La Lettera

Per Terre Sconsacrate, Attori E Buffoni

Governo denunciato

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L’ho fatto. L’avevo scritto, l’ho fatto. Stamani sono stato alla Procura della Repubblica di Firenze e ho denunciato il governo. Ho presentato due esposti recanti la “notitia criminis” concernente il favoreggiamento dello squadrismo, il primo, e varie fattispecie … continua »

Dire, fare, mangiare

E la chiamano cellulite

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L’estate ci mette a misura con il nostro corpo. La maggior parte delle donne si confronta con il problema della cellulite. Premesso che la cellulite è molto diffusa e non si può prescindere da una predisposizione personale ad averla o … continua »

Lettere »

Paolo COLLO – È giusto usare la parola “eroi”?

23-09-2009

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Le parole, tutte le parole, hanno un significato, o per lo meno, lo dovrebbero avere. In questi ultimi giorni, invece, e a proposito della tragedia dell’attentato a Kabul, sono state usate, sui giornali e nei mezzi di comunicazione, in modo assolutamente scorretto e fuorviante. Senza nulla togliere a quei sei poveri paracadutisti che hanno perso la vita facendo il proprio mestiere, e senza nulla togliere ai civili afgani che – pure loro – senza colpa, ci hanno rimesso le penne, sarebbe meglio riflettere proprio sulle “parole” che vengono usate e che ci vengono propinate. Non tanto per noi adulti che, probabilmente, sappiamo distinguere – a volte, non sempre – il vero dal falso, quanto per i cosiddetti “giovani” che forse sono un po’ meno smaliziati di noi.

Definire SOMMESSO un funerale di Stato, trasmesso in diretta, a reti unificate, con la partecipazione di governo e opposizione, col minuto di silenzio e il roboante passaggio dei nove jet delle Frecce Tricolori  pare leggermente improprio.

Definire EROI quei sei poveri ragazzi barbaramente assassinati da un kamikaze annulla il significato stesso della parola “eroe”: “uomo famoso per valore e per imprese straordinarie e gloriose; nella mitologia, figlio di un mortale e di un dio” (dal Dizionario etimologico).

Definire ANGELI quei sei paracadutisti grandi e grossi e superaddestrati  assassinati da un kamikaze significa assimilarli a dei neonati  morti nella culla o a dei bambini periti in un incidente stradale o caduti in fondo a un pozzo.

Tenendo conto che, se eliminassimo le parole “sommesso funerale”, “eroi” e “angeli” dal vocabolario utilizzato per descrivere le recenti esequie e le sostituissimo con “funerale di Stato”, “caduti” e “ragazzi”, nulla toglieremmo a quei sei poveri ragazzi e ci guadagneremmo tutti in serietà e civiltà.

Error: Impossibile creare la directory /ha/web/web/domani.arcoiris.tv/www/sito/uploads/2017/09. Verifica che la directory madre sia scrivibile dal server!Paolo Collo (Torino, 1950) ha lavorato per oltre trentacinque anni in Einaudi, di cui è tuttora consulente. Ha collaborato con “Tuttolibri” , “L’Indice” e “Repubblica”. Ogni settimana ha una rubrica di recensioni su "Il Fatto Quotidiano". Curatore scientifico di diverse manifestazioni culturali a Torino, Milano, Cuneo, Ivrea, Trieste, Catanzaro. Ha tradotto e curato testi di molti autori, tra cui Borges, Soriano, Rulfo, Amado, Saramago, Pessoa.
 

Commenti

  1. giancarla codrignani

    21 SETTEMBRE 2009

    Giancarla Codrignani

    Il 21 settembre sarebbe il giorno che l’ONU dedica al disarmo. In Italia hanno ricevuto le onoranze funebri i sei militari uccisi in Afganistan.
    Della prima ricorrenza nessuno sa nulla e un pacifista che ha gridato “pace subito” (e neppure ha detto “ritiratevi”) sembra – lo troviamo su you tube – essere stato trattenuto dall’assistenza come se fosse matto. Il lutto nazionale secondo la televisione ha emozionato la massa degli utenti con strumenti orientati a una compassione patriottica che turbava poco le coscienze.
    Il mondo militare è cambiato, se è vero che nessuno nomina più la guerra senza aggiungere un aggettivo che la esorcizzi: anche i capi degli eserciti sanno che la guerra non ha più onore e che la sua realtà è solo quella della morte. Anche se preventiva o umanitaria la guerra uccide: non solo i nostri sei soldati, non solo ile centinaia della Nato e degli Stati uniti, ma anche le tante migliaia di civili, che non possono accettare questa prevenzione e questa umanità.
    Infatti restiamo nella vecchia logica della risposta violenta: per estendere la democrazia dove ci sono dei confitti mandiamo in ritardo i soldati e non preventivamente i cooperanti e i maestri.
    Le Nazioni unite non hanno potuto realizzare quella polizia internazionale capace di fare interposizione nei casi di gravi tensioni. Oggi autorizzano missioni che dovrebbero aprire le vie della pace e invece producono guai più gravi. In Afganistan un minimo di prudenza avrebbe indotto a riflettere sulle sconfitte inferte da parte dei talebani agli inglesi nel secolo XIX e ai russi nel 1989.
    Ma vale la pena di riflettere su questi funerali. Tutti amiamo il paese che chiamiamo patria come tutti i popoli chiamano patria la terra dove sono nati e dove non sempre riescono ad avere i diritti di cittadinanza. Ma dovremmo insegnare a noi stessi e alle nuove generazioni a costruire, in tutte le patrie, la vita e non la morte. La morte, che può entrare anche nella volontà di bene, non deve diventare esemplare e suggerire che è dovere ripetere le gesta dei padri e vendicare i morti della nostra parte. A quei funerali la televisione ha evidenziato da protagonisti dei bambini. E altri bambini e ragazzi hanno seguito i telegiornali, non senza sentirne qualche suggestione. I piccoli rimasti senza il babbo (che era evidente che capivano che cosa veramente accadeva nella loro vita) sono stati indotti a ripetere, mentre echeggiavano le grida cupe dei parà, comportamenti impropri per l’elaborazione di un lutto così difficile per loro: il berretto della Folgore non è adatto a un bambino. E tanto meno un’educazione che riproponga a noi tutti la morte come dovere. Non possiamo non ricordare, neppure nelle strette della dura necessità, il monito di papa Giovanni: “la guerra è roba da matti” (alienum a ratione).

  2. Andrea Mura

    Concordo pienamente

  3. vikingo

    NO!!! ERoe è chi muore per salvare altre persone. Il marinaio che naufraga e affoga, il muratore che cade dall\’impalcatura, l\’operaio che muore per infortunio non sono eroi, così questi militari che sono professionisti volontari ben renumerati; anzi le loro famiglie avranno molti benefits mentre gli altri solo una misera pensione maturata.

  4. MARCO BUTTAFAVA

    Anche il termine “ragazzi” è assolutamente improprio, paternalistico, ecc…

  5. Angelo Garro

    Era il 3 agosto 2009 quando in previsione di quanto sarebbe successo mandammo al stampa questa:
    LETTERA APERTA N° 2 A GOVERNO, PARLAMENTO E STAMPA.
    Ma nessuno si degnò di rispondere!

    Arrivata è l’estate che calda e assolata come un ghibli si è abbattuta sulla penisola da nord a sud svuotando città e paesi; tutti alla ricerca di refrigerio, riposo, divertimento; la crisi va in ferie. Improvvisamente passata è la forte emozione provocata dal terribile terremoto in terra d’Abruzzo, passato è lo sgomento per le vittime innocenti dell’esplosione di Viareggio, passato è anche l’eco del G8 d’Abruzzo; G8 in cui gli 8Grandi (di cui non si capisce se Grandi fra i paesi più industrializzati o Grandi fra i più prepotenti e guerrafondai), Grandi di cui l’Italia pretende di far parte. Ci vien da ridere, proprio per non piangere. Quale pretesa assurda volersi paragonare agli U.S.A., alla G.B., alla 5° Rep.; al massimo potremmo competere con Senegal, Ciad, Costa D’Avorio ecc.

    Un Paese il nostro con un tale alto tasso di disoccupazione pari ai primi anni del dopoguerra con la differenza che oggi abbiamo disoccupati “scic” con telefonino a portata d’orecchio o altre snobberie simili, ma comunque Paese ad alto rischio di povertà con i redditi da lavoro fra i più bassi d’Europa, pensioni da elemosina, e con presenza mafiosa in tutte le amministrazioni pubbliche o attività economico-commerciali, con l’aggiunta di una classe politica lontana anni luce dalle reali necessità del popolo, nonché con una notevole ed accentuata indifferenti ad ogni appello inviato loro, scritto spesso con nostro sangue.

    Eppure, e lo abbiamo scritto e denunciato spesso pur restando come sempre senza risposte, oltre 15.000 *mercenari italiani (militari/mercenari che anche dopo morti vengono risarciti lautamente e che l’ipocrisia generale vuole definire eroi) sparsi oltre i nostri confini fra Albania Afghanistan Iraq Libano Corno d’Africa e chissà in quanti altri paesi coperti da “Segreto di Stato” con la pretesa di portare “democrazia e civiltà”. Democrazia e civiltà (spesso già carente in casa nostra) esportata con le armi in mano sotto forma di “Missioni di Pace”. Null’altro che azioni di guerra che hanno tanto il sapore di invasione armata proprio da parte del nostro paese che la guerra come recita l’art. 11 della nostra Costituzione, la ripudiamo come forma offensiva (considerato anche che i nostri sacri confini e la nostra Patria teme ben altri pericoli che non l’attacco armato da chicchessia).

    Tutto ciò con un costo a dir poco “esorbitante” per un paese con un debito pubblico al 16 gennaio 2008 pari a 1.629,7 Miliardi di Euro) ed un tasso di *povertà come il nostro: spesa annua prevista dalla finanziaria 2008 pari a 44 miliardi di Euro, più 13 miliardi di Euro per l’acquisto di 131 cacciabombardieri d’attacco e oltre 1miliado di € per spese accessorie.

    A noi genitori di militari italiani caduti in servizio durante la leva obbligatoria a causa di atti di nonnismo, a causa di incidenti veri o spesso solo presunti, a causa di suicidi per sopraggiunta depressione da servizio o spesso istigati anche da superiori imbelli e incapaci, non resta che la constatazione di essere stati traditi da una patria ingrata e indifferente al nostro dolore ed al sacrificio estremo dei nostri figli.

    Da tempo, troppo tempo attendiamo che il Parlamento, il Governo, il Senato da sempre pressato dalle nostre richieste rimaste inascoltate, emanino ed approvino una legge risarcitoria equa e dignitosa attingendo a quel monte esorbitante di denaro impegnato per guerre d’occupazione e di conquista da qualche buontempone che non ha mai inviato il proprio figlio laggiù a morire: “uno sporco lavoro che qualcuno deve fare” come afferma il Governo, ma per noi genitori di militari caduti in servizio: “uno sporco lavoro che nessuno dovrebbe fare! Anzi, si dovrebbe magari riportare in patria tutti o parte di quei contingenti tutti vivi e non come accade spesso ultimo dei quali il Parà C.M. Alessandro Di Lisio di Campobasso, caduto in Afghanistan il 14 luglio 2009; soldati usati quali mercenari altamente pagati a dispetto di salari da fame oggi esistenti nel nostro paese.

    E poi, la solita scusa della mancanza di copertura finanziaria per risarcire le vittime dello Stato incomincia ad annoiare e stancare anche i più pazienti di noi, sarebbe più onesto che il Governo ci dicesse una volta per tutti la verità: tutti questi caduti, da sempre considerati solo come mera carne da cannone, sono per lo Stato solo un fastidio e una vergogna oltre che un onere inutile, quindi ignorati, e con Essi ignorati i loro genitori.
    Noi Genitori da parte nostra continueremo questa battaglia di dignità e di giustizia fino a che otterremo quanto ci è dovuto: giustizia e dignità per i nostri figli caduti servendo lo Stato.

    Annamaria Cremona e Angelo Garro

    ::::::::::::OOO::::::::::

    *Mercenari: (da Wikipedia)
    Un mercenario è un militare (uomo o donna) che a scopo di lucro compie azioni militari per conto di un privato, una società o di uno stato, secondo un contratto prestabilito ed accettato consensualmente. La particolarità del mercenario è che un libero contratto stabilisce i suoi doveri verso il committente, al contrario dei soldati di leva obbligatoria, che sono forzati a combattere per lo stato, o dei volontari che combattono per i propri ideali. La figura del mercenario non è di fatto regolamentata nel diritto internazionale di guerra; l\’operato dei mercenari non rientra nelle norme delle Convenzioni di Ginevra, che nel protocollo aggiuntivo sottoscritto nel 1977 si preoccupa, agli artt. 47 e seguenti, di chiarire il significato del termine[1].
    Negli ultimi anni al posto del termine mercenario, considerato dispregiativo, si è cominciato ad usare per indicare queste persone l\’anglicismo contractor. Tale termine inglese in realtà indica in generale qualsiasi persona che sia impegnata allo svolgimento di un particolare compito definito in base ad un contratto o simile, con qualsiasi profilo professionale ed in qualsiasi ambito lavorativo (come il termine mercenario indicava in passato).

  6. Maurizio Tosco

    Sono d\’accordo con quanto scritto.
    Inoltre, ritengo giusto sottolineare il fatto che i paracadutisti deceduti, hanno svolto il loro compito VALOROSAMENTE ma in piena conformità a tutti i rischi che esso ha comportato ed all\’addestramento al quale sono stati sottoposti. L\’EROE è colui che indipendententemente dalla sua preparazione specifica, dalla sua posizione sociale, dai suoi compiti, sacrifica DELIBERATAMENTE la propria vita, per salvare quella altrui: la storia dell\’ultimo conflitto mondiale ne è piena; la storia della nostra quotidianità anche.

  7. leonardo abatangelo

    d’accordissimo e non scordiamoci che per i sei “eroi” hanno rimandato la manifestazione sulla stampa e tentato d’imporre il minuto di silenzio nelle scuole.

  8. Gianni

    Dai, guardiamo in faccia la realtà, sono stanco della retorica e delle frasi fatte.
    Oggi “si sceglie” di andare in missione solo e soltanto per motivi economici. Alcuni militari, oggi avanti negli anni, mi hanno confessato tempo fa, che quando sono stati in missione di pace in Bosnia, l’unica cosa per cui hanno accettato di parteciparvi è stato lo stipendio. In due mesi guadagnavano in Bosnia ciò che in caserma in Italia guadagnavano in un anno. Lasciamo da parte gli eroi e gli angeli che non hanno nulla a che vedere con l’accaduto di Kabul. Certo, mi dispiace molto per la morte dei 6 ragazzi, ma sono stati loro a voler partire ed è ormai noto che quelle non sono missioni di pace e che quindi ci si può lasciare le penne, è un rischio che bisogna calcolare. Più guadagno…più rischio.
    Che dire allora degli operai che sono costretti a lavorare in nero per 500 euro da portare a moglie figli e cadono dalle impalcature per mancanza di sistemi di sicurezza? E i funerali di stato? Il minuto di silenzio? Le frecce tricolori? Quei poveracci sono figli di nessuno? Facciamo i seri dai, basta con le bugie altrimenti non si cresce più e si vive nella menzogna come ci insegna il governo attuale.

  9. Salvatore Messina

    Non dimentichiamoci che il nostro è un paese esageratamente permissivo, pertanto, quindi:SUBITO SANTI!

  10. Scorpio

    A te che chiosi sul significato autentico delle parole dico che anche definire (lo hai fatto) ragazzi uomini fatti è linguisticamente sbagliato

  11. Mario Ricci

    Più che Eroi,li chiamerei “Poveri Cristi” che, probabilmente, si sono lasciati trascinare dalla necessità. Di questi “tempi” è molto facile, una Famiglia da mantenere……e magari anche i Vecchi…
    Maseghepensu
    (Ma se ci penso)

  12. Stefano Bovero

    Da sempre il potere moderno usa i media per veicolare un linguaggio che suggestioni le masse ed ottunda il loro senso critico con parole o immagini dal forte contenuto emotivo, vuoi di tipo romantico-patriottico, vuoi di tipo religioso-spirituale. E’ perciò vitale che si divulghi quanto più possibile una loro “lettura” critica, allo scopo di far pensare quanti più cittadini possibili con la LORO testa e non con quella di chi confeziona articoli e servizi appositamente per creare consensi di massa al potere costituito. Quest’ultimo, logicamente, fa di tutto per penetrare nei cervelli della gente.