La Lettera

Per Terre Sconsacrate, Attori E Buffoni

Governo denunciato

di

L’ho fatto. L’avevo scritto, l’ho fatto. Stamani sono stato alla Procura della Repubblica di Firenze e ho denunciato il governo. Ho presentato due esposti recanti la “notitia criminis” concernente il favoreggiamento dello squadrismo, il primo, e varie fattispecie … continua »

Dire, fare, mangiare

E la chiamano cellulite

di

L’estate ci mette a misura con il nostro corpo. La maggior parte delle donne si confronta con il problema della cellulite. Premesso che la cellulite è molto diffusa e non si può prescindere da una predisposizione personale ad averla o … continua »

Lettere »

Partendo dalla lettera di un'"addetta ai lavori", secondo cui finché c'è "mercato" ci sarà offerta, alcune considerazioni sulla questione femminile in Italia. Ma soprattutto alcuni interrogativi intorno all'uso del corpo, trasformato in pezzi macellati e pronti per l'uso

Antonella BECCARIA – Scandalo escort. Come può una donna affidare il suo voto a una classe politica del genere?

20-01-2011

di

Avevamo pensato di utilizzare questo messaggio arrivato in redazione nella sezione C’è posta per noi. C’era già il titolo, “Caro Domani, mi vendo perché mi pagano. Si chiama mercato, dove esistono domanda e offerta”, e avevamo mantenuto la richiesta della mittente di pubblicarne solo le iniziali per ovvie ragioni, “V. V., hostess, ragazza immagine, talvolta escort, Milano”. Ecco cosa ci scriveva:

“Ma di cosa vi scandalizzate tanto? Pensate davvero che noi, prostitute d’alto bordo, per usare un linguaggio un po’ desueto (sono stata a scuola anche io, addirittura ho preso una laurea umanistica), siamo solo delle bellocce parcheggiate nei bar tra Brera e via Monte Napoleone in attesa del cliente di turno? Ora vi racconto per sommi capi la mia storia. Faccio parte anche io delle bellocce. All’università facevo di giorno la hostess nelle fiere e la sera ballavo nelle discoteche. Non c’è voluto molto per fare il “salto di qualità”: aggiungere delle entrare extra a quelle che si possono inserire nella dichiarazione dei redditi. Vado a cena con un farmacista, a teatro con un avvocato, a fare shopping con uno sportivo. A letto con tutti. Loro mi pagano (e pagano le varie ed eventuali: ristorante, hotel, boutique) e io vendo quello che vogliono. Non ho uno “sfruttatore”, non metto annunci su Internet per adescare, mi limito a beneficiare di un passa parola benevolo nei miei confronti. Io sarei una di quelle che avrebbe preso il taxi per tornare a casa perché mi sono imposta delle regole (o, per meglio dire, delle garanzie di auto-tutela). Non voglio sfondare nel mondo dello spettacolo, preferisco che volto e dettagli fisici rimangano anonimi. Ma ne conosco tante di ragazze che quel “disposta a fare tutto” lo sono. È il mercato: a fronte di domanda costante, c’è offerta. E più in alto si vuole puntare, più si deve essere disponibili a cedere. Pensate davvero che questo fenomeno un giorno potrà essere stroncato?”

Poi, discutendone, ci abbiamo ripensato. L’estate scorsa l’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ha diffuso un’indagine in cui, in Italia, solo il 46,4 per cento delle donne in età lavorativa è occupata. L’Istat invece ci informa che 6 milioni sono quelle che, tra i 16 e i 70 anni, hanno subìto una qualche forma di violenza, la maggior parte nell’ambito domestico. Un recente libro di Loredana Lipperini (“Non è un paese per vecchie”, recensito su queste pagine) racconta invece che il tenore di vita delle anziane è inferiore a quello degli coetanei dell’altro sesso e che il carico dei problemi familiari grava quasi in toto sulle spalle donne mature (sopra i 50 anni).

Il prodotto che scaturisce da questi fattori non è molto diverso dal frutto di analisi ben più articolate: la questione femminile, in questo Paese, è tutt’altro che risolta. Certo, non siamo ai livelli descritti dalle immagini del recentissimo bel film francofono Women are heroes, che affronta ben altri tipi di problemi vissuti dalle donne di Brasile, India, Kenia e Cambogia. Ma qualche interrogativo ci viene da aggiungerlo a quello posto dalla milanese V. V.

In merito alle donne al potere (almeno politico) in Italia, gli ammiccamenti alludono alle abilità più impudiche, non alle reali capacità professionali. Sul piccolo schermo bucano, più che le brave giornaliste o conduttrici, le scosciate, che diventano maîtresse à penser di salotti dai titoli orwelliani o talk show dalle emozioni facili e forti (si noti poi che in termine francese maîtresse si può tradurre anche con il corrispettivo “amante”). Nei commenti che si vorrebbe appartenessero a un para-sciovinismo d’altri tempi, quella femminile non è una presenza qualificata a cene o occasioni pubbliche. Al più è una presenza piacevole, che allieta, che fa complemento d’arredo al pari di un bel bouquet di fiori o di un quadro d’autore (difficilmente d’autrice). In quelli più boccacceschi di questi giorni, la donna sveste (verbo azzeccato, per quanto metaforico in questo contesto) i panni dell’essere umano e assume i connotati dei suoi attributi anatomici, come se si assistesse a uno snuff movie: pezzi di carne macellati e pronti da consumare.

Le cronache dei giornali e i documenti giudiziari che filtrano ci parlano di situazioni riconducibili a una specifica parte politica, per quanto qualche nome dell’opposta fazione lo si ritrovi negli incartamenti. Qui però non si vuole fare una questione di partigianeria, si vuole parlare di quei potenti in base all’accoppiata cromosomica XY, quella che caratterizza i mammiferi maschi. E si vuole interrogare le donne. In una trasversalità politica e anagrafica sorprendente, si è sentito spesso dire che il femminismo avrebbe, quando va bene, stancato. Altrimenti avrebbe fallito. Per quanto personalmente si trovi fuori luogo un’affermazione del genere, non si vuole spingere nessuna a un ritorno alle istanze di tutela di genere portate avanti in passato. Si cerca solo qualche risposta.

Perché – secondo le cittadine italiane – si è arrivati in tempi di post-modernità a una concezione della donna come strumento di piacere, quando non di vero e proprio strumento di controllo (o manipolazione. Si veda un fresco articolo del New York Times)? Com’è possibile conferire la propria fiducia di elettrici a una classe politica che irride le quote rosa imposte per legge e informalmente le riserva a presunte concubine o sospette complici? È dunque il basso impero – o un revival di sconcio assolutismo pre-rivoluzionario – l’immagine pubblica dentro cui inchiodare alcune donne italiane mentre molte altre sono a casa a studiare, crescere figli, far quadrare i conti, talvolta prenderle dai compagni o, se occupate, far doppio lavoro – dentro e fuori le pareti domestiche – per mantenere lo status quo di una società maschilista che diventa matriarcale solo quando bisogna farsi carico di fatica e lacrime?

Antonella Beccaria è giornalista, scrittrice e blogger. Vive e lavora a Bologna. Appassionata di fotografia, politica, internet, cultura Creative Commons, letteratura horror ed Europa orientale (non necessariamente in quest'ordine...), scrive per il mensile "La Voce delle voci" e dal 2004 ha un blog: "Xaaraan" (http://antonella.beccaria.org/). Per Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri - per la quale cura la collana "Senza finzione" - ha pubblicato "NoSCOpyright – Storie di malaffare nella società dell’informazione" (2004), "Permesso d’autore" (2005),"Bambini di Satana" (2006), "Uno bianca e trame nere" (2007), "Pentiti di niente" (2008) e "Attentato imminente" (2009). Per Socialmente Editore "Il programma di Licio Gelli" (2009) e "Schegge contro la democrazia" (con Riccardo Lenzi, 2010). Per Nutrimenti "Piccone di Stato" (2010) e "Divo Giulio" (con Giacomo Pacini, 2012)
 

Commenti

  1. Anonimo

    [...] [...]

  2. Roberto Borgonovi

    Cara amica Antonella, il tuo scritto è attualissimo naturalmente, e le vicende di questi giorni che ripercorrono vecchi vizi di molti italiani, maschi in prevalenza, rappresentano uno spaccato della nostra società di cui io personalmente mi vergogno. Quindi sono dell’opinione che quanto scrivi venga fatto circolare in tutti gli ambienti. Temo solo che la sua relativa lunghezza scoraggi molti di coloro che possono ritenersi d’accordo, a leggere fino in fondo, dando per scontate le verità che puntualizzi quasi fossero ovvietà superabili nel tempo o ritenendole esagerazioni. Non è così e spero proprio che le tue parole riescano a fare breccia nella coscienza delle tante, troppe, persone che danno poco peso o peggio irridono a quanto sta succedendo.

  3. Tiziana Minieri

    Sono pienamente d’accordo con te, Antonella. Secondo te che cos’è che non va nella donna, ma soprattutto nell’uomo, da comportarsi, a volte, peggio delle bestie?
    Quale piccolo contributo potremmo offrire per invertire la china e cambiare in meglio? Vuoi proporre il tuo punto di vista? Grazie.
    Tziana

  4. mauro matteucci

    Ma forse non è uscito qualche anno fa un libro dal titolo tremendo “Crescete e moltiplicatevi”. Come si crede vengano trattate le ragazze in cerca di lavoro da che apparentemente è “gentile” con loro. L’indifferenza ha trionfato e oggi assistiamo ai suoi frutti avvelenati!
    Mauro

  5. eleonora a.

    esattamente quello che mi sto chiedendo da tempo: ma come può? e se siamo più della metà come mai questo “coso” vince le elezioni?

  6. Fabrizio Strazzera

    Se mi è consentito un minimo di cinismo, così come ci sono uomini come il sottoscritto che non guardano sesso, pelle o capelli nel valutare il valore di un essere umano, ci sono donne che continuano ad alimentare il maschilismo sfruttandolo a proprio favore ed a danno della società. Ho conosciuto anche donne che hanno saputo prescindere dai feromoni per far valere i propri meriti, anche se questo è costato sangue e sudore (come costa ad un uomo, sia ben chiaro). La natura ci ha teso delle trappole sociali in favore del perpetuamento della specie, sta al nostro raziocinio (parlo dell’individualità) non caderne vittime. Forse quando si comincerà ad esorcizzare i tabù del sesso, due tette non sarannò più oggetto di scandaloso desiderio e alcune distorsioni verranno meno. Nel frattempo sarebbe il caso di cominciare a valutare le persone per quel che sono e non per con chi si accoppiano.

  7. Antonella Beccaria

    @Tiziana Minieri: il cambiamento auspicabile non può che essere intergenerazionale. Tanto che al degrado attuale si è arrivati per gradi nell’arco degli ultimi trent’anni. L’educazione è lo strumento primo. E forse la divulgazione il secondo, per quanto concordi con Roberto Borgonovi che, talvolta, occorra essere più stringati.

    @mauro matteucci: hai ragionissima a proposito della “gentilezza” di cui parli. E anche quello è un bel bubbone che credo di innesti all’articolo, punta di un iceberg molto meno sfacciato ma non per questo meno degradante.

    @Fabrizio Strazzera: vero, valutare le persone, a prescindere da attributi vari, è fondamentale ed è un’attitudine propria già di molti (molto più silenziosi di quelli di cui stiamo parlando). E penso che, laddove questa attitudine non abbia attecchito per le ragioni più varie, non si possa che arrivare con l’educazione e la divulgazione di cui sopra.

  8. Nella Ginatempo

    penso che la chiave di volta sia il pensiero femminista della liberazione della donna. Le ragazze che accettano di diventare cose in cambio di denaro, potere e vanità, hanno perso di vista un progresso fondamentale nella storia delle donne e cioè la dignità femminile, la parità col maschio, la liberazione del desiderio. Quando facciamo del nostro corpo merce di scambio senza desiderio, umiliamo noi stesse, la nostra liberazione, la nostra dignità. La prostituzione non è un atto di libera scelta, è un’alienazione. Quando le donne avranno fatto la rivoluzione culturale che ripudia la prostituzione, avranno educato anche i maschi. Fino a quel momento assisteremo al trionfo sterile del maschilismo ed alla degradazione della donna. Berlusconi è l’esagerazione della perversione maschilista.Saluti Nella Ginatempo

  9. Giovanni Ammendola

    ho letto tante belle parole, che però secondo me non tengono conto della realtà dei tempi. ho raggiunto la bella età di 60 anni e, nel mio quotidiano impegno politico che dura da orma 45 anni, mi ero anche convinto che eravamo vicini alla meta. quel famoso sol dell’avvenire sembrava a portata di mano, invece… mi trovo mia malgrado a sorridere di tenerezza quando vengono nella mia tipografia giovani coppie con annunci matrimoniali o di nascita. formare una famiglia o mettere al mondo figli in questo mondo che noi ormai vecchi abbiamo lasciato in eredità ai nostri figli dimostra tanto coraggio. che bel mondo abbiamo creato: nessuna sicurezza nel futuro, scuola ed università ormai ridotte a merce, posti di lavoro alla marchionne che è una nuova forma di schiavismo, una classe politica marcia che pensa soltanto a come arricchirsi invece di pensare a come migliorare la vita dei cittadini a cui sarebbe deputata, nessuna possibilità di vedere un qualsiasi futuro per questi giovani che pure noi abbiamo messo al mondo, un mondo che sta andando a rotoli e in questo una italia che va ancora peggio, e noi stiamo qui a disquisire su quello che fanno o non fanno alcune ragazze bellocce? in questo contesto ognuno vende ciò che ha: forse che gli operai della fiat che hanno votato si al referendum non sanno che hanno fatto la cosa sbagliata, eppure per mantenere la propria famiglia hanno accettato anche questa forma di schiavismo, si sono in qualche modo venduti al dio mercato, esattamente come fanno queste ragazze anche loro vittime di una società di merda, ma che abbiamo creato noi, non loro.
    scusate se sono stato troppo lungo, e se volete fate finta che non ho scritto niente

  10. Stefano Bovero

    Le ragazze che si vendono con nonchalance non hanno sviluppato, credo, dignità personale. E dànno una mano a tenere alta, grazie alla loro offerta, la già elevata domanda maschile di sesso. Però questo non tutto ! Oggi occorre quanto mai affondare la riflessione sulle responsabilità maschili: se un maschio italiano ogni 3-4 va a p…, ciò è dovuto sicuramente alla componente istintuale e biologica di quest’ultima, ma non solo: alla vecchissima convinzione culturale che la pulsione sessuale debba essere soddisfatta il più possibile pena non essere “abbastanza uomini”. Ma la dignità virile non dipende solo dai genitali, bensì dalle capacità di riflessione e di sentimento, e dunque di relazionarsi con l’universo femminile secondo modalità culturali-spirituali (in senso ampio)e non puramente biologiche. Indignarsi solo per le ragazze che vendono la propria dignità significa dunque perdere di vista le responsabilità degli uomini (di ogni età).

  11. lucia de maio

    Resto davvero attonita ma non sconvolta da quella lettera ,secondo me se si e’ donna con una certa cultura anche per dignita’ personale non si cede a simili ricatti in fondo si e’ capaci di intendere e di volere.
    Cio’ che mi sconvolge di piu’ e’ che si e’ creato un modello di conquiste per le donne deplorevole in quanto viene meno un valore importante come l’educazione ,se non si cerca di cambiare questo modello quali prospettive diamo alle nuove generazioni ? purtroppo e’ anche tutto legato alle famiglie,che non hanno capacita’ di educare ed ascoltare i propri figli ,la societa’ che non ha piu’ valori ‘ed un governo che ovviamente non fa’ nulla per ristabilire
    gli equilibri in rovina ;forse per mandare via questa classe politica bisogna che ci sia un coinvolgimento maggiore a livello nazionale e non solo parole