La Lettera

Per Terre Sconsacrate, Attori E Buffoni

Governo denunciato

di

L’ho fatto. L’avevo scritto, l’ho fatto. Stamani sono stato alla Procura della Repubblica di Firenze e ho denunciato il governo. Ho presentato due esposti recanti la “notitia criminis” concernente il favoreggiamento dello squadrismo, il primo, e varie fattispecie … continua »

Dire, fare, mangiare

E la chiamano cellulite

di

L’estate ci mette a misura con il nostro corpo. La maggior parte delle donne si confronta con il problema della cellulite. Premesso che la cellulite è molto diffusa e non si può prescindere da una predisposizione personale ad averla o … continua »

Lettere »

Franco BIFANI – Quando la figlia torna a casa dalla prigione (con la testa rotta dai manganelli della Val di Susa)

28-07-2011

di

Non è difficile diventare padre, bastano pochi attimi trascorsi con la madre, nove mesi prima; essere un padre, questo è difficile, e non esistono corsi, né di lunga né di breve durata, e nemmeno accelerati o di recupero, per potere esercitare la paternità entro i limiti consentiti dalla legge, dalla società e, soprattutto, dai figli. Il padre, diceva, ad un certo punto, Ivan Karamazov, è poi sempre colui del quale si desidera la morte; e lo aveva scritto, secoli prima, anche Cecco Angiolieri: “S’io fosse morte andarei a mi’ padre; s’i’ fosse vita, non starei con lui”.

Saggio è quel padre che conosce il proprio figliuolo; ma qual è il figliuolo che vuole veramente farsi conoscere da suo padre? Ho imparato invece che i padri non dovrebbero né vedere né sentire; questa è l’unica vera base della vita di famiglia. Le gioie che ho provato, nella mia paternità, sono così segrete, che non le conosco più, e i dispiaceri ed i timori, non oso nemmeno esprimerli. Forse ho oltrepassato i limiti, sono andato sopra o sotto le righe, ben spesso, provocando l’incapacità delle mie figlie a badare a se stesse. Forse, le ho solo annoiate… Quanti gli interrogativi, tante le risposte, se mai dovessero esisterne. Hanno iniziato con l’amarmi, poi mi hanno giudicato ed ora pare quasi che non mi perdonino qualche cosa, specie il fatto di essere il loro padre. Le mie sventure sono divenute più amare, il pensiero della Morte si è invece mitigato, con il trascorrere del tempo.

Purtroppo, si è sempre figli di qualcuno; i figli abitano le nostre case come estranei misteriosi, sappiamo quando sono entrati, ignoriamo il momento in cui prenderanno le loro cose e se ne andranno. Anzi, spesso si sono già allontanati, per distanze incommensurabili, mentre noi ci illudiamo di averli ancora lì, dinnanzi a noi. Forse aveva ragione Khalil Gibran, quando ricordava a tanti, soprattutto a me: ” I vostri figli non sono i vostri figli. Sono i figli e le figlie della fame che ha in se stessa la vita. Essi non vengono da voi, ma attraverso di voi, e non vi appartengono, benchè viviate insieme. Potete amarli, ma non costringerli ai vostri pensieri, poi che essi hanno i loro pensieri. Potete custodire i loro corpi, ma non le anime loro, poi che abitano in case future, che neppure in sogno potrete visitare”.

Mi sono risalite alla memoria le tesi, allora considerate aberranti e blasfeme, di David Cooper, fondatore dell’antipsichiatria, che, allora studente 25enne di Psicologia, facevo anche mie. Per lui, era la famiglia il luogo ideale della funzione repressiva ed alienante. Questo tratto negativo dell’istituzione familiare, insieme a Cooper, io lo ritrovavo anche in altre istituzioni sociali, come la scuola, la fabbrica, la Chiesa, lo Stato, l’esercito, l’ospedale. Ed allora, in un modo o nell’altro, come avevo fatto io, ai miei tempi, come ha fatto ora mia figlia Marta, su là, in Val di Susa, quel 3 di luglio, c’è chi mette in opera tentativi di sfuggire alla dimensione alienante e conformistica del sistema sociale vigente, per ritrovare una realtà più autentica, per accrescere la propria consapevolezza individuale.

Me l’hanno sbattuta in prima pagina, su tutti i quotidiani, locali e nazionali, con la testa rotta da una manganellata, fasciata alla bell’e meglio. Cerco di trovare una magra, scheletrita consolazione nel proverbio per il quale siamo tutti sulla stessa barca, per cui mal comune è mezzo gaudio; ma la mia non deve essere una barca, bensì un colabrodo arrugginito, e nei mali comuni non riesco a rinvenire un briciolo di serenità. Penso anche, eroicamente pessimista, alla conte Leopardi, od alfierianamente volitivo, che le disgrazie mie sono più grandi degli ideali meschini e delle gioie immonde di certuni. Ma ritorno a credere che la mia depressione, come quella di ogni altro bipede pensante, rimanga sempre e soltanto il novembre dell’anima. Cerco di rimettermi, a sprazzi ed a tratti, in contatto con il mondo esterno, che mi pare sempre più popolato di gente spensierata, ma la sofferenza si insinua, si intrufola e me ne allontana.

“La morte si sconta vivendo”, asseriva Ungaretti; ed io mi sento ancora più solo, sul cuor della terra, trafitto da un raggio maligno; ed è sempre più sera. Forse, però, sto diventando miope, ottuso ed egoista, mi rinchiudo troppo nel mio male oscuro, non ascolto, non comprendo e non vedo più quello degli altri. Ho iniziato la mia vita, tanto tempo fa, con parecchi dubbi, spero di approdare a qualche certezza; il dubbio è un omaggio alla speranza.

Franco Bifani ha insegnato Lettere in istituti medi e superiori dal 1968 al 2003. Da quando è in pensione si dedica essenzialmente alle sue passioni: la scrittura, la psicologia e il cinema.
 

Commenti

  1. Paolo Panontin

    Sono un padre alle prese con una figlia adolescente. Dopo aver letto le Sue parole ho gli occhi lucidi. Sono in totale sintonia.

  2. Franco Bifani

    Carissimo Paolo,io ho già passato quel periodo, ma, come vede, non posso nemmeno ora deporre le armi; intendo soprattutto quelle dell’amore paterno. E non dimentichi mai che anche noi, un tempo, siamo stati adolescenti, anche se forse avevamo maggiori certezze, limiti e paletti ben fissati e predeterminati, che forse ci aiutavano, oltre che a limitarci. Ed un’altra cosa che è dura e difficile da fare fino in in fondo, ma è necessaria ed imprescindibile, è quella di riuscire, almeno qualche volta, a mettersi nei panni, appunto, di un’adolescente e di guardarci dal di fuori, mentre stiamo dialogando, litigando o sbraitando con la controparte.

  3. Laura Favro Bertrando

    Condivido, ma sono sicura che i figli haqnno la loro forza e sanno trovare la loro strada, mi fido di loro e mi sono sforzata di fare la miaparte, di madre, meglio che potevo e sapevo, condivido e cerco di essere fiduciosa e di coltivare la speranza di capire meglio. Non si finisce mai di imparare anche oltre i 70come io sono!

  4. Sashinka Gorguinpour

    “Ed allora, in un modo o nell’altro, come avevo fatto io, ai miei tempi, come ha fatto ora mia figlia Marta…” Gentile Franco, credo che questa frase dica molto. I figli, lei spero sia d’accordo, non abbracciano qualche causa così, dal nulla. I miei genitori – come penso anche lei abbia fatto con sua figlia -, mi hanno sempre parlato di valori, di speranza, di un mondo migliore. E un mondo migliore non si costruisce seduti in poltrona, le conquiste non rimangono tali, ma vanno mantenute. Credo che la domanda più giusta sia “Perché in uno stato di diritto, la polizia deve ridurre mia figlia in quelle condizioni?”. La saluto, non si abbatta.

  5. Stefano Bovero

    Ho 62 anni e una figlia di 22.Ho imparato che la vita è fatica, soprattutto quella relativa al continuo e mai concluso rapporto dialettico, affettivo e conflittuale ad un tempo, con i figli. Ogni tanto bisogna distanziarsi, non farsi travolgere, e poi rifare il punto della situazione. E’ importantissimo, in proposito, il confronto con il partner, anche per poter dividere queste fatiche. Per evitare di cadere in deprsssione.

  6. rossana manozzo

    sono con i notav cmq ho saputo ke gli alpini stanno protestando xkè non vogliono andare i carabinieri e i finanzieri (200.000 nei guai x essersi rifiutati di andare) la polizia con gli scudi x terra (tutti padri di famiglia minacciati di esser cacciati in prima fila) e tutto xkè le ferrovie e i loro appaltatori sindacati compresi non mollano a roma pare abbiano dato loro stessi fuoco ai cantieri (e non sarebbe la 1°volta) x attirare l’attenzione (x avere altri €) a me sembra ke questa tav sia una furbata x arraffare il piu’ possibile ad ogni governo ke si succede e fare poki lavori con materiali da scarto poi una decina di black blok e tutto si ferma risarcimento delle varie assicurazioni fermi x un pò finkè i materiali si deteriorano e poi via altro appalto altra giocata certo non s’aspettavano ke si muovesse l’italia x difendere i cittadini onesti ke protestano

  7. Chiara Plumari

    Ho visto quelle foto: di Marta e degli altri tre fermati. Quei volti emaciati,ancora coi segni delle contusioni e le chiazze di sangue sul capo di Marta, parlavano da sole. Allora mi sono chiesta, aldilà di ogni considerazione, se dietro quei volti ci fosse qualcuno, una famiglia, in grado di non fermarsi lì. Ci sono associazioni, una per tutte A buon diritto di Luigi Manconi, che stanno svolgendo un lavoro certosino nella difesa di cittadini inermi che abbiano subito violenza dalle forze dell’ordine. Se Marta era disarmata, incoraggio il padre a battersi per ottenere giustizia. Non parole consolatorie, ma un preciso invito, il mio. A lui e a chiunque altro abbia un famigliare maltrattato.

  8. Andrea

    Credo che se avessi fatto meno storie e ghirigori con tutta la tua sapienza forse saresti riuscito a tirare su una figlia con principi ed ideali sani e puri. Mi reputo un ragazzo fortunato perchè mi è stato insegnato che prima di discutere, si propone; prima di arrabbiarsi, si ragiona; prima di spaccare tutto, si costruisce. Forse è proprio questo che manca ai notav…il volersi mettere in gioco. Proponete tante belle cose, a vostro dire, e non arrivate mai ad una conclusione. Riuscite sempre a disprezzare e mai a fare una proposta concreta. Scusa sai, ma credo che se smettessi di farti bello con tutte le tue citazioni riusciresti a comprendere l’ottusità di tua figlia… Scusa lo sfogo, ma lo reputavo necessario…

  9. Domenico Falconieri

    @ Andrea
    Scusa, ma di che c…osa stai parlando, o meglio sparlando? Tu, che non riesci a minimamente comprendere la differenza tra un no-TAV ed un “black-block”, ti permetti di esternare commenti che se fossi Bifani ti ricaccerei in gola a forza di sberle? Invece di sparare stupidaggini attraverso frasi che non significano niente ” Proponete tante belle cose, a vostro dire, e non arrivate mai ad una conclusione. Riuscite sempre a disprezzare e mai a fare una proposta concreta”, prova ad informarti minimamente sulle ragioni e sulle proposte portate avanti dai valligiani in VENTI ani di proteste MAI ascoltate. Poi, accendi il cervello e prova tu a fare qualche flebile proposta intelligente. Magari sarai tu a far la figura di quello che non ne sappia fare “una concreta” od a dimostrare la tua “ottusità”! Scusa lo sfogo, ma lo reputavo necessario…

  10. Domenico Falconieri

    P.S. Bifani, da padre, ha tutta la mia comprensione, condivisione e rabbia!

  11. giobbe cortese

    I comportamenti umani sono la sintesi dell’intervento di molti fattori,invece tutti amiamo analizzare gli eventi, concentrandoci solo su alcune cause scatenanti,perchè fatta in questo modo,l’analisi ne risulta più facile e veloce.
    Immaginate invece due gemelli,per esempio,separati alla nascita e lasciati vivere l’uno all’altro capo del mondo rispetto all’altro.Vi assicuro che resterà ben poco di uguale fra loro.Quindi direi che inevitabilmente,la maggior parte di quello che siamo è dovuto a ciò che ci circonda.La virtù di un uomo,(o di una donna)consiste nella sua capacità di affrancarsi dalle infrastrutture mentali e dai preconcetti che gli vengono appiccicati dalla società che lo circonda e dalla famiglia che si ritrova.
    Bisogna che il collirio della verità,della giustizia e della non bellingeranza,abbia priorità sulle appartenenze e sulle ideologie, e schiarisca i nostri occhi dall’opacità dei pretesti alla violenza,dalla legge del taglione,dall’esagerazione dei nostri presunti diritti.Nessuna fede,nessun millantato credito,e nessuna ragione,autorizza a voler annientare quelli che sono,secondo noi, all’altro capo della barricata.
    Questa voglia di scindere il mondo in buoni e cattivi,decidendo ovviamente che i cattivi sono sempre gli altri.Per me va condannato il poliziotto che abusa del suo manganello,ma va protetta l’istituzione dell’intervento coatto contro tutti gli svitati del mondo,ed allo stesso modo,vanno protetti,ascoltati e sostenuti,tutti quelli che,per buoni motivi,protestano in modo pacifico o tuttalpiù in modo deciso.
    L’emancipazione dell’umanità cresce nella misura in cui il pensiero ghettizzato si allontana:si deve essere cristiani,ma non ‘crociati’,mussulamani ma non fanatici,italiani ma anche cittadini del mondo,istruiti ma non saccenti,forti ma non violenti,da qualunche parte della barricata ci ritroviamo.

  12. Andrea Gaggero

    Anche io sono un padre, tutta la mia comprensione a lei sig. Bifani