Herta Müller, In trappola, a cura di F. Venier, Sellerio
Su queste pagine ci siamo già occupati della scrittrice rumeno-tedesca Herta Müller (Nitchidorf, 1953), una prima volta in occasione del conferimento di un inatteso Premio Nobel, nel 2009, e una seconda per recensire “Lo sguardo estraneo”: Ora, ancora da Sellerio, e nell’ottima cura di Federica Venier, esce “In trappola” (“In der Falle”). Il volumetto raccoglie tre saggi di/sulla letteratura di tre poeti: Theodor Kramer, Ruth Klüger e Inge Müller. Rileggendoli, commentandoli, raccontandone le vite, l’autrice fa propria la loro voce, “fondendo la sua alla loro opera “, creando una sorta di originalissima autobiografia. E non solo loro, ma anche, tra gli altri, Jean Améry, Paul Celan, Primo Levi o Wolf Bierman. Quegli autori che, come lei, hanno vissuto sulla propria pelle i momenti che più hanno tragicamente condizionato e funestato il Novecento: il nazismo, l’Olocausto, le varie applicazioni dell’ideologia comunista.
Jorge Luis Borges, Il prisma e lo specchio, a cura di A. Melis, Adelphi
Tratto da un ben più corposo (peccato che non sia stato tradotto integralmente!) volume pubblicato a Buenos Aires nel 1997 da Emecé, “Il prisma e lo specchio” raccoglie gli scritti “ritrovati” degli anni 1919-1929. E’ il periodo in cui Borges lascia la Svizzera prima per la Spagna e poi, nel 1921, per Buenos Aires: “Fu più di un ritorno; fu una scoperta”. E’ il periodo in cui frequenta gli scrittori riuniti attorno alla rivista sivigliana “Grecia”. Sono gli anni dell’esperienza “ultraista”: “esistono due estetiche: l’estetica passiva degli specchi e l’estetica attiva dei prismi. Guidata dalla prima, l’arte si trasforma in copia…Guidata dalla seconda l’arte si redime”. Il “laboratorio” da cui nasceranno, proprio in quegli anni, capolavori come “Fervor de Buenos Aires”, “Luna de enfrente”, o “El tamaño de mi esperanza”.
Jo Nesbø, L’uomo di neve, traduzione di G. Puleo, Piemme
L’autore norvegese – che è anche musicista, giornalista e calciatore – ci era già noto per “La ragazza senza volto”, tenebroso thriller di buona fattura. Ora Piemme propone questo suo nuovo lavoro con per protagonista il solito commissario Harry Hole, chiamato a indagare sulla misteriosa scomparsa di una donna. Ma ben presto Hole si renderà conto che questo caso ha incredibili somiglianze con altre inquietanti sparizioni – sempre una donna che svanisce nel nulla col cadere della prima neve… – avvenute a Oslo nell’arco di vent’anni (il libro infatti inizia lo stesso giorno dell’elezione di Ronald Reagan, nel 1980). Un giallo ben confezionato da uno dei migliori giallisti “venuti dal freddo”, candidato all’Edgar Alla Poe Award.
Paolo Collo (Torino, 1950) ha lavorato per oltre trentacinque anni in Einaudi, di cui è tuttora consulente. Ha collaborato con “Tuttolibri” , “L’Indice” e “Repubblica”. Ogni settimana ha una rubrica di recensioni su "Il Fatto Quotidiano". Curatore scientifico di diverse manifestazioni culturali a Torino, Milano, Cuneo, Ivrea, Trieste, Catanzaro. Ha tradotto e curato testi di molti autori, tra cui Borges, Soriano, Rulfo, Amado, Saramago, Pessoa.