La Lettera

Per ripulire la democrazia inquinata i ragazzi hanno bisogno di un giornale libero

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È abbastanza frequente che editori della carta stampata chiudano i loro giornali. Anche a me è capitato quando dirigevo “L’Avvenire d’Italia”, e oggi si annuncia una vera e propria epidemia a causa della decisione del governo di togliere i fondi all’editoria giornalistica. Ma che chiuda Domani di Arcoiris Tv, che è un giornale on line, è una notizia …

La Lettera

Domani chiude, addio

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L’ironia di Jacques Prévert, poeta del surrealismo, versi e canzoni nei bistrot di Parigi, accompagna la decadenza della casa reale: Luigi Primo, Luigi Secondo, Luigi Terzo… Luigi XVI al quale la rivoluzione taglia la testa: “Che dinastia è mai questa se i sovrani non sanno contare fino a 17”. Un po’ la storia di Domani: non riesce a contare fino …

Libri e arte » Teatro »

Teatro bene comune per il palcoscenico di dopodomani

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Teatro Municipal - Foto di Elton Melo

“Non si può bluffare se c’è una civiltà teatrale, ed il teatro è una grande forza civile, il teatro toglie la vigliaccheria del vivere, toglie la paura del diverso, dell’altro, dell’ignoto, della vita, della morte”. Parole di Leo …

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Il governo Berlusconi non è riuscito a cancellare l’articolo 18, ci riuscirà la ministra Fornero?

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Il governo Monti ha perso il primo round con Susanna Camusso che fa la guardia alla civiltà del lavoro, fondamento dell’Europa Unita. Sono 10 anni che è morto Marco Biagi, giuslavorista ucciso dalle Br. Si sentiva minacciato, chiedeva la scorta: lo Scajola allora ministro ha commentato la sua morte, “era un rompicoglioni”. Rinasce l’odio di quei giorni? Risponde Cesare Melloni, …

Società » Chi cerca la Pace »

Rifiutare il servizio militare negli anni ‘60 suscita scandalo e persecuzioni pesanti. I credenti benpensanti e una certa Chiesa lo accusano di "tradimento della patria". Lo hanno difeso infiammando il ’68 don Milani e padre Balducci. Era un piccolo profeta che sfidava l’arretratezza culturale della piccola Italia. Malato, ma non rassegnato, prima di morire la sua ultima battaglia contro l’allargamento della basi Usa a Vicenza. Né giornali né tv ne hanno ricordato la scomparsa

Addio a Gozzini, primo cattolico in carcere perché obiettore di coscienza

27-05-2010

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Giuseppe Gozzini fu il primo cattolico a rifiutare il servizio militare negli anni Sessanta, quando protestare civilmente contro la guerra e le armi significava finire nel carcere Fortezza da Basso, prigione militare di Firenze, subire processi e sostenere l’esecrazione non soltanto di chi pensava solo agli armamenti, ma anche di cristiani bellicosi o impauriti da propagande ed eserciti ai confini del paese. Questo del “primo cattolico” mi è rimasto come un marchio, mi diceva; ma per tutti coloro che hanno seguito, sia pure attraverso i giornali, il suo esempio, il marchio è stato importante, indimenticabile: gli italiani coscienti del valore di quella testimonianza lo tengono caro come una medaglia. Ne nacque un caso: avendolo difeso, furono processati per apologia di reato anche don Milani e padre Balducci: una stagione memorabile per i vivaci scontri tra cattolici nel dibattito sulla libertà, tanto lontana dalla palude di oggi.
Gozzini, 73 anni, se ne è andato nella fredda giornata milanese del 13 maggio, dopo anni di sofferenze. La sua ultima uscita pubblica con i “movimenti” era stata per l’aeroporto Dal Molin. Poi il letto, l’ospedale, la fine: “Se ne è andato sereno”, hanno detto la moglie e le due figlie; e l’hanno detto con un sorriso, davanti alla modesta bara di legno chiaro coperta solo dalla bandiera della pace ai funerali nella chiesa di San Simpliciano.
Non altre insegne, non un fiore, un grido, una persona famosa, un politico. La piccola folla, di giovani che avevano capito il suo esempio, di vecchi che l’avevano conosciuto fin da ragazzo, forse anche di persone che con la religione avevano avuto sempre poco a che fare, è entrata seria, ma amichevole, oso pensare con una grande gioia e pace dentro di sé. Almeno, da come tutti si salutavano, e da ciò che qualcuno aveva detto parlando dall’altare, io ho pensato così. Molti il giorno dopo sono andati alla marcia Perugia-Assisi.

Durante la messa, il vecchio don Germano, suo amico anche negli anni più difficili, ha detto due parole e poi si è commosso e ha di botto lasciato la balaustra. Moltissimi si sono accostati all’eucaristia per ricordare questo “ragazzo” (negli anni non era cambiato: la pulizia interiore gli impediva di invecchiare) che veniva definito cattolico-marxista ed era amico degli anarchici. Non era stato solo il primo obiettore cattolico, era stato anche il primo che, contro le versioni dei media, aveva pubblicamente difeso l’immagine dell’anarchico Pino Pinelli, precipitato da una finestra della Questura, dopo la strage del dicembre 1969 in piazza Fontana. Aveva il coraggio cristiano.

Gozzini era nato alle porte di Milano, aveva frequentato l’oratorio e l’Azione cattolica; era uno che si poneva domande, studiava con passione e amava ascoltare. Era, insomma, un’anima critica, una figura del dissenso, per sua e nostra fortuna. Laureatosi in giurisprudenza, ha lavorato come pubblicista, ha scritto per riviste (i “Quaderni rossi”) di forte impegno politico e sociale, rivelando una cultura e una acutezza di pensiero che, per forza di cose, catturavano chi entrava in contatto con lui. Durante il ’68 si è attivato nella controinformazione (ha scritto un libro “Il ’68”, ed. Asterios, pieno di dati e osservazioni). Nel 1991, dopo la prima guerra del Golfo ha contribuito a fondare la rivista “Guerre e pace”. Da vent’anni aveva bandito la tv dalla sua vita.

Ci eravamo conosciuti nella libreria della Corsia dei Servi, dove erano di casa padre Camillo De Piaz, padre Turoldo e poi figure come Mazzolari, Balducci, don Zeno e altri come loro: lui alla fine dell’università, io giovane giornalista. Credevamo in Mazzolari e in Milani. Erano tempi di grandi speranze, da noi vissuti accanto a maestri tanto liberi quanto scomodi per tutte le autorità: come uomini di pace e di dialogo, infatti, erano cacciati da tutte le parti. Il Vangelo della messa celebrata per l’uomo di pace Giuseppe Gozzini è quello della Resurrezione e conclude: «Rendiamo grazie a Dio. Alleluia».

Mario Pancera, giornalista e scrittore. Tra i suoi libri, una testimonianza diretta e affascinante su Don Mazzolari, parroco dalla parte dei contadini diseredati: “Primo Mazzolari e Adesso: 1959- 1961” ('Adesso' era il giornale che Mazzolari pubblicava). Ultimo lavoro di Pancera “Le donne di Marx”, edizioni Rubettino
 

Commenti

  1. ANGELO CIPRARI

    Credo ci sia un errore don mazzolari non fu assassinato nel dopoguerra,nel dopoguerra dwlla 1ì mondiale fu assassinato don Minzoni.Mario Pancera ha scritto un libro su Minzoni o su mazzolari?grazie

  2. leonardo abatangelo

    figura pura ed esemplare, quasi d’altri tempi

  3. giovanni scarazzini

    Anche ai funerali di Giuseppe Alberigo non c’era nessuna personalità….spesso i silenzi parlano più dei fatti!
    Mario Pancera ha scritto su don Mazzolari,ora faccio io una domanda:Giuseppe Gozzini era un parente di un altro grande,Mario Gozzini?

  4. ho incontrato gozzini quando insieme agli amici del gallo alla fine degli anni 50 si organizzarono inconti con don sirio politi e padre umberto vivarelli per affrontare i temi della non violenza.
    Poi quando nei primi 60 vennero jean goss e hildegard mayer e ci fecero conoscere il Mir.Furono incontri dalle implicazioni irreversibili sulla scia dei maestri come anche l’avevano seguita fabbrini e pinna pur con percorsi diversificati.

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