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La Lettera

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Non si sblocca la situazione dei lavoratori campani licenziati dopo la cessione dei negozi a marchio Coop e la successiva chiusura. Intanto è finito il sussidio di disoccupazione e di nuove prospettive nemmeno l'ombra. Mentre prosegue l'iter giudiziario, si annunciano nuove proteste. «Non offriteci qualche soldo né le vostre scuse. Ridateci solo il nostro impiego»

Vuolo, ex Unicoop Tirreno: «Protesteremo fino allo sciopero della fame»

17-03-2011

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Manifestazione degli ex lavoratori Unicoop Tirreno di Soccavo avvenuta lo scorso 3 dicembre 2010

Manifestazione degli ex lavoratori Unicoop Tirreno di Soccavo avvenuta lo scorso 3 dicembre 2010

Ci sono storie che non possono terminare con la pubblicazione di un articolo. La vicenda dei diciassette lavoratori campani già dipendenti della Unicoop Tirreno, licenziati dopo la cessione dei punti vendita ad altre catene della grande distribuzione che li hanno chiusi, è una di quelle. Se n’era parlato in due occasioni a dicembre 2010 (gli articoli sono qui e qui) e ancora poco tempo fa avevamo di nuovo dato spazio alla questione pubblicando una lettera. Ma a tutt’oggi risultati concreti per i disoccupati non ce ne sono. E il punto della situazione lo fa ancora Carlo Vuolo, delegato a rappresentare gli ormai disoccupati campani.

Rispetto alla sua lettera pubblicata qualche giorno fa, è cambiato qualcosa?

«A dir la verità, sono stato contatto per vie private dalla dottoressa Vanda Spoto, la presidentessa di Legacoop Campania. Mi diceva che si sarebbe impegnata a sostenere la nostra battaglia, per quanto ammettesse di non poter fare granché. Nel frattempo è accaduto un altro fatto: al nostro avvocato viene spedito un fax dallo studio legale Schembri e Bertolini, che rappresenta la Unicoop Tirreno. Ci è stata così sottoposta una proposta di 10 mila euro a titolo non di risarcimento, ma si tratterebbe di una transazione che non riconosce neanche parzialmente delle nostre istanze. Se accettassimo, dovremmo rinunciare insomma a qualsiasi richiesta nei loro confronti, prima tra tutte il posto di lavoro, l’unica nostra vera rivendicazione».

Dunque la vostra decisione è di non accettare questa proposta?

«No, non accetteremo. Abbiamo parlato con il nostro avvocato e abbiamo deciso che andremo avanti perché non abbiamo bisogno di carità, ma di certezze. E la certezza ce la può dare solo il lavoro».

Prospettive di reinserimento lavorativo al momento ne avete?

«No. Io, a 47 anni, sto andando in giro a chiedere un impiego, ma vengo guardato come se fossi in alieno. Prima di tutto, dalle nostre parti, in Campania, lavoro non ce n’è, ma soprattutto alla mia età sembra che debba rinunciare a qualsiasi possibilità di lavorare. Sono giovane per la pensione, ma sono vecchio per una nuova occupazione».

Per quanti anni ha lavorato all’interno del settore della cooperazione? E con quali incarichi?

«Ci ho lavorato venticinque anni circa, dalla metà degli anni Ottanta fino al 2009, quando siamo stati ceduti e licenziati. Ho sempre fatto un po’ di tutto, ricoprendo il ruolo di addetto alle vendite, cassiere, magazziniere e qualcos’altro. Da noi c’erano figure professionali specializzate o con una maggiore specializzazione in un settore, ma il nostro tipo di cooperativa, soprattutto agli albori, era che tutti davano tutto. E noi ci credevamo perché credevano in valori come la solidarietà, l’utilità pubblica. Andando avanti però ci siamo accorti che questo sistema è stato sostituito da logiche finanziarie e bancarie che hanno fatto perdere i valori da cui eravamo partiti portando nell’agro sarnese-nocerino la Coop, che ai tempi dava lavoro, stipenti e legalità, cose non frequenti dalle nostre parti».

Prima che Unicoop manifestasse l’intenzione di vendere i supermercati in cui era impiegato anche lei, c’erano già stato segnali dei problemi che si sarebbero presentati?

«Nel 1998, quando c’è stato il passaggio da Coop Campania a Unicoop Tirreno, fummo contenti perché si realizzava un sogno: realizzare un’unica grande cooperativa, una sorta di grande famiglia accomunata da certi valori. Subito dopo ci accorgemmo che la realtà era differente perché, in dieci anni, solo all’inizio si videro interesse per i negozi e azioni convincenti di fidelizzazione della clientela. Ci siamo sentiti, a livello regionale, abbandonati ai nostri problemi e i punti vendita ne hanno risentito, a favore degli ipermercati. E si è passati sopra a nostre situazioni familiari molto gravi, che avrebbero meritato più considerazione, dopo la dedicazione che noi abbiamo dedicato al lavoro».

Dal punto di vista delle vertenze aperte tra tribunale del lavoro e azioni giudiziarie in corso, contate di poter conquistare qualche forma di risarcimento?

«L’unico risarcimento che vogliamo è il posto di lavoro, i soldi non ci interessano, altrimenti avremmo agito diversamente e magari avremmo presentato noi per primi una richiesta economica, senza attendere che ci venisse sottoposta. Pretendiamo solo chiarezza dal lato giuridico, soprattutto per quanto riguarda ciò che è successo dopo la vendita dei supermercati Coop alle realtà locali che hanno chiuso tutto e ci hanno licenziato (senza ancora aver ricevuto la liquidazione). Già ad Avellino e a Napoli i magistrati hanno detto che i lavoratori essere devono reintegrati in Unicoop Tirreno. Attendiamo dunque gli sviluppi perché, dopo tanti anni, rimango legato al mondo della cooperazione e vorrei vedere ben riposto il mio convincimento».

Quando sono stati aperti nuovi centri commerciali a marchio Coop in Campania, voi ex lavoratori avete manifestato pubblicamente. Contate di ripetere l’esperienza in futuro?

«Il 3 dicembre 2010 siamo stati a Napoli per dire all’azienda che non ci saremmo arresi. Tant’è vero che, dopo alcune azioni pubbliche, poi ci hanno ricevuto. Io, come delegato dei lavoratori, sono stato a un incontro in cui si era detto che c’era la volontà di risolvere il nostro problema. Tuttavia non sono seguite proposte concrete, neanche dopo un’udienza celebrata a Napoli il 13 gennaio successivo. Ai tempi però ci eravamo fermati e ci eravamo illusi che si potesse arrivare a una soluzione. Constatato che non è così, riprenderemo con la nostra lotta, per quanto preferisco non raccontare quello che abbiamo in mente di fare. Posso solo aggiungere che non escludiamo il ricorso allo sciopero della fame».

La vostra situazione si sta trascinando così a lungo tanto che è finito anche il sussidio di disoccupazione. Come riesce una persona che ha lavorato tanti anni ad andare avanti?

«Questa è una bella domanda. Le posso dire che, alla mia età, chiedere un aiuto economico ai genitori o a qualche familiare è quanto di più umiliante si possa pensare. Loro capiscono il mio disagio e non si tirano indietro, ma per me è devastante. Devo solo sperare di non ammalarmi, a questo punto, perché altrimenti è davvero la fine. Ho cercato di spiegare questa situazione ai miei ex datori di lavoro. E posso aggiungere che non ci interessa trovare responsabilità personali, vogliamo a questo punto solo ricostruire la nostra vita e quei valori in cui abbiamo creduto. Mi ripeto, ma è importante: possiamo farlo solo lavorando. Ritengo che i miei colleghi e io siamo vittime di un’ingiustizia, ma non vogliamo che qualcuno venga a chiederci scusa. Ridateci solo il nostro impiego. Non vediamo l’ora di ricominciare».

Antonella Beccaria è giornalista, scrittrice e blogger. Vive e lavora a Bologna. Appassionata di fotografia, politica, internet, cultura Creative Commons, letteratura horror ed Europa orientale (non necessariamente in quest'ordine...), scrive per il mensile "La Voce delle voci" e dal 2004 ha un blog: "Xaaraan" (http://antonella.beccaria.org/). Per Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri - per la quale cura la collana "Senza finzione" - ha pubblicato "NoSCOpyright – Storie di malaffare nella società dell’informazione" (2004), "Permesso d’autore" (2005),"Bambini di Satana" (2006), "Uno bianca e trame nere" (2007), "Pentiti di niente" (2008) e "Attentato imminente" (2009). Per Socialmente Editore "Il programma di Licio Gelli" (2009) e "Schegge contro la democrazia" (con Riccardo Lenzi, 2010). Per Nutrimenti "Piccone di Stato" (2010) e "Divo Giulio" (con Giacomo Pacini, 2012)
 

Commenti

  1. carlo

    VOLEVO RINGRAZIARE LA REDAZIONE DI ARCOIRIS CHE ORAMAI E’ DIVENTATA LA NOSTRA FONTE UFFICIALE GRAZIE.!!!

  2. carlo melillo

    Sono Carlo Melillo ex lavoratore unicoop tirreno del negozio di soccavo a Napoli… Voglio precisare che nella foto di questo articolo ci sono io e altri quattro colleghi di soccavo e nell’articolo non si parla dei lavoratori di soccavo costretti alla mobilità forzata dalla unicoop xkè ha differenza degli altri punti vendita della Campania il magazzino di soccavo non c’era più xkè fu chiuso nel 2007 x ristrutturazione i dipendenti messi in cassa integrazione e nel 2009 vendettero il punto vendita di soccavo inesistente insieme a gli altri punti vendita di Napoli ,i lavoratori di soccavo furono licenziati e messi in mobilità forzata. In questo articolo non si parla nemmeno dei lavoratori di SOLOFRA licenziati ,dei lavoratori di C.Mare . Noi di Soccavo abbiamo fatto quella manifestazione del 3 dicembre come dimostra la foto ,anche i colleghi di Solofra e c,mare ,come mai Carlo Vuolo parla sempre solo di Nocera????? Carlo stai facendo il gioco dell’azienda ,noi siamo stati sempre solidali con tutti ,mentre tu stai tirando l’acqua solo al tuo mulino . Per Antonella Beccaria prima di pubblicare una foto senza sapere la fonte ci si deve informare si rischia una querela…

  3. Antonella Beccaria

    Buongiorno signor Melillo. La ringrazio della segnalazione: la didascalia alla foto è stata aggiornata scrivendo che si tratta dei lavoratori di Soccavo. Preciso inoltre che l’immagine è stata tratta da un filmato pubblicamente disponibile su Facebook intitolato “Protesta dei lavoratori Coop ‘svecchiati’” e visionabile all’indirizzo http://www.facebook.com/video/video.php?v=1744151730740. È stato messo online da Pasquale Costanzo e nella descrizione del filmato non si danno ulteriori informazioni di merito.

    Per quanto riguarda poi una presunta discriminazione dei lavoratori di Soccavo rispetto ad altri, aggiungo un altro punto. Di tutti i lavoratori, suddivisi per le varie località coinvolte dal vostro problema (Soccavo, Solofra, Castellammare di Stabia e Nocera Inferiore), si parla nell’articolo pubblicato all’indirizzo http://domani.arcoiris.tv/lucia-margherita-carlo-e-altri-17-dipendenti-licenziati-in-campania-la-coop-ci-ha-venduto-ed-ora-siamo-senza-lavoro/. L’intervista al signor Vuolo, che parla a nome di tutti gli ex dipendenti che hanno perso il posto di lavoro, essendo il quarto pezzo che pubblichiamo sulla vostra grave problematica, vuole fare il punto della situazione generale a mesi di distanza. Per cui non credo sia giusto accusare il signor Vuolo di voler tirare acqua al suo mulino. Da quello che dice, lo sta facendo per tutte le persone coinvolte dalla cessione e dal licenziamento.

  4. sergio caserta

    care-i compagne-i, non cadete nella divisione tra lavoratori e nella “guerra tra poveri”: seguo con dispiacere ed apprensione la triste vicenda dei dipendenti della ex Coop Campania, la mia cooperativa per lunghi anni.

    ricordiamo i sacrifi fatti per superare la grave crisi del 1989-90 che portò prima alla ristrutturazione e al salvataggio, poi alla cessione dell’azienda al gruppo dell’allora Coop Toscana Lazio, sacrifici dei lavoratori anche allora ma gestiti col consenso, ci furono riduzioni di personale concordate con chi poteva trovare altre soluzioni con incentivi, il risanamento fu durissimo, licenziamenti si ma per infedeltà di coloro che rubavano,dodici non pochi sorpresi a sottrarre denaro e mmerce all’azienda. non mi dilungo e ci saranno altre occiasioni forse per ricostruire la storia.

    Credo che le vicende di oggi siano il frutto di strategie commerciali ed imprenditoriali sbagliate dell’azienda che ha progressivamente abbandonato la rete di vendita storica a se stessa, puntando agli iper o ai discount comuqnue la situazione è il frutto di una concezione dirigistica extraterritoriale, non cooperativa, in cui è questa la cosa più grave, il destino dei lavoratori non è più in cima alle preoccuapzioni della cooperativa!

    E’ questo inaccettabile e dovrebbero levarsi molto più forte le voci di tutti gli altri alvoratori della coop che il lavoro l’hanno conservato oltre che dei sindacati.

    C’è molto imbarazzato silenzio dei media su questa vicenda forse perchè riguarda un’impresa cooperativa importante che ha commesso gravi errori, non so prevedere quali saranno gli esiti ma il fatto che un quotidiano on line molto seguito come Il Domani Arcoiris, attraverso gli articoli di Antonella Beccaria, stia mantenendo la “luce accesa” su questa vicenda sia indubbiamente una cosa coraggiosa e positiva.

    E’ chiaro che tutti i lavoratori licenziati o sospesi devono ritrovare il lavoro,senza eccezzioni ci mancherebbe altro, ciò dipende anche dal grado di unità e di solidarietà che saprete suscitare, in bocca al lupo tenete duro. sergio caserta

  5. carlo

    Avevo deciso di non rispondere ma visto quello che sta succedendo sono costretto a rispondere . 1- in quella FOTO, FATTA LA MATTINA DEL 3 DICEMBRE CI SONO ANCHE IO con giubbotto nero. 2- la protesta fu fatta da tutti i lavoratori ex unicoop tirreno .SOLOFRA SOCCAVO CASTELLAMMARE E NOCERA. 3 CARLO MELILLO FAREBBE BENE A NON PARLARE ,INFATTI LUI E’ STATO QUELLO CHE HA PRESO INCENTIVI, TFR DALLA UNICOOP TIRRENO E 3 ANNI DI MOBILITA’E ANDATO VIA . NONOSTANTE TUTTO LA COOP GLI AVEVA OFFERTO COME AD ALTRI DI SOCCAVO ANDATI UN MOBILITA’UN POSTO NELLE COOPERATIVA DI SERVIZI NEGOZIO DI NAPOLI ARENACCIA . INVECE CARLO VUOLO E GLI ALTRI DICIASSETTE SIAMO RIMASTI PERCHE’ AVEVAMO BISOGNO DI LAVORARE . ED ORA CI TROVIAMO SENZA LAVORO SENZA STIPINDI E TFR.FORSE TU NON AVEVI BISOGNO DI LAVORARE !!! ORA SE HO DETTO LA BUGIA QUERELAMI .IO HO SEMPRE PARLATO A NOME DEI LAVORATORI, LA GIORNALISTA , CASERTA, SPOTO E GLI ALTRI POSSONO TESTIMONIARE .

  6. Pasquale Costanzo

    Invito alla calma e a lottare uniti per lo scopo comune

    Il video pubblicato da me, in data della manifestazione al punto vendita Coop dell’Arenaccia a Napoli, era a dimostrazione della protesta di tutti gli ex lavoraratori Coop Campania, in questa manifestazione partecipavano tutti i lavoratori campani Coop dismessi e svecchiati dall’azienda.
    Non era di parte,non escludeva nessuno!
    Si continua a giocare sulle divisioni tra lavoratori per raggiungengere scopi personali, non si è ancora arrivati a capire che la lotta è unica e va portata avanti in modo unitario!
    Pasquale Costanzo

  7. Pasquale Costanzo

    N.B. La storia della lotta unitaria contro la cessione dei punti vendita campani della Coop può essere consultata su

    http://www.lacoopseitu.altervista.org

  8. carlo melillo

    Bene siamo usciti allo scoperto … Noi di soccavo abbiamo lottato sempre x l’unità…Dal lontano 2007 mentre noi di soccavo eravamo in cassa integrazione ,voi di nocera non ci avete mai appoggiati xkè vi sentivate al sicuro. A riguardo gli incentivi di cui parli (una miseria) li hanno proposti anche a te e compagni ,ma li hai rifiutati caro carlo vuolo ,nonostante noi abbiamo sempre detto che la società che andavi a lavorare era una società fantasma come poi si è dimostrato .A NOI ci hanno licenziati direttamente senza dare la possibilità che hanno dato a te . Parli di querele ,ma io non scendo al tuo livello ti commenti da solo… X Sergio Caserta parli giustamente di lotta dei poveri .ma questa la iniziata vuolo parlando sempre dei soliti 17 e fino a qui mi stava anche bene ,ma usare una nostra foto senza neanche menzionarci questo no. ps x vuolo nell’articolo si dice che sei delegato dei disoccupati Campani ,siccome io faccio parte di quei disoccupati Campani non ti ritengo tale non ti ho mai eletto.

  9. alfonso tortora

    salve sono alfonso tortora. volevo ringraziare antonella beccheria,x tutta l”attenzione che ci sta dedicando, e non finiro mai di dire grazie a vuolo x tutto limpegno che ci mette x questa battaglia,e fare lintersse di tutti noi ex lavoratori coop… xcio caro melillo non e il caso di attaccare vuolo xc vuolo fa lintresse di tutti noi: e dico tutti noi ti confermo che le problematiche sono diverse x ogni ex punto vendita…ma la lotta di carlo e quella di vincere una battaglia x riportare tutti noi e dico tutti… in coop state tranquilli che la lotta e x tutti.. eno solo x i lavoratri nocera…ciao e a presto

  10. lucia de maio

    Sono lucia De Maio lavoratrice unicooptirreno e con due
    giudizi vinti ad oggi non lavoro e non percepisco nessuna forma salariale,faccio parte di quei 55 lavoratori campani vessati mobbizzati e licenziati da coop.Mi rendo conto che l’evolversi delle vicende e la grande incoerenza sia da parte della lega nazionale che dell”ANCC, gli organi principali di controllo coop,
    invece di fare chiarezza su quest’operato restano insensibili alle nostre grida, produce effetti devastinti nella psiche di ognuno di noi ,ma le lotte sono lunghe e dure e non bisogna mai perdere il controllo e l’unione altrimenti si rincorre il gioco dell’azienda.I signori ai quzali coop ha venduto i punti vendita sono chi agli arresti chi in combutta con poli delinquenziali ed e’ questo che bisogna far emergere nella nostra lotta “ma la coop con chi fa’affari?”.Igrandi vertici hanno obbligato a gestire la campania in un unica cooperativa ma non tenendo conto delle diversita’ economico/sociali delle citta’ dove andavano ad insediarsi hanno prodotto anni dopo anni perdite incenti ,la morale della favola e’ sempre la stessa ,a pagare le incapacita’dei dirigenti che non hanno saputo pianificare progetti di gestione commerciale,di competivita’ e fidelizzazzione del marchio coop , poi sono sempre i lavoratori;quindi vi prego di non farvi prendere dall’ansia e di continuare a combattere per il nostro posto di lavoro e per il nostro territorio ,e se c’e’ qualche collega che cerca di dare una mano in piu’ rispetto ad altri,non la vivete come sottrazzione di protagonismo bensi’ come punto di forza e di unione ,perche’difronte a noi non c’e’ piu’la cooperativa nella quale siamo cresciuti ed abbiamo lavorato, ma un azienda gestita da falsi cooperatori convertiti al profitto personale e poca gli importa se ci sono famiglie che non arrivano a fine mese ,cerchiamo tutti insieme di risvegliare gli animi di chi vuole portare la stessa alla sua unicita’ degli anni passati quindi noi lotteremo anche per questo e ringraziando chi ci ha dato una mano come la dott.Beccaria ed il direttore di domaniarcois,

  11. Pasquale Sepe

    Sono Sepe Pasquale: ringrazio Carlo Vuolo e la giornalista Beccaria, perchè continuano a parlare della nostra situazione. Sono un ex dipendente del negozio di Soccavo, L’UNICO che pur di andare a lavorare in Coop fu dislocato dalla stessa società a prendere servizio nell’Iper Coop di Quarto. Dopo un’anno alla mia insaputa mi sono ritrovato venduto per passaggio di ramo d’azienda alla Immobilmare di nocera.Tutt’oggi mi ritrovo LICENZIATO e senza TFR…….in attesa di giudizio!!!!!!!Cerco di mantenere la calma perchè credo nella giustizia e, vorrei che non ci fossero discriminazioni, il lavoro è IMPORTANTE per tutti!!!!!!non arrendiamoci……..

  12. raffaele puglia

    buona sera inviterei i colleghi ad un attimo di riflessione su questa guerra tra poveri come scrive il compagno caserta che saluto.se melillo ha scritto cose che appaiono forse troppo dirette ma non gratuite perche forse messi alle strette dalla grave situazione siamo nervosi e disperati detto cio anche io ho avuto il sentore che i link fossero un po a senzo unico e questo contribuisce ha sentire lo stesso vuoto che gia ha creato la coop ma che e piu doloroso se provocato da colleghi quasi trentennali. vi prego di cambiare attegiamento x il bene comune e x gli obbiettivi da raggiungere insieme.con affetto saluto tutti i compagni.

  13. vincenzo granito

    la lotta di carlo e quella di vincere la guerra per riportare tutti noi in coop statene tranquilli che la lotta è per tutti e non solo per i lavoratri di nocera… vi prego di cambiare attegiamento per il bene comune e per gli obbiettivi da raggiungere. Ringrazio la dott.Beccaria ed il direttore di domaniarcois. NON MOLLEREMO MAI

  14. ciro ammendola

    Gentilissima dottoressa Beccaria credo che passata al fase acuta sia doveroso a questo punto fare un po’ di chiarezza e dire le cose così come stanno sulla vicenda Unicoop Tirreno in Campania anche alla luce di illazioni e tentativi di infangare chi ha agito alla luce del sole con la consapevolezza di giocare sulla propria pelle una battaglia anche ideale e credendo sino alla fine nella buona fede di un’azienda che ha come missione la cooperazione, lo sviluppo, la solidarietà. Faccio mia la disamina di Sergio Caserta sulla storia e sulle scelte commerciali di Unicoop e vado al sodo. Il supermercato di Napoli detto di Soccavo dal nome del quartiere in cui è ubicato, in cui Melillo, Puglia ed io lavoravamo con altri 20 addetti è storicamente il fiore all’occhiello dei super Coop in Campania, per bacino di utenza, fatturato, dimensioni e per iniziative extra lavorative. Un negozio che dopo oltre vent’anni mostrava chiari segni di decadenza strutturale e quindi necessitava di interventi per ammodernarlo. Abbiamo costantemente sollecitato la direzione aziendale della vecchia e nuova insegna Coop con scarsi risultati. Nel novembre 2007 a causa di cedimenti della struttura e per motivi amministrativi il negozio ha chiuso e l’azienda ci ha collocato in cig nonostante l’apertura a pochi chilometri di un’Ipercoop. Siamo riusciti a strappare solamente per due colleghi la possibilità di rimanere uno in quel di Quarto, l’altro nel super di Castellammare naturalmente non gli hanno dato neanche un minimo di rimborso. Tutto questo mentre gli altri tre negozi della Campania Castellammare, Nocera e Solofra continuavano a funzionare indisturbati incuranti della nostra condizione e ignari di ciò che noi iniziavamo a percepire. Ai nostri messaggi di preoccupazione per il futuro venivamo, io in particolare, tacciati di allarmismo e protagonismo. Con la collega di Solofra De Maio durante assemblee in cui paventavamo la cessione dei supermercati venivamo derisi e accusati con il sindacato, di fare una guerra strumentale alla Coop. Molti non hanno neanche scioperato quando si è trattato di fare una lotta un po’ più dura, noi di Soccavo eravamo presenti a Castellammare a fare volantinaggio a negozio chiuso mentre una buona parte degli addetti a quel negozio se ne era andata a casa. Gli eventi sono poi precipitati e siamo come tutti sapete senza bisogno di ripetere, stati ceduti. Nel frattempo l’azienda finita la cig pur di non ricollocarci nell’iper di Quarto, come accordo firmato precedentemente nell’impossibilità dei lavori di ristrutturazione, ha continuato a retribuirci, nonostante le nostre proteste e gli interventi dell’avvocato del sindacato ipotizzando mobbing collettivo, sino al 27 aprile giorno del nostro licenziamento. Mentre tutti gli altri sarebbero rimasti nel negozio sotto casa, noi di soccavo il negozio non l’avevamo. L a nostra destinazione sarebbe stata sicuramente Solofra ( valutazione fatta dopo le dichiarazioni della nuova proprietà ), 160 chilometri al giorno e con un assetto su cui si è già detto e che i fatti hanno confermato. Da un giorno all’altro abbiamo dovuto fare una scelta dolorosa a fronte di una misera buonuscita calcolata per chi scivolava in pensione e non per chi come noi aveva il baratro della disoccupazione davanti. Il sindacato neanche in questo ci ha dato una mano. Sono tre anni che non abbiamo uno stipendio decente , una tredicesima, la quattordicesima..la dignità di lavoratore. Ci ciondoliamo in casa, chi vuoi che prenda a lavorare un cinquantenne, brutto esempio per figli adolescenti o in cerca pure loro di lavoro. Facciamo la spesa, portiamo a spasso il cane, con la testa piena di sporca e maledetta tivvù. Nonostante a volte la cupa disperazione un giorno siamo al sindacato l’altro alla lega coop, che abbiamo occupato varie volte per essere ascoltati, volantinaggi ,lettere ai giornali. Siamo stati su a Vignale ad esprimere il nostro disagio ai vertici aziendali. Alla fine della giostra, “comprendendo” i nostri motivi ci hanno proposto un lavoro part-time come addetto alle pulizie nel negozio Coop che hanno aperto a dicembre a Napoli e in cui finalmente unitariamente siamo andati a manifestare ( vedi foto che mostrano chiaramente gli ex lavoratori di Soccavo protestare all’interno del negozio ). Proposta di lavoro che poi non si è neanche materializzata rimanendo come al solito nel limbo delle buone intenzioni. Tutto ciò mentre fino ad allora gli altri lavoravano sotto casa con tredicesima annessi e connessi. Per questo motivo che NESSUNO VENGA A SINDACARE quello che un gruppo di disperati ha fatto, sta facendo e farà alla luce del sole, con la massima correttezza e cercando sempre e comunque l’UNITA’. E non come chi ha sempre parlato solamente a nome dei tre negozi ( Roma manifestazione lega coop, il manifesto non includeva i 22 di Soccavo già in cig e altro ancora ) e curando esclusivamente il proprio “orticello”.La ringrazio dell’attenzione e la prego di crederci: è solo per la cronaca non per polemica. Che Dio ci benedica!

  15. socio unicoop tirreno

    lettera di un socio che non credeva che la coop arrivasse a tanto nella
    lettura si legge la previsione della nostra fine gia’ nei primi mesi 2009.
    SPETTABILE UNICOOP TIRRENO
    e’ con grande rincrescimento che apprendo la volonta’ di dismettere l’intera
    rete dei centri commerciali Coop in Campania– Nella realta’ degradata in cui
    vivo l’Agro nocerino sarnese siete stati i primi a credere nella grande
    distribuzione a dispetto delle resistenze anacronistiche dei piccoli
    dettaglianti legati alle clientele politiche della allora Democrazia
    Cristiana, primi a soddisfare il bisogno di un maggiore assortimento dei
    prodotti di alta qualita’ e a prezzi piu’ bassi– Oggi chiudete costringendoci
    a fare la spesa presso supermercati senza garanzia di legalita’ e controllo
    delle merci– Ma la cosa piu’ grave per chi come me non ha ancora smesso di
    credere ad una certa ideologia fondata sull’eguaglianza e sulla dignita’ del
    lavoro, insomma a sentirsi comunisti, e’ sapere che dei lavoratori onesti
    seri ligi ai propri compiti con i quali si e’ anche instaurato un bel rapporto
    umano e professionale verranno sbattuti in mezzo ad una strada, tenuti
    all’oscuro persino delle ragioni, presumo gravi, che hanno portato a tale
    decisione–Il mio auspicio e’ che vogliate ripensarci in linea con i valori
    della solidarieta’ e del sostegno che date alla iniziative a sfondo umanitario
    cominciando dai vostri stessi dipendenti evitandogli il licenziamento o ancora
    peggio l’umiliazione di un licenziamento a tempo(sono tutti giovani e senza
    alcuna alternativa di lavoro in un contesto in cui la disoccupazione fa paura)
    presso quei supermercati a cui saranno trasferiti dove non c’e’ rispetto dei
    diritti sindacali e delle persone–Distinti saluti

  16. granito vincenzo

    Vorrei rispondere al carissimo amico Ciro Amendola ex rappresentante sindacale ,proprio tu non dovresti parlare,xchè tutto quello che hai fatto, io non mi ricordo della tua presenza.Ti sei sempre nascosto e non hai mai preso una posizione a difesa di tutti i lavoratori,tanto è vero che in quella manifestazione di Arenaccia, non ti ho VISTO.Se invece in altre sei stato presente la tua figura (Xchè facevi da parafulmine tra unicoop tirreno e lavoratori senza mai prendere una posizione in favore dei lavoratori)non si è notata e quindi non reputo che la tua persona sia preposta a fare il punto della situazione.Quando ti vedro’ lottare insieme a noi nei tribunali e nelle procure della repubblica,allora avrai il diritto di parlare,ora ti chiedo solo di tacere (come hai sempre fatto).Solo il nostro Avvocato sà e puoi chiedere a lui, ,il nostro impegno che mettiamo per un rientro di TUTTI e dico TUTTI i lavoratori ex campani. GRAZIE

  17. ciro ammendola

    Continuate a credere di avere la verità in tasca.La vostra gretta miopia provinciale non vi fa comprendere la realta e la storia. Io personalmete conosco tanta gente che è stata al mio fianco nella buona e nella cattiva sorte, di te non mi ricordo o di chi come te poi alla fine si nasconde dietro un nome non suo. Nei tribunali e nelle procure ci stanno gli avvocati, le lotte si fanno da un’altra parte. Noi comunque parliamo se vogliamo parlare e noi di Napoli abbiamo ragioni validissime, come hanno sentenziato i giudici del tribunale di Napoli. Comunque non accanirti su noi di Napoli pensa alla tua ex azienda, è lei a cui devi puntare e attaccare.

  18. giovanni esposito

    Continuate a credere di avere la verità in tasca.La vostra gretta miopia provinciale non vi fa comprendere la realta e la storia. Io personalmete conosco tanta gente che è stata al mio fianco nella buona e nella cattiva sorte, di te non mi ricordo o di chi come te poi alla fine si nasconde dietro un nome non suo. Nei tribunali e nelle procure ci stanno gli avvocati, le lotte si fanno da un’altra parte. Noi comunque parliamo se vogliamo parlare e noi di Napoli abbiamo ragioni validissime, come hanno sentenziato i giudici del tribunale di Napoli. Comunque non accanirti su noi di Napoli pensa alla tua ex azienda, è lei a cui devi puntare e attaccare.

  19. ANNA SOCIO COOP

    Quattro supermercati: un ramo d’azienda da vendere
    Ma come si è arrivati a questa situazione? Per raccontarla, questa storia, occorre fare un passo indietro e tornare al 1999 quando la Coop Campania, dopo un breve transito sotto la Coop Toscana-Lazio, passa in un piano di riorganizzazione territoriale sotto la Unicoop Tirreno, che ha sede a Piombino e che al suo attivo ha 111 punti vendita di varie dimensioni, 820 mila soci e 6.300 dipendenti. Tra il 2008 e il 2009, però, iniziano a percepirsi i primi problemi: per ragioni di bilancio, quattro supermercati campani devono essere ceduti come ramo d’azienda. Una volontà ufficializzata il 19 aprile 2009 con la lettera di licenziamento recapitata a una sessantina di lavoratori. Ma non c’era da preoccuparsi, dicevano in azienda, perché sarebbero stati assorbiti dalla nuova società.
    Tutto a posto, dunque? Mica tanto perché il primo acquirente a farsi avanti è l’azienda Cavamarket di Antonio Della Monica, a cui in Campania è demandata la gestione del marchio Despar. La Filcams Cgil si oppone, i dipendenti rumoreggiano e inizia un braccio di ferro contro la cessione perché il timore è che i contratti di lavoro non vengano rispettati, una volta perfezionata la vendita. La situazione viene resa pubblica e un volantinaggio organizzato dai sindacati attira l’attenzione al punto che la Cavamarket, dopo una serie di incontri napoletani e romani tra le aziende, si tira indietro. Il suo posto viene preso da un imprenditore di Castellammare di Stabia, Michele Apuzzo, che gestisce il marchio Sunrise e che, visure camerali alla mano, risultava proprietario della Immobilmare Srl (dalla cui compagine societaria la Cavamarket è passata uscendone quasi subito). Si tratta di una società creata nel 2003 e con un capitale sociale di 95 mila euro interamente versati, ma che fino al 2009 non risultava aver gestito attività economiche né aver fatturato alcunché.
    Insomma, la storia aziendale della Immobilmare inizierebbe con i supermercati di Solofra, Castellammare di Stabia, Soccavo e Nocera e i suoi primi dipendenti sarebbero proprio quelli che giungono dalla Unicoop Tirreno. Sessanta persone in tutto, a cui era stato chiesto per il tramite del sindacato se fossero disposti ad andarsene. In caso affermativo sarebbero stati messi in mobilità per un periodo variabile tra i tre e i quattro anni, a seconda dell’età. «Il suggerimento del sindacato è stato quello di accettare la proposta perché, in caso contrario, i dipendenti avrebbero potuto fare una brutta fine con la nuova azienda», dice Carlo Vuolo, ex dipendente della Unicoop Tirreno e rappresentante sindacale del punto vendita di Nocera Inferiore. Ma Vuolo, 46 anni, residente a Sarno e con tre figli da mantenere, ha fatto quello che diversi colleghi hanno deciso: in diciassette rifiutano l’opzione di abbandonare il campo e vanno avanti nella battaglia per un posto di lavoro.

  20. carlo melillo

    Bene siamo arrivati alla frutta ,rispondo x l’ultima volta a questa pietosa polemica innescata da voi di nocera. Caro Vincenzo Granito se volevi rispondere a Ciro Ammendola facevi meglio ha rispondere con parole tue facevi più bella figura ,x onor di cronaca se Ciro non è venuto a quella manifestazione del 3 dicembre è xkè c’è stato un motivo valido che non voglio e non devo spiegare a te .Il punto della situazione fatto da Ciro lo condivido in pieno . Digli al tuo amico che non ha nessun titolo di far tacere le persone siamo in democrazia. E di non riempirsi la bocca sbandierando il suo falso impegno del rientro di tutti in coop . Noi abbiamo tutto sempre alla luce del sole e x l’unità ,continueremo così x eventuali manifestazioni ,x quando riguarda la parte legale ci penserà l’avvocato ,non siamo noi a dover combattere nei tribunali.Un ultimo consiglio digli al tuo amico che parla al posto tuo di fare come faceva nel passato x non lavorare e cioè di salire sull’armadio e non scendere più.Ps Vincenzo se poi vuoi dirmi qualcosa fammi un piacere dillo con parole tue … In fede Carlo Melillo.

  21. carlo vuolo

    Cari ex colleghi credo che sia giunto il momento di mettere fine ,a questo teatrino . mai mi sarei immaginato che qualcuno scendesse nel personale dicendo bugie ed infangando il mio nome.IO NON LO FACCIO e Sfido chiunque a provare quello detto sulla mia persona, onesta e leale con tutti, tanto che oggi sono stato ricevuto dal PRESIDENTE nazionale legacoop DOTT. POLETTI che mi assicurava di voler prendere a cuore la nostra situazione .SI E’ PARLATO DI TUTTI !!! testimone
    della mia trasparenza la PRESIDENTE LEGACOOP CAMPANIA DOTT, SPOTO. vi abbraccio carlo vuolo.

  22. carlo melillo

    Dici bene caro Carlo quando dici che è venuta l’ora di mettere la parola fine a questo teatrino .(Teatrino non voluto da me e da noi di soccavo)Nel personale si scende quando cominciano gli altri .Detto questo consentimi di dirti l’ultima cosa sei un’ingenuo se credi ancora alle promesse del presidente nazionale legacoop dott Poletti ,come lo chiami tu (Mi sembra il titolo di un film di fantozzi)Che veniva a Napoli lo sapevamo anche noi di soccavo ,non ci siamo andati xkè non serve a niente questi personaggi non si impietosiscono x niente figurati se prendono a cuore la nostra situazione,ma tu sei padrone di crederci.Noi ci siamo passati prima di te dal lontano 2007 ,siamo stati a Vignale abbiamo parlato con tutti presidente al personale ,con il vice ,con il vice del vice fino all’ultimo dei dirigenti e tutti dicevano di prendere a cuore la situazione ma a tutt’oggi la situazione è questa .Quindi ti do un consiglio xkè in fondo in fondo mi sei un poco simpatico ,NON ILLUDERTI . La vera lotta è quella di conquistarti il posto di lavoro con l’unità ,quel posto di lavoro che ci hanno tolto ingiustamente ,quell’unità che voi non avete mai accettato fino in fondo .Finisco qui x non fare ancora inutile polemica e auguro a voi tutti e a noi di essere riassunti tutti in coop . In fede Carlo Melillo.

  23. carlo vuolo

    Difronte a noi non c’e’ piu’la cooperativa nella quale siamo cresciuti ed abbiamo lavorato, ma un azienda gestita da falsi cooperatori convertiti al profitto personale e poca gli importa se ci sono famiglie che non arrivano a fine mese, NOI NON CI VENDEREMO + UNA SOLA PAROLA CONOSCE IL NOSTRO VOCABOLARIO SI CHIAMA LAVORO!!!

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