La Lettera

Per Terre Sconsacrate, Attori E Buffoni

Governo denunciato

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Dire, fare, mangiare

E la chiamano cellulite

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L’estate ci mette a misura con il nostro corpo. La maggior parte delle donne si confronta con il problema della cellulite. Premesso che la cellulite è molto diffusa e non si può prescindere da una predisposizione personale ad averla o … continua »

Lettere »

Aver inchiodato le due Camere per giorni e giorni per archiviare la corruzione del capo del governo è uno spettacolo tragico per la democrazia. Andava in scena mentre tragedie reali sfinivano il paese: la disperazione degli sbarchi di Lampedusa e l’impoverimento drammatico di milioni di persone trascurate dall’aula parlamentare, trasformata in aula giudiziaria per impedire il giudizio sugli affari del Cavaliere

Raniero LA VALLE – La parola è grossa ma non ne trovo altre: l’osceno è entrato in Parlamento

18-04-2011

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Una delle novità portate dalla nuova cultura della nuova destra della nuova Repubblica è di avere derubricato l’osceno. Esso non deve più essere nascosto, ma entrare “in scena”; difatti ha preso dimora nelle ville e nei palazzi del potere, è salito al governo, è entrato nel processo di formazione di un Consiglio regionale, trabocca nelle barzellette e nelle bestemmie del presidente del Consiglio. Tuttavia l’osceno maggiore è stato mostrato dalla Camera dei Deputati inchiodata per giorni e notti ai pulsanti del voto per decidere, sostituendosi ai giudici di Milano, di archiviare un processo di corruzione in atti giudiziari a carico del capo del governo. L’aula parlamentare al posto di un’aula di giustizia: non si potrebbe immaginare un conflitto di attribuzioni più evidente e ostentato di questo.

Allo spettacolo hanno concorso ministri che nelle stesse ore avrebbero dovuto affrontare la tragedia degli sbarchi a Lampedusa e dei naufragi a Pantelleria, ricucire lo strappo con l’Europa prodotto dalla politica xenofoba della Lega, gestire una inconsulta guerra con la Libia, trovare qualche rimedio alla caduta del reddito e dell’occupazione, mettere un freno all’impoverimento generale del Paese; invece di governare, ecco i ministri a presidiare il fortino di Montecitorio, per resistere ai Tartari che però non arrivano mai.

La realtà è che abbiamo perduto il Parlamento, proprio l’istituzione suprema della democrazia, l’estremo baluardo delle pubbliche libertà. Il vero dissesto nei rapporti tra i poteri dello Stato non sta nel conflitto tra l’esecutivo e il giudiziario, ma sta nell’assorbimento del Parlamento da parte del governo. Il Parlamento non è più un potere autonomo, per il semplice fatto che non è più nemmeno un potere. Ha perduto il suo potere di rappresentanza sia perché ai cittadini è stato tolto il voto per la selezione dei candidati, sia perché le maggioranze bulgare attribuite dalla legge alla minoranza che vince le elezioni hanno rotto la somiglianza tra Parlamento e Paese; ha perduto la sua innocenza perché, venuta meno la sua maggioranza per un legittimo dissenso politico, è divenuto teatro di una campagna acquisti volta a procacciarne al governo un’altra; ha perduto la sua libertà perché non fa più ciò che vuole ma ciò che vogliono gli avvocati i procuratori e i “responsabili” della sopravvivenza politica del premier.

Analogo processo di neutralizzazione subisce la magistratura, a cui nella proposta di riforma costituzionale presentata dal delfino Alfano viene tolta l’inclusione tra gli “altri poteri” dello Stato e ridotta a un servizio pubblico senza potere, sicché non si potrebbe più nemmeno parlare di conflitto di poteri, ma di riduzione di tutti i poteri a un unico potere, quello del neo-sovrano assoluto sempre in piedi sul predellino del popolo e preteso “padre nobile” della Repubblica.

Dal punto di vista dello Stato moderno e della democrazia costituzionale è un vertiginoso salto all’indietro verso la restaurazione dell’antico regime. Ci sono voluti secoli di pensiero filosofico, di elaborazioni giuridiche e di lotte politiche per superare e rovesciare le formule che consacravano i poteri assoluti: dal “basiléus nomos” (il re è la legge) alla potestà “legibus soluta” (“sciolta” da ogni legge). Come mai questi modelli ora ritornano? Le Costituzioni, la democrazia non avevano allestito difese e garanzie per impedirlo?

Sì, ma non avevano previsto il denaro, con cui potevano essere recuperati, ripristinati ricomprati quei poteri. Nella nuova versione della democrazia postmoderna il denaro compra il potere, e il denaro lo difende; a sua volta il potere, comprato per denaro, diventa moltiplicatore del potere d’acquisto del denaro, sicché può comprare anche ciò che il denaro da solo non poteva: impunità, donne di rango, maggioranze, assoluzioni giudiziarie e morali: nuove corruzioni, nuove prostituzioni, nuove simonie.

Nel caso di Berlusconi non si tratta nemmeno di soldi suoi, come rivendicano con orgoglio i suoi fautori, ma di soldi tratti dalle tasche degli italiani, perché fatti con lo sfruttamento economico di quei beni comuni di tutti i cittadini che sono le frequenze televisive, e col tesoro di un enorme gettito pubblicitario che si forma con le tasse occulte per le spese promozionali che tutti i consumatori pagano su ogni prodotto o servizio che acquistano.

Voci preoccupate chiedono che tutto questo si arresti, prima che sia troppo tardi. Apparentemente non c’è molto da fare, sicché Asor Rosa è giunto fino a chiedere misure d’eccezione. Ma non si possono salvare le regole sospendendo le regole. Al contrario, la prima tappa di un processo per salvare la Repubblica potrebbe essere, il 12 giugno, un massiccio voto popolare per il sì nei tre referendum per l’acqua, per il nucleare e per la revoca dell’immunità processuale a Berlusconi. Ma la tappa successiva potrebbe essere, come prevede la Costituzione, lo scioglimento delle Camere per tornare al voto e salvare il Parlamento, che da fornitore di energia si è trasformato nel massimo fattore di inquinamento del Paese: come Fukushima. Come a Fukushima molti veleni radioattivi sono già passati nell’atmosfera e nell’organismo sociale, ma il peggio può ancora essere evitato.

Raniero La Valle è presidente dei Comitati Dossetti per la Costituzione. Ha diretto, a soli 30 anni, L’Avvenire d’Italia, il più importante giornale cattolico nel quale ha seguito e raccontato le novità e le aperture del Concilio Vaticano II. Se ne va dopo il Concilio (1967), quando inizia la normalizzazione che emargina le tendenze progressiste del cardinale Lercaro. La Valle gira il mondo per la Rai, reportages e documentari, sempre impegnato sui temi della pace: Vietnam, Cambogia, America Latina. Con Linda Bimbi scrive un libro straordinario, vita e assassinio di Marianela Garcia Villas (“Marianela e i suoi fratelli”), avvocato salvadoregno che provava a tutelare i diritti umani violati dalle squadre della morte. Prima al mondo, aveva denunciato le bombe al fosforo, regalo del governo Reagan alla dittatura militare: bruciavano i contadini che pretendevano una normale giustizia sociale. Nel 1976 La Valle entra in Parlamento come indipendente di sinistra; si occupa della riforma della legge sull’obiezione di coscienza. Altri libri “Dalla parte di Abele”, “Pacem in Terris, l’enciclica della liberazione”, “Prima che l’amore finisca”, “Agonia e vocazione dell’Occidente”. Nel 2008 ha pubblicato “Se questo è un Dio”. Promotore del “Manifesto per la sinistra cristiana” nel quale propone il rilancio della partecipazione politica e dei valori del patto costituzionale del ’48 e la critica della democrazia maggioritaria.
 

Commenti

  1. Nicola Comunale

    Ormai ci rimangono poche persone con la mente pulita e chiara… e fortunatamente Raniero La Valle è una di queste…
    Ma purtroppo non basta…

    Spero che avvenga un miracolo a questo punto, perché Berlusconi e i suoi accoliti controllano i mezzi di comunicazione e sono in grado di influenzare profondamente e visceralmente l’opinione pubblica della maggioranza degli italiani… e lo sanno anche bene… purtroppo…

    Voterò, voteremo a favore dei referendum nel senso auspicato da Raniero… ma quanti voteranno l’opposto???

    Mi pare che solo un “miracolo” ci può salvare: la coincidenza di alcuni fenomeni sociali imprevedibili che possano moltiplicare lo spessore della tendenza che vuole un paese democratico e pulito…

    Nicola Comunale Rizzo

  2. Mauro Matteucci

    Consiglio a tutti di leggere e sottoscrivere la lettera “Don Milani scrive a Napolitano” che gli alunni dell’indimenticabile priore di Barbiana hanno scritto al Presidente della Repubblica: si può sottoscrivere su http://www.altreconomia.it
    Mauro Matteucci

  3. Teresa Lonardini

    Condivido pienamente la riflessione di Raniero La Valle e vorrei che tanti Italiani prendessero coscienza del degrado morale del nostro governo e sopratutto del nostro Presidente del Consiglio, vero manipolatore e “dittatore”. Il nome del “Cavaliere” all’estero è oggetto di derisione e, siamo sinceri, di vergogna per gli Italiani

  4. cettina tidona

    Come fare, Raniero, a tenere viva la speranza e forte l’impegno? dobbiamo fare tutto quello che possiamo, parlando con le persone, e poi affidarci allo Spirito che veglia …. grazie per il tuo articolo

  5. ferdinando bo

    Sono d’accordo.
    Purtroppo per molti italiani il fascino di un uomo che, manipolando la realtà a suo esclusivo tornaconto con l’aiuto di chi ha troppo da perdere per abbandonarlo al suo destino, svolge anche la funzione di “pagliaccio” di Stato con le sue barzellette e le sue battute ritenute cretine e deprimenti persino da una come Stefania Craxi, la dice lunga sulla disponibilità a farsi incantare. Esattamente come nella favola “Il pifferaio di Hamelin” . A quando una presa di coscienza e di dignità? Che Raniero trovi davvero molti ascoltatori attenti. Auguri di Buona Pasqua a lui che è credente e a tutti quelli che condividono la sua fede (dopo il Calvario, la Resurrezione : questa è la vera speranza per tutti.)

  6. Maurizio Greco

    Lavorando con la gente e tra la gente(elettori) temo che Berlusconi goda ancora di un discreto seguito tra gli elettori.Penso che per cambiare bisogna estirpare dalla nostra società il berlusconismo ovvero quel modo di intendere la cosa pubblica in tutti i suoi aspetti,morali,politici,etici,economici, che da quindici anni ammorbano la vita pubblica italiana.E’la società civile che si deve mobilitare passare dall’indignazione a non accettare più lo status quo.

  7. remo bellesia

    L’osceno è entrato in parlamento .
    Però manca ancora in Italia , una Prospettiva
    politica “credibile ” alternativa al potere di Berlusconi. Non è sufficiente rimarcare tutte le magagne del potere, bisogna anche costruire un nuovo corso politico , una nuova stagione .La Resistenza è nata solo quando il potere (come il pesce )era puzzolente , quando tutti alzeranno le maniche della camicia ,senza aspettare che prima a farlo sia il vicino. remo

  8. Augusta De Piero

    Come sempre Raniero la Valle ci propone un’analisi puntuale, acuta e limpida di una situazione che limpida non è, anzi –come Raniero documenta e dimostra- è impantanata nell’osceno.
    Oltre la condivisione io mi chiedo per quali canali questo ‘osceno’ si diffonda fino a farsi non tanto modello, quanto senso comune.
    Il terreno lo ha dissodato da molti anni, con un progetto accorto e instancabile, la Lega Nord che è riuscita a raccogliere il peggio del senso comune e a rilanciarlo, trasformando le frasi buttate da molti a casaccio, senza riflettere e disinteressandosi delle conseguenze che le parole-pietre possono avere. E poi in quel terreno molti hanno seminato.
    Credo occorra lavorare molto a livello di opinione pubblica (lettere ai giornali, interventi alla radio dove molti programmi sono interattivi …).
    Occorre trovare ‘molte voci’ non solo appagarsi di quelle alte e autorevoli cui, come ora a Raniero, sento di dover dire grazie.
    Augusta De Piero – Udine