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Stupro

27-11-2009

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“I cani vanno avanti”, Valentina Brunettin, Edizioni Alet 

Quando suo marito la vide, distesa in una precaria barella nel pronto soccorso dell’ospedale, pensò che non somigliava affatto, la sua Adele, alle donne stuprate che aveva visto nei film. Al telefono un appuntato dei carabinieri lo aveva avvisato che sua moglie, Adele Aristi, anni trentasei, residente in via Galilei numero 41, eccetera eccetera, era stata aggredita. Alle cinque del mattino la parola aggredita poteva avere una gamma di significanti assai ristretta: lui pensava a uno scippo, a un furto violento.

Invece all’ospedale trovò un zelante medico anzianotto, seguito da un tirocinante pallido e vagamente distratto. Davanti agli occhi asettici del suo studente, il dottore gli spiegò che aggredita era un semplice eufemismo: Adele era stata stuprata e ora riposava tranquilla in un corridoio, dopo le visite e gli esami di rito.

Lui la vide e si stupì quando comprese rapidamente di non essere né commosso né provato dall’evento. Adele non aveva lividi sul viso, solo due graffi sottili accanto allo zigomo destro. Il volto non era gonfio, non piangeva e non era spettinata. Che strano effetto per lui, che l’aveva immaginata tumefatta e dolorante.

Lei, soggiogata da una robusta razione di Valium, gli sorrise placidamente.

- Come stai? – chiese lui per consuetudine, anche se in realtà sapeva di non doversi attendere risposte imprevedibili.

- Bene – sospirò lei, dolcemente.

- Il maresciallo mi ha detto che non vuoi denunciare nessuno. Mi ha detto che ti ha interrogato e che sei stata bravissima, hai dato tutte le informazioni necessarie. Mi ha detto che sicuramente li prenderanno. Si può sapere perché non vuoi sporgere denuncia?-

Si sentiva profondamente irritato, anzi, era arrabbiatissimo. Avrebbe voluto dirle si può sapere perché ti sei fatta stuprare?.

Adele spiegò brevemente che non se la sentiva. Lui le intimò di farlo, per “catturare quei tre bastardi che possono fare del male ad altre donne”. Lei rispose che no, non ce la faceva, proprio non se la sentiva. Pensava, nella sua mente intorpidita dal sedativo, che non poteva fregarle proprio nulla delle future donne stuprate da quei tre. Lei stava male. E non per i punti che le avevano applicato alla vagina e all’ano. E nemmeno per il freddo che si era depositato nelle sue ossa. Stava male perché il senso di colpa stava sbocciando, a pochissime ore dall’evento. Troppo poco tempo, non aveva avuto nemmeno qualche istante per sentirsi una vittima.

Percepì che stava addormentandosi. Suo marito le prese la mano e le accarezzò delicatamente i capelli, quasi il semplice contatto con un essere umano di sesso maschile potesse ferirla profondamente.

Lei chinò il capo sulla spalla sinistra e a occhi chiusi rivide la grassa infermiera che le analizzava l’utero con un tampone. Non sapeva se sentirsi più umiliata dagli stupratori o dal personale medico dell’ospedale.

Per assurdo ebbe l’impressione di avere ancora addosso la sua gonna sexy e si stupì e inorridì al pensiero che chi l’aveva violentata non l’aveva fatto per troppa, bensì per scarsa attrazione. La sua gonna le aveva giocato un brutto scherzo: aveva così imparato che la sua femminilità era pericolosa. O forse semplicemente non esisteva.

Era come se i tre violentatori l’avessero punita per aver pensato di essere attraente. Non le restava che ritornare ad essere una donna mediocre, ovviamente in pantaloni.

Adele continuava a vivere, senza l’ossessione della denuncia. Inimicandosi amici e familiari, non aveva voluto nemmeno considerare l’opportunità di perseguire legalmente i tre stupratori, i quali erano stati rintracciati e poi rilasciati. In fondo, pensava Adele, era stata lei a sedurli. Lei con la sua minigonna fasciante e corta.

Rifiutava qualsiasi uscita con Jessica, la quale comunque tentava di mantenere un debole rapporto con lei. Non parlavano mai dell’accaduto, Adele non voleva ferire la sua amica sottolineando l’abbandono sfrontato di quella notte. Quando Adele riusciva a rimanere sola con i suoi pensieri, giocava sadicamente con l’inversione dei ruoli. Cosa sarebbe successo se Jessica avesse comprato la gonna e lei i pantaloni di raso? I tre avrebbero violentato Jessica? O comunque avrebbero stuprato lei?

No, era certa. Volevano abusare di chi aveva la gonna.

 

Commenti

  1. yure

    è COME UN PUGNO NELLO STOMACO, TI SEMBRA DI VIVERE IL
    RACCONTO, MOLTO BENE SCRITTO E LEGGIBILE

  2. maria cristina ugolini

    e questa è la giustizia e il supporto psicologico alla ragazza? Perchè noi donne non possiamo essere libere di girare vestite come ci piacciamo, perchè dobbiamo sempre avere paura di uscire la sera, di rientrare in garage? Perchè lo Stato e i nostri uomini non ci difendono? E perchè nessuno dà a questa donna un appoggio morale e la lascia sola con i suoi pensieri?

  3. giulia belloni

    buongiorno e grazie dei vostri interventi. la pagina del romanzo proposta mi pare metta in luce una scomoda verità, e cioè che la femminilità genera sì attrazione, ma anche conseguente aggressività. ogni volta che un potere si esercita, noi ne subiamo l’influsso, ma allo stesso tempo cerchiamo di difendercene, agli estremi possiamo anche portare rancore, perchè quella forza che agisce su di noi ci impedisce di essere liberi. in un certo senso è come se valentina brunettin mettesse le donne davanti ad un bivio: vuoi accondiscendere ad un’immagine di te che piacerà agli uomini? se sì, va benissimo, se ne hai le forze di certo li attrarrai, ma preparati ad affrontare anche l’altro lato della medaglia, la resistenza e la rabbia che il potere che eserciti produrrà. altrimenti rinuncia, mettiti un bel paio di pantaloni e non correrai alcun rischio, nè quello di attrarre nè quello di essere odiata per questo stesso motivo. è un pensiero disturbante, certo che lo è. il romanzo creerà problemi sotto diversi aspetti, credo. considero questo uno dei suoi tanti punti di forza.

  4. valce

    Il mondo è davvero grottesco! noi donne libere che vediamo con orrore alle “povere donne mussulmane” COSTRETTE a portare il chador, ci autoimponiamo i pantaloni per non correre il rischio di essere violentate in metropolitana! Dove sta allora tutta la libertà di cui ci vantiamo?

  5. flavia

    forse qui è il personaggio che si autoimpone i pantaloni non credo che si parli delle donne in generale (o sì?) comunque il problema non sono i pantaloni o le gonne (o forse le gonne sì ma solo in quanto rappresentano un simbolo della femminilità esposta o rivelata)è il personaggio che si interroga comunque non so quanta libertà abbiamo o quanto siamo libere con o nella nostra femminità credo meno di quello che si pensa ma il racconto è provocatorio anche se fino ad un certo punto in realtà

  6. valeria cescato

    Io faccio parte di quella generazione di donne che quando avevano sedici anni non uscivano mai di casa senza un maglione allacciato in vita, per nascondere il sedere. Non ho mai portato la gonna, mai comprato un reggiseno imbottito, mai messo lo smalto alle unghie, e le visite dal parrucchiere si contano su due mani. Quando a trent’anni convivevo con il mio fidanzato un giorno mi sono sentita dire che non ero femminile, e che lui un po’ in fondo ci pativa. Gli ho spiegato che avevo paura. Paura e fastidio dello sguardo degli uomini, ho tentato di spiegargli che la mia “invisibilità” era la mia forza, la mia difesa, il mio “lascia-passare” per il mondo. Dalla sua faccia capii che non era molto convinto della mia tesi, ma comunque non osò dire nulla (tutto sommato era un tipo intelligente). Mi sono allora resa conto che quell’atteggiamento di difesa era così radicato in me da non cadere nemmeno quando si supponeva avrei potuto (e dovuto!) farlo. Ho scoperto così che come la bellezza e la femminilità sono una potentissima arma a doppio taglio, anche la loro mancanza o negazione, ci si ritorcono contro. A vederla così sembra che in un modo o nell’altro a noi donne vada sempre male, e un po’ è vero, ma è altrettanto vero che siamo consce del nostro innato immenso potere. Beate coloro che sono capaci di maneggiarlo!

  7. marco

    quoto valeria. soprattutto quando dice che a voi donne va sempre male. che se andate di qua va male e se andate di là va male. in modo diverso mi sembra che anche il racconto alluda a questo. una forma di maschilismo? non so. una forma di condanna? credo di sì. comunque credo sia più semplice essere uomini. @maria cristina ugolini appunto perchè non potete vestirvi come più vi piace? è proprio questo il punto.

  8. alessandra

    molto crudo direi che non c’è pietà per niente e per nessuno non so se questo lo condivido ma mi interessa

  9. federica

    l’argomento trattato è crudo il racconto mi sembra realistico (purtroppo temo che sia proprio così il più delle volte non credo ancora che si denunci)

  10. massimo

    ultimamente lo stupro è rientrato nell’immaginario collettivo, sembra che ce ne siano di più, invece forse si denunciano solo di più. senza parole.

  11. valeria cescato

    Sì, essere uomini è senza dubbio più semplice, ma questo non significa per forza che sia meglio. Lo dico come un sincero dubbio e non con ironia femminista. Anche per rimanere sul tema posto dalla Brunettin, sinceramente non posso dire che preferirei essere nei panni di un violentatore piuttosto che della vittima.

  12. marco

    ciao valeria. in effetti più semplice non è detto che sia meglio, è solo più facile. non mi eri sembrata femminista neppure nel tuo precedente intervento. sull’ultimo punto mi sconvolgi, ma ancora, non è detto che tu non abbia ragione, è solo un pensiero che mi dà le vertigini, che cosa sia meglio, intendo dire. comunque il tuo intervento mi ha fatto pensare. ma anche oggi pensi che sia più facile essere uomini?

  13. anna paola casati

    scusate se si parla di uomini e donne si entra in un terreno scivoloso. in ogni caso dico la mia testo spinto fa nascere osservazioni spinte. non so se sono d’accordo con valeria su vittima e carnefice, comunque posso apprezzare il suo rilievo, non banale, affatto. invece su uomini e donne mi dissocio anche dai commenti precedenti. oggi è difficile ogni identità secondo me più nessuna e facile. ciao a tutti

  14. alessandra

    la gonna è solo un simbolo, l’autrice la usa come tale. non credo che abbia rilevanza in sè. invece l’indagine sulla femminilità ne ha, eccome se ne ha. a me pare che sia proprio questo ciò di cui si parla.

  15. Paolo

    E’ possibile avere più informazioni sull’autrice? Nel catalogo della Alet non trovo questo libro: è una nuova uscita? Si tratta di racconti o di un romanzo?
    Grazie,
    Paolo

  16. giulia belloni

    buongiorno paolo. le scrivo dalla fiera del libro e mi scusi se devo essere veloce. il romanzo di valentina brunettin ‘i cani vanno avanti’ esce il ventisette gennaio 2010 in tutte le librerie italiane. inaugura la mia terza collana di narrativa italiana, gli iconoclasti. ad oggi è ancora tutto blindato perchè stiamo trattando l’anticipazione. tra una settimana però dovremmo attivare uno o due video e se mi scrive al mio indirizzo di contatti alla alet posso inviarle via posta uno specimen di un capitolo di cui abbiamo stampato 20.000 copie ad uso di lettori operatori e giornalisti. si tratta di un romanzo sulla storia di laika, la cagnetta che nel 1957 fu inviata nello spazio, di modo che la russia potesse sancire la sua superiorità nei confronti degli stati uniti nel settore della cosmonautica. l’autrice ha vinto a soli diciassette anni il primo premio campiello con il romanzo ‘l’antibo’ (marsilio) a ventidue anni ha pubblicato il suo secondo ‘fuoco su babilonia’ (marsilio) e poi ha taciuto per cinque lunghi anni. questo è il suo terzo romanzo e siamo orgogliosi di pubblicarlo noi. devo anche dirle che personalmente lo considero il più disturbante, il più emozionante e direi il più importante che io abbia pubblicato in italia in questi dieci anni di ricerca. se vuole potrà mettere alla prova queste mie parole :)

  17. valeria cescato

    Sì, è vero, vivere la propria identità oggi è sicuramente difficile per tutti, ma sì, credo comunque che oggi essere uomini sia più facile che essere donne, perchè i ruoli che oggi le donne sono chiamate a coprire sono molto differenti da quello che era il loro ruolo originario (e intendo davvero originario, quello che si è stabilito centinaia di migliaia di anni fa, quando la divisione uomo-caccia e donna-cura figli e raccoglie frutti, ha permesso alla “specie uomo” di raggiungere una certa “supremazia”). Il ruolo originario delle donne si è consolidato con selezione genetica e sovrastrutture culturali che l’hanno resa “adatta” a quello scopo. Oggi alle donne viene chiesto di “andare a caccia”, di vivere da sole e di non avere figli, facendo finta che tutto ciò (nella nostra grande modernità!) sia normale. Invece non lo è affatto. Ma questa “situazione dell’oggi” non ha niente a che vedere con lo stupro. Credo molto negli istinti, per questo penso che non ci sia cultura capace di estirpare la violenza sulle donne, di interrompere quel gioco di potere tra provocazione femminile (non c’è limite alla potenza del condizionamento che la femminilità può avere su un uomo) e rivalità maschile (istinto di supremazia, possesso, predominio, controllo).

  18. valce

    Ho letto lo specimen e questo brano, e come tutto ciò si colleghi alla storia di Laika davvero non capisco. Mi chiedo sotto quali punti di vista l’autrice possa aver affrontato quel tema. Visto il suo interesse (e la sua abilità!) nel cogliere ciò che sta nei risvolti nascosti, nelle pieghe scure dell’animo delle persone, nel mettere a fuoco spietatamente ciò che solitamente si preferisce lasciare nel vago… di cosa parla questo romanzo, DAVVERO?

  19. luca

    credo che la stessa storia di laika sia una storia oscura, e la connessione con altri tipi di violenza è possibile. intendo dire che in quella storia si è consumato un atto di estrema violenza. c’è una cosa che però non capisco. l’ambientazione del testo riportato mi sembra contemporanea. sono due piani narrativi, anni cinquanta ed oggi? e valeria io spero proprio che un giorno questi muri e questi ruoli possano essere superati. non so come, naturalmente. ma non penso che dobbiamo accettarli così, per quello che sono. avremmo già perso ancor prima di cominciare.

  20. valce

    E’ strano, non ci avevo pensato. Che fosse una storia di violenza, intendo. Che la storia di uno dei grandi passi dell’umanità si potesse addensare tutta attorno alla violenza subita da una delle cavie più famose della storia.
    A questo punto la curiosità cresce ulteriormente!

  21. giulia belloni

    buonasera a tutti. luca: interessante, dice che la storia di laika per metafora possa essere uno stupro? valce: credo proprio di sì. un grande passo, ma a quale costo? in realtà mi dà le vertigini pensare a quella storia. per cercare di scriverla occorre il coraggio di attraversare un momento definitivo senza mai chiudere gli occhi. una missione da scrittore.

  22. marco rivelli

    lo stupro è solo una delle mille forme in cui la violenza può manifestarsi. è un icona della violenza. ma ogni volta che un essere fragile viene coartato da chi è più forte di lui per me la violenza si consuma. se non è stata una storia di violenza quella dello sputnik due in russia allora io non so quale lo sia.

  23. luca

    sì dicevo quello. e che raccontare la violenza è difficile perchè non si deve indugiarvi. il punto è trovare la misura di questa narrazione. perchè la violenza comunque è dentro di noi e spesso ne siamo attratti nonostante la repulsione che ovviamente ci genera. direi che è un tabù. per questo ci attira.

  24. valce

    a stupirmi non è il fatto che un grande passo venga fatto ad alto prezzo. Ciò che non lo è, mi sembra di capire, nella storia di questo libro, è il punto di vista. E’ lo sbilanciamento tra la grandiosità dell’evento (il suo valore scientifico, storico, politico, antropologico) e il “particolare non rilevante” della storia della cagnolina, che a questo punto si ribaltano. Questa “oscillazione” è fortissima anche nella storia dello stupro: il marito è geniale nella sua autenticità, e tutti i pensieri di adele sono focalizzati su tanti particolari ma… “nemmeno qualche istante per sentirsi una vittima.”

  25. francesca

    @valce la grandiosità dell’evento c’è ma c’è anche, come dici tu con amara ironia, ‘il particolare non rilevante’ della storia della cagnolina. perchè anche quella, non solo lo sputnik, è una grande storia. anch’io trovo anch’io geniale la lettura dei pensieri scaturiti nella mente del marito della vittima. notte.

  26. marco rivelli

    grandiosità dell’evento è quello che tutti pensavano, non so se sia quello che è stato. violenza è in ogni caso una parola. stupro quello di laika ancor più di quello qui raccontato. o del “medesimo” peso. ciao

  27. massimiliano tindaci

    la storia la conosco ed è molto suggestiva, bene che qualcuno voglia raccontarla. la similitudine dello stupro vale solo a patto di ricordarsi che stiamo parlando di un cane, nel racconto il focus è su una donna. sono due efferate violenze, bisogna però vedere a danno di chi. letterariamente l’asse di paragone può reggere, ma segnalate le differenze.

  28. francesca

    le differenze sono evidenti, invece secondo me il tema interessante sono le somiglianze, perchè ci sono. in ognuno dei due casi si prende e si deruba.

  29. anna paola casati

    nel caso di laika si uccide, tanto per non usare eufemismi. mi piacerebbe leggere dell\’altro. saluti

  30. luca

    esistono altri libri che parlano del lancio sputnik?

  31. francesca

    a me non risulta. quando esce? (le storie sono diverse e solo idealmente collegabili).

  32. luca

    infatti si stava parlando di una correlazione ideale

  33. benedetta tamburini

    il lancio dello sputnik con a bordo la cagnetta laika è stato un episodio direi esemplare di violazione dei diritti degli animali e di violenza assoluta. non capisco cosa c’entri lo stupro. il parallelo ci può anche stare, ma forse è una lettura opinabile. non ne ho idea ma comunque leggerò il libro. ciao a tutti.

  34. Paolo

    L’idea di una storia sulla cagnetta Laika sembra molto interessante…

  35. luca

    sono d’accordo, finalmente una storia che valica i confini del proprio salotto, per non dire della propria camera da letto. scusate, ma secondo me gli scrittori italiani sono un po’ in crisi ultimamente. gli ambiti di interesse sono sempre i medesimi, spiace dirlo, ma è così. almeno questa si è spinta nello spazio. non si può dire che non sia andata oltre ;) in bocca al lupo per il lancio del libro.

  36. filippo trani

    la violenza è violenza e qui ce n\’è. nel caso della cagnetta anche, ce n\’è stata, e di più. c\’è stato anche lo spettacolo della violenza, l\’esibizione da reality schow dell\’inserimento nello sputnik, della partenza del satellite, dei latrati dal cielo. una grande storia sì ma anche una grande storia di violenza. qui l\’autrice non indugia in facili sentimentalismi. racconta e basta. solo che racconta violenza. e non è un caso. spero che non sia anche questo un \’indugiare\’. comunque il libro mi sa che me lo prendo. ciao e complimenti per alcuni dei post.

  37. filippo trani

    scusate non sono esperto e ho scritto con le barre

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