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Lettere »

Raniero LA VALLE – Il golpe di Berlusconi

08-09-2011

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Gli uomini contano. Alla conferenza di pace di Parigi De Gasperi salvò l’Italia: era, in quel consesso, un Paese nemico, distrutto dalla guerra, gravido di miseria; tutto, tranne l’enorme prestigio del presidente del Consiglio italiano e la dignità con cui difese l’Italia, era contro di lui. Ma De Gasperi colpì gli Alleati, apparve credibile, e l’Italia rientrò ben presto a pieno titolo nella comunità internazionale, e cominciò la sua ricostruzione, prima della Germania, prima del Giappone, suoi alleati di guerra, prima della Cina.

Nell’agosto angoscioso appena trascorso, Berlusconi ha portato l’Italia fino all’orlo dell’abisso: l’ha considerata lui stesso un Paese spregevole, l’ha mostrata senza dignità, con un governo indifferente e cinico in ogni sua scelta, fino al punto di poter decidere in poche ore tutto e il contrario di tutto; un Paese giudicato inaffidabile eticamente, e non solo finanziariamente, perfino dai mercati; un potere politico interno irriso dalla stampa internazionale, incapace, per le sue false analisi, di affrontare la crisi, impossibilitato, per le sue contraddizioni, a governarla e indegno, per i suoi comportamenti, di fare appello alle risorse materiali e morali dei cittadini.

Eppure all’Italia non mancherebbe nulla; è un Paese ancora ricco, seppure di una ricchezza ignorata dal fisco, lavora, produce e risparmia, si dà da fare nell’aiuto reciproco, e ai giovani, se è matrigna la società, resta madre la famiglia. Certo, da quando è finito il “caso italiano” e l’Italia ha cessato di essere un grande laboratorio politico per un diverso futuro, essa è ridiventata politicamente bambina e arrendevole (altrimenti non si farebbe guidare così), ma è un Paese straordinario che ha pur sempre grandi risorse di intelligenza, di creatività, di lavoro.

Ora dobbiamo trarre le lezioni che ci ha impartito quest’agosto (agosto è sempre un mese pericoloso, fu il 15 agosto 1972 che Nixon distrusse l’ordine monetario del dopoguerra sancito a Bretton Woods, aprendo la strada all’attuale cataclisma). Il nostro agosto 2011 ci ha insegnato come una crisi economica possa diventare il momento e l’alibi di un grande tentativo reazionario, fino ai limiti di un sovvertimento del sistema.

Questi sono i colpi di mano che il governo ha tentato col pretesto della crisi:

  • 1) Liquidare l’art. 41 della Costituzione che unisce la libertà economica all’utilità – o almeno non dannosità – sociale, per rendere discrezionale ai privati tutto ciò che non è proibito.
  • 2) Mettere nell’art. 81 il vincolo del pareggio del bilancio, il che toglierebbe allo Stato ogni margine di manovra economica e renderebbe incostituzionale anche il pagamento degli stipendi pubblici quando il limite fosse raggiunto (come stava succedendo disastrosamente ad Obama).
  • 3) Demolire un’intera branca del diritto, quello del lavoro, distruggere la contrattazione collettiva e il ruolo dei grandi sindacati, rimuovere l’obbligo della giusta causa e con esso lo stesso Statuto dei lavoratori, tornare ai rapporti tra “padroni” e operai dell’età preindustriale.
  • 4) Revocare i diritti acquisiti in tema di riscatto della leva e della laurea per il calcolo dell’età pensionabile, in tema di tredicesime e liquidazioni, introdurre nuove disuguaglianze tra dipendenti pubblici e privati, residenti e immigrati, ricchi evasori e poveri tartassati.
  • 5) Mortificare il valore simbolico della Repubblica nata dalla Resistenza impedendo la celebrazione festiva del 25 aprile, del 1 maggio e del 2 giugno.
  • 6) Cavalcare il risentimento verso la politica, tagliando demagogicamente quelli che vengono chiamati i costi della politica e che sono invece i costi della corruzione e i costi della democrazia; attaccare al cuore il principio rappresentativo riducendo drasticamente la rappresentanza popolare dai comuni alle province al Parlamento fuori di qualsiasi piano organico e razionale di riordinamento dello Stato.

Non tutte queste cose sono riuscite, per la debolezza e la confusione della leadership, la difesa corporativa dei propri interessi elettorali da parte della Lega, la resistenza degli Enti locali, i veti incrociati nell’ambito della stessa maggioranza e la reazione vigorosa delle classi attaccate e umiliate; mentre un minimo di continuità istituzionale è stato assicurato da quanto resta della divisione dei poteri, che ha permesso il dispiegarsi di un ruolo di supplenza da parte del Presidente della Repubblica e di controllo di legalità da parte dei magistrati.

Ma resta da chiedersi come tutto ciò sia potuto accadere. È accaduto perché il sistema, grazie agli apprendisti stregoni dei patiti della “Seconda Repubblica”, era stato privato di tutte le sue difese, al Parlamento era stata tolta ogni autonomia mentre un’artificiale, esorbitante maggioranza parlamentare era stata messa per legge nelle mani di un padre padrone, e a quest’ultimo era stato permesso di difendere ossessivamente il potere e di mantenerlo con ogni artificio, mentre tutto il resto era abbandonato alla rovina. La tanto agognata “governabilità” è stata realizzata nel modo peggiore, senza un governo che potesse veramente governare e una democrazia che potesse difendersi; per di più senza che si potesse dare una vera, efficace e giusta risposta alla crisi economica. Perciò, per uscirne, bisogna ora ripartire da qui, cioè dall’idea stessa di cosa debba essere una Repubblica parlamentare e rappresentativa, contro la cecità di chi, anche a sinistra, insiste nel dire che “non si può tornare indietro”.

Raniero La Valle è presidente dei Comitati Dossetti per la Costituzione. Ha diretto, a soli 30 anni, L’Avvenire d’Italia, il più importante giornale cattolico nel quale ha seguito e raccontato le novità e le aperture del Concilio Vaticano II. Se ne va dopo il Concilio (1967), quando inizia la normalizzazione che emargina le tendenze progressiste del cardinale Lercaro. La Valle gira il mondo per la Rai, reportages e documentari, sempre impegnato sui temi della pace: Vietnam, Cambogia, America Latina. Con Linda Bimbi scrive un libro straordinario, vita e assassinio di Marianela Garcia Villas (“Marianela e i suoi fratelli”), avvocato salvadoregno che provava a tutelare i diritti umani violati dalle squadre della morte. Prima al mondo, aveva denunciato le bombe al fosforo, regalo del governo Reagan alla dittatura militare: bruciavano i contadini che pretendevano una normale giustizia sociale. Nel 1976 La Valle entra in Parlamento come indipendente di sinistra; si occupa della riforma della legge sull’obiezione di coscienza. Altri libri “Dalla parte di Abele”, “Pacem in Terris, l’enciclica della liberazione”, “Prima che l’amore finisca”, “Agonia e vocazione dell’Occidente”. Nel 2008 ha pubblicato “Se questo è un Dio”. Promotore del “Manifesto per la sinistra cristiana” nel quale propone il rilancio della partecipazione politica e dei valori del patto costituzionale del ’48 e la critica della democrazia maggioritaria.
 

Commenti

  1. luciano pigoni

    Valide riflessioni sui malanni portati all’Italia da Berlusconi berlusconiani +Lega,manca …una riflessione sulmalanno che affligge il centro sinistra,il malanno della perenne divisione,incapacità di superare le ambizioni personali in vista del bene comune:DiPietro vuol essere il Capo indiscusso dell’opposizione,Vendola non vuole assolutamente trovare punti d’incontro col centro,Bersani dice cose giuste ma è frenato,quasi fosse tirato per la giacca:chi lo vuole portare più a sinistra,chi più a destra,in sostanza mi pare che l’opposizione sia RESPONSABILE del perdurante Berlusconismo.L’egocentrica volontà dei capi,le perduranti divisioni ideologiche l’hanno condannata all’impotenza.Che fare? Riflettere sul malanno e non ripetere gli errori,spero che i vari capi della sinistra e del centro alla fine capiscano…

  2. Valentina Tamburro

    Un’analisi perfetta, sono pienamente d’accordo su tutto. Ma che fare ora nel concreto per evitare che il futuro dei nostri figli e nipoti rimanga compromesso per sempre? Riflettiamo e cerchiamo di cambiare il nostro modo di pensare e di agire.

  3. Emanuele Ambu

    Analis lucida, angosciante anche se non priva di speranza. Mi chiedo cosa dovremmo fare, ognuno nel proprio ruolo, per uscire da questa situazione. Forse il ritorno alla Politica di una bella fetta degli onesti del Paese. Mi indigno quando in tutta Europa si indignano e scendono in piazza mentre noi Italiani stiamo a subire tutto questo. E mi indigno che stiano in disparte proprio quelli, oggi pentiti, che con il loro voto continuo hanno permesso 15 anni di potere di questa gente.

  4. Carlo Orecchia

    @Emanuele, che dire… in particolare l’utmima frase la condivido appieno….

  5. roberto tutino

    De Gasperi andò negli Usa quasi come un questuante e parlò all’Union Club di New York, il 13 gennaio 1947, prima di partecipare a un forum internazionale a Cleveland. Ricordò a una selezionata platea d’imprenditori e politici quasi tutti massoni che “Gli Stati Uniti debbono aiutare i popoli liberi a forgiare a loro modo il proprio destino”, come recitava la dottrina Truman. Ritornò con un assegno da 100 mln di dollari e la concessione di 50 navi Liberty.
    L’anno dopo il presidente della Fiat, Vittorio Valletta, fece una visita a Washington e pagò le royalty per i brevetti che la Fiat aveva indebitamente utilizzato durante il regime e la guerra, impressionando i suoi ospiti americani per la frugalità e la modestia. Con questo atteggiamento riuscì ad ottenere un prestito di 6 milioni di dollari, che furono essenziali per il rilancio dell’industria torinese. D’altra parte già nel ’38 Gianni Agnelli, pur essendo solo un erede, aveva visitato tre delle grandi fabbriche automobilistiche Usa.
    Questo per dire che la credibilità del paese non è mai solo affidata ai politici, ma anche rappresentata da altri livelli di consapevolezza.
    Per esempio, durante la Ricostruzione degli Anni Cinquanta, gli intellettuali italiani non sciamavano per l’Europa a denigrare il governo Dc.

  6. Ivano Viale

    Condivido appieno quanto sopra…manca una riflessione sui sindacati che invece di fare i diritti del lavoratori ritrovando l’unità,si accapigliano e alcuni (CISL e UIL)sposano le tesi degli industriali e del governo solo per poter dire “noi abbiamo ragione”. Poi si domandano perchè gli operai votano LEGA. Spero che dopo il 6 qualche lavoratore per protesta abbandoni questi sindacati.

  7. Mauro Matteucci

    Ma perché tolleriamo tutto questo?

  8. amilcare acerbi

    Analisi condivisibile, anche per la consapevolezza che il paese continua ad essere ricco, in termini materiali e intelletuali. Con opportune aggiunte relative ai responsabili sindacali e dei settori produttivi, susseguitisi, in molte sedi centrali e qualcuna periferica rilevante.
    amilcare acerbi

  9. Giuliana Zanelli

    L’Italia di De Gasperi sfruttava una rendita di posizione politico-geografica: con un paese comunista (la Jugoslavia) sui confini, con un forte Partito Comunista in casa – un partito che aveva dato grande impulso alla Lotta di Liberazione – molto otteneva dagli Usa che avevano tutti gli interessi a impedire che le tensioni sociali qui da noi arrivassero a un punto limite.
    Dunque non è solo merito dello stile dell’uomo De Gasperi e della classe politica cui apparteneva se allora ci fu data fiducia. Di quegli anni (io c’ero)ricordo che ad ogni dimostrazione la polizia celere picchiava nelle piazze. Era certo anche questo un elemento della credibilità italiana…

  10. gaetano mineo

    Analisi condivisibile, però come detto da altri commenti, bisogna dire cosa fare. La sinistra si deve interrogare sull’errore che ha commesso dopo la caduta del comunismo, cioè sull’avere abbandonato quasi del tutto le idee di sinistra e sposato il liberismo a tutti i costi. E’ di questi giorni la riflessione di parecchi nel ripensare a riavere idee di sinistra, di stato sociale, di solidarismo, di prendere spunto dalla dottrina sociale della chiesa che noi cattolici abbiamo del tutto dimenticato.
    Consiglio la lettura del libro di Edmondo Berselli “L’economia giusta”.

  11. Lorenzo

    Temo che non sia ancora finita.Il piano di P2 consisteva nello svuotamento della democrazia senza spargimento di sangue.Loro sono arrivati al potere e adesso provano,vedi legge elettorale,ad usare il Parlamento a loro piacimento, e così pure le Istituzioni.Si il golpe è già avvenuto.E adesso?

  12. angelo nocent

    Tutto vero..?!

    Epperò, nessun accenno alla “casta” di cui anche Lei, Onorevole, beneficia. O no?

    E dire che Dossetti qualcosa ci ha insegnato.

    So che non pubblicherà come d’abitudine. Ma va bene lo stesso.

  13. rosalba polistena

    Dice bene La Valle quando fa presente che De Gasperi difese l’Italia con “dignità”! Questo vocabolo è caduto in disuso in Italia negli ultimi 15 anni.
    Solo persone dignitose possono affrontare la vita e la politica con dignità e decoro.

    Rosalba Polistena

  14. filippo senatore

    Chi ha permesso la messa in onda in Rai di Una cassetta dal titolo: “Scendo in campo” violando l’articolo 3 della Costituzione?
    Chi ha permesso nel 1994 la candidatura di un ineleggibile in base all’articolo 10 della legge elettorale del 1957 che impedisce la candidatura del titolare di una concessione dello Stato?
    Chi ha permesso la candidatura a premier nel 1994 violando la Costituzione che stabilisce: la nomina spetta al Presidente della Repubblica?
    Chi ha lucrato in questi 17 anni di aumenti di stipendi ( Camera Senato Regioni ecc) intorno al 60% a fronte di una diminuzione del Pil nazionale?