La Lettera

Per ripulire la democrazia inquinata i ragazzi hanno bisogno di un giornale libero

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È abbastanza frequente che editori della carta stampata chiudano i loro giornali. Anche a me è capitato quando dirigevo “L’Avvenire d’Italia”, e oggi si annuncia una vera e propria epidemia a causa della decisione del governo di togliere i fondi all’editoria giornalistica. Ma che chiuda Domani di Arcoiris Tv, che è un giornale on line, è una notizia …

La Lettera

Domani chiude, addio

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L’ironia di Jacques Prévert, poeta del surrealismo, versi e canzoni nei bistrot di Parigi, accompagna la decadenza della casa reale: Luigi Primo, Luigi Secondo, Luigi Terzo… Luigi XVI al quale la rivoluzione taglia la testa: “Che dinastia è mai questa se i sovrani non sanno contare fino a 17″. Un po’ la storia di Domani: non riesce a contare fino …

Libri e arte » Teatro »

Teatro bene comune per il palcoscenico di dopodomani

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Teatro Municipal - Foto di Elton Melo

“Non si può bluffare se c’è una civiltà teatrale, ed il teatro è una grande forza civile, il teatro toglie la vigliaccheria del vivere, toglie la paura del diverso, dell’altro, dell’ignoto, della vita, della morte”. Parole di Leo …

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Il governo Berlusconi non è riuscito a cancellare l’articolo 18, ci riuscirà la ministra Fornero?

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Roma 23 marzo 2002: l'ex segretario Cgil Sergio Cofferati al Circo Massimo

Il governo Monti ha perso il primo round con Susanna Camusso che fa la guardia alla civiltà del lavoro, fondamento dell’Europa Unita. Sono 10 anni che è morto Marco Biagi, giuslavorista ucciso dalle Br. Si sentiva minacciato, chiedeva la scorta: lo Scajola allora ministro ha commentato la sua morte, “era un rompicoglioni”. Rinasce l’odio di quei giorni? Risponde Cesare Melloni, …

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Gli italiani sono brava gente?

14-01-2010

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Un “extra” buttato in una fontana e morto assiderato a Napoli. Fucilate e rastrellamento di stranieri non clandestini in Calabria. Insulti negli stadi. E lavoro sempre in nero. Questo il paese dei nostri sogni?

Sento molte volte dire questa cosa qui. Sento spesso dire “noi italiani non siamo razzisti”. Siamo brava gente. Sono gli stupidi che si comportano in una certa maniera. Ah sì? Davvero? La politica è stupida? I politici sono stupidi? La stampa è stupida? I giornalisti? È vero, non possiamo sempre generalizzare, ma alla fine uno che fa politica, qualche volta da una vita, facendo determinate scelte o dicendo determinate cose, non posso considerarlo stupido. Un giornalista che scrive determinate cose senza veramente cercare di stare attento (forse non vuole neanche esserlo) a quello che può provocare, ciò che scrive non può essere considerato stupido.

Io non so se gli italiani sono delle brave persone. So solo che qui nel mio nuovo paese ci sono delle persone per bene e delle persone cattive. Delle persone aperte come delle persone ottuse, che non capiscono niente. Ma questa è una cosa normale. In ogni paese troviamo questa realtà. Persone aperte agli altri e persone che rifiutano l’incontro. Non è quello che mi spaventa. Quello che mi spaventa è il fatto che essere stupido, ottuso o razzista non sia più un problema. Possiamo odiare i neri, parlare male dei rumeni, dare la caccia agli altri senza avere nessun timore. Alla fine è tutto permesso. I politici possono essere razzisti, i giornalisti possono scrivere dei testi che portano all’odio verso l’altro, i tifosi possono cantare delle canzoni contro i negri, i poliziotti possono picchiare ragazzi di colore. Non è razzismo. È stupidità. Se un datore di lavoro uccide il suo lavoratore solamente perché richiede il suo salario, non è razzismo è stupidità. Poi alla fine sono atti isolati. Questi atti isolati diventano tanti però. Gli stupidi crescono molto. La stupidità sta diventando una malattia contagiosa in Italia. E non possiamo fare finta di niente. Dire sempre “non è grave”. Cos’è più grave: un senegalese ammazzato perché richiede il suo dovuto e meritato stipendio o il nostro premier aggredito da un malato mentale?. Cos’è violenza? Un ragazzo nero ammazzato perché voleva rubare dei biscotti o immigrati ubriachi che pestano un poliziotto a Parma? Quando sento alla televisione, o sulla stampa parlare di abbassare i toni dopo l’aggressione del premier, mi chiedo se questo abbassamento dei toni è solo per questa faccenda o riguarda anche tutte le parole e le scritte di violenza (qualsiasi violenza) che girano attorno alle realtà delle cosiddette persone straniere.

Questa violenza istituzionale porta tanta gente a credersi legittimata a tenere comportamenti razzisti o violenti verso l’altro con tutte le conseguenze e atti che quello comporta. Cos’è più illegale? Il fatto che molti sfruttano tanti immigrati senza documenti per il lavoro nero o il reato di clandestinità? Io credo che ci dobbiamo fare le vere domande per cercare di trovare le risposte adeguate. Io credo che la clandestinità non sia una cosa giusta per l’Italia ma neanche per i clandestini. Io lo sono stato e voglio dire che non è stata un’esperienza piacevole. Non è bello “non esistere”. Non essere. Non potere avere ragione né torto. Non potere alzare la mano e dire quello che si pensa. Non è bello lavorare in nero. Senza diritti e senza neanche certezze. Senza sicurezza. Nelle mani di persone spesso senza scrupoli. E non è mai una bella scelta quella di fuggire da casa propria per andare in un paese che può essere qualche volta ostile. Nessuno scappa per piacere. Ognuno, credo, sta bene a casa propria. Ma, dal momento che siamo qui, chiediamo rispetto per quello che siamo: esseri umani. Poi possiamo parlare di regole, di leggi. Delle cose che si possono fare, di quelle che non si possono fare, del modo in cui potremmo creare una società nella quale tutti noi possiamo stare bene. Ma senza rispetto verso l’altro non ci sarà mai nessuna soluzione.

Error: Impossibile creare la directory /ha/web/web/domani.arcoiris.tv/www/sito/uploads/2017/12. Verifica che la directory madre sia scrivibile dal server!Cleophas Adrien Dioma è nato a Ouagadougou (Burkina Faso) nel 1972. Vive a Parma. Poeta, fotografo, video documentarista è direttore artistico del Festival Ottobre Africano (www.ottobreafricano.org - cleobibisab@yahoo.com - info@ottobreafricano.org). Collabora con “Internazionale” e “Solidarietà Internazionale”.
 

Commenti

  1. Luca

    Mi piace molto la Sua frase “Ognuno, credo, sta bene a casa propria. Ma, dal momento che siamo qui, chiediamo rispetto per quello che siamo”. Giusto e meritevole.

    Però mi sorge una domanda: quanti immigrati arrivano legalmente in Italia? perché se lasciamo per un momento da parte l’osceno sfruttamento politico che si fa del “cittadino extracomunitario”, da destra come da sinistra, troviamo che il problema è solo uno: l’extracomunitario solitamente entra in Italia come CLANDESTINO: come tale è privo di diritti, documenti, lavoro e spesso anche di qualsiasi tipo di capacità. Il primo errore lo commette chi entra illegalmente in un paese (IN ITALIA COME NEL RESTO DEL MONDO), dando inizio ad una catena di illegalità grazie a tanti pessimi cittadini Italiani.

    Se poi “ognuno sta bene a casa propria”, perché lamentarsi dei decreti di espulsione? Basterebbe invertire la marcia e tornare a casa, globalmente non credo che i benefici per noi sarebbero inferiori agli svantaggi.

    cordiali saluti

  2. luca mattioli

    Italiani brava gente.
    La generazione dei miei nonni, nata all’inizio del ’900 e morta 30 anni fa, era brava gente perchè era una generazione che credeva ed esprimeva con i fatti il proprio amore per le proprie radici,la cultura,la bellezza e le tradizioni e non aveva paura del confronto perchè sicura della propria identità.
    Si viveva ciò in cui si credeva con determinazione,forza,costanza,volontà,coraggio ed ottimismo.
    Altra gente.
    Oggi c’è lo scollamento dai valori etici.
    Tutto è meno compatto ed unito.
    E’ troppo individuale e frazionato. Dipende dalla volontà, certo,ma i valori etici non sono più un sentire comune ed in questo stiamo lentamente diventando più barbari ,più ignoranti,più intolleranti.
    Siamo diventati più vigliacchi,egoisti,edonisti.
    Bisogna imparare a vivere confrontandosi con il presente, senza dimenticare il passato e non pensare al futuro.
    L’Italia può e deve riconquistare la propria dignità:
    per farlo deve essere onesta con se stessa e avere il coraggio di riconoscere i propri errori ed i suoi pregi.
    Solo così il Paese potrà uscire a testa alta dallo squallido razzismo.

  3. ANNA DALLOCCHIO

    Per Luca Mattioli: Lei pensa che tutti i \"nostri\" emigranti avessero il permesso di soggiorno in tasca o il lavoro garantito all\’estero? Quelli-quanti?- che salirono su un piroscafo per \"l\’America\" (leggi USA) e si ritrovarono in Argentina o in qualche altro paese latino-americano,erano in regola con i flussi? Trovo vergognoso che una nazione che ha riempito il mondo di emigranti (v. Tagliaferro ed altri articoli) si comporti così. Certo che molti,moltissimi erano gli onesti lavoratori (perchè questa è la classica frase che mi si oppone) ,ma non dimentichiamo che la mafia in Usa l\’abbiamo esportata noi, non mi sembra poco! Quando a subire sfruttamento e discriminazione erano gli italiani tutti si indignavano; pare che questo paese abbia la memoria corta,la capacità di analisi scarsa, il senso di solidarietà nullo. Saluti.

  4. Carlo Manni

    Gli italiani non sono nè bravi nè cattivi, sono diventati ricchi e, perdendo la povertà, hanno smarrito il senso di solidarietà che era, fino agli anni 1960, assai diffuso. Il problema del razzismo odierno deve essere visto in un’ottica più generale andando a vedere cosa accade in altri paesi assimilabili al nostro. Ricordo, da ragazzo, quando andavo in Svizzera le condizioni dei nostri connazionali che emigravano là per mandare a casa i soldi necessari al sostentamento della famiglia; il Paese era più che civile, ma vi era più di un caso di discriminazione e di umiliazione per le persone umili che facevano i mestieri che gli svizzeri non volevano più fare. Ora, come allora, è un problema di essere consapevoli che ad ogni persona di qualsiasi etnia, religione, nazionalità è dovuto il nostro rispetto.
    E’ un problema di cultura e di sensibilità, ma finchè non faremo nostro il comportamento “non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te”, finchè faremo distinzioni fra omosessuali e no, finchè gli uomini si considereranno per definizione migliori delle donne etc. etc. non ci sarà scampo. Il futuro lo prepariamo oggi con i nostri comportamenti; dobbiamo imparare oltre al rispetto per gli altri quello per noi stessi e, non meno importante, il rispetto delle regole che non devono fare sconti e distinzioni considerando le persone “uomini” e basta senza favoritismi e scorciatoie

  5. marco ambrosi

    L’uomo non è una bestia buona: riesce ad esserlo al prezzo di un grosso sforzo. Abbiamo impiegato millenni ad imparare la tolleranza e a farne un valore condiviso e diffuso.

    Nell’era dell’informazione è più facile di un tempo usare la paura per governare: il babao di turno diventa lo strumento per spaventare, separare, mettere gli uni contro gli altri. Così è più facile comandare e fare gli affari propri.

    A loro non importa se per realizzare i propri miseri (poveri) interessi mandano all’aria il lavoro paziente di chi ha messo le basi di una convivenza civile.
    Dove passano non cresce più l’erba, ma loro non conoscono il profumo dell’erba.

    Teniamo duro, coltiviamo la bellezza, insegnamo ai nostri figli a distinguere fra un bella musica ed una brutta, fra un cartoon violento e distruttivo ed uno creativo e vitalizzante.

    Il risultato non è garantito, ma cerchiamo di essere belle persone. Altrimenti tutto è perduto.

    marco

  6. Francesca

    Anche io sono tanto arrabbiata Cleo e profondamente addolorata. E sentendo tutti questi episodi capisco quanto sia vero che la violenza generi violenza, quanto sia potente il male, l\’onda anomala che provoca. Guardo i volti e ascolto i commenti delle persone intervistate a Rosarno, del giovane del padre di famiglia del vecchio, della casalinga. Mi cresce l\’odio, l\’odio genera odio. Come fanno a non capire tutto il dolore, tutta la sofferenza, tutta l\’umanità che ci sta dietro agli sfruttati, agli emarginati a quelli che solo per puro caso non sono loro. Gente che parla alle bestie e non al suo simile, non sai che solo per un dannatissimo scherzo della vita tu sei nato a Rosarno, a Milano o Parma e non a Casablanca, non sai che non hai nessun merito in tutto ciò. Dovresti solo inchinarti al suolo davanti a questo tuo fratello, che lotta ogni giorno, per rendere quotidianità ogni tuo più semplice gesto. Questo vale per i politici, per il commerciante, per il datore di lavoro. Per loro che non sanno o non vogliono sapere che non è loro merito essere politico, commerciante, datore di lavoro e non clandestino è solo puro culo. E invece di utilizzare questa immeritata fortuna e cercare in tutti i modi di rendere questa vita a volte così maledettamente ingiusta, un po\’ più equa, si arrogano il diritto di essere quello che sono, calpestando chi ha solo la colpa di essere nato in un posto che ti non ti da altrettante possibilità. E qui non si tratta solo di fortuna, perchè se ci sono posti in cui uomini possono costruirsi un futuro e altri in cui questo futuro è incerto già dal domani è dato anche dallo sfruttamento dell\’uomo su l\’altro uomo che per secoli si è perpetrato, approffitando dell\’ospitalità e della buona fede o disparità di potere, di popoli interi.
    Sì c\’è tanta rabbia e senso d\’impotenza, ma stiamo uniti e facciamoci forza. Un abbraccio forte.

  7. cometa

    A Luca e quanti la pensano come lui vorrei proporre una riflessione sul significato di razzismo.
    Partiamo da una dichiarazione di principio: qual è il diritto di ogni uomo? Intendo: non quello sancito dalla Dichiarazione dei Diritti dell\\\’Uomo, ma quello che sentiamo vero dentro di noi. Io penso che ogni uomo abbia diritto a cercare la propria felicità e la sua realizzazione, a prescindere dalla propria condizione: cioè a prescindere dal luogo di nascita, dal colore della pelle, dal sesso ecc. ecc.. Allora, ad es., se un italiano ha diritto a cercare un buon lavoro, col quale mettere da parte di che comprarsi casa, è giusto che anche un rumeno o un ghanese possa farlo, giusto? E\\\’ un diritto intrinseco alla sua umanità. Allora, non può essere limitato, non si può dire: \\"come uomo, hai diritto a questo; ma solo fino al di là del confine di Tarvisio. Al di qua, non sei più umano\\". Stesso discorso vale per la giustizia, la residenza, la salute, l\\\’istruzione… Chi non riconosce i diritti intrinseci dell\\\’essere umano a casa propria, limitandoli di fatto ne nega l\\\’universalità, dunque anche a se stesso. E crea mostri come quelli di Rosarno: stranieri (onesti, mariuoli, non lo sappiamo) che hanno lavorato e sono stati pagati alcuni NIENTE, altri 5 euro al giorno, cacciati via da italiani che preferiscono la compagnia dei malavitosi del sistema mafioso più pericoloso del globo. Quale logica? Quali diritti? Quale giustizia?

  8. angelo

    Dal testo dello spettacolo “Delicato come una farfalla. Fiero come un aquila”, dedicato alla vita del pittore Antonio Ligabue, di Elisabetta Salvatori.

    Gli emigranti, nei paesi dove vanno, stanno tra di loro:
    mangiano le stesse cose, parlano la stessa lingua,
    cosi’ si sentono meno sradicati.
    La vita degli emigranti é sempre difficile:
    la gente non li ha in simpatia:
    sono diversi, pensano diverso, pregano diverso,
    e spesso sono poveri e i poveri non li vuole nessuno.

  9. Valentino Traversa

    Amico mio, il problema è quello che hai scritto alla fine del tuo articolo: <<del modo in cui potremmo creare una società nella quale tutti noi possiamo stare bene>>.
    Non hai capito che quelli, nel \"loro\" mondo, non ti vogliono, è il problema è proprio il fatto che pensino di avere, di possedere un \"loro\" mondo.
    Che bello sarebbe l\’abolizione delle nazioni, di quanto avrebbero paura questa manciata di stolti bianchi benestanti, circondati da miliardi di persone di tutti i colori dell\’arcobaleno, in cui sarebbero loro la minoranza (e lo sanno benissimo, nel loro inconscio).
    Quanto è debole questa cultura (che non è nemmeno italiana, è la cultura del consumo globalizzata), quanto sa di essere debole davanti a culture che non hanno bisogno di leggi e polizia per proteggere se stesse dagli altri.
    Ubuntu (uno dei sistemi operativi linux), mi diceva pochi giorni un amico dal forum di Scaramuccia, ha molti significati:

    << Una persona che viaggia attraverso il nostro paese e si ferma in un villaggio non ha bisogno di chiedere cibo o acqua: subito la gente le offre del cibo, la intrattiene. Ecco, questo è un aspetto di Ubuntu, ma ce ne sono altri.
    Ubuntu non significa non pensare a se stessi; significa piuttosto porsi la domanda: voglio aiutare la comunità che mi sta intorno a migliorare?

    Nelson Mandela

    Ubuntu è:

    * un’etica di origine africana che si focalizza sulla lealtà e sulle relazioni reciproche delle persone;
    * un’espressione in lingua bantu che indica “benevolenza verso il prossimo”;
    * una regola di vita, basata sulla compassione ed il rispetto verso l’altro.

    Appellandosi all’ubuntu si è soliti dire: “Umuntu ngumuntu ngabantu” ovvero “io sono ciò che sono, in virtù di ciò che tutti siamo”.
    L’ubuntu esorta a sostenersi e aiutarsi reciprocamente, a prendere coscienza non solo dei propri diritti, ma anche dei propri doveri, poiché è una spinta ideale verso l’umanità intera, un desiderio di pace.>>

    Hanno tanta paura di morire, di scomparire \"questi\" italiani (per così dire, poiché oramai non sono un bel nulla, solo un\’espressione di quanto viene loro detto di fare/comprare/pensare/votare dalla televisione), di perdersi in qualcosa che non capiscono.

    Gocce nel mare, quando capiranno di essere anche mare, oltreché gocce, non saranno molto, molto più ricchi?

    I flussi migratori che si rivolgono verso di noi, verso i paesi che direttamente o indirettamente si sono arricchiti con il colonialismo e la schiavitù, distruggendo sistemi sociali efficenti, portando al potere dittatori per evitare che la gente votassero, sono solo una prima avvisaglia.
    C\’è una legge fisica che si chiama entropia, che porta al riequilibrio di tutti gli squilibri; nemmeno l\’esercito più potente potrà fermarla.
    Eppure, accogliendo, cercando di capire, di aiutare possiamo far sì che l\’inevitabile mutamento divenga l\’occasione di chiedere scusa, di reiniziare da capo.
    L\’unico presupposto per questo è riconoscere che nessuno possiede il proprio territorio, al massimo gli può costruire intorno un recinto, in cui piantare e far crescere il proprio orto di paure, miseria (quella vera, del cuore e della mente) e meschinità.

    L\’uomo è come l\’acqua: quando non scorre diventa stagnante (proverbio Sufi).

  10. She Sounds

    Si, gli italiani sono razzisti! Si ripetono di essere brava gente perchè, siccome si esercitano spesso nella confessione dei peccati, pensano di esserne stati \\&quot;purgati\\&quot;. Razzisti e piagnoni, quando vincono sono tronfi e aggressivi quando perdono fanno i filosofi e producono una estetica culturale tipo appunto il film \\&quot;Italiani, brava gente\\&quot;.
    Gli italiani sono razzisti e cattivi, sono ipocriti e amano sfruttare il lavoro dei più poveri e se questi si lamentano bastonarli e gridare scandalizzati \\&quot;ingrati!\\&quot;. E\\\’ successo a tanti meridionali trasferiti più o meno a forza nelle fabbriche del nord (perchè quelle del sud erano state sistematicamente chiuse prime dal governo del regno poi dalla repubblica).
    Gli italiani sono razzisti tra di loro. E lo sono così profondamente che essere campanilista non è un sinonimo di grettezza. Ognuno adora il suo campanile, (anche se lo spazio sonoro spesso poi si restringe sempre di più fino ad essere rappresentato dal campanello di casa). Un esempio?
    Parma. Circa quindici anni fa alcuni ragazzi avevano seguitola macchina di un mio amico. \\&quot;sei di Reggio?\\&quot; gli chiedono \\&quot;Si\\&quot; risponde quello pensando che chiedessero un passaggio e invece giù botte.
    Così dal nulla.Parma-Reggio, derby del cuore.
    Era facile commuoversi quando sulla Tv nazionale imperversava \\&quot;Radici\\&quot;, e chiedersi \\&quot;Come è possibile essere così insensibile verso un essere umano?\\&quot;. Intanto si utilizzava il tifo calcistico per picchiare quelli delle altre città, e non si affittavano case ai meridionali…..

  11. guido.

    nella mia fantasia c’è sempre Tarzan

    da bimbo era il mio eroe preferito.

    coraggioso e onesto guerriero.

    ammiravo il suo stile di sopravvivenza, le sue nobili gesta e le sue origini native provenienti da esiliati e sventurati naufraghi, nella giungla africana.

    Come un bimbo, sognavo di essere come lui, forte e generoso, anche da adolescente quando impara dalle scimmie come si vive nella giungla, impara anche a leggere e scrivere, ma non a parlare perchè non ci sono altri esseri che gli somigliano, e quelli che ci sono parlano altre lingue, che comunque impara.

    In epoche più mature per lui, perchè cresceva più lentamente rispetto alle altre scimmie più pelose, si rese conto di essere comunque diverso e non accettato, questo per lui fu il motivo di difesa, che almeno nella fantasia mia in adolescienza, giustficasse in qualche modo l’evoluzione e lo spirito puro dell’eroe preferito.

    Tante sono state le sue avventure e leggerle per me era fantastico, un’immersione nella natura e nei suoi animali, che lottano rispettosamente per la sopravvivenza.

    Era un idolo per me nella fantasia mia di sognatore e bimbo, non mi accorgevo però che il mio eroe era molto più fortunato degli eroi del nostro tempo.

    La sua giungla madre, aveva fatto in modo di poter distinguere il bene dal male e l’amico dal nemico.

    Qui da noi, la giungla è sempre stata ancora più fitta, tanto più da non riuscire nemmeno ad essere sicuri di un piccolo sentimento di affetto sincero.

    Qui i prepotenti vincono sempre, se per caso difendendoti hai la meglio, barbaramente o legalmente, comunque alla fine vincono sempre loro.

  12. Luca

    A parte il buonismo imperante, lasciando un momento da parte il problema sollevato dall’autore, non capisco come possiate tutti voi criticare la globalizzazione anglosassone quando invece ne rappresentate l’esempio perfetto: criticate chi “ama il proprio campanile” (io amo il mio, tuttavia rispetto i campanili altrui), chi ama il proprio paese (non mi riferisco ai picchiatori di Rosarno) e vorrebbe conservarne la struttura e le radici, ecc.

    Siete voi “che state bene ovunque” a non avere radici, potreste vivere con lo stesso animo qui oppure a Nairobi, o Pechino, o New York. Siete pronti a svendere 3000 anni di storia per trasformare un paese che già oggi è diventato una mezza fogna (più per demerito nostro, chiarisco…) in un pericoloso bazar dove 50 popoli parlano 50 lingue senza comprendersi e senza rispettarsi. Sotto sotto siete degli ammiratori del “melting pot” di Los Angeles, Amsterdam e Milano.

    Un consiglio spassionato: viaggiate, viaggiate molto, parlate con la gente in città e nelle campagne, in Occidente, in Africa, nei Balcani, guardatevi attorno e godete della bellezza delle diversità. Capirete che si tratta di un bene primario per Europei, Asiatici, Africani, ecc.

  13. alassane doulougou

    il peggio non è la cattiveria della gente cattiva ma, il silenzio della gente onesta.
    l’italia si deve servire dell’esempio dei altri paesi dove l’immigrazione ha un altro volto per costruire il suo futuro.
    Il mio desiderio piu grande è che l’italia si svegliasse una mattina senza trovare nessun immigrato di qualsiasi tipo ma solo italiani tra di loro, che succedera?
    Essere razzista è nei nostri pensieri, modi fare, comportamenti, modi di parlare in generale nel nostro quotidiano.
    Non basta ripetere non siamo razzista ma comportarsi da non razzisti.
    natremy@libero.it

  14. Valentino Traversa

    Globalizzazione è un termine che non ha significato. Il mondo è uno ed è già un globo, il problema è l’omologazione del modo di pensare e vivere, che non avviene per scelta, ma per pressione mediatica.
    Se una cultura è forte, sopravvive anche al di fuori di una patria, ne abbiamo avuto ampie conferme dalla cultura ebraica, il ché implica che la vera cultura, l’appartenenza, le radici, vadano cercati dentro noi stessi, prima che in supporti materiali o nel luogo in cui si abita.
    D’altro canto, osserviamo il nostro mondo: i muatamenti sono all’ordine del giorno, nelle case ci sono più alberi di natale che presepi (usanza che già era nuova, essendo nata con S. Francesco), halloween è diventata un appuntamento fisso.
    Forse è che la colonizzazione (consumistica) dei paesi più ricchi, che avviene senza la possibilità di discussione e confronto, che è la vera omologazione dei modi di pensare, ossia la distruzione progressiva di cultura e radici risulta accettabile, poiché comunque ci rende tutti uguali.
    La possibilità di un arricchimento culturale, in cui su uno stesso territorio siano presenti culture diverse, che dialogano e si confrontano, non è invece vista di buon grado, perché presuppone che si accetti l’esistenza della diversità, presuppone che non esista un “assoluto giusto”, in cui identificarsi.
    Del resto la questione muore da sola, considerando che alcuni degli aspetti migliori della nostra cultura vengono dal mondo arabo, e prima ancora egizio, che tanto ebbe effetto sulla cultura romana,, romani che avevano un’altra religione, importata dalla Grecia, che sostituì il culto della Dea Madre, poi a sua volta soppiantata dalla religione esotica-importata, nota come Cristianesimo, originatasi con un ebreo di nome Gesù, figlio di un’ebrea di nome Maria, che poi fu modificata includendo una forma di politeismo (per quello che è davvero il culto dei santi presso la gente) ed abolendo uno dei dieci comandamenti ebraici (il secondo, per la precisione).
    Wow, che bel minestrone. Senza contare tutte le invasioni che abbiamo subito, con relativi pool genetici e culturali.
    Allora o si ritorna tutti al culto (nobilissimo, tra l’altro) della Dea Madre, o si accetta che le nostre più importanti radici sono quelle di essere esseri umani, e su quello ci dobbiamo confrontare, nonché sul fatto che, geneticamente e culturalmente, siamo invasori che hanno soppiantato popoli che vivevano prima di noi, finendo con l’integrarsi con essi.
    Poi è legittimo avere paure o piccolezze, come quelle dei bambini che “fanno gruppo”, o avere dei comportamenti territoriali, come è nel nostro istinto.
    Tuttavia io vorrei che la “nostra” cultura avesse tanta forza da non avere paura del confronto e che ci fosse la coscienza che l’intero mondo è la nostra casa, i problemi che ci sono diverranno per scelta o per forza problemi condivisi.
    La conferenza di Copenhagen è solo l’inizio: come potremo, in futuro, trovare accordi con il “resto del mondo” (ossia la gran parte del mondo) se non accettiamo che il mondo è così come è a causa di tutti, e dunque è opportuno prendersi le relative responsabilità?
    L’Italia è uscita dal dopoguerra grazie agli emigranti che mandavano i soldi a casa e, al momento, questo è l’unico modo in cui i paesi impoveriti possano riuscire a costruire un futuro.
    Si attendono alternative valide, nei fatti, non solo a parole.

  15. silvio cinque

    Gentili persone della lista, gentile Cleophas, avevo pensato di rispondere con una metafora che però è troppo lunga ed autoreferenziale. La manderò a Dioma all’indirizzo di arcoiris. Vorrei evitare l’inutile diatriba se gli italiani siano o meno razzisti o brava gente. Vorrei trovare delle soluzioni a quella marea montante di stupidità istituzionale che Cleophas denuncia con tanto vigore. Sono un Bibliotecario responsabile di una piccola Biblioteca di periferia nel territorio grande e caotico di Roma. La Biblioteca, ma anche la scuola, il comitato di quartiere, la polisportiva, la parrocchia (perché no?) sono ancora luoghi dove è possibile praticare quella che una volta si definiva come “democrazia di base”: luoghi di incontro ed aggregazione dove tutti, chiunque, può praticare la democrazia del confronto, della informazione e del fare. Se la politica istituzionale, d’opposizione o di maggioranza è assente o deludente, è possibile ritrovare il senso del nostro essere “animali politici” in questi luoghi. Luoghi che permettono a Cleophas di riassumersi ogni anno nel festival delle culture africane, per esempio. La diatriba sul razzismo è sterile ed inconcludente se non porta proposte e verifiche concrete. L’educazione al rispetto delle persone, della conoscenza della cultura e della realtà dell’altro sono tutte pratiche che esistono, ma devono coordinarsi tra loro.
    Occorre che gli onesti, gli indignati, i sensibili e gli intelligenti (che sono la parte sana di questa italia contraddittoria e infantile) si facciano sentire con maggior vigore e che con grande fatica e sacrificio (perché questo è il prezzo) tornino a praticare quei luoghi di democrazia di base a cui alludevo prima. Per il 2010 la Biblioteca di Borghesiana ha grandi progetti ed ambizioni nell’organizzare i servizi di informazione, aggregazione ed incontro con tutti i cittadini (aspetto che Cleophas mi venga a trovare con i suoi libri e le sue mostre). Siamo una piccola biblioteca della estrema periferia di Roma, ma quante Biblioteche esistono in Italia, quanti comitati di quartiere o scuole dove trovare persone intelligenti e sensibili che praticano quotidianamente il fare, il saper fare, il sapere ed il far sapere!
    L’indirizzo della Biblioteca è: borghesiana@bibliotechediroma.it.
    Non siamo una sezione di qualche partito, siamo biblioteca, piccola, ma Biblioteca. Trovate la Biblioteca che è dentro di voi e non solo usufruite dei suoi servizi, ma portate le vostre proposte, le vostre idee, i vostri sogni. Si può cominciare da lì. (scusate l’enfasi)

  16. alberto mambriani

    hai ragione cleo,
    troppi sono gli eventi che giustificano la tua analisi.

    gli italiani sono razzisti perchè da troppi anni ormai,non si pensa al ruolo sociale dell’individuo.
    politica e cultura mediatica,nonchè il silenzio della cultura “altra”,hanno creato il mondo d’oggi.
    evviva berlusca,la lega e chi non vuol fare opposizione a questa situazione paradossale
    mene vergogno proprio.
    ciao
    alberto

  17. carmen gueye

    Ho risposto al dr. Dioma e speravo di raggiungerlo anche su FB, ma non risponde. Sarebbe ora che lo facesse.

    Carmen Gueye

  18. carmen gueye

    Ma gli antirazzisti sanno cosa pensiamo?

    12-11-2009
    di Cleophas Adrien Dioma
    “Noi sappiamo. Abbiamo studiato, abbiamo letto, conosciamo tanti immigrati. Sappiamo. Sappiamo cosa vuole dire essere immigrato, cosa vuole dire essere clandestino. Cosa vuole dire vivere lontano da casa sua”. Gli esperti d’immigrazione. Quelli che hanno scritto. Quelli che hanno viaggiato. Quelli che lottano per i poveri negri, marocchini, albanesi. Quelli che lottano per noi poveri immigrati. In quasi undici anni in Italia, ho partecipato a tante manifestazioni. Manifestazioni antirazziste, contro la legge Bossi-Fini, contro…. Ho partecipato a tanti incontri, riunioni, conferenze. Abbiamo occupato case. Per lungo tempo ho pensato che facevo parte di una comunità che lottava per un certo ideale. “Hasta la victoria siempre. Tous pour un, un pour tous”. Qualche volta ho cercato di dire la mia. Di dire quello che pensavo. Quello che poteva essere il mio punto di vista su come si lottava. Sul perché. Ho cercato anche di esprimere le mie perplessità su certe situazioni e azioni di questi comitati e realtà che lottavano per l’immigrato che ero. Forse era meglio stare zitto. Il mio amico Lampo mi ha detto una volta che ha più paura degli antirazzisti che dei razzisti. Per lui con i razzisti il conflitto è più onesto. Lo sai. Sai che non ti vogliono. Sai cosa pensano di te. Con gli antirazzisti non si sa mai. Cosa porta una persona a essere non razzista? L’amore dell’altro? Il sogno di vivere in un mondo di uguaglianza? La giustizia? E poi? In questi undici anni ho visto il mondo dell’immigrazione occupato da persone non immigrate. Parlano nel nostro nome. Parlano delle nostre cose. Presentano libri scritti sulle nostre storie. Video sui nostri drammi. Alzano la mano al posto nostro. Quasi vivono la nostra vita. Conoscono talmente le nostre cose che non hanno neanche più bisogno di noi. Abbiamo organizzato a Parma il 24 e 25 ottobre le giornate “Alzo la Mano”. Undici giornalisti e scrittori della rivista Internazionale, undici uomini e donne immigrati che scrivono. Che si confrontano con il “conflitto italiano”. Undici persone che hanno origini e storie diverse l’uno dall’altro. Due giorni per confrontarsi con la gente, la città. La politica. Hai visto qualcuno? C’era la possibilità di parlare con lo scrittore clandestino, con la professoressa d’università precaria, con l’immigrato contrario al diritto di voto agli immigrati. Di persone che hanno avuto una storia di migrazione qualche volta complessa e che con la forza, il sogno, la voglia di arrivare sono diventati testimoni della loro realtà. Durante questi due giorni, abbiamo parlato di cittadinanza, di diritti, di doveri, delle seconde generazione, di lavoro, di scuola, di politica. Ma non abbiamo visto nessuno degli esperti d’immigrazione. A me suona strano. È abbastanza difficile capire qual è il problema? Come mai è difficile avere il tempo di conoscere l’altro? Di parlare con lui? Di ascoltare un’opinione diversa della sua? Poi vedo in giro le solite manifestazioni e i soliti eventi. Le solite persone che parlano d’immigrazione, di cittadinanza. D’intercultura. La meme chose. Il mio amico Gianluca mi parla sempre del fare le cose insieme. Ma di cosa possiamo parlare insieme quando sappiamo già. Quando abbiamo già le nostre convinzioni e le nostre certezze. Quando lavoriamo talmente tanto che abbiamo solo tempo di fare le nostre solite cose. Quando facciamo fatica ad ascoltare voci altre. Quando siamo chiusi nel piccolo cerchio con le solite persone. Per parlare insieme bisogna sapere di cosa vogliamo parlare. Bisogna prima sapere (anche se sembra una cosa banale) chi siamo. Qual è la nostra storia. Perché siamo. E poi almeno avere un progetto condiviso. Una strategia. Un’idea. Bisogna avere il tempo di ascoltare l’altro anche quando non si è d’accordo. Gli immigrati sono prima delle persone che decidono, scelgono. Vivono. Sembra una cosa scontata ma non la è. Non è scontato. Se in una città come Parma, parlano sempre le solite persone, parla sempre e ancora Cleo, vuole dire che qualcosa è andato storto. Ma perché nessuno si fa questa domanda? Perché non ha funzionato? Perché non funziona? Lo so è più facile fare che farsi delle domande e avere il tempo di cercare delle risposte. Ma io credo che per essere antirazzisti non basta soltanto partecipare a incontri e riunioni antirazziste con persone che si conoscono e la pensano alla stessa maniera. Non basta partecipare alle solite manifestazioni. Non basta aspettare che picchino un ragazzo africano per alzare le bandiere e andare in piazza. Non basta organizzare le solite conferenze e i soliti eventi con le solite persone che vengono a dire le solite cose che tutti noi sappiamo. Non basta fare le solite inchieste con le solite domande. Non basta avere un amico straniero e/o lavorare dentro una struttura che si occupa di stranieri. Non basta viaggiare. Non basta leggere. Non basta scrivere. Forse bisogna fermarsi a chiedersi chi è l’immigrato di adesso. L’immigrato appena arrivato ma anche l’immigrato che vive in Italia di più di dieci anni. L’immigrato che lavora, l’immigrato che studia. L’immigrato che fa politica. L’immigrato di destra. L’immigrato di sinistra. L’immigrato che ha famiglia, figli. L’immigrato che scrive. L’immigrato che qualche volta la pensa diversamente da te. Bisogna accettare l’altro com’è. Rispettarlo. Lasciarlo parlare anche quando parla troppo o forse male. Anche quando non sei d’accordo. Bisogna ascoltarlo. Noi abbiamo deciso di alzare la mano per farci sentire. Abbiamo deciso di prendere la parola nel rispetto della legge e degli usi del nostro nuovo paese. Siamo li e aspettiamo tutti coloro che credono di poter fare qualcosa insieme. Insieme, insieme alle nostre differenze.
    Cleophas Adrien Dioma è nato a Ouagadougou (Burkina Faso) nel 1972. Vive a Parma. Poeta, fotografo, video documentarista è direttore artistico del festival Ottobre Africano. Collabora con “l’Internazionale” e “Solidarietà Internazionale”.

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    Caro amico – perdona la confidenza, so che non dovrei darti del tu…
    anzi, ricomincio, perché deve finire la storia che a un \"immigrato\" si da del tu come se fosse l\’unica opzione possibile. E poi, che ne so io se lei è immigrato, o è qui per diletto o era solo stanco di vivere altrove? Vede come già parto male.
    Non so come risponderle – perché devo, mi creda – e spero di riuscire a farlo sulle pagine di qualche giornale o sul web. Il suo blog, a quanto vedo, è abbandonato.
    Tanti anni fa mi divertì molto la puntata di un telefilm, mi pare che la serie si chiamasse \"Maude\": la padrona di casa, newyorchese liberal e molto progressista, davanti alla nuova colf afroamericana si sperticava in lodi, rivendicando la loro reciproca parità e la propria apertura mentale, obbligando la malcapitata a uscire dalla porta principale anziché dall\’uscita di servizio, finché quella, esasperata, le diceva chiaramente che voleva essere lasciata in pace, uscire dalla porta secondaria e casomai, di diritti civili si sarebbe occupata in proprio.
    Un film che ha circa quarant\’ anni ma, a quanto leggo, ancora in certo modo attuale.
    Però leggere il suo articolo mi ha fatto male, sa. Prendiamo il mio caso ( e da dove altro potrei partire, se no?). Non nasco in una famiglia particolarmente progressista, come quella di Maude; non mi sono mai mossa dal quartiere dove sono nata se non per vacanze \"tutto compreso\"; non mi è mai mancato nulla ( non sono ricca, ma…), ho trascorso molti anni di casa – ufficio – casa , in giro per negozi a fare shopping, dal parrucchiere e così via, fino alla mia ora non più verdissima età.
    Mi sono ragionevolmente commossa guardando Radici, ragionevolmente incollerita ascoltando frasi razziste, anche un po\’ piccata davanti a qualche cittadino non italiano (come devo esprimermi, mi aiuti lei, extracomunitario no, immigrato, straniero guai!) che aveva, come dire, la puzza al naso, perché al suo paese magari aveva studiato e non si sentiva affatto grato al mio, anzi quasi in credito.
    Lei riporta: Il mio amico Lampo mi ha detto una volta che ha più paura degli antirazzisti che dei razzisti. Per lui con i razzisti il conflitto è più onesto. Lo sai. Sai che non ti vogliono. Sai cosa pensano di te. Con gli antirazzisti non si sa mai. Cosa porta una persona a essere non razzista? L’amore dell’altro? Il sogno di vivere in un mondo di uguaglianza? La giustizia? E poi? In questi undici anni ho visto il mondo dell’immigrazione occupato da persone non immigrate. Parlano nel nostro nome. Parlano delle nostre cose. Presentano libri scritti sulle nostre storie. Video sui nostri drammi. Alzano la mano al posto nostro. Quasi vivono la nostra vita. Conoscono talmente le nostre cose che non hanno neanche più bisogno di noi.
    (Riferisce poi di una manifestazione cui gli esperti di immigrazione non erano presenti, una giusta recriminazione che però non è l\’oggetto della mia lettera).
    Orbene: lei è consapevole del male che fa con questa frase? E\’ una provocazione? Ci aveva già pensato qualcuno, un certo Malcom X, per esempio, ma non importa, magari lei è un alfiere del repetita iuvant.
    Lei infierisce ( o il suo amico, non è chiaro): ..con i razzisti il conflitto è più onesto…sai che non ti vogliono..cosa pensano di te. Con gli anirazzisti non si sa mai.
    Dottor Dioma, personalmente non so mai esattamente cosa pensi davvero chi ho davanti, che venga da Ulan Bator o da Casalpusterlengo, ma lei ( il suo amico) sostiene di sapere perfettamente cosa l\’antirazzista pensa di \"voi\". Ebbene, senta questa: lei forse non lo sa, nemmeno lo immagina. Forse crede di saperlo, ne conosce una percentuale di pensiero, ma il peggio, non lo ha mai ascoltato.
    In compenso nutre dubbi (sani, a mio parere) su quanto pensa l\’antirazzista, di cui opina che non abbia poi tutte quelle buone intenzioni.
    Forse non ha imparato, dottore, ad amare il dubbio o la sfida del cammino verso un\’idea, anche se a ogni passo te ne senti più lontano. Non crede che dalle cadute ci si possa rialzare e se io tendo all\’antirazzismo, non lo faccio specificamente per lei, forse non mi importa di lei in quanto tale, ma di eliminare il male dentro di me, che si chiami avversione verso il diverso o paura dell\’ignoto, e poi forse ci ricado e a quel punto non trovo lei ad aiutarmi, ma a dirmi: ecco, presunto antirazzista, sei un ipocrita, vedi che avevo ragione?
    Poi lei ( il suo amico) si chiede: cosa porta una persona ad essere antirazzista? L\’amore dell\’altro?Il sogno di vivere in un mondo di uguaglianza? La giustizia?
    Veda, io, per quanto mi riguarda, non ritengo sia molto importante il perché, quando mi tendono una mano, ma certo è opportuno rifletterci, poi, a mente fredda, se non altro per evitare pericolose trappole. Se l\’antirazzista è animato da smanie di protagonismo o retropensieri interessati, che so, una carriera politica, capisco che ci si senta turlupinati, anche se, in fondo, non è poi così sbagliato approfittare di un\’occasione: se serve ad aiutare chi ha bisogno, e non solo noi stessi, lei che ne dice? Potrebbe funzionare anche un interlocutore non disinteressatissimo, purché noi si stia in guardia e non ci si faccia manipolare?
    Ma vogliamo essere puri e duri? E sia! Vogliamo l\’antirazzista senza se e senza ma, senza secondi fini, che sia pronto al martirio per la causa? Oppure l\’antirazzista non ci serve proprio più affatto? Sarebbe importante per noi saperlo, per varie ragioni, non da ultimo in quanto può essere che a nostra volta, per cause diverse, siamo (siamo stati) a nostra volta bersaglio di razzismo: perché donne, perché gay, perché meridionali, perché di religione minoritaria, perché diversamente abili o semplicemente un po\’ tonti. E pensi un po\’, a volte il razzista, in questi casi, magari era un immigrato (sì, proprio lui) e allora ti chiedevi : questo come si permette, invece di ringraziare?

    Lei ( il suo amico) parla di accettazione di differenze. Ma non ha visto che è solo la differenza a governare il mondo? L\’antirazzista è uno che ha accettato di lottare con la differenza e lei gli da un calcio e afferma: vattene, tu in me vedi un sogno ed io non desidero questa responsabilità, questo peso.

    Non mi (ci) resta, dottor Dioma, che chiedere scusa per il nostro antirazzismo di stampo umanista, positivista, o cristiano o radicale o comunista, e lasciarvi al costruttivo confronto con chi usa termini come \" bongo bongo\" o locuzioni come \" sono tutti da cacciare a calci nel s…\" e buon divertimento.

    Con i più distinti ossequi
    Carmen Gueye
    Un\’antirazzista senza causa.

  19. Francesca

    Gentile signora Carmen Gueye,
    per quello che ne so Cleo non è dottore nè di base nè di lettere…(forse preferiva rimanere nel dubbio, ma oggi mi sono svegliata un po’ stronza). A prescindere che in seguito le risponda o meno, non ha mai pensato che magari Cleo non abbia voglia di accettare la sua amicizia su facebook, perchè da quello che ha scritto le stia sulle scatole, perchè pensa che debba per forza esserle amico? Lei ha cognome senegalese, non sa che anche i neri possono decidere con chi avere a che fare o meno come tutti gli altri?
    Cordiali saluti

  20. Patrizia Donadello

    Ciao Cleo,
    vorrei provare ad uscire da questo vicolo cieco. No, non esiste un popolo di brava gente, gli italiani non lo sono così come non lo sono tutti i popoli del mondo, persino i burkinabé, Compaore e i suoi anche se sono vostri fratelli non lo sono per nulla.
    In tutta Europa, una mescolanza di umanità fatta di brava gente, di gente cosciente, di idioti, di ignoranti, di ladri, di carogne e di assassini è nuovamente nelle mani di governi mafiosi, fascisti e razzisti. Lo schifo peggiore ha preso il sopravvento qui come altrove, l’orrore fa da padrone. Così nel mondo intero.
    Ma la parte sana esiste, come è sempre stato. Da nord a sud, da est ad ovest la gente resiste.
    E’ appena nata una radio RADIO CENTO PASSI http://www.radio100passi.net una radio di gente sana del sud Italia che lotta per la giustizia, contro la Mafia e il razzismo in memoria di Peppino Impastato, giovane resistente assassinato e c’è un appello internazionale: “GIUSTIZIA PER THOMAS SANKARA. GIUSTIZIA PER L’AFRICA” http://thomassankara.net/spip.php?article878&lang=it per lottare contro l’impunità, speranza per gente integra e per un’Africa libera e degna. Uniamoci, mondializziamo la resistenza. Bon courage à nous tous.

  21. carmen gueye

    Cara signora o signore, Dioma non sa nemmeno chi sono, ma le sue posizioni sono oggetto di discussione tra me e i miei amici iitalo/africani, diciamo così e quello che ha detto, oltre che discutibile, offende molti di noi. Saremmo interesati ad approfondire, se egli è disponibile, cosa che non sembra.
    Non so se gli italiani sono brava gente, sa. In Italia oggi domina un gruppo che magari è”bravo” perché ha una villa e un cane, ma ha buttato gli stranieri a mare. Ha capito cosa intendevo o devo continuare? Io ho molta pazienza ma lei intenda. Grazie.

    p.s
    Se chiamo qualcuno dottore è perchè penso potrebbe esserlo.

  22. carmen gueye

    Ciò che davvero uccide, del ragionamento riportato da Dioma,(attribuito a un amico) è quell’asserzione secondo cui loro saprebbero cosa pensano i razzisti di loro. Non riesco ad accettare di essere stata un’antirazzista di natura, di impegno e di istinto(senza chiedere nulla in cambio, anzi) e di essere accostata ai miei connazionali che ancora oggi, degli stranieri (e non color candeggina soprattutto), farebbero ancora un falò come nell’ Alabama di qualche decennio fa.
    Preciso che io amo il melting pot all’anglosassone o nordeuropea, ma anche quel mondo è sfaccettato. C’è l’ala liberal e quella di un Pym Fortuyn, che, da gay, lottava contro l’islam.

  23. Viv Bas

    L’articolo di Cleo è per far discutere, dibattere sul tema, per far immedesimare, per cercare di guardare da un’altra prospettiva, per fare un altro tipo di giornalismo.

    E’ logico che non si rivolge a tutti gli italiani. Cleo lo sa benissimo. Lo sa bene che ci sono gli italiani “non stupidi”, gli italiani brava gente,che guardano alla persona che hanno di fronte, e non ai sentito dire o ai titoli di giornale…storie e immagini di vita quotidiana che potrei elencarvi a centinaia, dal mio occhio di osservatrice abitante di una via milanese a forte presenza di persone di origine straniera. iniziative, bimbi e genitori a scuola, dibattiti, coppie, musica, solidarietà e impegno quotidiano, nei piccoli e grandi gesti.
    ma questo, pur fondamentale, non basta a contrastare.
    i media e gli eventi ci travolgono.
    l’opinione comune. i sentimenti comuni. le onde. sia di italiani che di stranieri. è questo che è visibile.
    e sono preoccupata. dalle minimizzazioni quanto dalle esasperazioni.

    stiamo tutti vigili, informiamoci, dibattiamo, e continuiamo a difendere i diritti delle persone e i valori fondamentali che contraddistinguono il nostro paese.
    non perdiamo la bussola.

  24. Doctor Snake

    Quando riuscirete, voi bianchi, a mettere mano alle vostre coscienze e a dire finalmente la verità su quello che avete fatto in Africa?
    Per quanto tempo continuerete a mentire spudoratamente e a farci passare per delinquenti, stupratori e ladri?
    Per quanto tempo farete ricadere su di noi la colpa dei delitti e delle ingiustizie da voi compiute nei Paesi africani?
    Quando verrà il giorno in cui direte ai vostri figli bianchi: siamo stati noi a ridurre l’Africa così e se qui in Europa ci sono tanti immigrati africani, è per colpa nostra, scappano in massa dallo schifo che gli abbiamo lasciato noi, colonizzatori e sfruttatori da sempre, è per questo che finiscono per spacciare e rubare, perché hanno fame e i loro figli al Paese hanno fame, per questo si lasciano sfruttare come carne da macello da datori di lavoro aguzzini e schiavisti, che non esitano a farli passare per “manodopera in prova”, quando ne cade uno da qualche impalcatura in qualche cantiere, e ci rimane secco, tanto non era nessuno, e tanto ne trovo subito un altro, di questi marocchini, da far lavorare 12 ore al giorno in nero……….
    Quando, “in tempo reale”, si sentirà in uno di questi vostri aggiornatissimi telegiornali, che l’Occidente sta vivendo un tempo sfasato, quello di una Rivoluzione industriale e tecnologica costruita sui proventi di 5 secoli di deportazione e di schiavismo di Africani… che l’Occidente si sta arricchendo, da 5 secoli a questa parte, sullo sfruttamento e sul saccheggio delle nostre ricchezze, delle nostre nazioni, sul sangue dei nostri immigrati, sulle lacrime delle loro famiglie, sulla disperazione dei loro figli costretti a crescere come orfani……..
    Quando riconoscerete, voi Bianchi, di aver contratto con noi Africani un debito colossale ed inestinguibile, per esservi presi le nostre ricchezze, depredato i nostri Paesi, saccheggiato i nostri altari, mutilato le nostre anime…………quando direte di essere stati voi a creare una rete di controllo economico e politico infallibile in tutti i Paesi che avete reso, negli anni Sessanta, falsamente indipendenti e ridotto alla stregua di mendicanti secondo la famosa favola del debito economico, inventata da voi stessi………
    Quando si leggerà in uno di questi giornali occidentali, impregnato di idee bianchissime, quando si leggerà a caratteri cubitali un’idea finalmente nera: l’etnocentrismo del bianco è un imbroglio colossale, \"le mesonge gréco-latin\" è giunto al capolinea, avrebbe detto un grande scrittore africano, svegliatevi bianchi, cambiate il vostro sguardo sul mondo, sulle persone, sulla natura, su voi stessi……….
    Dite finalmente al mondo la verità, su come sta funzionando la vostra società senz’anima e su quello che è veramente l’Africa e gli Africani, perché non si può occultare il sole né tanto meno la Storia …….non si può tacere che civiltà fiorenti e avanzatissime popolarono il continente africano prima del vostro arrivo, conosciute ed ammirate per la loro raffinatezza da storici come Erodoto……l’Africa fu l’immenso impero di Soundjata, di Monomotapa, dei Dogon, e che voi avete negato, mutilato, annientato…….
    Quando la smetterete di analizzare le cause e le conseguenze dell’immigrazione sui vostri Paesi bianchi, sulle vostre nazionalità minacciate, sui vostri preziosi geni in via di estinzione: fatevi l’esame di coscienza, rileggete la storia da un altro punto di vista, dal nostro, quello degli Africani………e vedrete che il mondo sta diventando meticcio e vi sta inghiottendo e voi non potete farci nulla………non siete più il centro dell’universo…………
    E non affibbiateci nemmeno l’etichetta del povero nero sfortunato, secondo la vostra ottica paternalista, il tempo di Kunta Kinte è finito e a quando un vero film sulla deportazione in schiavitù e gli orrori della colonizzazione in Africa……l’olocausto degli Ebrei contò dai 5 ai 6 milioni di persone. Quello dei Neri dai 12 ai 15 milioni di persone. E non esiste a tutt’oggi nessun film decente che ne renda conto………..
    E non cancellate il debito di Haïti solo perché c’è stato un terremoto……magari approfitterete proprio di questo terribile cataclisma per controllare meglio una nazione gloriosa, orgogliosa della propria cultura e religione, nata dal sacrificio degli schiavi africani, che si ribellarono agli schiavisti europei e grazie a valorosi condottieri come Toussaint Louverture, li sconfissero eroicamente, portando nel 1804 gli Haïtiani per primi all’indipendenza…
    Se la vostra pelle è bianca come la neve, se la vostra razza è civilissima ed illuminata, se i vostri geni bianchi sono i più quotati in borsa, se la vostra società è migliore perché al cambio la vostra valuta è più forte, beh, tutto questo perché state prosperando sul cadavere del nostro mondo, come avvoltoi ci avete sfruttato e depredato di tutto, avete distrutto il nostro passato e la nostra Storia, zombificato le nostre anime, cancellato le nostre identità…….. ci avete tolto la possibilità di un futuro …….
    Sarebbe questa la vostra civiltà?
    Quanto avete ancora da imparare da noi………….

  25. carmen gueye

    Doctor Snake, lei generalizza e generalizzare è un metodo nazista. Molti “bianchi” (ma che significa? Io non ho mai visto la differenza, me la fa notare lei) hanno ben altre coscienze e non devono giustificarsi per il fatto di esistere. Lei fa del razzismo a rovescia.
    Quanto a Dioma, non è mica chiaro cosa “sa benissimo”. Per esempio, crede di sapere benissimo cosa pensa un razzista ma quando scrive, è evidente che non lo sa. Possiamo spiegarglielo.
    Un razzista di gente meno che bianchissima non vuol sentir parlare. Odia gli ebrei, gli asiatici, i poveri, i diversi e li vorrebbe tutti morti o asserviti. Un razzista guardando le immagini di Haiti se la ride. Dioma non deve permettersi di accostare i non razzisti ai razzisti. Brutte cose accadono ovunque nel mondo (anche in Africa!) ma non per questo molti di noi giudicano male gli africani.
    Per esempio, mi risulta che ci siano amichevolissimi rapporti tra la presidenza del Senegal e il nostro governo. E per questo, allora, io dovrei disprezzare il Senegal? Mi limito a sperare che non tutti strizzino l’occhio a Berlusconi.

  26. Luca

    “generalizzare è un metodo nazista”…siamo alle barzellette! Non poteva esserci un finale più ridicolo ad una disputa così sciocca e qualunquista.

    Ed è davvero patetico che ogni problema riguardante gli immigrati (di cui non si specifica l’etnia) venga ricondotto alla sciagurata epoca schiavista. Falsi, pressapochisti, pieni di scuse e di accuse.

    C’è sempre una scusa pronta per tutto, ma allora perché lamentarci della ‘Ndrangheta? in fin dei conti il problema si perde nelle pagine della storia, che volete farci? le guerre, i Borboni, i Savoia, è un po’ colpa loro, no?

    Dunque, meglio bianchi, gialli, rossi o marroni? Meglio le persone intelligenti, di qualunque colore esse siano!

  27. Enrica Liberti

    Mi congratulo con l’autore della lettera per lka lucidità e la trasparenza con cui ha scritto il suo pensiero. Non posso che essere d’accordo con la sua visuale dell’attuale momento del nostro paese. Leggerò questa lettera ai miei allievi del biennio delle superiori e cercherò di agevolare una serena discussione. Nella nostra scuola più del 40% degli alunni provengono da varie parti del mondo e non sempre ci si comprende, anche se sono in atto vari progetti di integrazione. Grazie Enrica