La Lettera

Per ripulire la democrazia inquinata i ragazzi hanno bisogno di un giornale libero

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È abbastanza frequente che editori della carta stampata chiudano i loro giornali. Anche a me è capitato quando dirigevo “L’Avvenire d’Italia”, e oggi si annuncia una vera e propria epidemia a causa della decisione del governo di togliere i fondi all’editoria giornalistica. Ma che chiuda Domani di Arcoiris Tv, che è un giornale on line, è una notizia …

La Lettera

Domani chiude, addio

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L’ironia di Jacques Prévert, poeta del surrealismo, versi e canzoni nei bistrot di Parigi, accompagna la decadenza della casa reale: Luigi Primo, Luigi Secondo, Luigi Terzo… Luigi XVI al quale la rivoluzione taglia la testa: “Che dinastia è mai questa se i sovrani non sanno contare fino a 17″. Un po’ la storia di Domani: non riesce a contare fino …

Libri e arte » Teatro »

Teatro bene comune per il palcoscenico di dopodomani

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Teatro Municipal - Foto di Elton Melo

“Non si può bluffare se c’è una civiltà teatrale, ed il teatro è una grande forza civile, il teatro toglie la vigliaccheria del vivere, toglie la paura del diverso, dell’altro, dell’ignoto, della vita, della morte”. Parole di Leo …

Inchieste » Quali riforme? »

Il governo Berlusconi non è riuscito a cancellare l’articolo 18, ci riuscirà la ministra Fornero?

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Roma 23 marzo 2002: l'ex segretario Cgil Sergio Cofferati al Circo Massimo

Il governo Monti ha perso il primo round con Susanna Camusso che fa la guardia alla civiltà del lavoro, fondamento dell’Europa Unita. Sono 10 anni che è morto Marco Biagi, giuslavorista ucciso dalle Br. Si sentiva minacciato, chiedeva la scorta: lo Scajola allora ministro ha commentato la sua morte, “era un rompicoglioni”. Rinasce l’odio di quei giorni? Risponde Cesare Melloni, …

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Varney, il vampiro: la notte esce dalle tombe dell’Inghilterra vittoriana

26-04-2010

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Prefazione a Thomas Preskett Prest – James Malcolm Rymer, VARNEY IL VAMPIRO (Gargoyle Books, 2010)

Nell’aprile del 1847 il Blackwood’s Edinburgh Magazine, un’autorevole rivista letteraria che nel corso del periodo vittoriano avrebbe ospitato alcune delle opere di Trollope, George Eliot e poi Joseph Conrad, pubblica un articolo sul vampirismo sotto forma di lettera firmata da un certo Mac Davus al giovane e inesperto amico Archie. Nella lettera, la seconda di una serie dedicata alle “verità contenute nelle superstizioni popolari”, viene presentata un’ampia documentazione tendente a dimostrare l’esistenza dei vampiri non in quanto creature sovrannaturali, ma in base a spiegazioni scientifiche suffragate da numerose testimonianze.

Rifacendosi a una cospicua bibliografia, l’estensore della lettera definisce il vampiro: «un corpo morto, che continua a vivere nella tomba, che egli lascia, comunque, di notte con il proposito di succhiare il sangue dei vivi, da cui viene nutrito e conservato in buone condizioni, invece di decomporsi come tutti gli altri corpi morti».

È pur vero che, a conclusione della lettera, dopo essersi vantato di aver spiegato in modo inequivocabile l’esistenza dei vampiri, Mac Davus rimescola le carte in gioco, chiamando “pura invenzione” uno dei personaggi del circostanziato racconto ambientato nel 1727 vicino a Belgrado, che avrebbe dovuto rafforzare la credenza nei vampiri; in ogni caso, l’argomento viene evidentemente considerato di notevole interesse per i lettori di una rivista, come il Blackwood’s, che si rivolgeva a un pubblico selezionato e medio-alto borghese.

Il 1847, vero annus mirabilis per la narrativa vittoriana e per l’affermazione di una cultura che aveva il suo centro a Londra, vede non solo la pubblicazione in tre volumi del romanzo anonimo Varney the Vampyre or the Feast of Blood, ma anche quella dell’edizione economica delle prime opere di Dickens da parte di Chapman and Hall. Nel frattempo, Dickens prosegue la stampa a

puntate di Dombey e figlio, mentre Thackeray fa uscire nel gennaio 1847 il primo fascicolo de La fiera delle vanità. Nell’ottobre del 1847, la casa editrice Smith, Elder & Co. dà alle stampe Jane Eyre di Charlotte Bronte, ancora conosciuta come Currer Bell. Il successo di Jane Eyre, che non disdegna situazioni sensazionalistiche, tocchi sovrannaturali, e che presenta un personaggio pienamente byroniano in Rochester, il “master” di Jane, suo insidioso amante e, solo a conclusione della vicenda, marito sottomesso e ubbidiente, ebbe un risalto che oggi si definirebbe “strepitoso”.

Di fronte a tanti nomi illustri, passano in secondo piano perfino l’esordio del prolifico Anthony Trollope, destinato a una brillante carriera, con The Macdermots of Ballycloran, e, appunto, la pubblicazione di Varney il vampiro, che nei tre volumi che lo compongono (il cosiddetto triple decker, diffuso dalle biblioteche circolanti e prestato agli iscritti un volume alla volta), dispiega le sue 868 pagine distribuite in 220 capitoli. Come se non bastasse, ogni pagina, fittamente stampata, e ogni tanto vivificata da una incisione, si divide in due colonne, raddoppiando quindi, di fatto, le dimensioni di un’opera, di cui spesso gli studiosi hanno ammesso l’importanza, pur aggiungendo che si tratta del romanzo gotico in assoluto “meno letto”.

È auspicabile che la presente versione italiana – un’impresa editoriale davvero ciclopica – riesca finalmente a mettere anche in Italia studiosi, appassionati, lettori curiosi, a contatto con un’opera di straordinario interesse.

Prof. Carlo Pagetti, docente di Letteratura Inglese all'Universita' di Milano e grande esperto di narrativa vittoriana.

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