Sì. Lo so, scrivo di teatro ma questa mia rubrica fin dall’inizio mi ha portato a cercare dei “pretesti teatrali” per riflettere di altro. Questa volta l’occasione è “The end” firmato da Valeria Raimondi e Enrico Castellani di Babilonia Teatri, compagnia veneta di teatro sperimentale molto amata e seguita, che in questo monologo pop-rock, ci racconta la morte, cosa significa morire in una società iperconsumistica, ma anche il ‘come’ si muore, cosa succede prima, durante e dopo, dalla vecchiaia alla malattia ai funerali.
“The end” è un passo a due con la morte. Di morte oggi non si parla, fa paura solo a nominarla. Invecchiare, come ammalarsi, non è consentito. Siamo nel mondo di Dorian Gray, il mito dell’eterna giovinezza, in cui i malati e i deboli vengono considerati un intralcio.
“Non mi vedrete con le mutande piene di merda, nuotare nel mio stesso pisso, non mi farò lavare da una troia che non sa la mia lingua”: prima di assistere alla propria agonia, è preferibile invocare il proprio boia, dichiara in modo spietato e disarmante l’attrice in scena.
Non esiste teatro senza realtà, scrivono i Babilonia e quindi parto da questo spettacolo in forma di gelido rap, coraggioso e pure fastidioso (ma che regala un finale di vita quando l’attrice ci appare portando in braccio il suo bimbo appena nato), per raccontarvi una storia vera e altrettanto lancinante che racconta di cosa significa morire con dignità in un’epoca che ha dimenticato il significato di questa parola.
E’ il 1 gennaio 2011, il primo giorno del nuovo anno, con tutto quello che questo si porta con sé di speciale, ancora travolti da raffiche di messaggini di auguri, ancora a brindare insieme, a festeggiare e a sperare in un anno diverso, in genere migliore di quello appena concluso. Non è così per tutti. Alla casa protetta per anziani Tamerici di Parma, città dalla storia esemplare nella gestione dei servizi sociali, i familiari arrivano per festeggiare insieme ai loro cari lì ricoverati, in buona parte persone malate e molto anziane pertanto sovresposte ad imprevisti di varia natura.
Nei corridoi e nelle sale non si respira un clima di festa ma si avverte grande agitazione e confusione. Che succede? Al fianco dei pazienti, improvvisamente, non c’è più il personale che da anni si prendeva cura di loro ma degli estranei, infermieri giovanissimi con poca conoscenza della lingua italiana e dei farmaci da somministrare. Si scopre che il 31 dicembre era il giorno in cui terminava l’appalto della cooperativa che gestiva il servizio infermieristico e fisioterapico ora passato ad una nuova e probabilmente con costi di gestione più bassi. A mezzanotte tutti a casa, senza nessuna informativa ai familiari che per il ricovero dei loro cari pagano rette salate e che improvvisamente, per ovviare al mancato passaggio di consegne, si trovano a fare di tutto, a somministrare pasti e farmaci, ad affrontare un’emergenza sanitaria. Assistono gli infermieri e formano un Comitato (che, ad oggi, sta ancora aspettando risposte) che chiede attenzione, sostegno e collaborazione per migliorare la situazione.
Tra i degenti, insieme alla moglie Ginetta, staffetta partigiana, c’è Walter Montagna, nome di battaglia Dante, punto di riferimento nel mondo partigiano, uno degli organizzatori della brigata “Parma vecchia”. Un uomo di quelli veri che ci teneva ad affermare che la coscienza di una persona deve essere limpida come il cristallo. Una di quelle persone che hanno contribuito a creare, con la lotta partigiana, la Costituzione Italiana che giorni fa abbiamo impugnato in corteo. Walter da anni combatte un tumore al polmone con tutte le complicazioni della malattia e dei suoi 94 anni di età che non gli vietano sino a qualche giorno prima del suo congedo di leggere con la figlia Gianna “Odio gli indifferenti” di Antonio Gramsci.
Walter, il partigiano Dante, muore il 12 febbraio, e se ne va con quella dignità, infinita dolcezza e sobrietà d’altri tempi, tenendo tra le sue mani una copia sgualcita e tremendamente vissuta de “I Miserabili” di Victor Hugo, stretta in un filo di spago, lettura amica in quei giorni di Resistenza contro l’aggressione fascista.
È nata a Parma il 15 dicembre 1971, città nella quale tutt'ora vive. Lavora da ormai numerosi anni in ambito culturale, occupandosi prevalentemente di comunicazione e organizzazione presso istituzioni e festival teatrali nazionali.