Scola, vescovo di Milano, anti-Martini e anti-Tettamanzi (ma i fedeli possono convertirlo)
27-06-2011
di Vittorio Bellavite
Con gli articoli di stampa di questi giorni, tutti non smentiti e attendibili (Gianguido Vecchi “Corriere del 10 e 12 giugno Sandro Magister, l’Espresso) possiamo essere certi della prossima nomina del cardinale Scola a vescovo di Milano (ma lo Spirito Santo potrebbe ancora intervenire…). Sono notizie fatte passare dagli organi ufficiali del Vaticano per preparare l’opinione pubblica. L’amarezza e la delusione per questa notizia sollecitano alcune prime brevi considerazioni:
1) questa nomina è il prodotto di una imposizione dall’alto, che lascia sconcertata gran parte della diocesi: vede ritornare da vescovo chi, a suo tempo non fu accettato come prete. Le consultazioni sono state condotte, in segreto, in ristretti circuiti ecclesiastici : è un metodo che continuiamo a mettere in discussione (si vedano in nostri convegni e i nostri documenti) e che non è stato usato in buona parte della storia della nostra Chiesa;
2) anche questa nomina – come tutte quelle recenti in sedi cardinalizie del nostro paese- conferma lo scarso spirito di comunione ecclesiale di chi guida la Chiesa, che vuole imporre un orientamento unico a qualsiasi costo e dovunque. E’ la linea di chi vuole congelare il Concilio;
3) la storia personale del cardinale Scola e le sue posizioni preconizzano per il prossimo episcopato una diretta contraddizione con gli episcopati dei cardinali Martini e Tettamanzi. Ciò è percepito immediatamente dall’opinione pubblica cattolica e non, che pure avverte che questa nomina potrebbe essere poco capace di capire il nuovo corso della città di Milano dopo le recenti elezioni.
Tra i collaboratori del cardiunale Tettamanzi si cerca di sostenere che sono la diocesi e le situazioni concrete che “fanno” il vescovo, che può essere “convertito” (come avvenne per monsignor. Romero). Anche se con qualche scetticismo, vogliamo sperare che ciò possa avvenire. Nonostante tutto nella Chiesa noi ci siamo perché noi siamo la Chiesa.
Vittorio Bellavite è il coordinatore nazionale di Noi siamo Chiesa
Altra utilità non hanno, caro Bifani, che quella di fare il lavoro di “politico”, con tutte le “prerogative” che questo compito rivesta, visto che il Vaticano e la Chiesa altro non sono che potentati economico-politici.
P.S. Si dice “bizzoche” non “pinzochere”, che sembra una commistione fra il termine di cui sopra ed i pizzoccheri, tipo di pasta valtellinese.
Qualcuno mi spieghi che ci stanno a fare, sulla faccia della Terra, da secoli, vescovi, arcivescovi, cardinali e monsignori varii, per favore. Quale funzione utile e benefica ricoprono ed esprimono, quale apporto positivo forniscono alla civiltà, in ogni campo e settore? Quali impegni gravosi portano avanti, quotidianamente, se non quelli di perpetuare privilegi ecclesiastici, aumentare il patrimonio vaticano, coprire e sommergere scandali e malefatte, mettere il bastone tra le ruote agli innovatori, scomunicare ed anatemizzare a destra ed a manca, compiere telefonate a raffica, per raccomandare ciellini ed appartenenti all’Opus Dei, pinzochere e bigotti, sguinzagliare corrieri parrocchiali per ogni dove, per tenere sotto controllo cose e persone? Comincino a liberarsi di catenone in oro massiccio e di anelli con rubini immensi, insalivati dagli sbaciucchiamenti dei fedeli ipocriti, svestano i loro abiti talari in stoffe pregiate costosissime; o forse Cristo ed i Suoi apostoli erano così abbigliati, già allora?