La Lettera

Per Terre Sconsacrate, Attori E Buffoni

Governo denunciato

di

L’ho fatto. L’avevo scritto, l’ho fatto. Stamani sono stato alla Procura della Repubblica di Firenze e ho denunciato il governo. Ho presentato due esposti recanti la “notitia criminis” concernente il favoreggiamento dello squadrismo, il primo, e varie fattispecie … continua »

Dire, fare, mangiare

E la chiamano cellulite

di

L’estate ci mette a misura con il nostro corpo. La maggior parte delle donne si confronta con il problema della cellulite. Premesso che la cellulite è molto diffusa e non si può prescindere da una predisposizione personale ad averla o … continua »

Lettere »

Enzo MARZO – Monti, servitore di due padroni

21-11-2011

di

Agghiacciati dai disastri berlusconiani, individuiamo la soluzione non nell’antipolitica, né nella ripetizione in forme nuove  dei pilastri veri del berlusconismo: populismo, demagogia e personalizzazione della politica, che intrappolano anche gli altri partiti dell’opposizione. Vorremmo che l’Italia scavalcasse le Alpi. Da qui l’elogio della politica, per noi sinonimo appunto di democrazia, quella vera. Il paese è scivolato precipitosamente nel baratro. Si è creata una situazione di fatto che non lasciava alternative: o il fallimento o soluzioni straordinarie. Si è arrivati così al Governo Monti, salutato da tutti (noi compresi) come l’unico rimedio. C’era in effetti poco da discutere. Le elezioni anticipate non si potevano neppure prendere in considerazione perché, se si fossero aggiunti tre-quattro mesi di campagna elettorale (peraltro con leader improvvisati in entrambi gli schieramenti) gli elettori si sarebbero trovati senza l’oggetto del contendere, cioè col fallimento dell’Italia.
Quindi Governo Monti. Necessariamente. Abbiamo aspettato la lista dei ministri per esprimere il nostro parere, nel frattempo ci siamo divertiti a leggere le preoccupazioni di coloro che tremavano di fronte ai pericoli della tecnocrazia. Ora non osiamo neppure fare un confronto tra i ministri uscenti e i nuovi, perché sarebbe oltremodo offensivo. Diciamo solo che sostenere che Gelmini fosse una “politica” e Profumo un tecnico significa bestemmiare. Ci pare paradossale giudicare  “tecnici” i ministri nuovi solo perché sprovvisti dell’ignoranza sesquipedale dei loro predecessori, o perché privi nel loro passato dell’esperienza politica “politicante”. Invece erano “politici” i vecchi ministri berlusconiani con l’unico apprendistato nei cabaret televisivi o nelle camere da letto o nelle vecchie sezioni di squadristi fascisti”? Gasparri che firma, probabilmente senza neppure averla letta, l’indecentissima legge ad aziendam che porta il suo nome, è un politico? Forse sì, ma solo nell’accezione della politica che è nella mente di Berlusconi. Perlopiù erano ministri-barzelletta, e tra le barzellette sconce meno riuscite del loro Capo-Padrone. Erano immondizia e basta.
Ora abbiamo di fronte persone “normali”, esperte. Se saranno anche capaci, si potrà giudicare solo nel futuro. Ma il Gabinetto di cui fanno parte non è “tecnico”, bensì squisitamente “politico”. E va giudicato come tale. Si è abituati a far coincidere la qualifica di “politico” con quella di “partitico”. È una perversione di significato che non nasce ora, ma risale alla degenerazione partitocratica della Prima repubblica. Francamente era difficile  rifiutare il titolo di “politico” a un  Luigi Einaudi solo perché tecnico sopraffino. Il tempo dei “nani e delle ballerine”, per dirla con Formica, era lontano. Poi ha prevalso solo quello. È inutile che ci prendiamo in giro discutendo di cose fuorvianti.
Facciamo qualche passo indietro. Noi abbiamo sostenuto negli anni scorsi che la via principe per uscire dal berlusconismo fosse una grande alleanza tipo Comitato di Liberazione Nazionale, in cui tutte le forze di destra e di sinistra si univano per espettorare la malattia che avrebbe ucciso il paese. In nome della democrazia, della politica e della decenza. Nessuno ha voluto  mai esplorare davvero questa via e ne pagheremo il prezzo carissimo in futuro. Forse lo stiamo pagando già adesso. La responsabilità degli inciucisti su questo punto è addirittura storica. La demonizzazione degli antiberlusconiani e la legittimazione del nemico del paese hanno  reso impraticabile una soluzione che avrebbe avuto il pregio della chiarezza e del riconoscimento “alto”  sia della Destra sia della Sinistra. E hanno portato tutto lo schieramento progressista all’irrilevanza. Probabilmente Bersani ancora non si è accorto della sua liquidazione. Se ne accorgerà presto, e al difensore di Fazio ben gli sta. Il berlusconismo ha dovuto fare tutto da sé: si è liquefatto pur di fronte all’impotenza dei suoi oppositori. È diventato avversario di se stesso, lo strappo di Fini è stato determinante. Il resto è venuto dal fatto che in un sistema complesso non si può essere per così tanto tempo incapaci, arroganti, dilettanti, predatori. Cosi i berlusconiani si sono suicidati constatando, anche se con colpevole ritardo, della contrarietà  progressivamente sempre più accentuata dell’Europa, dei mercati e – non dimentichiamolo – dell’opinione pubblica italiana. Di fronte a due dati “oggettivi” come la contrarietà dei parlamentari a non interrompere anzitempo la loro “preziosa” azione legislativa e l’impossibilità di andare alle urne con una crisi economica cosi devastante, la soluzione più lineare sarebbe stata quella indicata da noi: una coalizione politica destra-sinistra di unità nazionale, fondata sulla ripulsa del  berlusconismo e sul riconoscimento delle sue gravissime responsabilità in una crisi che, continuando cosi anche solo per poche settimane, sarebbe diventata irreversibile. Avrebbe avuto i voti necessari questa coalizione? Crediamo di sì, almeno valeva la pena provarci, perché il Pdl si stava sfasciando e l’argomento che fece vincere Berlusconi il 14 dicembre dello scorso anno si era rivoltato contro di lui: i parlamentari di destra e i mercenari avrebbero votato qualunque soluzione pur di continuare la legislatura. E il Governo Berlusconi, ormai putrido, aveva smesso di garantire questa esigenza. Già gli avevano fatto mancare la maggioranza. Bastava un altro solo passo. Ma per arrivare a questa soluzione politica ci sarebbe voluto un Partito Democratico vero, e non il coacervo di incoerenze, di opportunismi e di non-valori che è sempre stato ed è.
Non rimaneva che il Governo del Presidente. Che è stato salutato dal giubilo popolare. Ma la lista dei ministri è molto rivelatrice. Questo governo, pur benedetto da Napolitano, non è né “il Governo del Presidente”, né “il Governo tecnico”, bensì è un governo molto politico che viene dopo Berlusconi ma non intende superarlo, ed è stato voluto per costruire una nuova destra, questa volta “civile” e non truffaldina, che avrà bisogno dei voti e di spezzoni berlusconiani. Da qui l’emarginazione della sinistra, oggi maggioritaria nel paese, e la presa diretta del potere da parte delle gerarchie cattoliche. Non è il “Governo del Presidente”, perché altrimenti Napolitano avrebbe dovuto garantire nel suo governo la presenza di tutte le componenti culturali e politiche significative del paese. E questo non è, a occhio nudo. Non è un governo compromissorio, nel senso alto della parola, è politicamente un monocolore cattolico e basta. Sono stati accettati veti altrimenti incomprensibili, sono state escluse personalità che avrebbero meritato di partecipare a un governo di salute pubblica. Non ci sono né  i Rodotà, né i Guido Rossi, né i Veronesi, né i Laterza, né gli Zagrebelsky, né i Settis… È quindi un governo sbilanciato Oltretevere. Potrà certamente fare molto del bene al nostro paese, e venendo dopo sfacciati avventurieri farà sicuramente un figurone, ma non può essere spacciato come il governo rappresentativo di tutto il paese.
L’operazione è evidente: si sono neutralizzati perlopiù con elementi dell’amministrazione pubblica i ministeri che dovranno gestire la normalità e garantire tutti (esteri, interni, difesa, giustizia); i ministeri economici ci riporteranno in Europa (speriamo che ce la facciano) riscoprendo la concertazione tra le parti sociali e quindi cercando di compensare i sacrifici con qualche ammortizzatore; e tutti i ministeri dove c’è sostanza politica (scuola, sanità, beni culturali, integrazione, rapporti col parlamento) sono andati nella mani della chiesa cattolica. (Chiariamo bene. Non di cattolici, giacché non ci interessa per niente la fede privata dei ministri, ma di persone legate a doppio e triplo filo alla gerarchia vaticana). A questo si deve aggiungere la presenza di Gnudi, garante di Casini, e di Catricalà, nominato Garante da Berlusconi, in tutti questi anni ha saputo così bene sconfiggere il conflitto d’interesse e applicare rigorosamente i principi antimonopolistici…
Questo governo, aldilà delle apparenze, non è nato sul Colle, ma a Todi e nella Cattolica di Milano e nella stanza di Letta. Un Letta più andreottiano che berlusconiano. E Napolitano lo ha doverosamente ringraziato. Dopotutto questo Governo dichiaratamente si pone l’obiettivo non di superare il berlusconismo, l’èra più disonorevole della nostra recente storia patria, ma di sopire la “contrapposizione e gli scontri nella politica nazionale”. Come se questi siano stati e siano i problemi. Monti, che eppure godeva della condizione assolutamente inedita dell’appoggio convinto dell’opinione pubblica e di mille altri presupposti che congiuravano tutti a suo favore, si è trovato inerme di fronte alle lobby. Ha ceduto, e naturale appare la vittoria della più potente tra queste. Speriamo che il Governo Monti ci riporti in Europa e nel consesso internazionale, sopisca gli scontri sociali e generazionali, restituisca un po’ di dignità al paese, restauri un po’ di decenza nei comportamenti pubblici. Ma riteniamo che non sarà in grado di varare vere riforme liberali, né di rendere finalmente moderno e autonomo il nostro Stato sempre più a sovranità limitata. Perché non si può essere servitori di due padroni.

Enzo Marzo da oltre trent'anni è giornalista del "Corriere della Sera", dove ricopre e ha ricoperto incarichi di responsabilità sia nel settore politico che in quello culturale. È docente di Profili deontologi della professione giornalistica presso la scuola di giornalismo Luiss. È direttore di «Critica liberale», mensile di sinistra liberale, e presidente della Fondazione Critica liberale, che ha avuto come presidente onorario, fino alla sua scomparsa, Norberto Bobbio. È stato tra i promotori di «Opposizione civile». È stato promotore del «Manifesto laico», coautore dell'omonimo libro, e membro del comitato di presidenza della Società laica e plurale.
 

Commenti

  1. Helena Duranti

    Purtroppo non sono abbastanza brava ad esprimere scrivendo tutto il mio disgusto e disprezzo che provo verso tutti i nostri politici, in tutto questo “schifo” la persona che a me piace rimane solo il Presidente della Repubblica Napolitano. Finora anche i miei politici di sinistra non stanno facendo nulla, mi sembra che a tutti questi basti avere la poltrona sfruttandoci all’infinito. Ormai siamo nella miseria e sulle nostre spalle si è aggiunto anche il nuovo governo.
    Grazie e cordiali saluti.

  2. Laura C

    Penso che tutto questo isterismo dietro i cosiddetti “mercati”, come fosse una misteriosa entità crudele, è proprio quello che vogliono, ci hanno gettato nel panico per manovrarci meglio e farci fare quello che vogliono loro. la dittatura è cambiata, è diventata moderna.
    Per il momento da Monti arrivano solo voci sulla reintroduzione dell’ICI sulla prima casa che ora si chiamerà IMU, di rivalutazione dei dati catastali, aumento di due punti dell’IVA. Bene, anzi male, malissimo: di patrimoniale sui grandi patrimoni non si parla, di far pagare l’ICI alla chiesa almeno sugli immobili commerciali neanche e il fatto che Monti qualche giorno fa sia andato all’aeroporto ad accogliere il papa non fa ben sperare. Insomma, a me sembra che andiamo peggio, magari con stile ma peggio, la mancanza del tributo dell’ICI è stata giudicata da Monti un’anomalia rispetto al resto dell’Europa, ma vorrei se potessi chiedere a Monti: e invece gli stipendi italiani che sono i più bassi d’ Europa dopo quelli greci no? Qui sta aumentando tutto, la benzina, il gas, la luce, i biglietti dei mezzi pubblici, l’unica cosa che non aumenta è lo stipendio per chi ce l’ha. vorrei che iniziassero a pagare i ricchi e i benestanti, gli evasori, la chiesa, noi abbiamo già dato e ora con l’aumento ulteriore dell’IVA ci stiamo impoverendo a vista d’occhio.

  3. Germano Zanzi

    Che Napolitano sia un riferimento importante e persona pulita non c’è dubbio. A lui dobbiamo molte cose buone. Ma……l’operazione Governo di larghe intese e di unità nazionale, affidato a Monti è opera sua. Tieni conto che non tutta la sinistra ha condiviso l’operazione Monti ed era per le elezioni SUBITO.

  4. Mauro Matteucci

    Aspettiamo, prima di osannarlo come salvatore della patria, le misure di Monti dopo i disastri berlusconiani. Non saranno sempre i soliti – che hanno sempre pagato – ad essere tosati in ossequio al dio Mercato?

  5. lantan b

    Enzo Marzo ha scritto veramente un grande pezzo di analisi politica, piu’ che condivisibile. Mi permetto soltanto di fare un’osservazione. E’ vero che da tempo lui e Critica liberale avevano lanciato l’idea di un nuovo CLN che ci liberasse dal berlusconismo. E questa e’ secondo me, la strada piu’ difficile ma anche la piu’ sicura per far incamminare l’Italia di nuovo sulla via della democrazia e della decenza. Pero’ una coalizione del genere non poteva (e le difficolta’ le riconosce lo stesso autore) e forse non doveva nascere in un Parlamento come questo: doveva – e deve – avere l’investitura del corpo elettorale. Quindi la “coalzioni dell’antiberlusconismo” deve essere proposta agli elettori per le prossime elezioni ed avere un grande consenso. Penso che dall’attuale Parlamento (quello del caso Ruby) il massimo che si poteva fare era – ahime’! – proprio il governo Monti.

  6. Nello DE PADOVA

    E’ vero. Questo è un governo politico. Ed allora dovremo fare molta attenzione a come si comportano i parlamentari quando, una volta tanto, potranno/dovranno veramente esprimersi SENZA VINCOLO DI MANDATO.

    Speriamo solo che i nostri giornalisti siano all’altezza del compito, raccontandoci “chi vota cosa” e facendo le pulci ai comportamenti dei singoli.

    Se veramente si comportassero in autonomia (e con coscienza) i nostri parlamentari potrebbero riuscire a far fare a Monti cose egrege (patrimoniale ORDINARIA sui patrimoni non utilizzati -cioè ICI elevatissima per chi ha case o capannoni inutilizzati- prima di tutto).

  7. [...] fonte: http://domani.arcoiris.tv/monti-servitore-di-due-padroni/ [...]

  8. Maurizio Sbrana

    …e pensare che basterebbe una Riforma Fiscale che colpisse, una volta per tutte e sul serio l’evasione fiscale che da statistiche ufficiale ammonta ad oltre 150 miliardi di euro annui (!), mediante la ‘tracciabilità’ dei pagamenti e permettendo la DEDUZIONE delle spese sostenute da ciascuno di noi, confermate da fatture e scontrini fiscali, dal proprio imponibile…Il ‘sommerso’ emergerebbe immediatamente. Le classi a più basso reddito (soprattutto lavoratori dipendenti e pensionati, che come noto pagano il 93% del totale dell’Irpef!!!) avrebbero maggior potere d’acquisto, il che farebbe ripartire l’economia, e chi evade darebbe finalmente il suo contributo all’Erario … Consiglio di andare sul sito dell’”Associazione Art.53″: lì è presentata una Riforma Fiscale organica.

  9. adriano marco

    La sinistra è già scarsa per conto suo;ci sono tutti i presupposti per una autostima sotto i tacchi:Conflitti di interesse proliferati come arbusti vigorosi o alberi a basso fusto,all’ombra protettiva del CONFLITTO DI INTERESSI.Sono numerose le prove che la sinistra ha dovuto “superare”(Ah!Ah!)per potersi legittimare come
    “DIVERSAMENTE DESTRA”.Violante(vedasi video mitico con Fassino accanto basito,D’Alema,il fuoriclasse “tanto intelligente”genio della Bicamerale,lo stesso Fassino
    col suo gaudente”abbiamo una banca”,per finire a Veltroni e al suo”leader dello schieramento avverso”,gran raccoglitore di figurine Panini.L’Africa sta ancora ringraziando incredula per non essere entrata a far parte della preziosa raccolta.Bersani non è il peggiore,è solo l’erede di cotanto acume politico ,segretario naturale di un partito “gassoso”
    in cui i portaborracce La Torre,Rondolino,e “Giano”
    Velardi sono stati e sono i vessilliferi di una politica coraggiosa,di “rottura”così ben riassunta dal titolo del libro di Fassino:PER PASSIONE(si intende passione degli elettori di sinistra(quei nostalgici “obsoleti” di una volta.Concludendo:La destra sa cosa vuole,ma è incompetente,la sinistra,qua e là è anche competente,ma si affida all’usato insicuro degli incompetenti.L’unica è attaccarsi a quello straccio di potere,che Casini garantisce ,garantito dalle gerarchie ecclesiastiche,per il dopo Monti.Per ora la maieutica socratica di D’Alema pare a riposo.Ma sì,il Pd aspetta il suo momento da cinese acquattato sulla sponda del fiume,all’ombra del cinese Casini.Tutti pupi del Vaticano e di Gianni” LETTAYRAND”

    Ai servi del potere,un suddito,anzi un servo della gleba

  10. lorelay, Firenze

    Concordo pienamente con l’articolo. La vera e giusta svolta per il nostro paese sarebbe stato un nuovo processo costituente. Ma tutte le forze politiche, senza esclusione di parti, non lo ha voluto, perché ciò avrebbe significato il vero rinnovamento: l’abolizione delle caste e la rinuncia ai privilegi.
    Non ho mai condiviso l’entusiasmo per il nuovo esecutivo, non credo che farà nulla di diverso dagli altri, creerà e amplierà le imposizioni fiscali, e andrà come sempre a colpire nel mucchio, dove ci sono quelli che da sempre pagano.
    Napolitano ha appoggiato il nuovo esecutivo perchè é semplicemente consapevole che non esiste una vera proposta politica.

  11. Giuseppina Giacomazzi

    Condivido tutto quello che è stato detto. Stima per Napolitano, unica figura pulita. Non poteva fare nulla di diverso in questa situazione. Oltre a tutto quello che è stato detto c’è anche la questione del passaggio delle pensioni al sistema contributivo. C’è gente che finirà a lavorare per ben 49 anni! e con una pensione ridotts. Come si può tollerare?Come si può concepire di fare spazio ai giovani facendo lavorare gli anziani fino a 64-67 anni? La sinistra cosa fa? Parla solo Vendola, ma pochi lo ascolteranno.