al fratello Mario (per anni ed anni dirigente della Usl di Locri e poi parlamentare Dc in sostituzione di Ludovico Ligato nominato presidente delle Ferrovie dello Stato) a Ciriaco De Mita e Riccardo Misasi.

Ma con la Regione Calabria hanno avuto consulenze negli ultimi 5 anni anche altri membri della famiglia Laganà-Fortugno. Eccoli:

  • Fortugno Fabio (cl. 1979) si è visto conferire l’incarico di autista presso le Strutture Speciali dell’on. Francesco Fortugno, vice Presidente del Consiglio Regionale con decorrenza dal 7.05.2005 (Determinazione 147/2005 n° 382).
  • Laganà Fabio (cl. 1970), responsabile di struttura con decorrenza dal 1.6.2005 assegnazione alla struttura speciale Segreteria particolare dell’on. Francesco Fortugno in qualità di responsabile di struttura con effetto dal 1.3.2004; assegnato alla struttura speciale Segretario Particolare On. Francesco Fortugno con effetto dal 2.1.2002 (Determinazione del 19.10.2005 n° 558; Determinazione del 2.11.2005 n° 601;
  • Fortugno Giuseppe (cl. 1982), figlio di Francesco e Maria Grazia. Assegnazione alla mini struttura in qualità di componente a decorrere dal 21.04.2005 al 06.05.2005; assegnazione a Struttura Speciale Segreteria particolare dell’On. Francesco Fortugno in qualità di componente dal 01.04.2004; incarico di collaboratore esperto dell’On. Francesco Fortugno con decorrenza 01.04.2003; (Determinazione del 2.11.2005 n° 602; Delibera Ufficio di Presidenza Consiglio Regionale del 14.04.2004 n° 84; Delibera Ufficio Presidenza Consiglio Regionale del 10.05.2003 n° 115).

Da ricordare, infine, che nell’ottobre 2008 scoppiò il caso di Fabio Laganà, che è anche esponente provinciale e regionale del Pd, nonché fratello dell’on. Maria Grazia e cognato del defunto Franco Fortugno.

Fabio Laganà, dal telefono cellulare della sorella parlamentare, vedova Fortugno, comunicò al sindaco di Gioia Tauro Giorgio Dal Torrione (questi poi arrestato e la cui amministrazione è stata sciolta per mafia) la proroga della Commissione d’accesso agli atti ed invitò il sindaco di Gioia Tauro a nominare assessore un certo Nicola. Dal Torrione, sindaco Udc, guidava l’ amministrazione di Gioia Tauro col centrodestra mentre Fabio Laganà, come già detto, è del Pd.

(Su questo si veda “Gazzetta del Sud” del 15 ottobre 2008)


Giovanni Pensabene (lista Slega la Calabria)

Ex assessore comunale a Reggio Calabria, condannato dalla Corte dei Conti il 9 novembre del 2004 con sentenza depositata il 25 gennaio 2005.

(Si veda sentenza corte dei conti n. 74/2005)


Francesco Cuzzola (Autonomia e Diritti, lista ispirata da Loiero)

Dirigente medico dell’Asl di Locri dal 1 maggio 1993. Sul suo conto la Commissione di Accesso agli atti dell’Azienda sanitaria numero 9 di Locri (Prefettura di Reggio Calabria 25 marzo 2006), scrive che dalle Informative di polizia risulta che Francesco Cuzzola:

  • In data 28.09.1987 veniva condannato dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria per il reato di falso;
  • in data 31.07.1988 veniva denunciato dalla stazione carabinieri di Bruzzano Zeffirio (Rc) per tentato omicidio volontario;
  • in data 13.04.1994 veniva denunciato dai carabinieri di Reggio Calabria per reati contro la pubblica amministrazione.

Controlli del territorio a cui è stato sottoposto Francesco Cuzzola:

  • 25.07.2004 controllato unitamente a SCULLI Francesco: nato a Bruzzano Zeffirio il 08.02.1945, dirigente dell’ufficio tecnico del comune di Bruzzano Zeffirio, segnalato in banca dati forze di polizia per truffa, associazione di tipo mafioso e truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche (quest’ultimo, agli atti d’ufficio, risulta essere gravato da vicende penali per associazione di tipo mafioso), il 10.08.2002 è stato deferito in stato di libertà dai carabinieri di Bianco alla Procura della Repubblica Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, poiché ritenuto responsabile, unitamente ad altri soggetti, del reato di associazione di tipo mafioso finalizzata al controllo dell’attività amministrativa del Comune di Bruzzano Zeffirio, abuso in atti d’ufficio, interesse privato in atti d’ufficio, truffa aggravata ai danni dello Stato, interruzione di pubblico servizio e falsità di registri di uso comune. Sculli è coniugato con MORABITO Caterina (Bova Marina, 14.05.1959), figlia di MORABITO Giuseppe (Casalinuovo d’Africo, 15.08.1934) alias “Tiradritto”, latitante per oltre 10 anni ed in atto detenuto, ritenuto il “capo carismatico” della cosca mafiosa “MORABITO – PALAMARA – BRUZZANITI” operante nella fascia jonica reggina e con ramificazioni in campo nazionale ed internazionale. Lo stesso Morabito, già colpito da numerosi provvedimenti restrittivi ed inserito nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi, veniva tratto in arresto il 18.02.2004 da personale dei Reparti speciali del comando provinciale carabinieri di Reggio Calabria, all’interno di un casolare sito in località Santa Venere, unitamente al genero Pansera Giuseppe (Melito Porto Salvo,20.11.1957). Quest’ultimo indicato quale elemento di “primo piano” del citato sodalizio criminale, nell’ambito del quale, così come riportato nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere relativa all’operazione “Armonia”, avrebbe rivestito, tra l’altro, il ruolo di organizzatore e promotore della complessa ed efficiente rete di copertura ed appoggi che ha favorito per oltre 10 anni la latitanza del MORABITO Giuseppe, nonché contiguo alla cosca mafiosa “IAMONTE”, attiva nella fascia jonica reggina ed in campo nazionale.

(Si veda relazione conclusiva in ordine agli accertamenti effettuati presso l’Asl nr. 9 di Locri dal prefetto Paola Basitone, dal magg. GdF Luciano Tripodero e dal Dr. Michele Scognamiglio. Si veda anche il settimanale “L’Espresso” del 23 novembre 2009)


Alessandro Figliomeni (Autonomia e Diritti, lista ispirata da Loiero)

Ex Pdl, trasvolato ora nel centrosinistra. Ex sindaco di Siderno, finito al centro di una bufera mediatica per la mancata costituzione di parte civile della sua amministrazione nel processo “Lettera Morta” riguardante l’omicidio di Gianluca Congiusta (assassinato il 24 maggio del 2005) ed il clan Costa di Siderno.

Gli avvocati Antonia Vizzari, Vincenzo Luly e Antonio Ricupero, interpellati dal sindaco Figliomeni, hanno scritto che:

l’amministrazione di Siderno è sovrana nella scelta politica da operare circa la costituzione di parte civile per il reato di associazione mafiosa.

Ma poi hanno espresso il loro parere negativo sull’ipotesi di costituzione di parte civile del Comune e così la maggioranza consiliare ed il sindaco Alessandro Figliomeni hanno deciso di adeguarsi ai consigli del loro “pool giuridico”. Piccolo particolare: tale “pool giuridico” del Comune di Siderno, solitamente annovera anche la penalista Maria Candida Tripodi, che però in questa vicenda si è astenuta per incompatibilità. È infatti il legale di fiducia del boss Tommaso Costa, imputato di essere il mandante dell’omicidio Congiusta. Gli avvocati del Comune di Siderno nel loro parere hanno così incredibilmente scritto che:

non pare che l’omicidio Congiusta, seppur deprecabile e in danno di un cittadino onesto e laborioso, abbia provocato un qualsiasi tipo di danno all’immagine dell’Ente

e quindi:

non si è determinata nella comunità sidernese una condizione di assoggettamento e di omertà derivante dalla forza intimidatrice di una cosca mafiosa.

Peccato però, per Alessandro Figliomeni, la sua amministrazione ed il suo staff di legali, che l’ordinanza del Gip di Reggio Calabria con cui è stato disposto il rinvio a giudizio degli imputati del delitto Congiusta reciti:

per avere fatto parte di una associazione di tipo mafioso denominata “ndrangheta” articolata in una organizzazione criminale a base familiare facente capo alla c.d. ndrina “Costa” ed operante nella città di Siderno e finalizzata, mediante la forza intimidatrice del vincolo associativo e della conseguente condizione di assoggettamento e omertà della cittadinanza, al controllo mafioso della zona di Siderno.

 

Commenti

  1. Avv. Francp Sammarco

    In nome e per conto dell’ On. Sandro Principe vi significo quanto appresso: i fatti e le circostanze citate in un testo che compare sul vostro sito internet che si riferiscono all’ On. Sandro Principe sono incompleti, inesatti e conseguentemente falsi.
    Detti fatti e circostanze l’ On. Principe, da me assistito, ha avuto modo di chiarire ampiamente davanti alla Camera dei Deputati e, soprattutto, davanti alla Magistratura ordinaria.
    La vicenda, risalente al 1991, che ha riguardato l’ On. Principe – oggetto di una vera e propria persecuzione sul nulla – si è conclusa con la richiesta di archiviazione della stessa Procura di Palmi in data 28 marzo 1995, accolta dal G.I.P. presso lo stesso Tribunale, che ha emesso il provvedimento di archiviazione in data 29 aprile 1995.
    Vi invito, pertanto, ad inserire nel testo pubblicato sul vostro sito la notizia dell’avvenuta archiviazione della iniziativa giudiziaria in danno dell’ On. Principe che, per come è evidente, da questa triste vicenda – che nessuno deve strumentalizzare – è uscito assolutamente pulito ed a testa alta.
    Naturalmente, mi riservo di valutare la opportunità di tutelare l’immagine e la reputazione dell’ On. Principe nelle competenti sedi giudiziarie al fine del risarcimento dei danni causati dalla vostra iniziativa.

    Avv. Franco Sammarco

  2. [...] associazione camorristica, e indicato tra i referenti politici del clan Gentile. Vincenzo Cesareo risulta cognato del boss della ‘ndrangheta Franco Muto di Cetraro, noto anche come “il re del pesce”. [...]

  3. Pitagora

    Calabresi,non c’è nulla da commentare,purtroppo,
    ci meritiamo questi sciacalli e avvoltoi.
    Logicamente mi riferisco alla classe politica,
    tutti,indistintamente,hanno il sedere al posto
    della faccia e il portafoglio al posto del cuore.
    Se potessi decidere,avrei un rimedio immediato,
    “”tutti a casa i nostri politici”"
    COMMISSARIARE la Regione,con personale esterno.
    Tale personale specializzato nei diversi settori,
    selezionato e assunto tramite concorso e stipendiato
    come un semplice impiegato di una ditta privata.
    In sintesi,è un’anticipazione di quanto avverra’
    con il Federalismo Fiscale.
    Voi ,calabresi,cosa ne pensate!!!!!!!!!!

  4. [...] [...]