La fantasia, spesso, non supera la realtà, ma si limita ad anticiparla. Ricordate il vecchio adagio di Fabrizio De Andrè intitolato “Don Raffaè”? La famosa canzone dell’amatissimo cantautore celebrava il rito del caffè quale piacere irrinunciabile anche per i mafiosi costretti alla carcerazione. La realtà si è dimostrato non discordare poi così tanto dalla finzione documentando gli interessi della mafia casertana per l’industria del caffè. Meglio se prodotto da un uomo a loro vicino e… di pessima qualità.
Il 21 settembre la squadra mobile di Caserta, su richiesta della direzione distrettuale antimafia della capitale partenopea e nell’ambito di un’inchiesta denominata “Caffè nero bollente”, ha dato esecuzione ad undici ordinanze di custodia cautelare, dieci di queste notificate in carcere. L’operazione è giunta quale conclusione di una lunga e attenta indagine volta a chiarire i metodi utilizzati per il merchandising, rivelatosi criminoso, di una specifica marca di caffè: il “caffè Nobis”.
La miscela veniva prodotta dalla ditta Interprice Sas di Aversa (Caserta) al cui vertice imprenditoriale figura Giuseppe Nobis, titolare anche di un bar sito a Trentola Ducenta e unico destinatario dell’ordinanza di custodia cautelare che si trovasse ancora in libertà. L’implicazione in fatti poco puliti dell’azienda produttrice erano noti già da tempo alle forze dell’ordine. In un blitz avvenuto a fine 2008 in uno dei covi dell’allora latitante Giuseppe Setola venne ritrovato un ingente quantitativo di questa stessa miscela, nonché le bolle che ne dimostravano la commercializzazione. Giuseppe Setola è uno degli uomini più pericolosi della camorra, a lungo a capo dell’ala stragista e più sanguinaria del clan dei Casalesi.
Il disegno criminale era molto semplice: gli uomini dei casalesi si presentavano in numerosi locali della zona a sud della provincia di Caserta e del litorale Domiziano imponendo, con metodi che non lasciavano dubbi sul coinvolgimento della camorra nella trattativa, l’acquisto settimanale di almeno 3-5 chili di questa scadente qualità di caffè a un prezzo sovrapponibile a quello di altre qualità più pregiate.
Dispiace notare che, anche durante l’esecuzione dei mandati di cattura e alle successive rilevazioni giudiziarie, molti dei commercianti si sono dimostrati restii a collaborare con le forze dell’ordine. Un atteggiamento vigliacco e omertoso che ancora oggi costituisce la più formidabile arma della camorra per contrastare l’opera di pulizia di polizia e carabinieri. Un grosso aiuto alle indagini è invece arrivato dalla testimonianza concordante di alcuni pentiti che hanno riferito come ai camorristi, finiti poi agli arresti, fossero state affidate specifiche zone nelle quali imporre l’acquisto del caffè.
I locali coinvolti sono numerosi; 25 si trovano a Napoli città, 5 a Casoria (Na), 4 a Mondragone (Ce), 3 a Giugliano (Na) e altrettanti a Torre Annunziata (Na) e a Caserta, 2 a Ponticelli (Na) a Benevento – Aversa (Ce) e a Marcianise (Ce). E poi ancora Afragola (Na), Arco Felice Pozzuoli (Na), Arzano, Cardito (Na), Casagiove (Ce), Casalnuovo di Napoli (Na), Casavatore (Na), Castelvolturno (Ce), Carano (Ce), Maddaloni (Ce), Melito di Napoli (Na), Madonna dell’Arco (Na), Nocelleto (Ce), Ottaviano (Na), Portici (Na), Portico di Caserta (Ce), Pozzuoli (Na), San Marco Evangelista (Ce), San Nicola la Strada (Ce), San Sebastiano al Vesuvio (Na), Villaricca (Na), Volla (Na). Un estensione territoriale impressionante che fruttava alle casse del clan migliaia di euro.
I capi d’accusa ai quali gli arrestati sono tenuti a rispondere sono di estorsione continuata, aggravata dal ricorso del metodo mafioso ed al fine di agevolare l’organizzazione camorristica denominata “Clan dei Casalesi” oltre che porto e detenzione di armi e munizioni. Per Nobis il capo d’accusa include anche l’associazione a delinquere di stampo camorristico.
Oltre il già citato Giuseppe Nobis gli altri destinatari del mandato d’arresto sono Salvatore Santoro, Gabriele Brusciano, Giuseppe Guerra, Davide Granato, Antonio Alluce, Giovanni Letizia, Bernardino Terracciano, Pasquale Musciarella, Carlo Di Raffaele e, ovviamente, Giuseppe Setola.
Susanna A. Pejrano Ambivero (Milano, 06 Agosto 1971) ha una formazione medico scientifica, spesso impegnata in battaglie sociali e culturali soprattutto nell ambito del contrasto alla mentalità mafiosa. Vive nel profondo nord, a Cologno Monzese (MI), località tristemente nota per fatti di cronaca legati a 'ndrangheta e camorra.