La Lettera

Per Terre Sconsacrate, Attori E Buffoni

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Dire, fare, mangiare

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Lettere »

Nel 30° anniversario della strage alla stazione di Bologna si torna a parlare dei legami tra mafia, politica, fascisti e massoneria. Intanto la Chiesa di Roma promette ai preti pedofili un inferno più infernale. Senza dirci, però, quale stanza dell'inferno ospita monsignor Marcinkus, arcivescovo massone morto nel 2006 che usava la banca del Vaticano per riciclare i soldi della mafia. Di chi è la colpa se i delinquenti sono diventati "eroi"?

Riccardo LENZI – L’inclinazione delinquenziale dell’Italia. Per liberarci da mafiosi, fascisti e P2 la giustizia non basta: ci vuole l’esercito

03-06-2010

di

La battaglia in corso contro la legge-bavaglio rischia di occultare una verità inconfutabile e raramente ribadita: dal 1994 a oggi la mafia vota (e fa votare) Berlusconi. Quello che, da quindici anni, dovrebbe essere il presupposto di ogni considerazione politica, è stato colpevolmente derubricato a questione meramente giudiziaria.

Molti italiani, evidentemente, non ritengono che questo sia un motivo sufficiente per votare “i comunisti”. Sarà forse per questo che, nonostante la nascita di “nuovi” partiti, la sinistra italiana non si è fatta scrupolo di andare a caccia di qualche voto di dubbia provenienza. Basti pensare a certi candidati oggettivamente indifendibili, come Vladimiro Crisafulli, campione di consensi in quel di Enna, ripreso da una telecamera mentre conversava nel suo ufficio con un noto boss mafioso. Ecco: c’è bisogno di una sentenza per vergognarsi di aver portato in Parlamento personaggi come “Mirello” Crisafulli o l’ex assessore pugliese Alberto Tedesco?

C’è bisogno di aspettare tutti i gradi di giudizio per considerare inaccettabile la presenza nelle istituzioni di Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi, che hanno definito il loro amico Vittorio Mangano un eroe (perché, da bravo mafioso, ha tenuto la bocca chiusa fino alla tomba)?

Periodicamente alcuni testimoni privilegiati della stagione dello stragismo italiano ritrovano la memoria e la voglia di parlare: Walter Veltroni, che da segretario del Pd diceva di voler “distruggere la mafia” (pur avendo tollerato la candidatura di Crisafulli), dichiara in tv e sui giornali che la vera priorità della politica dovrebbe essere dire la verità sugli intrecci tra politica, economia e criminalità organizzata che portarono alle stragi del ’92-’93. Abbiate pazienza: dov’era Veltroni nel luglio 2006, quando il Parlamento votò l’indulto salva-Previti (condannato a 5 anni di galera per aver corrotto il giudice Renato Squillante)? Dov’erano D’Alema, Bersani e i dipietristi Barbato e Cimadoro il 30 settembre 2009, quando il Parlamento varò lo scudo fiscale che favorisce i mafiosi e gli evasori fiscali? E ancora: quale credibilità può avere l’ex magistrato e parlamentare “di sinistra” Giuseppe Ayala, che parla al Tg3 le stranezze del ’92-’93? Pochi ricordano che Ayala, nel 2004, fu il precursore del “processo breve”: due anni massimo di processo in primo grado, due per l’appello, due per il terzo grado in Cassazione. E se si sfonda, processo prescritto per tutti (anche per i processi in corso)…

Allegria! Che farsene della memoria in questo Paese? Beppe Grillo e i suoi seguaci hanno certamente una strana concezione della democrazia (a dimostrazione che non basta saper fare controinformazione per essere un buon politico). Però sarebbe ingeneroso non riconoscere al comico genovese due meriti indiscutibili:

  • 1) aver colto per primo, ed usato con maestria, le potenzialità del web;
  • 2) aver capito che, in una situazione talmente grave come quella dell’Italia, era necessaria una grande operazione verità. Grillo è stato l’unico, per esempio, ad aver raccontato al grande pubblico chi sia veramente Cesare Geronzi, potente e discusso banchiere, amico di tutti: destra, sinistra, Vaticano. È difficile credere che un avvocato-parlamentare di sinistra, noto per aver cercato la verità sull’omicidio Pasolini, possa aver difeso un personaggio come Geronzi, notoriamente “incline alla delinquenza”. Eppure è accaduto: quell’avvocato si chiama Guido Calvi.

Nessuna parentela con il Roberto presidente del Banco Ambrosiano, morto impiccato a Londra sotto il ponte dei Frati neri. A proposito: la trasmissione Report ha intervistato Enrico Nicoletti, cassiere della banda della Magliana in ottimi rapporti con Wojtyla e Ratzinger. Rapporti che meriterebbero di essere chiariti: può spiegarci Sua Santità come mai il delinquente “Renatino” De Pedis riposa in una lussuosa tomba all’interno della Città del Vaticano? E ci può dire se anche lui risiede all’inferno insieme ai pedofili? Si sa: morto un Papa (Wojtyla) se ne fa un altro. Sono passati più di trent’anni dalla scorribande criminal-finanziarie di Michele Sindona, monsignor Marcinkus e Giulio Andreotti. Oggi molti “eroi” sono cambiati: Balducci, Bertolaso e Gianni Letta sono i nuovi campioni dell’Opus Dei.

A Palazzo Chigi c’è il Berlusca. Ai vertici dello Ior c’è un certo Ettore Gotti Tedeschi… Ma Geronzi, “Cesare alla rovescia”, abita ancora nel paradiso della finanza. Dal Banco di Roma a Capitalia, grazie agli ottimi rapporti con il Vaticano e la politica è riuscito a sedere sulla prestigiosa poltrona di Enrico Cuccia al vertice di Mediobanca, per poi proseguire la sua eroica carriera scalando le Assicurazioni Generali. Tutti lo trattano con devozione, nonostante numerosi processi lo vedano imputato. Crack Parmalat: nel respingere il ricorso dell’avvocato Guido Calvi, avverso alla sospensione di due mesi dalla presidenza di Capitalia, il giudice Alessandra Arceri motivò:

Di tutt’altro spessore e afflittività avrebbe potuto e dovuto essere la misura riservata a Cesare Geronzi, [...] considerata la sua inclinazione delinquenziale specifica. [...] Un uomo che sfruttando una incommensurabile potenza ha reiteratamente commesso crimini di gravità inaudita mostrando la più totale insensibilità nei confronti di chi ne sarebbe stato la vittima più indifesa, il popolo dei risparmiatori.

Il problema è che in Italia la reputazione non conta più nulla: chi non è mai passato col rosso al semaforo è considerato uno sfigato. Chi ritiene che in Parlamento dovrebbero sedere solo persone rispettabili è un moralista. Chi pensa che i delinquenti dovrebbero essere puniti (anziché premiati) passa per giustizialista. E via di questo passo. In compenso da troppi anni si consente ad un ex latitante come Roberto Fiore, leader orgogliosamente fascista di Forza Nuova, di presentarsi illecitamente alle elezioni in barba e in spregio alla Costituzione nata dalla Resistenza.

Lo ha scritto molto bene Paolo Bolognesi (presidente dell’associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna) nella prefazione – già pubblicata da Domani – all’ultimo libro di Antonella Beccaria:

Sembra quasi che l’orologio si sia fermato e che ogni tanto, per coloro che hanno un po’ di memoria, quei tempi ritornino con il loro carico di orrori, delitti e soliti faccendieri.(…) si parlò allora di azioni giudiziarie scriteriate, condanne sulla base di semplici sospetti, furia accusatoria, magistrati che abusavano delle loro funzioni, clima paranoico volto alla destabilizzazione. Oggi invece si dice che i magistrati si devono vergognare della loro azione persecutoria, responsabili – si dichiara alla stampa – di complotti giudiziari per abbattere il governo. Ieri, per salvarsi, si cercava di spostare i processi a Roma (procura che venne definita “porto delle nebbie”, ndr) dove forse il clima era più favorevole. Oggi si cambiano le leggi o si annullano i reati per impedire che i potenti possano anche ipoteticamente essere condannati.

In effetti l’orologio della stazione di Bologna è ancora fermo alle 10,25 del 2 agosto 1980. Anche la scritta “fascista” sulla targa che ricorda la strage è ancora là, nonostante i ripetuti tentativi di Cossiga e dei (post)fascisti di cancellarla. Eppure la disinformazione di massa ha raggiunto il suo obiettivo: molti, persino tra i giovani bolognesi, sono convinti che quella strage fu opera delle Brigate Rosse… Analfabetismo di ritorno ed ignoranza coltivati da chi, trasformando in leggi il “Piano di rinascita democratica” del maestro P2 Licio Gelli, continua a falcidiare con zelo istruzione e cultura. Per liberare l’Italia dalla marea nera che da troppo tempo inquina le nostre vite scienza, religione ed economia non servono a nulla: urge un intervento chirurgico, necessariamente invasivo, volto a sradicare le radici del male che ci affligge. Proposta concreta, a breve termine: uscire dall’Afghanistan, tagliare le unghie a Finmeccanica (principale produttore di armi) e usare l’esercito italiano per combattere e distruggere l’Antistato. Ovunque, da Palermo a Milano. Se pensiamo davvero che un giorno da Borsellino sia meglio che cento da Ciancimino, non vedo molte alternative.

Error: Impossibile creare la directory /ha/web/web/domani.arcoiris.tv/www/sito/uploads/2017/11. Verifica che la directory madre sia scrivibile dal server!Riccardo Lenzi (Bologna 1974) è redattore e free lance. Ha scritto due libri: "L'Altrainformazione. Quattro gatti tra la via Emilia e il web" (Pendragon, 2004) e, insieme ad Antonella Beccaria, "Schegge contro la democrazia. 2 agosto 1980: le ragioni di una strage nei più recenti atti giudiziari" (Socialmente, 2010)
 

Commenti

  1. Antonio Lucisano

    Sono d’accordo. Ho 63 anni ed ho sempre votato a sinistra, malgrado tutto. Sono un professionista calabrese, mi sono laureato a Bologna e vivo a Napoli. Le esperienze che ho vissuto, e soprattutto la conoscenza delle realtà geografiche in cui ho vissuto e vivo, mi hanno portato a sostenere da tempo immemorabile (esponendomi spesso a critiche feroci da parte dei miei amici) la tesi che un serio partito di sinistra dovrebbe avere oggi il coraggio di affrontare “al contrario” il tema del federalismo. Come? Iniziando a proporre una riforma costituzionale che preveda che in Calabria, in Sicilia ed in Campania:
    - siano sospese per 5 anni, eventualmente propogabili, tutte le garanzie democratiche, a partire da qualunque pratica elettiva;
    - sia direttamente il Presidente della Repubblica a nominare Governatori e Sindaci;
    - il controllo del territorio sia affidato all’esercito, con le stesse “regole d’ingaggio” oggi utilizzate in Afghanistan.
    Sarebbe l’unica iniziativa in grado di bloccare davvero la metastasi della criminalità organizzata e recidere definitivamente le strette connessioni di questa con la politica. Non solo, ma sarebbe un modo straordinariamente efficace per recuperare il consenso della maggioranza degli elettori italiani. Non solo al Nord (la Lega potrebbe mai dire di no?), ma anche e soprattutto al Sud, dove la percentuale di persone oneste continua ad essere, malgrado tutto, predominante. Ma fino a quando, se si continua a prenderle in giro?

  2. stefano berta

    l’esercito è già per strada a tenere a bada la microcriminalità (ridicolo)

    per la macrocriminalità che evade il fisco e distrugge il territorio con infiniti costi sia economici che di salute per la collettività, cosa possiamo proporre?

  3. maria rosa

    E Lei si meraviglia che l’avv.to Guido Calvi-parlamentare di sinistra- abbia difeso Cesare Geronzi( definito per “sentenza” dedito ad un’*inclinazione delinquenziale specifica*).
    Forse dimentica che l’avv.to Giovanni Pellegrino, ex senatore Ds, ex presidente della commissione stragi e della Giunta per le elezioni, ha difeso Cesare Previti. Lo ha fatto proprio davanti alla Giunta per le elezioni che si doveva pronunciare sulla decadenza del mandato all’ esponente di Forza Italia dopo la condanna, passata in giudicato, per la vicenda Imi-Sir. Dal centrosinistra qualche parlamentare ha gridato allo scandalo…
    “«Considerato che la decadenza di Previti sarebbe dovuta essere approvata da un voto dell’aula intravvedeva aria di inciucio»”.
    Giovanni Pellegrino, presidente della provincia di Lecce per il centrosinistra non sembrò per nulla turbato: «Previti un giorno mi ha telefonato e mi ha chiesto di difenderlo. Io gli ho detto di sì, in questa sua richiesta ho visto un’ attestazione di stima. Mi sono sempre occupato di questioni parlamentari e nella mia attività di legale non mi sono mai fatto condizionare dal colore politico». L’ avvocato ha chiesto alla Giunta un «congruo tempo» per poter studiare le carte, ma la Giunta non sembra volerlo accontentare dal momento che ha fissato entro il 7 novembre la consegna delle controdeduzioni. «Nella scorsa legislazione – ricorda Pellegrino – ho difeso due aspiranti senatori di An per elezioni contestate. Abbiamo vinto la causa: tutti hanno ottenuto la carica, uno di loro ai danni di un candidato di Rifondazione. Nessuno si è scandalizzato». E aggiunse indignato: «Ho letto qualche giorno fa sui giornali che è stato posto il problema che chi prende parte alla giunta per le elezioni non deve farsi influenzare dal colore politico. Ora mi chiedo, e perché mai dovrebbe essere condizionato un avvocato?».
    Ora, egr. Riccardo Lenzi, anche a me è successo rimarcare ed evidenziare comportamenti “vili e delinquenziali”, manifestamente minacciosi ed intimidatori all’avv.to difensore di un imputato “delinquente” il quale candidamente mi ha risposto:
    -Ma io faccio l’avvocato!
    E come ben Lei sa, gli avvocati non guardano in faccia i propri clienti,ma si preoccupano solo delle loro “laute e sicure parcelle”.
    Altrimenti che “azzeccagarbugli” sarebbero? Si rammenti della “celeberrima” descrizione del degrado morale attribuito a tale categoria dal Manzoni.

  4. Filippo L.

    il suo articolo, oltre a contribuire ad una sana informazione, risveglia in me un minimo di speranza perchè scopro con gioia che esistono ancora giornalisti che hanno il coraggio di parlare, di scrivere, di informare. Viviamo in un mondo mediatico completamento inquinato dalla corruzione e dal servilismo, ma la sua presenza è un motivo per credere che ci siano ancora altre persone come lei che onorano questa professione e che lottano per un paese migliore… La Democrazia può essere salvaguardata solo con la verità!!!
    Grazie

  5. fiore leveque

    Sono d’accordissimo su tutto il discorso dell’avvocato Riccardo Lenzi, ma … usare l’esercito italiano per combattere e distruggere l’antistato… o qualsiasi altra cosa, decisamente no!
    Ma anche volendo, a capo di tale esercito chi ci mettiamo, se già appartiene tutto all’antistato? E una volta che l’esercito riuscisse a rovesciare l’antistato, il nuovo stato non rischierebbe di restare detenuto dai generali? Dalla padella alla brace, no?

    LOTTA ALL’ANTISTATO, Sì, MA SENZA ESERCITO O QUALSIASI ALTRA FORMA DI VIOLENZA COMUNQUE ARMATA… CHE VOLEMO CONTINUA’ INTERMINABILE FAIDA?

    L’avvocato fa una
    Di tutto il suo scritto, l’unica cosa su cui non sono d’accordo è usare altro male per combattere IL MALE: quello 1) della sinistra (nel senso di satanica) DESTRA, 2) di QUESTA sinistra NON DESTRA (ne senso che non è eticamente dritta), e 3) della solita CHIESA preoccupata solo dell’8 per mille et similia, non guardando in faccia, cinicamente, a nessuno: concordato con la monarchica dittatura del ventennio, e neo-concordato con il sinistro socialismo ben DESTRO (nel senso di frittone, furbone: er Bettino Ghino di Tacco).
    Abbiamo degli ottimi referenti che hanno storicamente e divinamente realizzato qualcosa in questo mondo: un GHANDI in India, e nel suo piccolo un DON MILANI in Italia: AHIMSA dell’uno ed I CARE! dell’altro… altrimenti a che serve la storia, se continuiamo a desiderare la pace, ed ignoriamo chi ne ha applicato i principi (senza citare il solito Gesù cristo, al quale evidentemente ci si è troppo abituati a vederlo nelle sue forme stravolte da una religiosità che di Cristo non ha niente.

  6. Riccardo Lenzi

    Care lettrici, cari lettori,
    grazie per i vostri stimolanti e lusinghieri commenti. La ricerca e la divulgazione delle verità (caro Filippo, meglio usare il termine “verità” al plurale: la storia ci insegna che pretendere di affermare un’unica Verità è sempre pericoloso e poco compatibile con la democrazia…) sono attività complesse, specie per coloro che non intendono occultare ipocritamente il proprio punto di vista. Troppo spesso, in particolare dopo Tangentopoli, abbiamo sopportato le prediche di chi teorizza un presunto dovere di neutralità dei giornalisti e dei magistrati. Come se questi due mestieri implicassero necessariamente la rinuncia alle proprie idee, pena l’impossibilità di essere oggettivi ed imparziali: sciocchezze mascherate da buon senso che, a forza di essere ripetute (dai Galli della Loggia e dai Sergio Romano), sono diventate sentire diffuso. Diciamoci allora un’altra “verità”: se oggi rischiamo l’approvazione della cosiddetta legge-bavaglio è anche perché, per troppo tempo, molti giornalisti italiani hanno sottovalutato il pericolo, legando l’asino dove voleva il padrone. I pochi che non si sono adeguati – Montanelli, Biagi, il nostro direttore Maurizio Chierici (solo per fare qualche esempio) – non hanno avuto vita facile. L’autocensura, come dice spesso Loris Mazzetti, è da tempo uno dei principali problemi del giornalismo italiano. Ovviamente una parte non piccola di responsabilità ricade anche sulla classe dirigente e – last but not least – sulla “opinione pubblica” del nostro Paese, da sempre incapace di ragionare con la propria testa. Memoria, verità e giustizia sono obiettivi raggiungibili solo da una cittadinanza alfabetizzata e consapevole. Anche per questo l’attuale demolizione della scuola pubblica meriterebbe una protesta ancora più vigorosa e diffusa di quella suscitata, giustamente, dalla legge sulle intercettazioni.
    Fa bene Maria Rosa a ricordarci il curriculum dell’avvocato Pellegrino (già presidente della commissione stragi, dal 1994 al 2001): uno tra i tanti sepolcri imbiancati della sinistra italiana. Intendiamoci: il mestiere di avvocato è un mestiere nobile. Purché, come qualunque altro mestiere, non sia viziato da conflitti di interessi: fare il parlamentare e proseguire contemporneamente l’attività di avvocato rappresenta un oggettivo e insostenibile conflitto di interessi. Troppo spesso si punta il dito contro gli ex magistrati che fanno politica, dimenticando il numero spropositato di avvocati che siedono in Parlamento. La casta dei penalisti italiani, paladini di un presunto garantismo, non ha nulla da dire sui loro colleghi Ghedini e Pecorella?
    Da questo punto di vista, tra le numerose colpe di Silvio Berlusconi (e di chi, violando una legge dello Stato, nel 1994 gli consentì di “scendere in campo”) c’è quella di aver occultato i non pochi conflitti di interessi degli altri. E non mi riferisco solo ad altri politici: basta guardarsi intorno, nelle nostre vite quotidiane, per dover ammettere che spesso “gli altri” siamo noi…
    Al Dott. Lucisano segnalo l’intervista di Silvia Truzzi ad Antonio Tabucchi, pubblicata sul Fatto di oggi. Tabucchi si pone (e ci pone) una domanda meritevole di attenzione: perché l’Europa non prende provvedimenti per bloccare la deriva autoritaria dell’Italia? Credo anch’io che, più che auspicare un improbabile intervento del nostro anziano ed apparentemente infermo Presidente della Repubblica, sia più utile appellarsi al Consiglio d’Europa, affinché si assuma la responsabilità di evitare, come accadde con il fascismo, che il virus italiano contagi tutto il continente. Il pericolo c’è. Le attuali tribolazioni dell’euro sono solo un assaggio dei rischi che corre l’UE: la moneta cattiva (l’Italia della P2) può scacciare quella buona… La Grecia, per certi versi, rischia di essere una pericolosa ed ipocrita distrazione. I governi europei se ne fregano del popolo greco: sono preoccupati per se stessi e per i loro occulti “padrini”. Se l’Europa, una volta tanto, facesse tesoro dell’esperienza, si renderebbe conto che solo salvando l’Italia potrebbe salvare se stessa, rendendo meno drammatico il destino dei popoli che si affacciano sul Mediterraneo.
    E noi, intanto, cosa possiamo fare, oltre a cercare di fare il nostro mestiere nel migliore dei modi? Non poco. Per esempio potremmo ritrovarci tutti il prossimo 2 agosto davanti alla stazione della mia città, Bologna. Non per fischiare il solito esponente di governo (che, fortunatamente, quest’anno non ci sarà). Bensì per applaudire e sostenere la sacrosanta richiesta di verità e giustizia dei familiari delle vittime della più grave tra le stragi che hanno insanguinato l’Europa in tempo di “pace”. Io ci sarò. Voi ci sarete?

  7. Riccardo Lenzi

    Premesso che non sono un avvocato… temo che un’assoluta rinuncia all’uso della forza sia purtroppo illusorio. Lei pensa, dunque, che i giudici e i giornalisti che rischiano la vita dovrebbero rinunciare ad avere una scorta armata (ammesso che venga loro concessa)? Ho il massimo rispetto per la non violenza. Però ho anche la convinzione che la Resistenza, per esempio, sia stata indispensabile per dare all’Italia una Costituzione che, almeno sulla carta, ripudia la guerra.

  8. simone centola

    …e così continuiamo a rimarcare il fatto che il sud italia è stato “colonizzato” dal nord italia già al tempo di garibaldi!
    voglio dire che forse sarebbe il caso di pensare a come ci si può sentire cittadini italiani, vivendo e convivendo (per sopravvivere) con realtà criminali e ora anche con l’esercito. ora, a parte che l’esperienza dell’esercito per contrastare la criminalità organizzata non è una novità di questi giorni nè un’invenzione di riccardo lenzi o altri commentatori; certo, probabilmente erano operazioni di facciata per nascondere il reale volto di uno stato connivente con la criminalità organizzata, ma come dire si ritorna a parlare di aria fritta. possibile che l’unico rimedio debba essere l’esercito? possibile che non si riesca veramente a VEDERE cosa prova una persona a contatto con l’autorità e in special modo con le forze armate. proviamo a pensare a cosa voglia dire uscire di casa per andare a comprare il pane e ritrovarsi un’ammasso di persone in divisa e armate.
    e poi: ma non stiamo sempre a dire che la criminalità organizzata di origine italiana si è spinta oltre che in tutta Italia (da Bozen a Paliiieemmo), in tutto il mondo, in tutti i continenti? e allora che facciamo, mandiamo in tutto il mondo il nostro esercito, nonostante la nostra costituzione non lo preveda? beh, mi sembra che già siamo arrivati a questo punto, seppur per ragioni diverse e astruse.
    scusate, ma io l’esercito lo manderei a presidiare i luoghi di potere, le istituzioni, se non fosse che spesso e volentieri nella storia i generali hanno avuto inclinazioni golpiste!
    la proposta dell’esercito al sud, mi sembra come quello che alcuni anni fa andò su tutti i giornali e in tutte le trasmissioni televisive perchè dichiarava: sono di sinistra, ma sono un pò razzista!
    ecco un pò quelle mosse alla cofferati o alla filippeschi (sindaco di pisa che in questi giorni ha urlato all’aggressione ricevendo attestati di stima e solidarietà dall’intero mondo politico nazionale, quando poi basta cercare su youtube “pisanotizie” e cercare il video della presunta aggressione al sindaco in cui si vede che il sindaco viene contastato ma non viene nemmeno sfiorato e anzi dice ai contestatori “levatevi dalle palle!”), insomma alla “pd toccato nel profondo”. roba che con la sinistra non ha niente a che fare.
    grazie!

  9. Paola

    Eravamo quasi convinti di essere riusciti, noi meno giovani , nonostante i depistaggi a far passare nell’opinione pubblica di chi erano le responsabilità politiche delle stragi di quel periodo. Forse poi nel momento in cui siamo entrati per la prima volta dentro le stanze del potere non abbiamo fatto entrare aria pulita . Non basta scovare gli elenchi della P2, occorreva mettere alla porta i suoi componenti. Anche dopo il fascismo tutti rimasero ai loro posti, girarono la giacca e nulla cambiò. Nel 1992 e 1993 cosa è accaduto? Secondo me è il segreto di Stato che deve essere riformato. Se la mia libertà , la mia vita di cittadino e di popolo è a rischio, almeno in democrazia deve essere portata a conoscenza di tutti.

  10. leonardo

    fra le tante cose da fare, una, a mio modesto avviso, è fondamentale:
    le leggi devono essere votate direttamente dal popolo via internet e senza quorum.
    così i partiti tornerebbero a fare il loro lavoro: studio dei problemi e proposte di legge a risoluzione degli stessi.
    sembra utopia, ma per favore, liberiamoci da paradigmi nati quando internet nemmeno era nella fantasia dei fumettisti.
    oggi il sistema dei partiti inteso come rappresentanza del popolo, grazie al web, non ha più senso.
    la politica deve esssere vissuta come missione altruistica, non può continuare ad essere un’opportunità per vizi ed interessi privati o settoriali. I partiti devono diventare comitati di studio e di propositività. questo è il primo mattone!!
    forza ragazzi, ce la faremo.

  11. Nicola Di Liberto

    Caro Riccardo,
    da siciliano palermitano che conosce molto bene la realtà territoriale posso affermare, purtroppo, che il 90% dei miei concittadini vota PDL, collude direttamente o indirettamente con la mafia giorno per giorno, scende a compromessi giorno per giorno, e solo qualche commerciante o imprenditore non versa il pizzo. Non so a Bologna, ma a Palermo si respira ancora l’aria malsana di questa maledetta mafia. Quando, dopo le stragi del ’92, il governo inviò i militari nella cosidetta operazione “vespri siciliani”, noi palermitani non respirammo certo un clima di libertà: ci fermavano in ogni dove con perquisizioni e nel frattempo i mafiosi andavano in giro indisturbati. Non è una novità che la mafia dal dopoguerra fino agli anni ’90 votava e faceva votare DC, esattamente come oggi vota e fa votare il PDL. Stranamente in questo tempo di crisi, nella zona della Sicilia occidentale (in quello strano triangolo che è Castelvetrano, Menfi, Campobello di Mazara) stanno nascendo come funghi una marea di centri commerciali… Anche i sassi e i fichi d’india sanno bene da dove proviene tutto quel “denaro”: un fiume di soldi sporchi.

  12. mario poggioli

    Il 2 agosto io ci sarò.
    Grazie Riccardo, mi riconosco molto in quello che dici.

  13. Alessandro B

    E’ un ottimo scritto! Quanto all’impiego dell’Esercito (quella di Lenzi sembra piucchealtro una provocazione) una cosa pero’ va detta: la determinazione di uno Stato nel combattere la criminalita’ mafiosa si deve vedere anche dal punto di vista militare. Quindi l’impiego dell’Esercito e’ giusto, da questo punto di vista. Direi anche che durante l’operazione dei Vespri siciliani, la presenza dei soldati in strada consentiva a Carabinieri e Polizia di dedicarsi di piu’ alla lotta ai crimini di mafia e meno al contrasto dei reati di strada (del resto la stessa presenza dei militari funzionava da deterrente in un certo qual senso). Qui, bisogna riconscerlo: Lenzi ha ragione. Poi c’e’ il discorso della responsabilita’. Come dicono molti commentatori e magistrati impegnati sul fronte antimafia, quando si accetta che un proprio parente o amico entri in organico alla USL grazie alle spinte o alle raccomandazioni degli “amici”, magari scavalcando quello che ha piu’ titoli o competenze per quel determinato posto, poi non ci si puo’ lamentare se tu entri in Sala Operatoria per una normale appendicite e ne esci in cassa da morto! Siamo tutti responsabili, col nostro comportamento e col nostro modi di fare, di come vanno le cose. E’ il discorso che Gherardo Colombo per esempio va facendo da anni nelle Scuole e fra i giovani. Quindi, onore a Lenzi per cio’ che ha scritto e… a rileggerlo ancora su queste pagine.