La Lettera

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La Lettera

Domani chiude, addio

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Teatro bene comune per il palcoscenico di dopodomani

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Teatro Municipal - Foto di Elton Melo

“Non si può bluffare se c’è una civiltà teatrale, ed il teatro è una grande forza civile, il teatro toglie la vigliaccheria del vivere, toglie la paura del diverso, dell’altro, dell’ignoto, della vita, della morte”. Parole di Leo …

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Il governo Berlusconi non è riuscito a cancellare l’articolo 18, ci riuscirà la ministra Fornero?

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Roma 23 marzo 2002: l'ex segretario Cgil Sergio Cofferati al Circo Massimo

Il governo Monti ha perso il primo round con Susanna Camusso che fa la guardia alla civiltà del lavoro, fondamento dell’Europa Unita. Sono 10 anni che è morto Marco Biagi, giuslavorista ucciso dalle Br. Si sentiva minacciato, chiedeva la scorta: lo Scajola allora ministro ha commentato la sua morte, “era un rompicoglioni”. Rinasce l’odio di quei giorni? Risponde Cesare Melloni, …

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Ma gli antirazzisti sanno cosa pensiamo?

12-11-2009

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“Noi sappiamo. Abbiamo studiato, abbiamo letto, conosciamo tanti immigrati. Sappiamo. Sappiamo cosa vuole dire essere immigrato, cosa vuole dire essere clandestino. Cosa vuole dire vivere lontano da casa sua”. Gli esperti d’immigrazione. Quelli che hanno scritto. Quelli che hanno viaggiato. Quelli che lottano per i poveri negri, marocchini, albanesi. Quelli che lottano per noi poveri immigrati. In quasi undici anni in Italia, ho partecipato a tante manifestazioni. Manifestazioni antirazziste, contro la legge Bossi-Fini, contro…. Ho partecipato a tanti incontri, riunioni, conferenze. Abbiamo occupato case. Per lungo tempo ho pensato che facevo parte di una comunità che lottava per un certo ideale. “Hasta la victoria siempre. Tous pour un, un pour tous”. Qualche volta ho cercato di dire la mia. Di dire quello che pensavo. Quello che poteva essere il mio punto di vista su come si lottava. Sul perché. Ho cercato anche di esprimere le mie perplessità su certe situazioni e azioni di questi comitati e realtà che lottavano per l’immigrato che ero. Forse era meglio stare zitto. Il mio amico Lampo mi ha detto una volta che ha più paura degli antirazzisti che dei razzisti. Per lui con i razzisti il conflitto è più onesto. Lo sai. Sai che non ti vogliono. Sai cosa pensano di te. Con gli antirazzisti non si sa mai. Cosa porta una persona a essere non razzista? L’amore dell’altro? Il sogno di vivere in un mondo di uguaglianza? La giustizia? E poi? In questi undici anni ho visto il mondo dell’immigrazione occupato da persone non immigrate. Parlano nel nostro nome. Parlano delle nostre cose. Presentano libri scritti sulle nostre storie. Video sui nostri drammi. Alzano la mano al posto nostro. Quasi vivono la nostra vita. Conoscono talmente le nostre cose che non hanno neanche più bisogno di noi. Abbiamo organizzato a Parma il 24 e 25 ottobre le giornate “Alzo la Mano”. Undici giornalisti e scrittori della rivista Internazionale, undici uomini e donne immigrati che scrivono. Che si confrontano con il  “conflitto italiano”. Undici persone che hanno origini e storie diverse l’uno dall’altro. Due giorni per confrontarsi con la gente, la città. La politica. Hai visto qualcuno? C’era la possibilità di parlare con lo scrittore clandestino, con la professoressa d’università precaria, con l’immigrato contrario al diritto di voto agli immigrati. Di persone che hanno avuto una storia di migrazione qualche volta complessa e che con la forza, il sogno, la voglia di arrivare sono diventati testimoni della loro realtà. Durante questi due giorni, abbiamo parlato di cittadinanza, di diritti, di doveri, delle seconde generazione, di lavoro, di scuola, di politica. Ma non abbiamo visto nessuno degli esperti d’immigrazione. A me suona strano. È abbastanza difficile capire qual è il problema? Come mai è difficile avere il tempo di conoscere l’altro? Di parlare con lui? Di ascoltare un’opinione diversa della sua? Poi vedo in giro le solite manifestazioni e i soliti eventi. Le solite persone che parlano d’immigrazione, di cittadinanza. D’intercultura. La meme chose. Il mio amico Gianluca mi parla sempre del fare le cose insieme. Ma di cosa possiamo parlare insieme quando sappiamo già. Quando abbiamo già le nostre convinzioni e le nostre certezze. Quando lavoriamo talmente tanto che abbiamo solo tempo di fare le nostre solite cose. Quando facciamo fatica ad ascoltare voci altre. Quando siamo chiusi nel piccolo cerchio con le solite persone. Per parlare insieme bisogna sapere di cosa vogliamo parlare. Bisogna prima sapere (anche se sembra una cosa banale) chi siamo. Qual è la nostra storia. Perché siamo. E poi almeno avere un progetto condiviso. Una strategia. Un’idea. Bisogna avere il tempo di ascoltare l’altro anche quando non si è d’accordo. Gli immigrati sono prima delle persone che decidono, scelgono. Vivono. Sembra una cosa scontata ma non la è. Non è scontato. Se in una città come  Parma, parlano sempre le solite persone, parla sempre e ancora Cleo, vuole dire che qualcosa è andato storto. Ma perché nessuno si fa questa domanda? Perché non ha funzionato? Perché non funziona? Lo so è più facile fare che farsi delle domande e avere il tempo di cercare delle risposte. Ma io credo che per essere antirazzisti non basta soltanto partecipare a incontri e riunioni antirazziste con persone che si conoscono e la pensano alla stessa maniera. Non basta partecipare alle solite manifestazioni. Non basta aspettare che picchino un ragazzo africano per alzare le bandiere e andare in piazza. Non basta organizzare le solite conferenze e i soliti eventi con le solite persone che vengono a dire le solite cose che tutti noi sappiamo. Non basta fare le solite inchieste con le solite domande. Non basta avere un amico straniero e/o lavorare dentro una struttura che si occupa di stranieri. Non basta viaggiare. Non basta leggere. Non basta scrivere. Forse bisogna fermarsi a chiedersi chi è l’immigrato di adesso. L’immigrato appena arrivato ma anche l’immigrato che vive in Italia di più di dieci anni. L’immigrato che lavora, l’immigrato che studia. L’immigrato che fa politica. L’immigrato di destra. L’immigrato di sinistra. L’immigrato che ha famiglia, figli. L’immigrato che scrive. L’immigrato che qualche volta la pensa diversamente da te. Bisogna accettare l’altro com’è. Rispettarlo. Lasciarlo parlare anche quando parla troppo o forse male. Anche quando non sei d’accordo. Bisogna ascoltarlo. Noi abbiamo deciso di alzare la mano per farci sentire. Abbiamo deciso di prendere la parola nel rispetto della legge e degli usi del nostro nuovo paese. Siamo li e aspettiamo tutti coloro che credono di poter fare qualcosa insieme. Insieme, insieme alle nostre differenze.

Error: Impossibile creare la directory /ha/web/web/domani.arcoiris.tv/www/sito/uploads/2017/08. Verifica che la directory madre sia scrivibile dal server!Cleophas Adrien Dioma è nato a Ouagadougou (Burkina Faso) nel 1972. Vive a Parma. Poeta, fotografo, video documentarista è direttore artistico del Festival Ottobre Africano (www.ottobreafricano.org - cleobibisab@yahoo.com - info@ottobreafricano.org). Collabora con “Internazionale” e “Solidarietà Internazionale”.
 

Commenti

  1. Hamid Barole Abdu

    Pensiero condivisibilissimo. Se dietro qualsiasi lotta c\\\’è un interesse lucroso, un sciacallagio, non si raggiungerà nessun obiettivo, seppur minimo. Le politiche immigratorie in Italia hanno sempre dimostrato totale fallimento e continuano ad essere fallimentari è perchè la gestione dei problemi è affidata ai soggetti aventi come scopo quello di lucro. Questi soggetti non hanno nessun interesse a risolvere i problemi legati all\\\’immigrazione. Sono fabbricatori dei disagi: più disagi ci sono meglio è per i loro portafogli, cioè ci sono sempre garanzie per ottenere contributi, finanziamenti, convenzioni e così via.
    Hamid

  2. lidia bernardini

    sono italiana, sono cattolica, sono antirazzista?
    Non lo so. Sono antirazzista verso i cinesi? nei confronti degli ebrei? dei neri? dei rom? dei meridionali?Ci sono momenti (e adesso mi capita spesso) di vergognarmi di essere cattolica, di essere italiana. Io credo che avremmo bisogno soprattutto di senso di giustizia, di rispetto e di curiosità.
    Non mi sono mai fidata di chi sa tutto e per questo crede di non aver più bisogno di ascoltare. Odio la parola integrazione, che spesso è intesa come omologazione.
    Avete intrapreso la strada più difficile, farvi ascoltare e non farvi interpretrare.

  3. Leonardo Rossi

    Sono dispiaciuto per Cleophas, credo che l’esperienza che racconta sia non solo amara e deludente, ma anche inquietante. Ci sono professionisti della politica, forse non solo in Italia, che campano e vivono una più o meno modesta e gratificante vita sulle concrete disgrazie di qualcuno e sulle astratte idee di nessuno.
    Tuttavia c’è la carità, laica o cristiana poco importa, c’è il desiderio di vivere con gli altri e non contro gli altri, di star bene e fare cose insieme. Non credo che questa sia politica. Il problema è che in Italia la politica si è accaparrata lo spazio pubblico e ha modellato il modo di usarlo e di agire in esso.
    Avrai notato, Cleophas, che in Italia uno che asclta viene considerato un insicuro, un outsider. E’ uno dei motivi per cui tutti urlano, tolgono la parola agli altri, non importa dei modi, dello stile, della grazia.
    Grazie.

  4. Emanuele Sbardella

    Io sostengo quello che storicamente si va configurando ai giorni nostri come un processo di decadimento della rappresentanza (sia a livello di politica internazionale sia a livello di politica loale). Pertanto mi felicito dell’attività in questo articolo descritta, Alzo la mano.

    Tuttavia va rivelato che le argomentazioni di
    Cleophas Adrien Dioma rimangono, almeno in questo articolo, puramente formali. Desrivonono un meccanismo sbagliato, senza entrare nel merito dei contenuti macinati in quel meccanismo. Si dice che dove l’immigato non prende parola si dicono sempre le stesse cose, mentre dove l’immigrato prende parola emergono contenuti rivoluzionari (o quantomeno inediti e degni del masismo rilievo). Sarebbe il caso di illustrare queste differenze, a partire dai contenuti e non solo evidenziandone la fonte.
    Io non mi acocntento che un immigrato prenda parola. Io voglio che mi sconvolga per quello che dice! Voglio sapere di più.

    Anche io sono aspramente contrario ad ogni speculazione bastata sul prendersi cura dell’immigrato (come già diceva Gaber in Il potere dei più buoni), ma alla retorica antirazzista non preferisco la retorica proveniente da nessun’altra parte. Confrontiamoci sull’interazione delle esperienze e dei contenuti.

    Con tutto il rispetto e l’amore,
    Emanuele

  5. andrea frascari

    Cleophas fa un ragionamento molto articolato e complesso, quindi è difficile rispondere alla domanda-titolo.
    Sono italiano, antirazzista, laico e di sinistra, ho collaborato molti anni con cittadini immigrati a Bologna nel contesto di una scuola di italiano, sempre pensando che la lingua fosse strumento fondamentale sia per l\’affermazione di diritti che per la creazione di relazioni interculturali fra le persone: da un certo punto di vista, credo quindi di rientrare nella cerchia degli \"indagati\" di Cleophas, per esempio andando avanti con questa cosa ignorando il fatto che per la maggior parte dei nostri studenti la lingua italiana fosse evidentemente molto meno importante, il piu\’ delle volte solo qualcosa di funzionale alla loro attività.
    E posso capire che ci siano episodi di strumentalizzazione – molto piu\’ rari nella mia esperienza quelli di sciacallaggio – però, anzichè dare una risposta che non so dare, vorrei aggiungere un aspetto a questa interessante discussione: in questo contesto, anch\’io mi sono spesso sentito considerato da parte dei cittadini immigrati un \"ruolo funzionale\" più che una persona, anch\’io fatico a creare relazioni umane oltre a quelle politiche, anch\’io difficilmente mi sento ascoltato.
    andrea

  6. Jacobo Ramirez

    Forse tutto nasce perche si continua a dividere le persone con i colori delle bandiere, con le frontiere tra i paesi e con i mezzi informativi che trasmettono solo ciò che si vuole fare vedere, che sono controllati da chi vuole trasmettere una certa linea informativa affinchè possano gestire le masse.
    Essere catalogato immigrato o extracomunitario vuol dire mettere un marchio a chi non appartiene alla categoria selezionata e di conseguenza segnallato anche se non ha fatto niente.
    Le organizzazioni che lottano per l’uguaglianza dovrebbero cercare di avvicinarsi di piu alla realta nostra a pensare che siamo tutti uguali e che quello che serve sarebbe cercare di eliminare la paura (sia al italiano che al straniero), permettendo la uguaglianza (leggi uguali per tutti con conseguenze uguali per tutti) perche chi e qui a lavorare subisce costantemente sia economicamente che personalmente le conseguenze di chi non riesce a capire che lo straniero è un essere umano con diritti e obblighi e non uno strumento di sfruttamento (qualunque esso sia…)

  7. samy

    Stamattina un agente Polfer strattona un ragazzo liberiano, consegnato dal capotreno perchè ha problemi di documenti. Chiedo umilmente se sono solo problemi di documenti, perchè se avesse spintonato me prima di dirmi buongiorno mi sarei alterato un po\’. Il capotreno mi fa ovviamente notare che lui non è tenuto a dare spiegazioni a me. \"Naturalmente, ma è solo per curiosità\". Dunque scopro che in realtà non é la prima volta che fa qualche sgarro, il ragazzo nero, e che l\’ agente della Polfer lo conosce. \"Ah, beh, se lo conosce…\". Per chiudere, mi dice che comunque il resto avverrà in ufficio, se la vedranno i due. Rimango da solo, in silenzio per un po\’. Semplicemente non capisco la frase. Per onestà devo ammettere che faccio fatica a togliermi un certo razzismo nei confronti dei prepotenti, di quelli che urlano per primi… e forse di quelli che si dipingono di verde… siano estremisti islamici o leghisti. Certo che anche il rosso e il nero mi danno problemi… non parliamo del\’ azzurro. Il bianco? non era morto? Mah. Vorrei tornare a vedere le persone, e il bello dei colori. Questa tensione mi disturba. L\’ anno scorso un poliziotto a Locri mi ha svegliato dal mio pisolo sul marciapiede, sorrideva. Mi ha chiesto se avevo bisogno di qualcosa, abbiamo scherzato un po\’ sul caldo e sulla giornata ventosa.

  8. Anna Lombardi

    Cosa volete che vi dica? Avete ragione.
    Tanta che mi viene da dirvi: nessuno può parlare a nome dell’altro, mai, nemmeno i genitori a nome dei figli, figurarsi un qualsiasi adulto a nome di un altro qualsiasi adulto. E’ per questo che fate fatica: perché parlare a nome proprio e volersi fare ascoltare è la strada della singolarità contro quella della folla, della piazza, che la storia ci dimostra portare alla perdita dell’identità e dell’intelligenza, perché la folla, di destra o di sinistra, è un organismo unico che ti ingloba, ti dà una bandiera a bassissimo prezzo, ma ti chiede sempre qualcosa in cambio. Avetescelto la strada difficile delle parole contro gli slogan, del significato contro lo schema, e state scoprendo che non è questo che la piazza vuole. Dovreste cominciare a non volere più la piazza, il vostro luogo deve essere un altro.

  9. agostino farina

    Ascolto e condivido. Penso però che gli immigrati otterranno ascolto rispetto ed accoglienza piena ma con processo lento costruendo rapporti ove si presenta l\’occasione con coloro che dimostrano apertura nei loro confronti e comprendendo che questi purtroppo sono minoranza in questo paese.

  10. Andrea Casale

    Cleo, mi trovi molto d’accordo su quanto hai scritto. Molti italiani, magari a volte anche in buona fede, pensano di poter “rappresentare” gli immigrati, combattere le loro lotte e così via. Però a volte la voglia di lottare per un certo ideale viene spazzata via dalla voglia di apparire, di far vedere quanto si è buoni perché si difendono i diritti dei più deboli e non voglio pensare che forse la prossima volta che uno straniero subirà un’ingiustizia ci sarà chi godrà di questo perché intravede in questa cosa l’opportunità di “andare a combattere in prima linea”. Alle giornate di Parma con i giornalisti di Italieni c’ero anch’io. Confermo: non ho visto nessuno dei facenti parte dei comitati antirazzisti, nessuno dei facenti parte di queste associazioni di volontariato, nessun politico locale desideroso di capire quali sono i veri problemi degli immigrati nel nostro Paese. Ma sai Cleo, forse è anche meglio così. C’era la cittadinanza, i parmigiani e anche gente venuta apposta da fuori, un gruppo di persone non numeroso ma molto composito, di diversa estrazione sociale, culturale e di tutte le età. Tutta gente disposta anche a non essere d’accordo con quello che veniva detto ma che ha “alzato la mano”, ha detto la sua e con le quali ci siamo potuti confrontare. E quasta è già una cosa bellissima.

  11. valentina begaj

    caro Cleo,
    Sono una mediatrice Culturale presso Sportello immigrazioni del comune di Mesagne
    condivido pienamente tutto ciò che pensi e scrivi.
    mi piacerebbe essere in contato e sentirci con più calma per qualche collaborazione in futuro.

    Saluti Valentina

  12. adorni filippo

    scusa CLeo. io sono uno di quelli che ti hanno conosciuto quando frequentavi gli antirazzisti e quindi conosco bene i tuoi argomenti che esplicitavi già allora. non ti abbiamo più visto se non sulla gazzetta fianco a fianco con i politici locali, in particolare con quelli che contano.e abbiamo visto che hai dato compimento anche a dei buoni progetti.
    Ricordo anche che mi deridevi quando dicevo che se la rivoluzione ci sarà, probabilmente non la vedremo noi. tu dicevi che in un progetto in cui non si riesce a vedere la rivoluzione subito non ci stavi. Spero che tu sia sulla buona strada per raggiungere quello che dicevi.
    Riguardo agli antirazzisti forse sbagliano molte cose ma forse se questi non ci fossero i punti di contatto tra italiani e migranti sarebbero molti di meno, il razzismo avrebbe ancora più forza di quella che ha oggi, ed è tanta. Noi che siamo a contatto con tanti italiani razzisti te lo possiamo confermare tranquillamente. Forse poi non hai capito che se ci sono gli antirazzisti non è solo perchè vogliamo dare una mano agli stanieri, poverini, ma perchè molti antirazzisti pensano che la separazione, le segregazioni, i nemici creati ad arte, i capri espiatori, servono ai potenti per diventare sempre più potenti, ai padroni per sffruttare sempre di più chi lavora, a chi comanda per continuare a comandare e magari impostare una dittatura.Essere contro il razzismo vuol dire quindi anche difendere noi stessi e la classe cui apparteniamo, nonchè la libertà di tutti (naturalmente anche la nostra).
    Visto che non ti ho incontrato agli ultimi presidi contro gli sfratti (di migranti ma anche di italiani) e neanche alle lotte per la difesa del diritto allo studio ma purtroppo neanche alle proteste contro le leggi segregazioniste, salutami i tuoi sostenitori istituzionali.
    Un abbraccio fraterno
    Ado

  13. simone centola

    sono d’accordo con te!
    ma ci sono anche esperienze diverse, come l’assemblea antirazzista di Pisa che si svolge presso il centro sociale NEWROZ.
    grazie, perchè con inerventi come questo attivi processi di riflessione in chiunque li legga…anche se poi a leggere certe cose, sono sempre le stesse persone, purtroppo poche.
    ciao ciao

  14. marianna micheluzzi

    Caro Cleo, ciò che dici è verissimo e giusto.E’ la seconda volta che ti leggo perchè nella posta mi è ginta la tua lettera.
    Mi piacerebbe approfondire con te la questione.
    Hai mai letto il mio blog su LaStampa(Blog dei lettori ovviamente) dal titolo Jambo Africa?
    Ho ricevuto talora lettere di ragazzi e ragazze africani.Sempre rapsodicamente.
    Siccome sono anche suFacebook, lì mi è stato più facile fare amicizia con africani di lingua francese.
    Devo sinceramente dirti che ho notato in loro molta riservatezza, poca voglia di dialogo, chiusura e la cosa, sono sincera, mi ha fatto molto male.
    Ho pensato ad una forma di razzismo alla rovescia.Come se loro volessero essere esclusivamente auto -referenti all’interno dei loro gruppi.
    Per la verità non è stato così con tutti ma in generale lo è.
    Se tu guardi le loro bacheche ci sono solo africani con africani.Pochi europei, anzi pochissimi.
    Mi piacerebbe tu mi facessi capire perchè avviene o può avvenire ciò.
    Ci conto.
    Con simpatia e amicizia(quella vera).
    Marianna

  15. antonio piarulli

    San Marco: Ama il prossimo Tuo come Te stesso.Equazione complessa che rischia di far scadere nel narcisismo,se non si agisce con senso di gratuità.

  16. Carmela

    Vi ho letto con molta attenzione…e la cosa continua a sollecitare in me sempre tante domande (prima o poi smetterò, forse vivrò meglio) Sono meridionale, immigrata negli anni 70, ho subito sulla mia pelle d\’adolescente l\’esclusione in quanto meridionale, quel tipo di razzismo che subisci a 14 anni, poi te lo porti dietro per sempre, e sono ancora a chiedermi cosa vuol dire \"integrazione\"? mangiare risotto e non cime di rape perchè la puzza delle cime cotte dà fastidio alla vicina? vuol dire quando vai in discoteca, farti toccare da tutti… perchè le \"nordiste\" lo fanno?, e la lista sarebbe lunghissima….Ecco su questo sono d\’accordo con Cleo, se non l\’hai vissuto.. ti viene difficile credere che chi oggi è affianco a te \"clandestino\" capisca cosa provi, però… i cambiamenti hanno bisogno anche di questi piccoli e modesti gesti… la rivoluzione non si fa in poco tempo, quando arriva magari non te ne accorgi neanche, tanto i segnali e le lotte sembravano inutili e sprecate.

  17. bruno

    avide definizioni della paura
    stanche parole corrotte
    bruciate nel tempo
    d’umana continua tragedia
    tic tac
    ciò che c’era cè e viene e va
    e cambia e ritorna e ancora cambia
    e torna ancora con le sue
    avide parole corrotte.

  18. Primo Ilario Soravia

    Condivido Cleo, condivido l\\\’immigrata dal sud, la sostanza è la stessa \\" chi meglio di un indigeno può rappresentare le ragioni dell\\\’immigrato, sia esterno che interno? noi anti razzisti lo facciamo per voi, poverini che non sapete esprimervi, così possiamo dare sfoggio della nostra superiore cultura sociale \\", sic. Non c\\\’è che dire, essere anti razzisti vuol dire \\"rassegnarsi\\" al fatto che gli altri hanno un cervello e una dignità, senza bisogno che noi illuminati gliela si concede. La strada è ancora molto lunga, ripida e tortuosa.

  19. mino

    ottimo articolo che fa riflettere parecchio, facile farsi la pubblicità e farsi passare x “antirazzista” sembra quasi la stessa maschera autoprodotta del “italiani brava gente.. ” di partigiano morto x costruire la democrazia nel paese”(invece che x il comunismo)