Sabato ero a Roma al “No B Day 2”. Eravamo meno di 100.000 persone: non poche, non moltissime. Questa volta ci è andata più vicina la questura (“50.000”), mentre gli organizzatori romani hanno esagerato: “siamo 500.000”. Ho visto tante belle persone, di ogni età e, soprattutto, molto più intelligenti ed umili di chi ha in testa solo i sondaggi. Molte di queste persone manifesteranno anche il prossimo fine settimana, chi in difesa della scuola, chi contro la TAV (a Firenze e in Val di Susa). Saranno tantissimi anche il 16 ottobre, insieme alla Fiom. Perché il marchionnismo non fa meno paura del berlusconismo.
La cosa più bella? La grande quantità di giovani e giovanissimi. Mi sono sentito non più giovane… ma quel che conta è che mi sono, ci siamo sentiti meglio. Bisognerebbe avere un po’ più di speranza e fiducia in chi, alle prossime elezioni, voterà per la prima volta. Come tutti i miei coetanei cresciuti negli anni ’80, alla loro età ero molto più disinformato e disimpegnato. Molti di loro stanno difendendo il loro futuro dalle grinfie della ministra Gelmini.
Tra gli interventi sul palco di piazza San Giovanni, molto belli quelli di Raniero La Valle (“il fatto che Berlusconi venga fermato per strada dai suoi fan non significa nulla: capita anche a Fiorello…”; “non possiamo farci spiegare da Veltroni come si vince…”; “cambiare la legge elettorale è urgente, ma anche con questa legge sporca si possono fare elezioni pulite”), Stefano Rodotà (“se vogliamo sconfiggere la volgarità del berlusconismo dobbiamo essere coerenti ed usare un linguaggio non volgare”), Salvatore Borsellino (“dire che Berlusconi ha stuprato la democrazia è corretto ma non sufficiente: in realtà si è trattato di uno stupro di gruppo…”; “Berlusconi dovrebbe vergognarsi di pronunciare il nome di Calamandrei”; “dopo Dell’Utri, tocca al suo sodale essere giudicato”) e del giornalista Rai Filippo Vendemmiati che ha spiegato la vera ragione del titolo “E’ stato morto un ragazzo”, film-documento sul caso di Federico Aldrovandi: “Quei delinquenti che hanno ucciso Federico hanno querelato la sua famiglia e i suoi amici: vediamo se qualcuno ha il coraggio di querelare un errore grammaticale!”.
Parole forti che i replicanti alle dipendenze del Capo bollano come “violente”. Nella giornata dedicata alla non violenza si conferma invece la natura pacifica del Popolo Viola e dei giovani “Partigiani del terzo millennio”. Con buona pace del ‘Tempo’, quotidano romano che il 2 ottobre dedicava la prima pagina al sopravvissuto Belpietro, con questo titolone: “Antiberlusconismo a mano armata”… Inutile provocazione. Il popolo che sta dalla parte della Costituzione prosegue la sua marcia coerente: disarmato, informato, con mani pulite ed incrollabile intransigenza. Di “squadristi” e “fascisti” nemmeno l’ombra. L’onorevole Fassino e il giornalista Giubilei possono rilassarsi…
Qualche giorno fa Barbara Spinelli ha detto che l’unico leader che, in questo momento, può guidare l’opposizione in uno scontro elettorale contro Berlusconi è Pierluigi Bersani. Specificando che lei, in assoluto, preferirebbe Vendola ma che quest’ultimo – nell’Italia inquinata di oggi – non potrebbe vincere. Sono quasi sempre d’accordo con la Spinelli, stavolta ho qualche dubbio… Speranza, giustizia e democrazia sono tutte parole al femminile: e se fosse invece una grande donna a saperci guidare fuori dal tunnel di un machismo e di una ignoranza sempre più insopportabili? Chissà.
In fondo questo è solo il punto di vista di uno dei tanti e delle tante che erano in quella piazza. Tutti diversi ma tutti insieme, per ribadire quale dovrebbe essere, oggi, l’unico vero programma di una opposizione convincente: la nostra giovanissima Costituzione.
[foto di Chiara Tolomelli]
Riccardo Lenzi (Bologna 1974) è redattore e free lance. Ha scritto due libri: "L'Altrainformazione. Quattro gatti tra la via Emilia e il web" (Pendragon, 2004) e, insieme ad Antonella Beccaria, "Schegge contro la democrazia. 2 agosto 1980: le ragioni di una strage nei più recenti atti giudiziari" (Socialmente, 2010)