La Lettera

Per Terre Sconsacrate, Attori E Buffoni

Governo denunciato

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L’ho fatto. L’avevo scritto, l’ho fatto. Stamani sono stato alla Procura della Repubblica di Firenze e ho denunciato il governo. Ho presentato due esposti recanti la “notitia criminis” concernente il favoreggiamento dello squadrismo, il primo, e varie fattispecie … continua »

Dire, fare, mangiare

E la chiamano cellulite

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L’estate ci mette a misura con il nostro corpo. La maggior parte delle donne si confronta con il problema della cellulite. Premesso che la cellulite è molto diffusa e non si può prescindere da una predisposizione personale ad averla o … continua »

Lettere »

Per la prima volta la strategia dei partiti le guarda con sospetto. Finalmente protagoniste, succede ogni morte di governo. Fino a poco tempo fa a Montecitorio non avevano diritto nemmeno a una vera toilette confinata sopra una scala a chiocciola così diversa dai bagni eleganti degli onorevoli maschi

Giancarla CODRIGNANI – Il “tradimento” delle signore deputato che aspettano un bambino

13-12-2010

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Tre parlamentari non sanno, perché sono prossime alla maternità, se potranno partecipare a una di quelle votazioni che un tempo il PCI segnalava come “senza eccezione alcuna”. Montecitorio (e ancor più il Senato) è fabbricato per escludere le donne. Pensate che le toilettes dei maschi sono a piano terra, ristrutturate anni fa con marmi del Portogallo; quelle femminili sono, dietro l’aula, vi si accede per una scaletta ricurva e sono ambientalmente spartane. Quando la Camera è chiusa, le signore o trovano appena il sapone o addirittura la porta chiusa (una volta, il giorno della chiusura estiva, esausta e abbruttita, non vedevo l’ora di arrivare in aeroporto e dovevo assolutamente lavarmi i capelli: bagni chiusi. Andai nel salone dei maschi, dove i barbieri non mi volevano ammettere…). Che le donne non siano legittimate come “genere” lo dimostra la maternità nelle istituzioni. La mia “compagna di banco” ebbe una figlia: la gravidanza passò nella più rigorosa indifferenza (ovviamente le colleghe si informavano). Un giorno – lo stato era ormai evidente dietro l’abito che cadeva lento – le stavo chiedendo come stava e un compagno che aveva sentito si fermò per chiedere se era ammalata: richiesto di vedere l’evidenza, tranquillamente rispose che pensava a una nuova moda… Senza parole, vero?… Quello che sta capitando a Bongiorno, Cosenza e Mogherini fa comprendere che siamo ovunque delle cattive lavoratrici: in Parlamento come in fabbrica la gravidanza è “una malattia”. Necessaria, dunque, una legge per le donne nelle istituzioni (anche a Bologna l’assessore Simona Lembi in Provincia non trovò alcuna norma specifica); ma soprattutto non pensiamo che si tratti di una “leggina”. Si tratta di fare “cultura di genere” di donne che non possono essere così omologate da rinnegare che la nascita di bambini e bambine è evento politico-cultrale prima che sociale e non separabile dalla specificità della madre, che va tutelata nel corpo – da non mettere a rischio – e nei diritti conseguenti al debito che la società intera contrae con la donna per l’immissione di un nuovo, una nuova presenza umana. Mai più si dica malattia ad una gravidanza.

Giancarla Codrignani, docente di letteratura classica, giornalista, politologa, femminista. Parlamentare per tre legislature
 

Commenti

  1. Anna Marcon

    Concordo con il contenuto dell’articolo. Esprimo il mio parere sull’ultima frase, scusandomi per il “pressappochismo”. Negli ultimi anni sono molte le donne che, anche senza avere un bisogno specifico di rimanere a casa durante la gravidanza, al di là del congedo parentale, utilizzano parte o tutto il periodo di gravidanza per trascorrere qualche mese a casa in malattia. A ciò si aggiungano le numerose visite, esami ecc. che possono inconsciamente far sembrare la gravidanza, più che uno stato di felice attesa, come una malattia.
    Credo che più serietà nel lavoro contribuisca a far crescere la cultura di genere.

  2. Luigia Oberrauch

    Non sono per nulla d’accordo con la signora Anna Marcon. Una gravidanza non è una malattia e alle future mamme dovrebbero essere concesse tutti gli aiuti di cui hanno bisogno. In fin dei conti ci va di mezzo la salute e il benessere del nascituro. Anche questo problema dovrebbe trovare più attenzione presso l’amministrazione pubblica. Mettere al mondo un bimbo non è una bazzecola e naturalmente la futura mamma farà di tutto per creare intorno a sé le condizioni migliori. Mi meraviglio che sia proprio una donna che dimostra di non capire le necessità delle proprie colleghe in attesa.

  3. Pier Giorgio Campodonico

    La nascita di un figlio è la cosa più bella della vita. Tutto il resto va in secondo piano. Perché, in occasione di questo momento bellissimo, i papà non esistono? Sarebbe una perfetta “pari opportunità” il diritto all’assenza anche per i papà. Per essere vicini alla propria compagna nella vigilia, nella gioia della nascita, nel condividere i primi giorni di vita del figlio. Il diritto dovrebbe essere inteso come “obbligatorio” per un tempo di almeno cinque giorni.

  4. Tamara Giorgetti

    Giancarla Codrignani mi ha fatto ricordare l’usanza di controllare la mattina l’Unità per vedere se la votazione era “senza eccezione alcuna”, lavoravo alla sezione femminile del Pci e per molte deputate era importante sapere se andare obbligatoriamente alla camera o rimanere a lavorare al partito. Non sono invece d’accordo con il commento della signora Anna Marcon…ho avuto due gravidanze, la prima mi ha permesso di lavorare per l’altra sono dovuta rimanere a casa quasi tutto il periodo…io non credo che le donne approfittino della gravidanza per rimanere a casa, capisco che per una azienda privarsi di due, tre operaie può essere un problema e allora cosa facciamo smettiamo di fare figli? anzi vedo sempre più donne che lavorano fino a pochi giorni prima del parto, cosa peraltro sbagliatissima, e per quanto riguarda le visite e le analisi trovo giustissimo fare tutti i controlli ed è giusto che siano numerosi per scongiurare malattie al feto e alla madre. La gravidanza non è una malattia ma ci dobbiamo volere bene per non farla diventare tale, viverla serenamente, e fare molti controlli, lo dobbiamo al bambiano che abbiamo deciso di far nascere e a noi stesse.

  5. Paolo Guiotto

    Anna Marcon … a volte il peggior nemico delle donne sono “altre donne” che condividono ancora con “altri maschi” lo “status quo” … fanno come gli struzzi … (potere del masochismo della sabbia negli occhi).
    Sembra che un centinaio d’anni di femminismo, militante e non, sia servito ben poco a tutte/i.
    Non pensare al mio genere, maschile o femminile, cerco di essere, malriuscendoci, solamente una persona.