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Giorgione, dimenticato perché ebreo?

28-01-2010

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Cinquecento anni e il sindaco-filosofo di Venezia se ne disinteressa. Niente mostra, neanche una lapide nella casa dove è nato. Non risulta il suo nome nei registri della parrocchia. Nessuna opera firmata, nessuna commissione da enti ecclesiastici. Ha rivoluzionato l’arte, eppure…

Nel 2010 il mondo intero, ma non Venezia, celebrerà i cinquecento anni della morte di un pittore sommo, Giorgione, che meriterebbe, forse più di Tiziano, di essere sepolto nella Chiesa di stato della Repubblica di san Marco. Invece da cinquecento anni la sua casa in campo san Silvestro, un campo silenzioso e deserto, attende che una lapide anche piccola ricordi che là furono dipinti i capolavori che hanno mutato l’arte e la stessa immagine di Venezia come la Storia la tramanda.

Vano fare appello al sindaco- filosofo che dopo aver dialogato per decenni con Dio in tedesco, colloquia oggi con don Verzé… “Da Castelfranco” (ma Marcantonio Michiel che scrive vent’anni dopo la morte di Giorgione, intimo degli intimi della cerchia giorgionesca, non fa alcun cenno al luogo di nascita né alle origini, cosa inspiegabile se si pensa che di Palma il Vecchio sappiamo il nome della strada e il numero anagrafico della casa ove nacque a Serina nel bergamasco) ma non tanto il luogo di nascita e quanto il cognome, ebreo quasi sicuramente perché come tutti i suoi intimi, nessuno escluso, seguiva la dottrina segreta dei Dialoghi d’amore di Leone Ebreo. Non risulta il suo nome nei registri della sua parrocchia come in nessun altro registro a Venezia né ricevette mai commissioni da enti ecclesiastici. Non esiste uno scritto autografo di Giorgione né un’opera da lui firmata.

Contro quelli che dicevano e purtroppo lo si sente ancora oggi che Giorgione viene da Leonardo quando ne è l’esatto contrario, Giuseppe Fiocco scrisse un libro mirabile (inutile cercarlo in libreria, sulla pittura veneziana c’è solo un libro della Mazzucco…) nel quale affermava che Giorgione non sarebbe esistito come noi lo conosciamo senza Antonello da Messina che giunse in tempo a Venezia per impedire che essa, sfuggita alla catastrofe di Giotto, tradisse il suo destino, lei che dai mosaici bizantini sapeva che la luce crea il colore e che il colore è luce.

Il quadro fondamentale per la formazione di Giorgione fu più che la pala di san Cassiano il meraviglioso San Sebastiano oggi a Dresda. Antonello aveva subito capito, lo dimostrano perfino le prime opere in Sicilia, che lo spazio non è un concetto matematico, né tanto meno un concetto geometrico, ma il risultato tangibile della luce madre dello spazio e ancora che lo spazio rappresentabile non esisterebbre se non fosse il colore a imporlo, perché il colore è struttura. Se ciò non fosse stato realizzato, niente Rembrandt niente Velasquez Poussin Manet Degas Cezanne Kandisky, ma Lorenzo Lotto, David Ingres Courbet Carrà e Guttuso.

Con una coerenza assoluta che Tiziano non ebbe le opere di Giorgione iniziano con la Natività Allendale, la Giuditta di Pietroburgo, il ritratto di Berlino, la pala di Castelfranco, il ritratto di Laura di Vienna, i tre filosofi di Vienna, il sublime Cristo portacroce di Lanciano che è il vanto della mia vita aver scoperto e attribuito, i cavalieri di Malta (inutile cercarlo, è nei depositi perché secondo loro è solo un Paris Bordon) fino alla Tempesta, al ritratto di Budapest, al Cristo deriso di san Rocco dove il volto di Cristo è dipinto come un Monet, fino ai tre capolavori sommi: la Venere di Dresda, il Concerto del Louvre e il giudizio di Salomone, quadro che ha dentro di sé due secoli a venire.

Nessuno fu come Giorgione fiero della sua umiltà, conscio che il mondo è perfetto e perfetto è l’uomo. Guardando le tre età dell’uomo di Pitti Berenson diceva che se qualcuno gli avesse detto: è la prima opera di Caravaggio , non si sarebbe stupito. I suoi allievi, ne ebbe uno solo, Domenico Mancini, non ne diedero che l’apparenza. Tiziano lo tradì, ma nelle sue ultime opere che sono tra “i più alti raggiungimenti dello spirito umano nella sua storia” a lui si ricongiunge.

Francesco Smeraldi, veneziano, pubblica poesie in Italia e a Parigi. Giuseppe Ungaretti le aveva presentate al premio Viareggio. Ha lasciato la poesia per dedicarsi all'attribuzionismo della pittura del Quattocento e del Cinquecento.
 

Commenti

  1. luisa

    meraviglioso

  2. luigi tufano

    di una raffinatezza culturale superba, luigi tufano

  3. Marco Sostegni

    Complimenti per il suo articolo. Davvero… Io penso che Giorgione sia stato un po\’ \"accantonato\" – per ora – dalla memoria per una sorta di rigetto critico da un certo \"manierismo veneto\". Si va per esclusione e forse il Tiziano si inserisce nella \"popolarità transitiva\" più che il Giorgione.
    Quante variabili determinano \"il gradimento\" per un per un Grande del passato visto con gli occhi di oggi. Poi si inseriscono dei pittori che rendono quasi \"obsoleti\" altri grandi pittori soprattutto quando all\’arte si innesta la revisione storica.
    Marco Sostegni

  4. Romano Marin

    Non ci resta altro che andare a Castelfranco Veneto, sperando che la mostra sia meglio di quella di Venezia di qualche anno fà. Giorione è meraviglioso.

  5. Romano Marin

    Non ci resta altro che andare a Castelfranco Veneto, sperando che la mostra sia meglio di quella di Venezia di qualche anno fà. Giorgione è meraviglioso.

  6. luisa

    io credo che ci saranno 4 quadri di Giorgione e poi una serie di pittori della stessa epoca.

  7. luisa

    professore : il suo antenato l’architetto Francesco Smeraldi ( 1500 ) è l’autore, secondo le ultime scoperte, della facciata di san Giorgio maggiore a Venezia ritenuta da sempre di Palladio

  8. Caterina Licursi

    La Venere di Giorgione è la raffigurazione più quintessenziale (imparagonabile, unica, eterna di un “eterno” umano)del corpo femminile. Non dorme,non sogna:lievita nell’assoluto silenzio; il suo respiro è quello della Terra. Apparentemente esposta ma impenetrabilmente segreta. L’assoluta armonia rende inconcepibile il desiderio carnale; eppure non è una dea, è una donna.

  9. luisa

    meravigliosa Caterina

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